sabato 15 agosto 2009

Premi fumettistici in Internet

I PREMI FUMETTISTICI NATI SU INTERNET: 
AVVERTENZE PER L’USO





Adesso che è passata la stagione dei premi fumettistici assegnati via internet, non ho più il timore di “inquinare” quelle dispute con un mio commento. Ecco perché ho scelto di scrivere cosa non mi va in quei premi.

Partiamo col dire che i vari siti che gravitano attorno ai fumetti (siano essi siti di critica, forum, blog) hanno indubbi meriti. Io stesso sono fruitore/collaboratore di alcune di queste realtà, ho conosciuto molti ragazzi che le hanno costruite ed ho constatato la loro genuina passione e competenza: con molti di loro sono in debito per tutto quel che mi hanno dato, in termini di conoscenza dei fumetti e del “mondo-fumetto”. 


Credo però che il proliferare di quelle realtà abbia avuto come conseguenza anche la nascita di una nuova tipologia di autore: “l’autore che sa muoversi in internet”. L’autore, ossia, che sa usare il nuovo media e sa meglio accattivarsi le simpatie degli utenti. A questa tipologia di autore corrisponde l’analoga tipologia di “editori che sanno muoversi su internet”, sanno promuovere il loro prodotto con i nuovi mezzi, eccetera.

E’ una colpa, o perlomeno una conseguenza negativa dell’utilizzo di internet come strumento veicolatore-diffusore del fumetto? No.




Perché, diciamocelo, è la diffusione stessa dei fumetti ad essere in crisi, ed è naturale che si corra ai ripari anche utilizzando i nuovi media a disposizione: per “diffondere il verbo” o perlomeno per consolidare quella nicchia di appassionati che ancora amano questa forma d’arte (o d’espressione o d’intrattenimento, definitela come più vi aggrada); una nicchia che d’altro canto guarda con sempre maggiore interesse proprio ad internet come fonte di notizie e come luogo di incontro e confronto di opinioni. In altre parole: il mondo on line sta aumentando la propria centralità nei riguardi della conoscenza e della diffusione del fumetto, quindi è naturale che gli addetti ai lavori pongano maggiore attenzione verso le sue potenzialità, cercando di sfruttarle ognuno per i propri fini.

Dove sta il problema? Cominciamo col dire che su alcuni forum fumettistici alcuni utenti hanno la tendenza a rapportarsi con l’autore/editore X con toni da yesmen. Il problema è in parte inconscio: potersi relazionare direttamente non dico con un proprio “mito”, ma con una persona verso il cui lavoro guardiamo con ammirazione, era cosa impensabile solo pochi anni fa, e può portare ad essere più realisti del re.




Il problema è quando dietro all’autore/editore X si forma una sorta di claque plaudente: mi dà l’idea del bullo di periferia che va in giro con la sua scorta di tirapiedi personale, e questo (PRECISO) spesso non rende giustizia né all’autore/editore X, magari neppure interessato a coltivarsi una claque personale, né a molti dei suoi “adoratori”, che probabilmente nella realtà non soffrono di una così spiccata dipendenza intellettuale dal “proprio mito”. Preciso altresì che so benissimo del problema opposto. Ossia di utenti che esprimono critiche verso autori ed editori il cui livore, grazie al filtro di un monitor e una tastiera, va ben oltre il consentito. Questo è verissimo, ma non sposta di molto i termini della questione che stiamo affrontando.

A questo punto potrebbe sembrare centrale un’altra domanda: esiste cattiva fede in questo utilizzo di internet da parte degli addetti ai lavori (siano essi autori o editori) particolarmente abili nel giocarsi la carta internet? Qui la risposta si fa più complessa e va affrontata con attenzione, senza manicheismi, e soprattutto, con un’ulteriore premessa: questa domanda non è poi così centrale. Il nodo della questione NON STA nella buona o cattiva fede degli addetti ai lavori più attivi e abili on line, ma nelle conseguenze oggettive del loro approccio.

Chiunque voglia promuovere un proprio prodotto usa i mezzi a disposizione. Internet è un mezzo efficace e in espansione, per cui chi lo sa utilizzare lo deve fare senza sentirsi in colpa. Inoltre, chi crede nel proprio prodotto fa benissimo a pubblicizzarlo, promuoverlo, parlarne con enfasi (magari evitando di presentare un autore come se fosse il nuovo Alan Moore, o la serie X come se costituisse il nuovo evento che rivitalizzerà il mondo del fumetto e ne riscriverà i codici narrativi… Ma questo è un altro discorso…).




Il punto è che a volte la promozione di un prodotto non “stimola” ma “genera” il giudizio qualitativo dello stesso. E qui veniamo ai premi fumettistici nati da consultazioni on line tra appassionati. Perché ho la sensazione che essere “un addetto ai lavori particolarmente abile su internet” si traduca nell’avere un carisma nello stesso ambiente che altri non hanno, influenzando così il giudizio degli utenti.
Non sto parlando di strane e occulte manovre che spostano il giudizio dei lettori che partecipano all’assegnazione dei premi, non sto paventando chissà quali scenari complottistici: sto solo mostrando quello che è, ovviamente a mio avviso, un limite di quei premi, che si rivelano essere una gara in cui la linea di partenza non è la stessa per tutti.

Dunque chiedo solo questo: non pensiamo che le consultazioni internettiane costituiscano la nuova frontiera della valutazione di un dato autore o prodotto editoriale. Altrimenti rischiamo una sorta di deriva oligarchica nel trasmettere le nostre stesse sensazioni di qualità. E le derive oligarchiche, oltre a non piacermi, sono pericolose, anche quando avvengono in (totale o parziale) buona fede. Per questo dicevo che la domanda sulla buona o cattiva fede di quegli autori o editori che “sanno come muoversi on line” non è poi così centrale: perché il problema che è nato prescinde dalla risposta.