domenica 16 agosto 2009

Weird Science n. 1 - apr 2007


WEIRD SCIENCE n°1 – Perso nel microcosmo di AA.VV.

collana “Biblioteca EC Comics” 144 pag. b/n - 9,90 euro - 001 Edizioni, 2007

E finalmente dopo tanta attesa il volume che più attendevo da quando il calendario segna 2007 è arrivato.

Ad essere onesto però, non è che aspettassi questo volume in particolare; aspettavo semplicemente l’inizio delle ristampe dei fumetti della EC Comics degli anni ’50. Fumetti passati alla storia del medium.

La 001 Edizioni infatti, si ripromette di ristampare tutto il materiale EC Comics che va sotto il nome di “New Trend”, ovvero le storie apparse negli anni ’50 in riviste storiche quali “Tales from the Crypt”, “The Haunt of Fear”, “Weird Science” e tante altre. E proprio da “Weird Science” comincia l’avventura della coraggiosa casa editrice torinese.

Questo primo volume della serie propone un totale di 20 storie per 144pagine.

Si tratta di storie di lunghezza compresa tra le 6 e le 8 pagine, cosa inusuale al giorno d’oggi, ma comunissima negli anni ’50.

Come si può facilmente capire dal titolo della testata, le storie di questo volume sono legate tutte dallo stesso filo conduttore: la “scienza/fantascienza bizzarra”.

E così ci troviamo al cospetto di uomini che rimpiccioliscono sempre più o che diventano dei giganti di 210 metri. Viaggiamo nel tempo grazie ad una casa e ascoltiamo suoni che nessun essere umano ha mai udito prima. Oppure partecipiamo all’ultima guerra sulla Terra!

Le storie, sempre molto fantasiose, seguono uno schema abbastanza standardizzato in cui nelle prime pagine si assiste alla “spiegazione” di un evento o alla messa in opera di una invenzione strabiliante, mentre nelle vignette conclusive, molto spesso unicamente in quella finale, si assiste al colpo di scena che ci fa guardare ciò che abbiamo appena letto con un’ottica diversa.

Gli scrittori delle storie sono sempre Bill Gaines (che è anche l’editore) ed Al Feldstein in tandem (quest’ultimo sostituito ai testi da Harvey Kurtzman in un paio di episodi), mentre ai disegni troviamo vari autori: il succitato Kurtzman, Wally Wood, Jack Kamen, lo stesso Al Feldstein, Harry Harrison e Graham Ingels.

Detto questo vi invito a fare un confronto. Prendete una qualunque storia Marvel o DC degli anni ’60 e confrontatela con questi lavori del 1950-51. Avrete delle belle sorprese.

I disegni sono “complessi”, non abbozzati. Le tavole sono ricche di particolari, piene; danno soddisfazione a chi le guarda. Insomma, siamo anni avanti rispetto a ciò che gli altri comics dell’epoca potevano offrire.

Sicuramente negli anni ’50 la EC Comics schierava i disegnatori migliori; ma senza nulla togliere ai vari Feldstein e Wood, un artista svetta in modo deciso: Harvey Kurtzman.

Non credo che in Italia si sia visto molto della sua opera, ma sicuramente ci troviamo di fronte ad uno dei maestri del fumetto. A dimostrazione di ciò leggetevi la storia “Il bambino radioattivo!”, caratterizzata da un tratto modernissimo (forse il compianto prof. Bad Trip ha studiato da queste parti!), nervoso e vagamente inquietante, che sembra voler sfociare nel cartoonesco ma si ferma un centimetro prima di superare il confine. Un tratto che acquisisce spessore grazie ai neri e che resta per molto tempo impresso sulla retina. Opera di un maestro, appunto.

Per quanto riguarda l’edizione italiana in volume, sono da segnalare le dimensioni di poco più piccole del formato comic-book, ma solo in altezza. Da apprezzare la copertina in perfetto stile EC Comics, contrariamente a quanto era previsto.

Le storie sono in bianco e nero e non a colori come in origine, ma i disegni ne guadagnano non essendo coperti da una colorazione che all’epoca era tutt’altro che ottimale. Ed in più si tratta di storie, anche a livello contenutistico, invecchiatebenissimo.

Un volume, questo come i successivi, indispensabile per comprendere il perché, a più di cinquant’anni di distanza, si parla ancora (e bene!) di una casa editrice importante quanto la Marvel e la DC, ma più “sfortunata” (e la sfortuna si chiama Comics Code).

Chissà che fumetti leggeremmo oggi se il Comics Code non fosse mai esistito.

Pino Paoliello