sabato 15 agosto 2009

Per tutte le lesbiche, Batman! - gen 2007


PER TUTTE LE LESBICHE, BATMAN!

di Laura Hudson - tratto da comicfoundry.com
Traduzione di Albyrinth


LA FACCIA CANGIANTE DELL’OMOSESSUALITA’

“Questa improvvisa e grossolana revisione della mia storia – una storia che, se posso aggiungere, è stata già revisionata una volta i mesi precedenti – mi ha lasciato stupefatta.” Lo afferma Alison Bechdel nel libro autobiografico “Fun Home – Una Tragicomica Storia familiare” (1) che è servita sia per dare un epitaffio per la morte di suo padre, una persona molto complessa e chiusa ed un racconto che ricostruisce il percorso della sua identità sessuale, dai suoi ricordi d’infanzia fino al momento in cui ha capito di essere gay – un evento che ha preceduto di poco il suicidio del padre.

Questi due eventi, legati indissolubilmente, ma contemporaneamente così distanti, non hanno solo cambiato la sua vita, ma hanno riscritto completamente la sua storia, poichè aveva iniziato a comprenderla veramente. Il momento della sua scoperta non fu fisico, ma verbale. La scoperta della propria sessualità non è avvenuta attraverso un incontro o sulla base dell’attrazione fisica, ma piuttosto in libreria, quando scoprì i racconti di Kate Millet e Colette.

In uno dei libri che aveva letto, c’era la scena di una donna a cui viene chiesto da quanto tempo fosse lesbica. “Non ho mai capito cosa volesse dire questa domanda,” replicò la donna, “perché, da quello che ne so, io sono nata così.” Come molte persone che sono passate attraverso grandi rivelazioni su sé stessi, la Bechdel non divenne qualcuna di diverso: aveva semplicemente capito ciò che, in realtà, era sempre stata.

Nella sua prefazione al volume “Half A Life” della serie Gotham Central, dove viene rivelata l’omosessualità della poliziotta Renee Montoya, lo scrittore Greg Rucka discute le accuse portategli da alcuni lettori sul fatto che avrebbe “imposto” l’omosessualità al personaggio. “Da quanto ne so, non abbiamo certo fatto una cosa di questo genere,” dice Rucka, “E’ sempre stata gay. Questa è stata semplicemente la prima storia in cui ciò viene detto.”

Renee Montoya, un personaggio nato prima nella serie animata di Batman e poi esportato sui fumetti, è stata molte cose prima di essere una lesbica: una poliziotta, un personaggio latinoamericano, una sopravvissuta ed una donna dura e bellissima. Le sue preferenze sessuali, come molti altri aspetti della sua personalità, si sono evolute col personaggio stesso, non è accaduto il contrario.

I fan accusarono Rucka, in pratica, di avere alterato retroattivamente la storia del personaggio (2), per raggiungere i propri scopi. Ma Rucka ha dichiarato che sapeva sin dai primi mesi del 1999, con la storia “Two Down”, apparsa su Batman Chronicles, che Renee Montoya era in realtà una lesbica e che ha scritto tutte le storie in cui appariva con questa consapevolezza sino all’outing del personaggio nel 2003.

Quelli che hanno pensato che la continuity della Montoya fosse stata alterata, si sentirono traditi da quella che ritennero una revisione subdola del personaggio. Ma Rucka la ha veramente cambiata o ci ha semplicemente aiutati a capirla meglio? La rivelazione che lei era una lesbica causò il ripudio da parte dei genitori dominicani conservatori di Montoya, ma fece diventare più saldo il legame con la sua partner, Daria. Se dopo il suo outing abbiamo scoperto che non ci piace più il personaggio o, invece, di apprezzarlo ancora di più, almeno potremmo dire di avere giudicato questa trama con onestà.

DETECTIVE COMICS

Non è una cosa facile conoscere sé stessi. Ed è ancora più difficile, a volte, conoscere coloro che amiamo. Non solo perché lo nascondono a noi, o noi a loro, ma perché la verità è qualcosa di sfuggente. Chi la cerca, spesso non riesce a trovarla, mentre chi si nasconde dalla verità spesso deve fare i conti con lei.

Renee Montoya ha nascosto la verità fino a quando questa non le è stata appiccicata addosso, ma la Bechdel è stata così coraggiosa di scavare per trovarla alla veglia della morte del padre, dopo aver scoperto che non solo lui era gay, ma che aveva dormito con ragazzi adolescenti, tra cui alcuni dei suoi studenti. Ma la “revisione” della storia della sua famiglia, non era in realtà un revisione, ma più una percezione diversa di quello che era accaduto. Non era cambiato suo padre e nemmeno la sua famiglia, semplicemente lei non la conosceva per quello che era in realtà.

La morte, soprattutto se particolarmente improvvisa o se tragica, ti distrugge la vita e ti riempie di domande. “Fun Home” è, prima di tutto, una detective story familiare, il racconto di come la vita della Bechdel sia completamente cambiata nel momento in cui il padre si è buttato sotto un camion ed il suo bisogno di risolvere il mistero delle motivazioni che hanno portato a quel gesto per poter rimettere in sesto la propria vita. Con quello che lei ha definito la sua “propensione compulsiva all’autobiografia”, la Bechdel ritrova i suoi vecchi diari e scava nel labirinto dei ricordi infantili per mettere insieme i vari pezzi di sé stessa, del suo passato e del passato di suo padre per arrivare alla verità.

Uno dei temi più importanti di “Fun Home” è che lei ed il padre non erano semplicemente agli antipodi, erano l’uno l’inverso dell’altro, come i poli opposti di una batteria ed ognuno dei due definiva la personalità dell’altro tanto quanto ne era l’esatto opposto. Mentre la Bechdel cercava la verità, suo padre ha passato tutta la sua vita a nasconderla, coprendola con svariate facciate. Lei ha visto lo stesso impulso a dissimulare anche nel suo lavoro, nel “meticoloso spazio interno che era stato espressamente ideato per nascondere”, così come la sua passione per la narrativa, in particolare per Il Grande Gatsby.

La Bechdel mette spesso a confronto suo padre con Gatsby; entrambi gli uomini erano più preoccupati per gli aspetti superficiali che per quelli concreti, entrambi si erano reinventati ed erano diventati qualcosa di più di quello che erano. “Come Gatsby”, dice la Bechdel, “mio padre alimentò questa trasformazione con la vitalità incredibile della sua illusione…come se la sua sospensione dell’incredulità nella vita reale fosse ciò che gli permetteva di vivere.” E se la rivelazione avuta dalla Montoya può avere qualche similarità con quella della Bechdel, diventa difficile contemplare l’approccio fantasioso del padre alla realtà senza considerare il caso di Batwoman.

TIRATA FUORI DALL’ARMADIO DELLA SIVER AGE

Nel caso che aveste vissuto sotto una roccia fino ad ora, lasciate che sia la prima a dirvelo: Batwoman è tornata…ed è lesbica! Non solo una qualunque lesbica, ma una simil-top model che indossa un costume caratterizzato da tacchi alti e (non me lo sto inventando, lo giuro!) rossetto color rosso fuoco. Oh, guarda caso, ha avuto una storia in passato con Renee Montoya.

La nuova, furbescamente rinnovata, Batwoman, a.k.a. Kate Kane, ha davvero poche somiglianze con la sua versione Silver Age, dove si chiamava però Kathy. Nonostante l’evento della DC COMICS del 1986, Crisis On Infinite Earths, avesse cancellato il personaggio dalla continuity, l’assurdità della sua reintroduzione tramite “retcon” è troppo grande per non citarla.

La Batwoman originale apparve non troppo tempo dopo la pubblicazione di Seduction of the Innocent, il famoso saggio del 1954 dello psicologo Frederic Wertham, che accusava i fumetti di causare devianza sociale, anche tramite messaggi sessuali nascosti e tematiche che intendevano corrompere, secondo lui, le menti dei giovani americani. Batman e Robin erano chiaramente amanti gay secondo Wertham, e la loro convivenza come padre e figlio era in realtà “il sogno di due omosessuali che potevano vivere insieme”.

Wertham andava anche oltre: “In queste storie non ci sono, in pratica, donne attraenti o di successo. Un tipico personaggio femminile è Catwoman, che è viziosa ed usa una frusta. L’atmosfera è omosessuale e misogina.” Il coro di protesta che il libro generò portò alla nascita del Comics Code Authority, un corpo di leggi autoimposte dalle case editrici che aveva il compito di moralizzare i fumetti e privarli del loro contenuto violento e deviante e che causò immediati cambiamenti nel modo in cui quei fumetti venivano scritti.

Non molto tempo dopo, ecco arrivare Batwoman. Al posto di una cintura multiuso, indossava una borsetta, che conteneva armi nascoste in accessori tipicamente femminili come il rossetto ed i braccialetti. Nonostante si fosse rivelata una valente supereroina, Batwoman si rivelò più una fonte di guai per Batman che una alleata.

Dopo aver scoperto la sua vera identità, Batman la costrinse al ritiro seguendola nel suo nascondiglio e spiegandole la sua potenziale vulnerabilità di fronte ai supercriminali se riuscissero a scoprire la sua identità. A quel punto la donna, senza neanche obiettare, afferma: “Io…io non ci avevo mai pensato! Io…io abbandonerò la mia identità di Batwoman!”

Anche i comportamenti meno tipicamente femminili della Bechdel trovarono la disapprovazione dell’uomo più importante della sua vita, ma i suoi comportamenti mascolini non erano solo mal visti dal padre, erano spesso una diretta conseguenza della mancanza di mascolinità che lei percepiva nel proprio padre. Al contrario, lui tentò di spingere la Bechdel verso i più femminili ideali di bellezza che lui aveva idolatrato ed invidiato. “Mentre io tentavo di compensare per quello che mancava in lui, lui stava tentando di esprimere qualcosa di femminile attraverso di me”, dice la Bechdel.

La Batwoman originale era decisamente una compensazione per la accusata o quanto meno sospettata mancanza di mascolinità in Batman. La femminilità di Batwoman non solo definiva il proprio personaggio, ma definiva anche Batman, il suo essere donna era la sua raison d’etre (3), il vero motivo della sua esistenza. La Batwoman moderna è, sotto molti aspetti, l’opposto della sua precedente incarnazione con una risposta decisamente diversa a quella domanda, ma viene spontaneo chiedersi se il motivo della sua esistenza non sia del tutto diverso.

LABBRA ROSSO FUOCO...

I lettori sono emozionati per Batwoman…molto emozionati. Non emozionati come lo sarebbero per il tanto atteso nuovo numero di Ultimates o per una signing session del loro autore preferito, ma emozionati nel modo in cui lo può essere un sedicenne che aspetta la scena in un film in cui la sua attrice preferita mostra il seno. La verità è che l’audience fumettistica è per la maggior parte formata da un pubblico maschile ed ogni industria riflette e risponde ai bisogni – ed ai desideri – del proprio pubblico. In qualche modo i fumetti non possono fare a meno di assecondare i gusti di un audience composta in modo predominante da maschi.

Provate a chiederlo a Judd Winick, ex-scrittore di Lanterna Verde, che ha ideato una saga dove l’assistente di Kyle Rainer (4), Terry, viene ferito gravemente da un gruppo di intolleranti. Molti fan hanno reagito negativamente ad una storia basata principalmente sulla discriminazione degli omosessuali. Winick ha dichiarato ad un’intervista al New York Times: “Sono sempre le solite critiche sui soliti 15 argomenti. Avrei potuto anche non leggere le lettere ed avrei saputo lo stesso il loro contenuto.”

Winick ha paragonato questa esperienza a quella di scrivere Exiles, che includeva nel cast una lesbica, Sole Ardente. “[Le reazioni dei fan] sono state entusiastiche," ha detto Winick. “E’ perché è una lesbica. La gente non ha problemi con un personaggio femminile omosessuale. Vengono adottati due pesi e due misure.”

I fumetti sono basati, in un certo senso, sulla sospensione dell’incredulità: sono basati su elementi fantastici, su uomini, donne ed eventi così stupefacenti da superare le barriere della credibilità. Ancora oggi questi personaggi, questi universi, hanno ancora valore per così tante persone perché riescono a lavorare sulla magia che ogni grande forma di arte cerca di avere: quella di farci credere.

In definitiva, siamo portati a credere che Superman sia un alieno invincibile che vola e che spara raggi energetici dai suoi occhi perché prima ci hanno fatto credere a lui come una persona che ama, lotta, soffre e, sì, qualche volta sanguina. Se non si guarda all’interno dei supereroi, ma solo ai loro poteri, se non divengono persone insomma, le loro battaglie diventano significative quanto quelle create da un bambino di 5 anni con i suoi pupazzetti. Diventano poco più che miti, figure a cui non ci si riesce a legare che esistono solo nella sfera dell’astratto e degli archetipi. O, ancora peggio, nel caso di personaggi femminili, diventano fantasie nel peggior senso del termini, oggetti del desiderio che esistono solo per eccitare i lettori.

Nella già citata prefazione di “Half a Life”, Greg Rucka afferma che, “Una storia, per avere successo, deve riflettere il nostro mondo, le cose che noi tutte condividiamo – l’amore, le perdite, il dolore, la paura ed anche le cose più banali e piccole, come la frustrazione di aver perso le chiavi della macchina o la gioia di trovare 20 dollari dimenticati nella tasca di una giacca”. Le storie significano qualcosa solo perché vivono su questo equilibrio: gli elementi più incredibili e fantastici funzionano perché sono incastonati nella più piccola realtà della vita.

Forse è per questo che è stato sconcertante vedere che la seconda di seno della Montoya si è gonfiata in una quinta sulla copertina sulla copertina di 52 numero 4 (5). O in 52 numero 2, dove ci viene mostrata una scena di svariate pagine con la Montoya a letto con una pin-up, mentre si abbracciano vestite di lingerie in pizzo [un chiarimento per i maschietti: le donne, in realtà, non indossano quel tipo di lingerie in nessun posto se non nelle vostre fantasie o, meglio, in quei media che creano quelle fantasie]. L’introduzione di una Batwoman lesbica in quello stesso fumetto probabilmente è stato un evento accolto con molta meno trepidazione dai fan rispetto a quella scena.

Non ci fu alcun annuncio ufficiale per dichiarare la sessualità della Montoya al mondo e la cosa non fu mai nulla di eclatante – la vita del personaggio dopo il suo outing è sembrata una serie di discriminazioni, umiliazioni, sofferenza e perdite. E’ difficile, in questo momento, pensare a tutto quanto abbiamo visto e sentito a riguardo della nuova Batwoman senza temere che la sua vicinanza alla Renee Montoya vista in “Half a Life” non finisca per svilire il personaggio e cancellare la sua personalità.

LA MAGGIORE PECULIARITA’

L’editor esecutivo della Dc, Dan Didio, sostiene che “queste storie non parlano di una supereroina lesbica, ma di una supereroina, che, tra le sue caratteristiche, ha anche quella di essere gay,” ed, ancora più assurdamente: “la sua sessualità non è la maggiore peculiarità del personaggio.” Risate a parte, sarebbe carino riuscire a credere che le motivazioni che hanno portato alla nascita della nuova Batwoman non graviti interamente attorno al sole della propria omosessualità, ma che quello è un tratto nato in seguito alla creazione del personaggio e non la sua vera genesi.

Se la Dc avesse voluto veramente convincerci che la sessualità di Batwoman non era così fondamentale nel personaggio, avrebbero almeno potuto evitare di non farne un affare di stato, cosa che invece hanno fatto e con successo, bisogna ammettere. Hulkling e Wiccan dei Giovani vendicatori (6) hanno recentemente fatto outing alle loro famiglie ed ai loro compagni nel team senza alcuna particolare risonanza pubblica e, soprattutto, senza che quell’albo divenisse un Numero Molto Speciale Che Parla di Omosessualità. In pratica la questione è stata gestita in maniera semplice, come un dato di fatto…quella maniera in cui la Dc vorrebbe fare credere di avere gestito la questione legata a Batwoman, permettendo ai personaggi di essere semplicemente gay, invece di Gay con la “G” maiuscola.

Ma forse non importa: si può sempre dire che, qualunque cosa essa sia, Batwoman è un personaggio gay che ha un ruolo di primo piano in uno dei più popolari fumetti in assoluto. Se questo sarà veramente un passo nella direzione giusta, dipenderà esclusivamente da che tipo di personaggio diverrà col tempo. Forse il suo essere così glamour e provocante risulterà una sfida agli stereotipi che la società affibbia alle lesbiche o forse li confermerà appieno. Probabilmente è troppo presto per dirlo.

Forse, però, c’è almeno una ragione per sperare in bene: uno degli scrittori di 52 è infatti Greg Rucka, l’uomo che è riuscito a rendere Renee Montoya il personaggio che è adesso. Forse ci sorprenderanno e mi faranno rimangiare tutto. Forse riusciranno a farci credere.

Rimane quindi la speranza, anche se l’aver visto Renee Montoya costretta in una relazione inverosimile con una lasciva pin-up lesbica è stato più che offensivo, è stato distruttivo, perché ha minato l’integrità di un personaggio che ha già pagato un prezzo piuttosto alto per la propria integrità, un personaggio che meriterebbe un trattamento migliore. Sarebbe meglio fare finta che 52 non fosse mai avvenuto e che la Montoya stesse ancora ad ubriacarsi a morte nel suo appartamento, perché è più facile credere a quello piuttosto che a qualcosa che suona palesemente come una bugia.

In più di un’occasione, la Bechdel menziona il fatto che suo padre “preferisse la finzione alla realtà,” sia nella sua vita professionale come professore d’inglese, sia nella sua vita personale come un uomo che odia sé stesso e la propria omosessualità. Lei descrive una scena nel tanto amato dal padre “Il Grande Gatsby”, dove uno degli ospiti ad uno delle grandiose feste di Gatsby, esamina i libri nella sua biblioteca e sembra shockata che siano reali e non dei fac-simili: “Quanta completezza e che realismo! Sapevi anche quando fermarti, però…non hai strappato le pagine!”

Rimane da vedere se la nuova Batwoman, come la Montoya, “strapperà le pagine” e trascenderà le proprie origini per divenire qualcosa di reale per noi o se il team creativo dietro 52 avrà qualcosa in più in comune con Alison Bechdel, che ha scoperto che la riscrittura della propria vita tramite il fumetto la ha portata più vicina alla realtà ed a suo padre, che “usava le sue ingegnose facciate non per inventare delle cose, ma per fare apparire le cose ciò che non erano in realtà.”
La Bechdel ha anche imparato dal padre come esista una gradazione di onestà tra la verità e le bugie, un tipo di realtà fittizia che emerse dalle sue collaudate facciate: “Forse il comportamento affettato può essere così verosimile,” dice l’autrice, “così autentico nei dettagli che smette di essere una recita ed a tutti gli effetti diventa reale.” Dalla continua ostentazione delle decorazioni dell’Ottocento, la sua grande passione, alla creazione fittizia dell’immagine di una famiglia perfetta, gran parte della vita sociale del padre “era sì una fantasia, ma una completamente funzionante.”

Forse anche gran parte dei fumetti sono fantasia, ma completamente funzionante. Qualcuno potrebbe dire che i fumetti supereroistici sono sempre stati basati sulla fantasia ed avrebbe ragione: per ogni bambino che ha desiderato di volare, per chiunque abbia desiderato di essere più forte o più grosso o semplicemente meglio di quanto siano, i supereroi sono la realizzazione su carta di quei desideri. I personaggi migliori, in teoria, dovrebbero essere qualcosa di più di questo: dovrebbero rappresentare qualcosa di più profondo e non penso proprio che questo qualcosa possa essere una lesbica col le labbra rosso fuoco. Ma è anche vero che io non sono mai stata parte del target di riferimento per i fumetti supereroistici…

Tratto da www.comicfoundry.com; tradotto da Albyrinth

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Note del traduttore:

(1) Fun Home è una graphic novel divenuta molto popolare negli States, sia perché il fumetto, insieme a Blankets, è stato bandito dalla libreria pubblica di una cittadina americana, generando il solito dibattito sulla censura, ma soprattutto perché, fatto assolutamente straordinario, il prestigioso Time Magazine ha eletto Fun Home come libro dell'anno. Il volume è ancora (probabilmente per poco) inedito in Italia.

(2) In originale l’autrice usa la parola “Retconning”

(3) In francese anche in originale

(4) Il personaggio che ha sostituito per parecchi anni Hal Jordan come Lanterna Verde; attualmente il personaggio ha preso il nome di Ion ed ha una sua serie regolare negli States.

(5) Testata settimanale edita dalla Dc, nata per raccontare l’anno narrativo passato tra la fine di Infinity Crisis ed il nuovo corso delle testate. Verrà pubblicata tra qualche mese dalla Planeta-De Agostini.

(6) Ottima serie della Marvel scritta da Alan Heinberg e disegnata da Jim Cheung, pubblicata in Italia dalla Panini in volumetti da edicola aperiodici.


gennaio 2007