mercoledì 19 agosto 2009

Ramayan 3392 AD



RAMAYAN 3392 AD
vol. 1

creato da Deepak Chopra e Shekhar Kapur;
sceneggiatura: Shamik Dasgupta;
disegni: Abhishek Singh; colori: Ashwin Chikerur;
copertina: Alex Ross

volume cartonato, colore, 136 pag.


euro 13,00

Panini Comics



"In cosa credi dunque, Rama?"
"SOPRAVVIVENZA."
[Shamik Dasgupta - Abhishek Singh: Ramayan 3392 AD]
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Entrai in fibrillazione sin da quando in rete si cominciò ad accennare a quest'opera a fumetti, quindi - una volta di più - non ci si aspetti obiettività in queste righe.
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Il Ramayana - che la tradizione attribuisce a Valmiki - è une delle opere letterarie più antiche del mondo, forse più antica della stessa Iliade.
Lessi la prima riduzione a fumetti di questo immenso poema mitologico indiano 18 anni fa. Era (ed è ancora, gelosissimamente conservato nella mia libreria) un volumetto brossurato che comprai all'edicola della stazione di Nuova Delhi, al costo di 20 rupie. Il prezzo del volumetto e la povertà di scelta in quanto a prodotti fumettistici di quella e di tutte le edicole che girai nel mio primo, lungo viaggio in India, fa capire che si trattava di un prodotto destinato a bambini della classe molto agiata. I pochissimi fumetti presenti nelle edicole avevano tutti scopi educativi, edificanti: riduzioni dei poemi classici indiani (dal Mahabharata al Panchatantra ai Racconti della Madre Dea alle Storie di Shiva alle agiografie di santi hindu) o fumetti comici con una forte morale sempre presente.

Rama
Io comunque ero felicissimo dei miei acquisti, in quanto le mie speranze fumettistiche indiane non erano certo quelle di trovare una versione in hindi di Mickey Mouse! Desideravo conoscere fumetti autenticamente indiani e, devo dire, fui ampiamente accontentato; anzi fui doppiamente accententato, visto che la maggior parte dei miei acquisti riguardò proprio le riduzioni a fumetti dei Miti hindu, che sono notoriamente la mia passione.
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Dati i presupposti non è difficile immaginare con quanto fervore aspettassi questa nuova, certamente maestosa, riduzione a fumetti del poema più amato dagli Indiani (Il Ramayana, scritto in sanscrito, consta di 24mila versi, quindi qualsiasi riduzione non può che essere... appunto molto ridotta!). Quanto sia ancora svisceratamente amato e venerato questo poema è dimostrato dell'enorme numero di persone che, ancor oggi in India, si chiamano Rama (uomini) e Sita (donne).
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Non dobbiamo comunque pensare di trovarci di fronte ad una pedestre riproposizione del Ramayana originale, così non è.
Si tratta piuttosto di una rielaborazione; meglio: di una riscrittura in chiave futurista/futuribile, mantenendo però il più intatta possibile la dimensione epica del racconto.
Ramayam 3392 AD si svolge in un ipotetico futuro di un non precisato mondo - potrebbe essere il nostro mondo, potrebbe non esserlo... - che sicuramente col nostro mondo ha in comune la sistematica e cinica distruzione della natura, la guerra, la divisione in "superiori" ed "inferiori".
Sita
Il canovaccio generale, in questo primo volume, segue comunque un percorso simile al poema di riferimento: il principe dalla pelle blu - Rama del colore degli dèi - viene pretestuosamente esiliato dal suo regno, insieme a suo fratello Lakshman. Rama, bellissimo e possente, possiede un immenso carisma ed è campione di numerose virtù; il fratello Lakshman - decisamente più simpatico anche se costretto al ruolo di deuteragonista - è invece più aderente allo spirito kshatriya (così era chiamata la "casta" dei guerrieri nell'India antica); è quindi la controparte "umana", e rabbiosa, di Rama. Se l'uno somiglia a un condottiero semidivino, l'altro pare più un pirata spaccone, coraggiosissimo anch'egli, ma perennemente in cerca di gloria e di una morte prematura.
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Armagarh è il regno da cui i due fratelli, figli del vecchio re Dasharath, vengono esiliati; è - anche geograficamente - il centro del mondo, l'unico territorio ancora baciato dalla luce naturale del sole.
Splendidamente raffigurata dal disegnatore Abhishek Singh è l'armonica unione tra ipertecnologia futurista e antica iconografia hindu: i paesaggi di Armagarh sono davvero belli da guardare.
Non meno splendidi i disegni delle foreste, le acque, i territori bruciati e devastati: il gioco tra il segno e i colori di Ashwin Chikerur (ecco un fumetto che in bianco e nero non avrebbe reso alla stessa maniera...) è epico e potente, le tavole e gli elementi in esse raffigurati sembrano in movimento.
Ravana
Molto belli, infine, i personaggi, anch'essi disegnati con un tratto mobile, nervoso, che definisce più le spressioni, gli stati d'animo e il movimento, che i meri lineamenti.
I fantastici copricapi tipici della tradizione iconografica hindu, e che tanta importanza rivestono nei vari miti, sono disegnati in modo ricchissimo e prezioso e conferiscono ulteriore maestà ai personaggi. Allo stesso modo le armi.
Ma la massima spettacolarità viene raggiunta, ovviamente direi, con i Rakshasa, i demoni: versioni indo--mitologico-futuristiche di super-supervillain metafisici, veri e propri splendidi mostri cannibali con armature e corazze di metallo scintillante, ossa e tenebre, immense corna, moltitudini di arti...
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Ravan il capo dei Rakshasa trasuda potenza, pericolo e bellezza e sembra nato per mettere in pericolo il mondo intero, così come Rama sembra nato per essere un eroe.
Sita (qui traslitterato "Seeta"), colei che nel Ramayana originale sarà la sposa di Rama rapita da Ravan dalle dieci teste e infine riscattata da Rama, non dopo che egli abbia tristemente messo in dubbio la di lei moralità, è il Seme nato dalla Terra e che ha il potere di curare la terra stessa. [Mi ha un po' ricordato... Swamp Thing?!?].

E' una dea dolce e potente ancora non completamente consapevole dei suoi poteri e a differenza di Rama e degli altri personaggi sin qui visti, è piena di colori vivi e vividi e ha grandissimi occhi di cerbiatta. Una bellezza tra il terreno e il divino.
I patiti dell'iperrealismo di Alex Ross - io non sono tra quelli - potranno godersi una suggestiva copertina contenente tutti gli elementi del mito di Rama, compreso lo splendido Arco di Shiva il cui unico impugnatore terreno può essere soltanto lo straordinario eroe dalla pelle del color degli dèi.

Poi, volendo, qualche maligno potrebbe anche pensare che una patina di occidentalità - e quale patina migliore di un'illustrazione di Alex Ross proprio in copertina? - possa aiutare a sdoganare un fumetto che, in fondo, arriva pur sempre dal "terzo mondo"...
Della storia, scritta da Shamik Dasgupta... che posso dire? La mia personale eccitazione nell'approcciarmi alla versione/trasposizione/ri-creazione di uno dei miti che più amo al mondo è tanta, si è capito...
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Posso dire che funziona, nonostante qualche dialogo un po' troppo "moderno"; ma tant'è: questo Ramayan è ambientato in un Tempo fuori dal tempo e in un Luogo lontano da qualsiasi luogo, quindi il concetto stesso di "modernità" è quantomeno labile.
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Vecchia edizione indiana a fumetti del Ramayana