domenica 16 agosto 2009

The Moth - apr 2007


THE MOTH di Steve Rude & Gary Martin - brossura, colori, 145 pag., € 14,00 - Magic Press, 2007

Mi fa male dirlo ma The Moth mi ha deluso.

Se su un fumetto qualsiasi scrutavo fra i credits il nome di Steve Rude era perché per me era sinonimo di qualità.
Il suo modo di disegnare è un omaggio nostalgico alla Silver Age e vi ricordo che questo autore americano si è fatto notare al grande pubblico con quel gioiellino di Nexus co-creato con Mike Baron.

Disegnatore ispirato da due grandi del fumetto popolare quali Jack Kirby e John Romita Sr.Marvel e DC. Per la prima ha fatto - e si possono recuperare della collana 100% della Panini Comics - Il Dio delle tempeste (Busiek/Rude) con protagonista Thor ed ha disegnato i primi capitoli della mini X-Men: Figli dell'atomo (Casey/Rude).

The Moth, fumetto originalmente pubblicato in America dalla Dark Horse, è una mini, che nei progetti futuri dovrebbe avere un seguito, scritta da Gary Martin (che di mestiere principalmente fa l'inchiostratore) e narra le vicissitudini di un giovanotto con una forza sopra la media che fa parte di una compagnia circense, mi ha ricordato molto il telefilm Carnival: avete presente quei carrozzoni di legno con le scritte colorate sui fianchi che fanno molto anni 40 le cui principali attrazioni non sono gli animali ma le persone o meglio i fenomeni da barraccone, i freaks?
Ecco, su The Moth ci son proprio tutti: il forzuto muscoloso vestito con pelle di leopardo, la donna cannone, la donna barbuta, i clown e l'escapista. L'evento della tragica morte del capo del circo porta il protagonista ad utilizzare il suo costume da falena non solo per divertire le platee di giorno ma anche per terrorizzare i criminali di notte.

The Moth non è un super-eroe che combatte invasioni aliene o super-nemici con armature iperteconologiche, lui combatte il crimine, mafiosi, ladruncoli, cacciatori di taglie; la strada è il suo habitat naturale (e già nel primo episodio facendogli affrontare quella creatura di origini mistiche si è forzato un po' la mano alla storia del personaggio, ma forse qui pecco di presunzione io, il personaggio è il loro del resto).
Però le cose che mi hanno fatto storcere il naso son diverse. Innanzi tutto l'ambientazione: non si capisce mai se la storia si svolge negli anni 50-60, vestiti, macchine, scenari direbbero di sì, ma ci sono dei rimandi alla vita reale che stonano e la cui presenza è completamente inutile, se si vuol fare un'operazione nostalgia...

Altra cosa è la storia: più persone sanno che Jack (il protagonista) e suo fratello Tad (il nano del circo) quando sono stati partoriti erano nati come gemelli siamesi e sono stati affidati ad un orfanotrofio, si fa intendere più volte che dietro ci sia chissà quale mistero, è coinvolto pure un agente dell'F.B.I., ma fino alla fine del volume nulla...è uno sparo nel vuoto.

I dialoghi li ho trovati abbastanza banalotti e l'uso delle didascalie è usato o per narrare dei ricordi o per indicazioni temporali, fossi stato al posto dello scrittore con questo strumento ci avrei giocato per amplificare l'effetto narrativo alla Silver Age, altra occasione persa.

Probabilmente la migliore delle storie è l'ultima, ed è anche la meglio disegnata. Eh sì, perchè per me Steve Rude qui non ha dato il 100%, infatti le scene di lotta son confuse ed il suo stile classico che tanto adoro è "tirato via" davvero frettolosamente. L'aspetto sicuramente ben curato, invece, sono i colori di Glenn Whithmore.

Alla fine che dire...queste sono soltanto le mie impressioni.
ha lavorato per le due major

Salvatore 'Sentry' Aprile - Aprile 2007