sabato 15 agosto 2009

Seaguy




SEAGUY


di Grant Morrison: storia

e Cameron Stewart: disegni 


brossura, colore, 104 pag.


€8,50


Planeta DeAgostini, 2007

(prima edizione: DC Comics/Vertigo, 2004)








"Devi essere mezzo pazzo anche tu, se leggi roba del genere!" (un poliziotto-occhio nell'Isola di Pasqua)


E' assai consigliata la lettura di Seaguy, ora che Planeta DeAgostini lo pubblica in Italia in un unico volume; lettura consigliata prima di tutto perché l'ha scritto Grant Morrison e tutti sanno quanto faccia estremamente fico dichiarare nelle più svariate occasioni mondane (fiere, forum, blog, pianerottoli, cantine umide, ritrovi satanici...) "Sai? Io leggo Grant Morrison!"; poi perché - ma è secondario - si tratta di un bel volume, disegnato come il dio dei comics comanda da un Cameron Stewart in splendida forma. 

E last but not least s'ha da leggere - e possibilmente da ri-leggere - perché la storia offre una serie sterminata di suggestioni, forti, potenti, talvolta retoriche, spesso irritanti.

E' un bel risultato quando un fumetto è strutturato in modo da non permettere di restare neutri (=indifferenti o rilassatamente compiacenti o schifatamente distratti, del tipo "cos'è che ho letto l'altro ieri?...").
.
.
Leggendo Seaguy la fantasia lavora sodo e finita la lettura è facile che ci si pensi su un po'.
Sgomberando il campo da eventuali equivoci, si dichiara subito - in presenza di testimoni - che questo lavoro dello Scrittore Scozzese non è il suo capolavoro né si candida a restare negli Annali del Fumetto a imperitura memoria...
Perché dunque continuare a perderci sopra del tempo?

Inventare una storia assurda, con una trama assurda - e che però sta in piedi, ebbene sì!; che mentre la si legge si sentono gli scricchiolii dei muscoli della fantasia che finalmente, anche se acciaccati, entrano in funzione e prendono a cazzotti la razionalità, la sospensione dell'incredulità e tutto il resto; sentire un benefico (o era venefico?...) senso di straniamento e disagio misto a (forte) commozione... beh, tutta questa roba qua solo Grant Morrison riesce a dartela per 8,50 miserrimi euro.

A scanso di ulteriori equivoci: non sto parlando per metafore o cazzate del genere. Semplicemente ho letto tre volte Seaguy e l'esperienza mi ha un po' sconvolto, e un altro po' rintronato, in senso mooolto positivo.

Non è facilissimo scriverci su una descrizione, insomma. (E pazienza se qualcuno scambierà queste righe per un "flusso-di-coscienza").
.

.
Morrison - non dimentichiamolo: sempre accompagnato dai magnifici disegni di Cameron Stewart! - imbastisce una sequela di avvenimenti ad alto contenuto drammatico, che "funzionano" come storia nonostante siano apparentemente slegati tra loro o per lo meno tenuti insieme con tenui fili di irrealtà. La closure al suo minimo storico... Eppure, ripeto, la faccenda pare funzionare e divertire. (E stimolare, l'ho già detto?)

Seaguy e il suo amico Pancho, un tonno volante e parlante, vivono nel migliore dei mondi possibili, dove puoi giocare a scacchi con la Morte e vincere.

Da un certo punto di vista Seaguy è un fumetto che rappresenta molto da vicino la versione "definitiva" del revisonismo supereroistico: il ragazzo è un supereroe che non avrebbe più motivo di esistere, dato che il mondo è finalmente "perfetto", purificato cioè dal Male (sconfitto "per sempre" dal Più Grande Supereroe, il Teknostruzzo... o erano un bel gruppo, tipo Justice League?).

Ma allora Seaguy è davvero un supereroe? Se lo è, lo è per il fatto che desidera esserlo e perché la Morte ancora non ha cessato il suo lavoro - benché momentaneamente vinta a scacchi - e fino a che la Morte lavora i supereroi sono necessari, proprio come gli Dei.
Lo è perché ha il più improbabile dei costumi: una muta da sub.
Lo è perché deve compiere qualcosa di eroico per farsi notare dall'Eroina Barbuta da lui segretamente, e molto distrattamente, amata la quale non trova eroi, né uomini se è per questo, ai quali volentieri si concederebbe. Che sia proprio lei, l'unica portatrice di barba, l'Eroe?
.
.
Nessuno fa più nulla di eroico ed è per questo che Seaguy e il suo superscafo gialloblù Pecheronza (...) e il suo sidekick Pancho - lui sì dotato di evidenti superpoteri: parla e vola! - si ritroveranno braccati dalla Occhiolino-Polizia mentre cercano di salvare dalla Multinazionale Cattiva un orrendo organismo mutante; poi arrivano sulla Luna, dove regna una Mummia Immortale o quasi... ecc. ecc.
Ah, ma allora il Male esiste!

Ed è proprio qui che Morrison si dimostra più debole, con la retorica del Male, cioè del Potere. (Si ricordino le "suggestioni talvolta retoriche, spesso irritanti" di cui sopra). Dentro il mazzo il buon Grant ci ficca troppa roba e troppo "i soliti noti/nomi": Mickey Mouse e Disneyland, lo strapotere televisivo, il controllo, il cibo-droga-controllo-mutazioni.
Lì sì che lo Scozzese perde un po' di colpi e un paio di sbadigli li provoca. D'altronde, si sa, ognuno ha le proprie ossessioni e Morrison , per esempio con Invisibles, non si è trattenuto dal dimostrarle e dimostrarle e ancora dimostrarle.

Ma è un attimo, poche pagine, qualche balloon di troppo e via che si torna subito a immergersi - letteralmente - in una storia assurda e commovente, immergendosi a sfiorare le muschiose colonne di Atlantide, ad affrontare l'insopportabile dolore della perdita per subito dopo volare verso nuove, mirabolanti avventure! Più precisamente verso la Luna, dove il cerchio si chiude, e verso un finale sconvolgente che darà adito a un'infinità di interpretazioni.

"...sapete... volevamo solo vivere un'avventura...
(Seaguy)




.




.