martedì 11 agosto 2009

Spider-Man 3


Una recensione positiva

Tra tutte le saghe cinematografiche sui supereroi Marvel, quella dedicata al nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere è sicuramente quella non solo di maggior successo, ma anche di maggior qualità. I primi due film (il secondo in particolare) hanno dimostrato come sia possibile coniugare "visione" cinematografica, rispetto dello spirito del materiale originale e guadagni miliardari al botteghino; mettere insieme questi 3 elementi è da sempre impresa ardua, e Sam Raimi, regista già autore di opere di culto come Army of Darkness, è uno dei pochi a potersi vantare di esserci riuscito.
In considerazione di questo, è ovvio che le aspettative per Spider-Man 3 fossero altissime: sia da parte dei cinefili, memori delle due ottime prove precedenti, sia da parte dei fan, stuzzicati dalla presenza di uno dei villain più amati nei fumetti, il linguacciuto Venom. E proprio le enormi aspettative hanno fatto sì che il film ricevesse un'accoglienza non solo più fredda dei precedenti, ma probabilmente troppo fredda in generale, al di là di quelli che sono i suoi obiettivi demeriti.
A scanso di equivoci, lo dico subito: a me Spider-Man 3 è piaciuto. Più la seconda volta della prima, a onor del vero, ma si tratta comunque di un film che mi ha piacevolmente intrattenuto per le sue due ore e un quarto di durata.
Che sia meno riuscito degli altri due, non c'è alcun dubbio: si tratta di un dato difficilmente contestabile. Questo, però, non basta a farne la totale spazzatura che è stato accusato di essere.
Il film sicuramente mette troppa carne al fuoco, come è stato fatto notare più o meno da tutti: Gwen, il costume nero, Venom, Sandman, la vendetta di Harry, il consueto tira e molla di Peter con Mary Jane... Eppure, se si analizza con calma la sceneggiatura, si può notare come, alla fine, quasi tutti i conti finiscano col tornare. Certo, quel "quasi" fa la grande differenza tra questo film e gli altri due. Il costume entra in scena in maniera davvero troppo casuale, e il maggiordomo di casa Osborn è un deus ex machina bello e buono; il problema non è che lui sappia quello che sa, ma è che non gli viene fornita alcuna motivazione per esserselo tenuto per sè fino a quel momento (onestamente non è difficile immaginarsene una, nondimeno un passaggio in cui lo spettatore è costretto a riempire il buco da sè non è un passaggio riuscito). Però, al di là di queste due pecche, lo script funziona. I personaggi già presenti nei film precedenti compiono un percorso assolutamente coerente, che li porta a chiudere i fili lasciati aperti in maniera molto naturale e convincente; i nuovi svolgono delle funzioni chiare e significative che servono appunto a permettere ai protagonisti una certa evoluzione - come è giusto che sia per dei comprimari. In che modo, proverò a spiegarlo, dandovi la mia - personalissima e senza pretese di scientificità - interpretazione.
Ovviamente, non possiamo che cominciare da Peter stesso. Lo avevamo lasciato, alla fine del secondo film, più sicuro di sè, capace di conciliare le sue due vite, e felice di aver finalmente conquistato l'amore di MJ. All'inizio di Spider-Man 3, però, la sicurezza è diventata arroganza, la fama gli sta dando alla testa e il suo egocentrismo è decisamente oltre il livello di guardia. Ogni volta che Mary Jane cerca di parlargli dei suoi problemi, lui non riesce a fare altro che minimizzare e, in definitiva, parlare di se stesso; bacia Gwen, nei panni di Spidey, senza neanche pensare alla sua ragazza tra il pubblico; insomma, ha decisamente bisogno di un'altra lezione di vita. La svolta è la scoperta che è Flint Marko, alias l'Uomo Sabbia, il vero assassino dello zio Ben. Tra le "libertà" che il team di Spider-Man 3 si è preso dal materiale originale, questa è sicuramente la più controversa e invisa ai fan, ma nel contesto del film ha perfettamente senso. Infatti, dal momento in cui Peter scopre che l'omicida dello zio è ancora in libertà, la sua motivazione per essere l'Uomo Ragno non è più il senso di colpa, dato che l'esecutore materiale non è più lo stesso ladro che ha lasciato fuggire, che è solo un complice; è la vendetta. E' il desiderio di vendetta, da lì in avanti, il vero motore del personaggio. Un desiderio amplificato - ma non generato, questo è abbastanza chiaro - dal simbionte. Peter perde del tutto la sua strada diventando un vero bastardo assetato di rivincite, piccole e grandi. Dopo essersi vendicato di Marko, non esita a fare lo stesso con Eddie Brock, con Harry, persino con Mary Jane, che umilia pubblicamente, usando Gwen Stacy come un semplice mezzo per far soffrire la sua ex fidanzata. Ed è proprio a questo che serve il personaggio di Gwen: a mostrarci la discesa del protagonista nell'abisso, la sua perdita di controllo sul lato oscuro che è in ognuno di noi. Il simbionte, come ho già detto, gli dà la spinta decisiva oltre il baratro, ma è stato lui a portarsi sul ciglio e guardare di sotto. Il ruolo del personaggio interpretato dalla bellissima Bryce Dallas Howard è quindi molto più piccolo e molto diverso da quello della Gwen fumettistica, ma non poteva essere altrimenti. E comunque la statura morale del personaggio è rispettata: quando la dolce biondina si accorge di quello che sta facendo Pete, prima di abbandonare il locale si scusa con MJ, in una scena che, nella sua brevità, dice molto di lei.
Nel finale, la morte di Ben Parker si rivela essere stata soprattutto un incidente, e questo dà ancora più forza al tutto, chiudendo così il percorso di Peter: "Abbiamo sempre una scelta". Pete perdona Marko per l'accaduto, e da lì in poi non sarà più Spider-Man per vendetta, ma nemmeno per senso di colpa o per onorare la memoria di suo zio: lo sarà per scelta, perché è la cosa giusta da farsi. E questo dà ancora più valore al suo eroismo, riconsegnandoci, nel finale, un personaggio sicuramente molto cambiato, ma in meglio, anche perché ha capito anche cosa significa la parola perdono.
Lo sviluppo di Harry è tutto sommato simile: anche lui è roso dal tarlo della vendetta, sin dalla morte del padre nel primo film; anche lui, alla fine, vi rinuncia, scegliendo la parte migliore di sè e dimostrandosi molto più uomo di Norman, che invece aveva presto smesso di combattere i propri demoni, abbandonandovisi. La sua morte è uno dei momenti più toccanti della trilogia, oltre ad essere un elemento di assoluto rispetto della fonte fumettistica. Il personaggio assume, nel finale del film, una statura eroica per certi versi addirittura superiore a quella di Peter, e contribuisce a dare all'amico quella lezione di vita di cui ho parlato in precedenza.
Chiudiamo l'analisi dei protagonisti con Mary Jane. La ragazza si dimostra più matura di Peter, e sicuramente è una vittima dell'egocentrismo del suo ragazzo. Così, il suo bacio con Harry è tutto sommato comprensibile, e non la mette in cattiva luce, anzi, le dà una dimensione più umana, anche in virtù del suo immediato pentimento, ben diverso dalla tracotanza con cui Peter bacia Gwen nei panni di Spidey senza nemmeno preoccuparsi delle conseguenze. Dei tre protagonisti è sicuramente il personaggio che ha meno strada da percorrere, perché è già maturata molto nel corso dei primi due film; risulta comunque apprezzabile la sua caratterizzazione in questo terzo episodio, perfettamente coerente con quanto visto in precedenza.
Dicevo dei nuovi personaggi e di come anch'essi risultino funzionali alla trama; dell'Uomo Sabbia ho già detto molto, è sicuramente uno dei personaggi chiave della storia. Voglio solo aggiungere che anche la sua caratterizzazione è davvero ben fatta, dall'attenzione a lui dedicata si vede chiaramente come Raimi abbia fortemente voluto questo personaggio nel suo film. E' un personaggio tragico, con cui lo spettatore può identificarsi, un pò come lo era Doc Ock in Spider-Man 2. Assolutamente riuscito.
Al contrario, è facile capire come Eddie Brock/Venom sia stato più una scelta della produzione che del regista. Venom esiste solo per mostrarci quello che Pete avrebbe potuto diventare se avesse fatto la scelta sbagliata, oltre che per rendere più eccitante il combattimento finale. Ma di per sè non è niente di più che un'immagine speculare di Pete. Non che sia mai stato molto di più nemmeno nei fumetti... In ogni caso, svolge il suo ruolo efficacemente; solo che il contrasto con la resa dell'Uomo Sabbia è impietoso.
Insomma, il mio modesto parere è che pur con le sue pecche la storia stia in piedi, e abbia anche dei valori di fondo apprezzabili, che oggi come oggi non fanno mai male.
Passando a parlare di altri aspetti del film, le scene di lotta sono davvero coinvolgenti; qualcuno lo ha definito come il film più "supereroistico tra i film supereroistici", e la definizione è appropriata. Il team up finale è da applausi, così come la resa visiva di Sandman (da Oscar per gli effetti speciali!) e Venom, che perde un pò di impatto rispetto alla versione cartacea, ma solo perché quest'ultima è basata su elementi irriproducibili in un film (enormi sproporzioni che sul silver screen risulterebbero ridicole). Onestamente non ho notato le pecche di cui ho letto in alcune recensioni, e credo che siano visibili solo a chi veramente è esperto di CGI oppure vuole cercare il pelo nell'uovo a tutti i costi.
Le interpretazioni degli attori le ho trovate convincenti e la regia di Sam Raimi assolutamente ispirata. Molti hanno criticato duramente le scene più sopra le righe, come lo spettacolo del Peter "malvagio" nel jazz club, ma personalmente credo che siano splendidamente realizzate, che spezzino bene la tensione in un film per il resto molto cupo, e soprattutto che siano dei tocchi di personalità a cui il regista ha fatto benissimo a non rinunciare. E poi, un pò di sana autoironia nei comic book movies è sempre utile, con buona pace dei nerd più accaniti che vorrebbero sempre che i loro fumetti preferiti fossero presi terribilmente sul serio, probabilmente perché non hanno mai superato le prese in giro dei bulli al liceo ("ma leggi quella roba per bambini?").
Ci sono cose che non funzionano? Certo: i deus ex machina citati sopra. Il ritmo della seconda parte del film, decisamente troppo affrettato. E qualche altra cosina qua e là (l'origine di Sandman è presa pari pari dal fumetto, e non ha quindi la stessa "verosimiglianza" che ci si era sforzati di creare con Goblin e Octopus). In definitiva, si può dire tranquillamente che Spider-Man 3 non è all'altezza dei primi due film. Resta però un buonissimo prodotto di intrattenimento, con alcune scene davvero magistrali e che conclude degnamente la trilogia senza lasciare granché in sospeso. Il paragone che alcuni hanno fatto con quel disastro di X-Men 3, a mio modesto parere, è del tutto ingeneroso.
Spider-Man 3 non è il film che avrebbe potuto essere se Raimi avesse avuto la stessa libertà avuta nei film precedenti: di questo sono convinto anche io. Ma resta un film che merita sicuramente di essere visto.

Dario Beretta - Maggio 2007