lunedì 17 agosto 2009

Massimo Bonfatti: intervista esclusiva - giu 2007


Avevamo lasciato Massimo Bonfatti, in arte "Il Bonfa" ormai due anni or sono alle prese con la sua interpretazione di Rat-man, che guarda caso esce proprio in questi giorni in edicola nella versione ristampata in "Tutto Rat-man" (opportunamente censurata, ma questa è un'altra storia).

Non era un periodo facile, tanto che Massimo ci aveva salutato con una considerazione abbastanza amara, che rifletteva quel momento piuttosto delicato: "Non so, visto che Cattivik non me lo fanno fare e visto che Leo Pulp dipende dalle decisioni di Bonelli sono costretto ad aspettare senza poter fare veri progetti alternativi.
Ci potrebbe essere quello di cambiare mestiere, che è sempre una sana alternativa al continuare una professione così difficile senza averne il giusto ritorno."

Così Massimo si è rimboccato le maniche come la vita l'ha abituato a fare, e si è mosso ai margini del mondo del fumetto, mescolandoci politica e animazione.

E visto che aspettare segnali positivi dal centrosinistra rischia di condannare ad un'attesa a tempo indeterminato, è riuscito a concludere anche l'allora auspicato terzo volumetto di Leo Pulp, su testi di Claudio Nizzi, con le chine di Cesare Buffagni e i colori di Luca Raimondi, accorciando ad un anno i tempi di produzione che erano stati di due anni per il primo volume e di tre per il secondo.

L'albo uscirà in edicola a fine maggio, e visto che il Bonfa ha fatto anche una capatina alla Fumettopoli milanese per presentare Leo Pulp e qualche altra iniziativa connessa, l'occasione era troppo ghiotta per rinunciare a qualche saluto e quattro chiacchiere, oltre a raccattare un sacco di materiale per il nostro dossier: “Leo Pulp #3 – Dietro Le Quinte”. Dopo passate a dargli un’occhiata, dicono che meriti…

fdc: Ciao Massimo, come va questa attesa per l’uscita di Leo Pulp?
Bonfa: Bene, con ComixComunity abbiamo realizzato questo fascicolo speciale di Leo PulpV. Buzzi”.
Il fascicolo ha la stessa copertina del terzo albo che sta per uscire in edicola e contiene una storia breve di Leo di quattro pagine che si intitola “Una vecchia storia”; è quasi inedita e sarà pubblicata a giugno su XL di Repubblica.
Contiene anche un doppio poster a colori dell’investigatore più nasuto di Hollywood.

fdc: Quindi promozione su scala nazionale (XL) abbinata ad una chicca per appassionati di fumetti impreziosita dalle finalità benefiche: un bel binomio. Il succo comunque è che alla fine ce l'hai fatta, a mandare in porto questa terza avventura di Leo Pulp? E' stata dura?

Bonfa: Beh, sai com’è… in fondo è solo un giornaletto, eppure anche le cose banali in certe condizioni diventano eroiche.
Ai lettori può non fregargliene nulla, giustamente, ma questi tre albi di Leo Pulp rappresentano per me qualcosa che dal punto di vista professionale e soprattutto umano si può paragonare a una di quelle sfide in cui se non muori ( o cadi in depressione, o cambi mestiere, o perdi dignità…) vuol dire che hai vinto.
Sono riuscito a disegnare un albo nei tempi previsti dal contratto, cioè in un anno, e questo senza abbassare la qualità, dimostrando che non sono un pigro e che un albo annuale di Leo Pulp non è affatto una chimera.

fdc: In effetti direi un annetto giusto… Visto che sei in giro anche per promuoverlo, vuoi provare a presentarlo, questo personaggio?

Bonfa: Leo Pulp è un uomo che verso la fine degli anni ‘40 aveva circa 38 anni, quindi oggi avrebbe circa 97 anni, ma penso che non ci sia arrivato, perché fumava troppo.
Nelle storie che raccontiamo lui vive a Los Angeles/Hollywood e il suo mestiere è quello del poliziotto privato.
E’ un duro di quelli buoni, nel senso che ha dei valori morali forti a cui non rinuncerebbe mai, né per la ricchezza, né per la gloria o il potere e tanto meno per i favori di qualche donna.
Il suo essere “tutto d’un pezzo” lo rende talvolta ridicolo, perché in fondo è un tipo piuttosto inibito e bloccato, il che non gli impedisce di essere un uomo d’azione e pieno di coraggio, quando serve.
Leo Pulp incarna lo stereotipo dell’eroe un po’ cinico ma fondamentalmente positivo del cinema noir americano degli anni ’40 e dei romanzetti “pulp” da due soldi dai quali nacque la letteratura “hardboiled” popolare.
In fondo è un romantico e per sopravvivere si è rivestito di una corazza di cinismo che però gli sta stretta e di tanto in tanto ne perde dei pezzi, che rivelano spiragli di una personalità idealista e anche un po’ ingenua.
E’ un buon diavolo, che fa simpatia e che fa venir voglia di conoscerlo meglio.
Il suo maggiore difetto è di essere un gran fanfarone, millanta doti che non ha e si vanta a sproposito, ma questo lo rende simpatico perché nel fumetto si vede bene fino a che punto è in realtà uno sfigato.

fdc: Fin qui il personaggio Leo Pulp. La sua storia editoriale, invece, come nasce?

Bonfa: I personaggi a fumetti sono in un certo senso come dei figli rispetto alla vita lavorativa degli autori; un po’ come i figli veri lo sono rispetto alla vita in generale.
Come i figli, anche i personaggi possono essere allevati in tanti modi e la famiglia in cui crescono può essere molto diversa secondo i casi.
Ci sono personaggi “figli unici”, ci sono quelli “viziati” e quelli “incompresi o maltrattati”, quelli “sfruttati” e quelli con molti “fratelli e sorelle”.
In ogni caso si portano dentro qualcosa del patrimonio culturale ( che in un certo senso diventa genetico) di chi li fa “vivere”.

Secondo questa metafora se dovessi raccontarla in forma di romanzo d’appendice o di telenovela direi che Leo Pulp è nato in una famiglia molto numerosa, una famiglia importante, la Casa Editrice di via Buonarroti.
Ma è stato come se nella “buona famiglia” fosse accaduto che qualcuno mettesse incinta una ragazzaccia cenciosa di passaggio, relativamente giovane ma non totalmente inesperta della vita.
Quella ragazzaccia (che ero io), veniva da un altro mondo, più ruspante e provinciale, con un altro modo di pensare più schietto e diretto, dovuto alle caratteristiche del suo ambiente.
Fai conto che fosse un’extracomunitaria, una sottoproletaria dei sobborghi, una zingara oppure una prostituta, che per giunta era già reduce da una lungo amorazzo finito malamente e quindi più diffidente ma anche più vulnerabile e bisognosa di sicurezze.

Il frutto della scappatella è stato Leo Pulp, che è nato sotto una buona stella, la stella dei figli “bastardi”, i figli dell’amore (per il fumetto), in completa libertà e fuori da ogni controllo o pianificazione, quasi per caso o per sbaglio in una casa dove solitamente si pianifica tutto.
Nessuno aveva previsto come sarebbero dovute andare le cose e si è perfino pensato magnanimamente di allevare il bastardello in famiglia anziché buttarlo subito nel cassonetto.
Solo che il “padre” abitava in quella casa da trent’anni mentre la madre non ci aveva mai messo piede, così che senza volere la ragazzaccia ha fatto dei guai, non comprendendo certe regole di comportamento vigenti nella casa e comportandosi come la sua esperienza le aveva insegnato a fare, con grande ingenuità e istinto.
Qualsiasi cosa facesse sbagliava e quando non faceva niente sbagliava lo stesso, col risultato che senza nemmeno rendersene conto disturbava una quiete consolidata da uno storico prestigio

fdc: Praticamente un elefante in cristalleria…

Bonfa: Proprio così, la poveretta non era abituata ai “giochi delle parti” che si svolgono negli ambienti
altolocati, non era una ribelle o una provocatrice presuntuosa ma una sempliciotta un po’ selvatica che però conservava una certa autostima derivatale da una vita passata ad arrangiarsi senza dipendere da nessuno e affidandosi solo alle sue capacità.
Sono così passati, tra attese, silenzi eloquenti e qualche malinteso, alcuni anni in cui la madre ha cercato di allattare il suo scarafone come meglio poteva,
sentendosi poco integrata e piuttosto incompatibile con la grandezza del casato, ha stretto i denti ed ha perfino chiesto di rimanere qualche anno in più a costo di mangiare gli avanzi e chiedere l’elemosina nel sottoscala per il bene del figlio, più che per il suo.
D’altra parte lei non era capace di adattarsi più di tanto; era perennemente in ritardo a pranzo, si dice che sputasse nel piatto in cui mangiava, avanzava richieste insolite e imbarazzanti, e non tirava l’acqua nel cesso.

Non solo non capiva le regole dell’etichetta, del galateo e quelle non scritte che in ogni buona famiglia tutti rispettano, si illudeva addirittura che dimostrando buona volontà avrebbe potuto far dimenticare i suoi difetti.
Sperava anche che il figlioletto potesse venir integrato a pieno titolo, se non altro per orgoglio di casato, invece veniva sopportato a malapena ed esibito il meno possibile, e infatti bisogna ammettere che era poco presentabile con quel nasone che si ritrovava.
Insomma, a entrambi è stato concesso di rimanere qualche annetto, fino ad oggi ma non oltre.

In fondo è giusto così perché la ragazzaccia pur facendo il possibile per non disturbare, sporcare poco ed essere all’altezza delle aspettative, non riusciva proprio a cambiare la sua natura, né pretendeva di cambiarla agli altri e del resto il figlioletto, a scuola, non prendeva voti abbastanza alti da rappresentare motivo di orgoglio rispetto ai fratellastri più grandi
Anno dopo anno, storia dopo storia, il figlio è comunque cresciuto abbastanza per riuscire a camminare alla bene meglio con le sue gambette tremolanti, a conoscere le proprie attitudini e farsi degli amici, ed anche grazie ai viveri e alla protezione dalle intemperie offerta dalla casa in cui è stato svezzato è potuto diventare abbastanza sano e sicuro di sé.
Ora che se ne va per la sua strada Leo Pulp si affida alla sua buona stella,
e io sono convinto che gli porterà fortuna.

fdc: Accidenti, mi stai rovinando il finale della favoletta e pure dell’intervista, visto che contavo di concluderla con eventuali indiscrezioni sul futuro editoriale di Leo Pulp…

Bonfa: Per ora non ho novità da rivelare, cerco di concentrarmi nel promuovere artigianalmente l’uscita dell’albo.
Spero che vada bene e sono molto ottimista su questo, poi vedrò che possibilità ci sono di continuarlo.
E’ probabile che accetti la prima proposta decente che mi sarà fatta, perché non vorrei che passassero altri anni prima di poter fare il quarto albo.

fdc: Sottolineiamo almeno il “decente”, con i tempi che corrono…
Passiamo al disegno: ho notato la mole e la qualità degli studi preparatori dei personaggi, di cui una piccola parte erano esposti a Fumettopoli: è sempre stato normale per te, o c'è stata una sorta di "evoluzione" nel tuo modo di lavorare? O è solo un bieco trucco per giustificare la lavorazione sempre abbastanza lunga? (Eh! Eh!)

Bonfa: Mi hai scoperto, faccio tanti disegni sui blocchi per schizzi per farne meno sulle tavole definitive, furbo eh?
…Ma secondo te!?!

fdc: Ehmmm… Quanto tempo ho per rispondere?

Bonfa: Gli studi mi servono per raggiungere col sudore quel livello di qualità che altri più bravi di me ottengono senza fatica per pura abilità innata.
Ormai sono abituato così, anche se molte cose sto imparando a farle con più sicurezza.
Lo stile in cui disegno Leo Pulp necessita di molti studi, se avessi continuato a disegnare “I Girovaghi” sarei andato molto più liscio, Cattivik era una via di mezzo che comportava un po’ di studi preliminari ma che non mi impediva di produrre a raffica.

Leo Pulp invece è nato diversamente, non dovendomi occupare dei testi ed essendo un personaggio nuovo che doveva comparire per una sola volta nella collana che ospitava i grandi Jacovitti, Cavazzano, Bonvi, Terenghi e Castelli, mi ci sono impegnato molto per non sfigurare.
Se avessi fatto come Silver, che è molto più pigro di me, sarei rimasto aggrappato a uno stile semplice e veloce, magari simile a quello ispirato a Quino, che avevo quando l’ho conosciuto, perché gli editori pagano a tavola e la tariffa che ti propongono è la stessa sia che tu la fai in quattro ore sia che ci metti una settimana.
Forse un giorno riuscirò a realizzare 100 tavole di Leo al mese disegnandole direttamente a china sorbendomi contemporaneamente un bibitone esotico seduto sotto i palmizi al bordo della mia piscina mentre alcune belle assistenti mi massaggiano il corpo con oli profumati e mi danno suggerimenti sussurrandomeli all’orecchio, ma ne dubito.

fdc: Ah! Ah! Parlavamo della sicurezza del tratto e abbondanza di dettagli, direi. In certi tratti mi ha ricordato Jacovitti, visto che l’hai citato…
In questo senso, vista la ricchezza di particolari che hai lasciato come tua abitudine, trovo che sarebbe adattissimo anche per una versione in b/n, tu come la vedi?
Bonfa: Il bianco e nero è un punto di partenza ma anche di arrivo, nel senso che io voglio essere soddisfatto dalla tavola che mi trovo tra le mani, anche se l’ ho pensata per il colore desidero che sia bella anche in bianco e nero.
Un giorno queste storie saranno pubblicate in una versione senza il colore e si vedrà che fanno lo stesso la loro bella figura.
Il fumetto in questo senso si dimostra molto più duttile di altri media, con una buona colorazione può essere sontuoso come un film hollywoodiano, in bianco e nero può avere la sobria bellezza di una pagina scritta dove le parole diventano forma.
Mi piace riempire di particolari le scene perché è il mondo che è pieno di particolari
e ognuno di essi può contenere una storia; Perché Norma ha appeso nel suo bar un poster di Laurel & Hardy (con dedica)? Cosa c’è nel pacchetto infiocchettato che Leo non si cura di aprire e che tiene dimenticato sul sedile posteriore della sua auto?
Un visitatore del sito (che non c’è più) di Leo Pulp suggerì che poteva essere un regalo di Norma, e infatti in quest’ultima storia si vede il biglietto col cuoricino.
Anche Nizzi cosparge la storia di falsi indizi (come quelli che Hitchock chiamava Mc Guffin), ad esempio cos’è che il capitano Tracy deve farsi perdonare da Leo?
E Jimmy, da dove salta fuori? Qual è la vera storia della fantastica Cord 812 di Leo?
Lo sapremo (perché ora non lo sappiamo neanche noi) nelle prossime storie… forse.

fdc: Sperèm. Ti va di parlare un po' degli autori con cui hai collaborato per questa tua avventura editoriale bonelliana? Mi sembra che la famigliola sia andata crescendo anche a livello creativo…
Bonfa: Si, oltre a Claudio Nizzi ci sono anche Cesare Buffagni, Luca Raimondi e Alessando Rossini.

fdc: Bè, Nizzi credo non abbia bisogno di presentazioni, quindi lo terrei per ultimo… “last but not least”! Ci vuoi parlare un po’ anche degli altri?

Bonfa: Molto volentieri!
Cesare Buffagni è stato molto di più di un bravo collaboratore.
Ha realizzato le colorazioni del primo albo e ha inchiostrato il secondo e il terzo albo e di quest’ultimo ha colorato la copertina.
Posso dire che senza di lui non ci sarebbe Leo Pulp, e che la sua amicizia, la sua disponibilità e il suo considerevole lavoro mi hanno aiutato molto a rimanere in carreggiata in tutta questa avventura. Il fatto stesso che ci fosse lui, a lavorare assieme a me su Leo Pulp fin dall’inizio mi ha molto aiutato a non deprimermi specie nei momenti più difficili a sollevarmi di una grossa mole di lavoro. Prima di Leo Pulp è stato mio collaboratore per anni aiutandomi con le storie di Cattivik ed ha imparato così bene che presto è arrivato a disegnare e sceneggiare tutto da solo.
Cesare è un talento eclettico e fa un sacco di cose, oltre al fumetto, che ormai sa padroneggiare in tutti gli aspetti, si occupa di teatro e di cinema, è un attore comico e drammatico di prim’ordine, nonché autore e regista di commedie e film.
Luca Raimondi è anche lui un mio compagno di lavoro da anni, assieme a Cesare ha collaborato con me alla produzione di tantissime storie di Cattivik per le quali si è occupato di lettering, inchiostrazioni e retinature. E’ poi è stato tra i coloristi di Monster Allergy ed ora è nello staff dei coloristi di Rat-Man.
Ho sempre contato su di lui e mi risolve una miriade di problemi tecnici ed è incredibile che mi sopporti ancora.
Lo considero un amico vero e una persona affidabilissima e piena di talento.
Alessando Rossini ha colorato la seconda storia, è un bravo caricaturista, esperto di cinema e una selle colonne portanti del club di Stanlio & Ollio di cui faccio parte, anche se sono in perenne ritardo col rinnovo dell’iscrizione.
Altre persone hanno dato una mano in vari modi e vorrei ringraziarle tutte, ad esempio Silvia Suzzi che mi ha tradotto in cinese gli insulti che Leo Pulp riceve nella scena ambientata a Chinatown approfittandone per fare una ricerca a corollario della sua tesi di laurea.


fdc: Accidenti! Parole dolci per tutti! Sembra quasi che tu abbia qualcosa da farti perdonare… Chissà che cosa pensano loro di te…
Ora manca solo Claudio Nizzi, che oltre che un decano dei fumetti italiani in generale e bonelliani in particolare, è anche autore del personaggio…
Come è stato lavorare con un autore di questo calibro?

Bonfa: C’è una certa differenza d’età tra di noi, ma non c’è mai stato timore reverenziale o complesso di inferiorità.
Lo conoscevo già da anni, da quando ero l’aiutante di Clod, col quale Nizzi realizzava le storie di Nicoletta per Il Giornalino.
Passava a trovarci, quando magari cercavamo di recuperare il ritardo su qualche consegna, e ci teneva compagnia raccontandoci gli ultimi pettegolezzi redazionali del Giornalino e della Bonelli.
Sono stato allievo di altri “mostri sacri” come Bonvi e Silver e li ho conosciuti abbastanza da vicino per capire quanto non fossero mostri nè tantomeno sacri.
Gli artisti, tanto più sono grandi, tanto meno si mettono sul piedistallo.
Mi è capitato altre volte di lavorare con persone di età diverse e mi trovo bene sia coi giovani che coi vecchi, con persone modestamente dotate e con talentacci geniali.
Chi si occupa delle cose che mi appassionano lo sento un po’ come un fratello; forse anche per questo si è potuta creare tra me e Nizzi una certa amicizia che spero possa continuare anche al di là di Leo Pulp.

fdc: E Nizzi come si è rapportato con te? Intendo dire che non sei propriamente lo stereotipo del disegnatore con cui era probabilmente abituato a lavorare, almeno in ambito bonelliano…

Bonfa: Nizzi ha scritto storie per decine e decine di disegnatori tra i più grandi in Italia e nel mondo, tanti altri li ha conosciuti e frequentati personalmente, ma ognuno è diverso dall’altro, anche se esistono alcune “categorie”.
Lui ha fatto una fatica immane ad accettare certi miei punti di vista, e forse non li ha ancora capiti del tutto e magari li ha capiti ma non li condivide ancora.
Io non sono un disegnatore a “tutto tondo”, mi sento piuttosto un autore, magari scadente, pessimo o mediocre, ma autore.
Non me ne faccio un vanto, so di essere un autore come un mulatto sa di essere un mulatto o un elefante sa di essere un elefante oppure un handicappato sa di essere un handicappato, è una condizione esistenziale come un’altra.
Non si è autori perché si scrive o si disegna, o perché si fanno entrambe le cose.
Lo si è quando si dà importanza a tutti gli aspetti, anche collaterali, del proprio lavoro, e questo penso di averlo imparato da Bonvi e da Silver, ma non solo da loro.
Non credo che ci sia qualcosa di “speciale” in quello che faccio, c’è tanta gente che sa disegnare e scrivere meglio di me e io mi sento uno che ha sempre da imparare molto di più di quello che sa già.
Credo di essere un eterno “dilettante”, nel senso che Cesare Zavattini dava a questo termine e che in realtà è il vero professionismo.

L’ambiente bonelliano funziona con meccanismi diversi e particolari rispetto ad altri ambienti come quello in cui mi sono formato io e rispetto alla mia mentalità.
Qui sono richieste abilità che vorrei avere ma che non ho in quantità sufficiente mentre altre capacità che ho non sono richieste.
Tutto questo non l’ ho capito subito e quando me ne sono accorto ero già dentro fino al collo nella produzione di Leo Pulp.

fdc: Mi pare che questi siano dettagli riguardanti più l’apparato “redazionale” di Bonelli: Nizzi invece come ha convissuto con queste tue caratteristiche?

Bonfa: Nizzi si è trovato a dover prendere atto di questa “anomalia” ma non si poteva certo pretendere che si schierasse a difesa dei miei punti di vista, che in gran parte non condivideva nemmeno, mettendo a repentaglio i suoi rapporti con l’editore per un progetto come Leo Pulp
C’è da dire che Nizzi si è trovato tra due fuochi e si è un po’ bruciacchiato, ma ha la pelle dura, da vero montanaro.

fdc: Bè, senza contare che in anni di onorata carriera nel mondo del fumetto, un po’ di mestiere per “portare a casa la pellaccia intatta” l’avrà anche acquisito…

Bonfa: Certo, ma non è solo questo. Claudio è una persona riservata e che ha delle abitudini a cui tiene molto e materialmente è difficile anche per me avvicinarlo, anche perché rispetto molto le sue scelte e cerco di disturbarlo il meno possibile, tanto che a volte passano mesi senza nemmeno una telefonata, ma professionalmente è sempre stato abbastanza disponibile con me.
Approfittando del fatto di abitare entrambi a Modena, ho colto l’occasione per fargli vedere volta per volta tutte le fasi di lavorazione delle tavole.
Dalle prime bozze, agli studi dei personaggi, le matite finali, le chine e le colorazioni,
non è stato come lavorare gomito a gomito, come sarebbe piaciuto a me, ma forse sono stato il disegnatore che lui “è stato costretto” a frequentare di più.
Mi sono trovato bene a lavorare con lui perché accetta sempre le mie proposte di modifica al testo, come io accetto le sue sui disegni. Accettare però non sempre significa condividere. Mettiamo in pratica i suggerimenti dell’altro se ne siamo convinti ma se ciò non accade l’altro non se la prende.
Io ho simpatia per lui e sicuramente la stima è reciproca, ma abbiamo esperienze e mentalità diverse, il che complica le cose ma non è necessariamente un fattore negativo, quando c’è il rispetto.

fdc: In soldoni, quanto c’è di Bonfatti in Leo Pulp, rispetto all’idea originaria di Nizzi?

Bonfa: Ah, questa è una domanda difficile!
Le idee nascono per caso ma non dal nulla, e quando è appena nata un’idea non è ancora percettibile dagli altri, è un’intuizione nebulosa.
Perché prenda forma occorre coltivarla, concimarla, potarla e farla crescere e saper aspettare, e questo tutti i giorni per mesi ed anni.
Se l’idea è stata coltivata con cura può darsi che cresca rigogliosa, altrimenti cresce striminzita e presto rinsecchisce.
Io do più importanza alla cura che alle idee, o meglio do importanza alle mille idee che arricchiscono quella originaria, e queste idee vengono occupandosi quotidianamente del personaggio e approfittando di ogni occasione per renderlo più completo e maturo.
In Leo Pulp c’è qualcosa dello spirito di Nizzi e qualcosa dello spirito mio.
In fondo c’è anche qualcosa di Bonelli e di quello dei miei collaboratori nella misura in cui hanno influito materialmente a farlo diventare quello che è, o hanno influito su di noi nel fare certe scelte.
Queste cose non è possibile misurarle, quello che si può misurare è il tempo che ognuno di noi dedica all’idea, e io del tempo gliene ho dedicato molto.

fdc: Nizzi come autore di Tex è stato talvolta criticato negli ultimi tempi per una sua gestione molto "tradizionalista"; a volte poi queste critiche sono state ingenerosamente generalizzate, specie dai lettori più giovani, forse inconsapevoli della mole di fumetti da lui creati, quasi di ogni genere dalla già citata “Nicoletta” a suo Larry Yuma, a Tex e Nick Raider per Bonelli: credi che su Leo Pulp abbia potuto “sfogarsi”, con un approccio meno rigido al tema poliziesco, e divertirsi di più? Insomma, una via di mezzo tra “Rosco & Sonny” e “Nick Raider”…

Bonfa: Non sono mai stato un assiduo lettore di Tex, e anche le altre produzioni di Nizzi le ho seguite solo saltuariamente, quindi non mi permetto di esprimere opinioni nel merito delle storie.
A parte questo penso che sia un vero sceneggiatore (ma preferisco usare la parola “narratore”), capace di adattarsi alle situazioni e alle persone che devono realizzare le sue storie e a chi deve leggerle.
Inoltre sono convinto che mandare avanti una serie come Tex per anni, prendendosene a carico la responsabilità, sia un’impresa titanica che richiede, oltre ad una fantasia illimitata, anche una capacità di autodisciplina e una elasticità notevoli.
Ma anche chi non conosce la sua storia e non può immaginare le difficoltà professionali che lui ha affrontato, dovrebbe riconoscergli rispetto e ammirazione anche per il solo fatto di essere un autore sulla breccia da quarant’anni.

Qualche combriccola di giovani lettori possono non apprezzarlo, e con ciò?
Nessuno può piacere a tutti, anche G.L. Bonelli sono sicuro avesse i suoi bravi detrattori inviperiti.
Se Nizzi volesse potrebbe sbigottire i “modernisti” del fumetto con storie da urlo.
Ma il fatto è che lui non ci crede, non crede alla presunta genialità di quelle storie che non capisce nessuno e che si fatica a leggere, non ama quei fumetti dove le apparenze sono messe in rilievo a discapito delle strutture narrative, non vuole tradire le aspettative dei lettori solo per far vedere quant’è bravo.
Da questi punti di vista lo sostengo a spada tratta e lo sento molto vicino a me.
Fortunatamente lui si può permettere di infischiarsene delle mode.
Se un autore non viene criticato da nessuno l’unica spiegazione è che intorno a lui si è creata una moda talmente alienante da non ammettere punti di vista diversi, il che è una maledizione che non fa bene né all’autore né ai lettori e neanche alle produzioni.
Il fatto poi di essere giovani non depone a loro favore, fanno bene ad esprimersi ma sappiamo tutti che col tempo e la maturità capita anche che si cambino molte idee e a volte di alcune ci si vergogna pure.
Ai giovanissimi si può perdonare una certa dose di ignoranza, mentre è imperdonabile nei vecchi e odiosa negli addetti ai lavori.
E’ vero che a volte gli editori si fanno condizionare da questi “movimenti di opinione”,
ma questo solo se non hanno la minima idea di cosa è giusto fare.
Poi succede che nel giro di un mese la moda cambia e l’editore fallisce, e ben gli sta.
Se Nizzi se la ride di queste critiche fa solo bene, non deve dimostrare niente a nessuno e i suoi esami li ha già superati da un pezzo.
Rispetto a Leo Pulp, sì, credo che si sia divertito molto a scriverlo ed è ovvio che in questo fumetto lui abbia riattivato la vena umoristica che diede vita a Nico e Pepo, Piccolo Dente, Rosco e Sonny e Nicoletta.
E’ naturale che ci sia una parentela coi personaggi che abbiamo citato, ma in Leo Pulp la vena umoristica di Nizzi si fonde con la mia vena grottesca e quindi si può dire che Leo Pulp è parente anche di Cattivik e dei Girovaghi.

fdc: Abbiamo già detto che la storia sarà a colori, come i due albi precedenti, e mi pare che rispetto alle tue produzioni in b/n ti sia messo di buzzo buono per lasciare un sacco di lavoro ai coloristi, senza stravolgere il tuo tratto. Cerco di spiegarmi: quasi tutta la tua produzione fumettistica è stata concepita per il b/n, e quindi in un certo modo credo "dosata" su questo. Per Leo Pulp invece?

Bonfa: Ho tenuto presente fin dall’inizio che sarebbe stato a colori e se una cosa è a colori non deve essere soltanto “colorata”; deve essere “A” colori.
Quindi bisogna pensare continuamente cosa deve essere affidato al segno e cosa al colore.
Lo stile di disegno che ho usato in Leo Pulp è molto “solido” nel senso che le cose disegnate hanno una loro completezza di forme, come se fossero scolpite, però le sculture si possono anche dipingere.
All’istituto d’arte ci facevano copiare i calchi delle statue classiche, ed eravamo portati a credere che la bellezza classica di quelle sculture fosse solo nelle forme, ma poi ho scoperto che nell’antica Grecia le statue venivano dipinte a colori.
Quindi si può aggiungere ad una cosa fatta bene un attributo in più, l’importante è seguire il lavoro e fidarsi dei coloristi.

fdc: Hai trovato difficoltà, almeno da principio?

Bonfa: Fin dall’inizio le maggiori difficoltà sul colore dipendevano dal fatto che non ero attrezzato a seguire le colorazioni al computer dei miei collaboratori, non avevo i soldi per comprarmi una buona macchina né il tempo per imparare ad usarla.
Fare poi le stampe che mi erano richieste dalla casa editrice diventava un problema quotidiano perché la mia stampante era un cesso e i services professionali chiedono cifre da infarto.
Ci siamo eroicamente arrangiati chiedendo favori ad amici e conoscenti, perdendo però un sacco di tempo.
Anche queste condizioni sfavorevoli hanno contribuito ad allungare i tempi di lavorazione dei tre albi.
C’è poco da fare, se devi arrivare in un posto con un’auto che ha poca benzina devi andare piano per non bruciarne troppa e se non basta gli ultimi chilometri devi farli spingendo la macchina.

fdc: Credi che la cosa abbia danneggiato Leo Pulp, aldilà della a-periodicità che non ha probabilmente favorito la creazione di un seguito “regolare” di lettori?

Bonfa: In tutta la faccenda l’unico danneggiato, dal punto di vista economico, sono io. Leo Pulp
La casa editrice non credo ci abbia rimesso, avendo venduto 50mila e 32mila copie dei primi due albi; Nizzi nemmeno, avendo scritto le storie nei suoi tempi standard, mentre io ho dovuto diluire su sette anni i compensi che sarebbero stati giusti per tre.
ma le soddisfazioni non bastano per campare né per organizzare meglio il lavoro.
Questi tre albi di Leo Pulp sono il prototipo funzionante di una cosa che non è mai stata messa veramente in produzione.
Voglio dire che all’inizio io non ho saputo mettermi fin da subito sui giusti binari ma poi l’ho fatto, e in condizioni non certo entusiasmanti, dimostrando che posso dimezzare i tempi.
Perché non l’ho fatto fin dall’inizio?
Perché non volevo mollare Cattivik, non mi sembrava corretto nei confronti dell’editore e dei lettori, perché mi piaceva farlo e perché ci sarebbe stato il modo di lavorare su entrambi contando sui collaboratori.
Invece ho sbagliato i miei programmi, perché partivo dal presupposto che gli editori con cui lavoravo avessero davvero le intenzioni che immaginavo, cioè consolidare e lanciare il prodotto su cui lavoravo, ma evidentemente non era così, come dimostrano le decisioni di chiudere prima Cattivik e poi Leo Pulp.
Niente di male, sono loro a decidere dove spendere i loro soldi, quello che mi infastidisce è che per giustificare la scelta si faccia intendere che il motivo sta nella “pigrizia” degli autori o nella “fiacchezza” dei personaggi.
Fatto sta che a causa di questa precarietà infinita si è costretti a fare sempre altre cose, ad avere sempre nuovi contatti e prendersi altri impegni perché se anche lavori bene, può capitare che per motivi contabili o umorali da parte di chi decide, ti trovi da un giorno all’altro senza lavoro.
Per quindici anni con Cattivik si è campato alla giornata, anche quando andava bene ci veniva detto che la barca galleggiava a malapena.
Per Leo Pulp le prospettive potevano essere migliori ma in realtà ho fatto ogni storia sapendo che poteva essere l’ultima, altro che mini-serie.
Questa situazione mi ha obbligato ad accettare altri lavori, provocando un allungamento dei tempi, un serpente che si morde la coda, insomma.
Del resto, se avessi avuto una fiducia incrollabile avrei potuto accorciare ancora di più i tempi e fare la bella figura di consegnare con mesi di anticipo, invece ho fatto in modo di coprirmi almeno un po’ le spalle, e ho fatto bene perché altrimenti oggi sarei disoccupato.

Comunque i tempi lunghi non credo abbiano danneggiato il personaggio perché le sue storie sono belle e ben disegnate, e i lettori hanno ormai la garanzia che le prossime saranno allo stesso livello.
A tantissimi lettori è sfuggito il primo o il secondo numero, se potessero procurarselo nelle fumetterie lo farebbero di corsa.

fdc: E i coloristi come hanno vissuto questa situazione diciamo “poco agevole”?

Bonfa: Anche loro hanno accettato una sfida rischiosa, e l’ hanno fatto per amicizia e fiducia nei miei confronti, anche se non ho potuto promettere loro nessuna garanzia.
Ora che l’avventura alla Bonelli è finita, siamo daccapo. Loro faranno altre cose e io pure, e temo che quando arriverà il momento di riprendere a fare nuove storie di Leo Pulp, Cesare, Alex e Luca saranno occupati altrove e dovrò perdere altro tempo a cercare, istruire e testare altri coloristi.
Passeranno mesi per poter ricreare qualcosa che già c’era e il prossimo albo, sempre se ci sarà, uscirà tra due anni e qualcuno dirà che la colpa è mia perché sono lento.
Se dopo aver consegnato la terza storia di Leo Pulp, nel dicembre del 2006 (5 mesi fa), avessi potuto subito cominciare a disegnare la quarta, ora sarei già a metà.

fdc: Questo ci porta anche al possibile futuro di Leo Pulp. Sergio Bonelli ha dichiarato che questo è il terzo ed ultimo volumetto da lui dedicato al personaggio, e anche se son tordo, mi pare che tu l’abbia sostanzialmente confermato già in apertura di intervista e ribadito ora. Quindi?

Bonfa: Bonelli mi ha scritto in una lettera che questa è la sua intenzione. Sinceramente, mi sembrava di aver capito che una volta di poter fare un albo in un anno si sarebbe potuto dare il via ad una serie annuale, ma evidentemente era un’illusione tutta mia.
Non posso non essere grato a Sergio Bonelli, anche perché questo terzo albo è nato da una mia esplicita e personale richiesta a lui, dopo che la casa editrice aveva già deciso di fermarsi al secondo.
Credo che sia suo diritto decidere di non farne altri e penso che, dal suo punto di vista, ne abbia anche i motivi.
Del resto, nella stessa lettera mi esprime la sua stima e mi consiglia di proporre il personaggio ad altri editori, anche in Francia.
Comunque siano andate le cose e per quanto io abbia dovuto penare riconosco che
nascere in casa Bonelli è stato un bene per Leo Pulp.

fdc: Bè, in effetti non capita a tutti di nascere almeno per metà da “buona famiglia”, e male non fa. I diritti sul personaggio di chi sono?

Bonfa: Sono nostri, miei e di Nizzi. La casa editrice si è riservata una copertura di tempo sul personaggio e sulle storie che mi è sembrata ragionevole.


fdc: E Nizzi come vede una prosecuzione delle avventure di Leo Pulp?

Bonfa: Beh, Nizzi avrebbe piacere che Leo Pulp continuasse, ovviamente, ma mi ha detto chiaramente che al di fuori dell’ambito Bonelli non ha voglia di occuparsene se non come sceneggiatore, eventualmente.
Alla mia esplicita domanda se fosse stato disposto a darsi da fare assieme a me per
promuoverlo ed eventualmente trovare un altro editore mi ha risposto che posso farne quel che voglio e che lui non ci tiene ad impegnarsi.
Non gli do torto, alla sua età e dopo aver dimostrato il livello della sua professionalità
in trent’anni di carriera passa la voglia di sbattere la testa contro i muri.
Nizzi è uno che potrebbe tranquillamente permettersi di dedicarsi alla scrittura letteraria ritrovando una seconda giovinezza facendo cose altrettanto gratificanti che i fumetti.
La croce e delizia (ma più croce) di reggere le sorti editoriali di Leo Pulp me la sono presa io, quindi cercherò di far fruttare questo personaggio come meglio posso.
Seguirò il consiglio di Sergio Bonelli prendendo contatti con alcuni editori in Italia e all’estero e mi darò alcuni mesi di tempo per vedere come va a finire.
Leo Pulp ha dimostrato quello che vale, e chi se ne intende dovrebbe aver capito che fin’ora è stato sfruttato solo l’uno per cento delle sue vere potenzialità e che basta fare due conti per capire che può rendere molto di più, a patto di voler fare le cose sul serio.
Personalmente il mio destino non è legato necessariamente a Leo Pulp, come non è stato legato a Cattivik (che tra l’altro tornerà presto in auge grazie ad una serie di 52 episodi animati di cui il “pilota” è basato su una mia storia a fumetti che ho risceneggiato adattandolo all’animazione fornendo lo storyboard e anche i model-sheets, e tutto a gratis, naturalmente).
Insomma, cerco di spingere Leo Pulp perché credo che rappresenti un terreno fertile che ho arato con cura e fatica e sono curioso di vedere i frutti che può dare, ma potrei ripartire di nuovo da zero, con un nuovo personaggio.
Quello che importa è avere un approccio onesto e appassionato al lavoro che ci renda sicuri ed orgogliosi di quello che facciamo.
La gente percepisce questo spirito, lo riconosce e lo apprezza.


fdc: Estero? Bonelli ha suggerito la Francia, cosa che visto il tipo di prodotto e l’autore del suggerimento (che non è proprio l’ultimo arrivato) non mi pare assolutamente campata per aria: ci avete pensato?

Bonfa: Fin dall’inizio, ma da subito abbiamo accantonato l’idea.
L’obiettivo principale era quello di aumentare la produzione per accontentare le esigenze dell’editore.
Ma ora ci penseremo per forza di cose.
Non sarà facile trovare in Italia un editore che abbia la stessa forza produttiva, distributiva e di risonanza che ha la Sergio Bonelli Editore ma ci sono realtà editoriali interessanti sia qui che all’estero.
Un fumetto è un prodotto come un altro, che si può tradurre e vendere, però mi piacerebbe soprattutto che avesse successo in Italia, per avere l’occasione di conoscere le persone che lo seguono e sentire la loro opinione.
In ogni caso credo di essere abbastanza obiettivo nel giudicare Leo Pulp un personaggio adatto a un pubblico internazionale, molti lettori e anche addetti ai lavori mi hanno confermato questa convinzione.

fdc: Bòn, incrociamo le dita come al solito, allora.
Per il resto, che cosa c'è di altro nel futuro di Massimo Bonfatti?

Bonfa: La certezza del futuro non esiste per me, è un lusso che purtroppo non mi posso permettere ma mi consolo pensando che è un handicap che condivido con le nuove generazioni e con la maggior parte dell’umanità.
Ma tanto chi ci crede più nella sicurezza del lavoro?
Al massimo c’è il presente, che è pur sempre il momento in cui nasce il futuro.
In questo periodo mi diverto a realizzare una striscia settimanale per il web dove il protagonista è il senatore “Barbolino”, caricatura di Giuliano Barbolini che è l’ex sindaco della mia città.

fdc: Si, ricordo che ti eri già impegnato durante la campagna elettorale…

Bonfa: E’ un uomo politico che apprezzo per la sua correttezza e onestà.
In città è molto stimato, essendo stato due volte sindaco e assessore.
Sicuramente con me è stato corretto e onesto, perché mi ha lasciato libero di prenderlo in giro senza condizionarmi minimamente.
Mi ha anche invitato a Palazzo Madama per… prendere appunti.

fdc: Eh! Eh! Credo tu sia l’unico pagato da un politico per prenderlo in giro: in epoca di querele facili e ostracismi contro gli autori satirici, sembra un controsenso. Nessun condizionamento?

Bonfa: . Assolutamente nessuno. Al massimo si discute di certe cose per essere più chiari non trasmettere informazioni sbagliate. Il fatto di essere pagato da un politico per fare un fumetto mi sembra normale, per me è un cliente come un altro, anche un editore ha le sue idee politiche e l’importante è non invertire i ruoli tra chi è pagato e chi si fa pagare.

fdc: Impegno sacrosanto: poi bisogna vedere quanti lo mantengono…

Bonfa: . La politica non è una cosa sporca, è una cosa utile e necessaria e quello che conta sono le qualità delle persone che se ne occupano.

fdc: Vero. Sperando che non perdano il contatto con la base, mano a mano che salgono…
Altri progetti?

Bonfa: Sto preparando un libro assieme a Mario Monicelli, il maestro della commedia all’italiana, incentrato sulla versione completa del fumetto “Capelli Lunghi” scritto da lui per un film e disegnato da me.
La storia a fumetti sarà integrata da un’intervista a Monicelli sulle origini e le peripezie del film e da un reportage segreto che vorrei curare personalmente.

fdc: Hai detto niente! Tempi di realizzazione? Dettagli? Anticipazioni?

Bonfa: Ho parlato con Monicelli del progetto e a lui piace, stiamo facendo la proposta ad alcuni editori che mi sembrano adatti.
La storia è ambientata negli anni ‘50, in un pese in provincia di Modena, dove vivo.
E’ la storia di un ragazzo e una ragazza che scappano di casa e vivono delle avventure tragicomiche in un’Italia del dopoguerra semplice e ingenua ma già pervasa da tensioni e malata di ingiustizie e preconcetti che ancora oggi resistono.
I due personaggi principali, Michele ed Esterina, sono due eroi semplici e puri, due giovani idealisti e coraggiosi e la storia ha la profondità di una tragedia greca.
Ho amato molto questi personaggi e questa storia, e vorrei riproporla reintegrando intere scene che a suo tempo ho dovuto tagliare per mancanza di spazio.

fdc: Altri buoni propositi?

Bonfa: Vorrei trovare il tempo di allestire il mio sito personale che per ora è in costruzione (http://www.massimobonfatti.it/) ma che presto conto di presentare ufficialmente.
Ma ho in mente un personaggio nuovo che mi divertirebbe molto fare ma che per ora tengo segreto.
Vorrei proporre a qualcuno di stampare un raccoglitore in cui custodire i tre albi
Bonelli di Leo Pulp, potrebbe essere carino, no? Forse potrebbe farlo la Bonelli stessa, tanto per liberarsi un po’ delle rese.
mdb
tutto a colori in edizione numerata che sta andando a ruba e il ricavato andrà in beneficenza all’Ospedale dei Bambini di Milano “ che rappresentava solo una parte piccolissima della sua produzione. è un prodotto che come professionista e dal punto di vista economico ho fatto in rimessa, o per meglio dire investendoci più di quanto ci ho guadagnato ma ne ho avuto in cambio molte soddisfazioni