sabato 15 agosto 2009

Magnus - Pirata dell'immaginario - mar 2007


Magnus Pirata dell’Immaginario

Bologna 14 - 18 Marzo 2007

“Sono un pirata che ha scoperto un’isola piena di tesori: l’immaginario collettivo. Vi approdo con la mia barca, saccheggio, porto via, faccio dei collages di fantasie e di costumi e li vendo al miglior offerente.”

Sono queste le parole proferite dal Maestro bolognese Roberto Raviola, in arte Magnus, in una conversazione avuta con Giulio Cesare Cuccolini ormai venticinque anni or sono. Parole che hanno dato il titolo alla mostra e al convegno che la città di Bologna ha voluto finalmente dedicare al grande Magnus, a undici anni dalla sua scomparsa. Una mostra talmente ricca, da voler quasi risarcire la memoria di un artista che in vita non ha mai ricevuto quei meriti e quegli onori che moltri altri suoi colleghi, spesso di caratura nemmeno paragonabile, hanno invece raccolto copiosamente.

La mostra e il convegno, in realtà, sono stati gli eventi centrali della prima edizione di BilBOlbul, il riuscito festival internazionale del fumetto tenutosi nella città felsinea dal 14 al 18 Marzo 2007, organizzato dall’associazione culturale Hamelin e con la promozione del Comune di Bologna, della Provincia, e della Fondazione Carisbo (e con il contributo di numerosi altri enti sia pubblici che privati).
Per la prima volta, ben due giornate di studio sono state dunque interamente dedicate all’opera e alla poetica del fumettista bolognese, con una serie di interventi che hanno spaziato dal ricordo personale legato all’uomo e all’artista, fino al saggio critico di stampo più accademico. Numerosissimi infatti sono stati i relatori che si sono succeduti nella Sala Gnudi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, luogo che assieme all’Accademia di Belle Arti ha contribuito a formare le basi tecniche ed artistiche di Magnus, che proprio qui conseguì nel 1961 la laurea in Scenografia dopo aver ottenuto il diploma di maturità artistica qualche anno prima (durante il convegno, tra l’altro, il direttore dell’Accademia Mauro Mazzali ha ufficialmente annunciato tra gli applausi dei presenti che una delle aule didattiche dell’istituto era appena stata dedicata alla memoria del Maestro).

La prima giornata di convegno, tenutasi giovedì 15 Marzo, ha visto l’apertura dei lavori da parte del prof. Fabio Roversi Monaco, presidente dell’Accademia di Belle Arti, e del suo direttore Mauro Mazzali. Dopo un breve ricordo introduttivo del Maestro, il moderatore della prima sessione (Enrico Varrà) ha finalmente dato la parola al primo dei relatori, entrando così nel vivo della manifestazione.

Prima di descrivere brevemente ogni intervento, vogliamo solamente far notare come il poco tempo a disposizione di ogni relatore spesso non abbia consentito di sviluppare al meglio certe tematiche apparentemente ostiche. In alcuni casi, infatti, si è trattato di rapide letture di saggi critici che non sempre hanno saputo coinvolgere al meglio il pubblico presente, anche a causa della rapidità con cui i diversi concetti venivano snocciolati (a volte purtroppo senza nemmeno il supporto visivo dell’opera magnusiana). A parte questo, quasi tutti gli interventi sono stati di qualità elevata, con un buon bilanciamento tra la parte critica e quella più discorsiva e meno accademica legata alle testimonianze e ai ricordi personali dell’autore, sempre molto graditi al pubblico. Ma procediamo adesso con un breve riassunto di quanto è stato detto durante la giornata di giovedì:

Vittorio Giardino: il primo ospite a prendere la parola è stato un altro grande autore bolognese, amico di Magnus, che con una gustosa testimonianza ha raccontato cosa successe durante una notte di un’Estate Romana, dove in un incontro pubblico tenuto insieme a Magnus venne inventata e realizzata in una sorta di jam session fumettistica una storia intera. Tutto questo coinvolgendo gli spettatori presenti (Magnus odiava le conferenze a senso unico) rendendoli partecipi e artefici della trama e della sceneggiatura della storia (inutile dirlo, un efferato noir). Purtroppo solo la prima tavola, delle tre previste, vide la luce quella sera, ma certamente il divertimento del pubblico fu grande (tra l’altro la tavola è rimasta inedita per moltissimi anni, ed è stata solamente di recente stampata sul numero 47 della rivista Scuola di Fumetto). Dopo qualche altro aneddoto, la testimonianza di Giardino si è chiusa con una garbata, quanto giusta, polemica verso il mondo della critica fumettistica, che molto spesso tende a “dimenticare” certi autori scomodi, salvo poi celebrarli molti anni dopo la scomparsa, quasi a voler evitare di riportare alla luce vecchi scheletri.

Antonio Faeti: molto interessante questo intervento del prof. Faeti, docente di storia della letteratura per l’infanzia presso l'Università di Bologna, che si è concentrato sull’aspetto fiabesco di alcune produzioni magnusiane, soprattutto quelle che lo hanno visto autore dei propri testi, o nuovo interprete di antichi classici. E così Faeti effettua una disamina analitica e attenta di alcuni tra i più bei racconti mai usciti dalla matita dell’autore bolognese, tra cui le storie legate al mondo contadino dello splendido e raffinato Lunario, passando per la celeberrima saga de I Briganti, senza dimenticare la rilettura di certe fiabe classiche come Il Soldatino ImpiombatoEditoriale Corno, per finire con la reinterpretazione de I Racconti Fantastici di Liao in quella che probabilmente è la sua opera più alta, ovvero Le Femmine Incantate. Come vedremo in seguito, una intera sezione della mostra è stata dedicata alle fiabe magnusiane, e al segno assolutamente limpido e netto con il quale Magnus riusciva ad esaltare la sua poetica fiabesca (spesso anche sconcertante e crudele).

Luca Boschi: basato sui modelli del fumetto classico a cui Magnus si è sempre ispirato soprattutto durante i primi passi della propria carriera, l’intervento di Luca Boschi in realtà prende spunto proprio da questi modelli per analizzare l’evoluzione dello stile grafico di Roberto Raviola, che della mutazione ha sempre fatto il proprio punto di forza (ricordiamo a tal proposito che molte delle sue opere sono firmate proprio con l’esagramma del Viandante, ovvero il simbolo tratto dall’antico libro cinese delle mutazioni, che può essere letto come “l’uomo che non smette mai di cercare”). E così scopriamo quanto Magnus sia stato affascinato fin dall’infanzia dal fumetto, piuttosto che dalla più “rispettabile” pittura tradizionale. Come altri artisti della sua generazione, Raviola si è formato sulle pagine dei giornali antologici dell’epoca, come L’Avventuroso e L’Audace, finendo per incontrare quello che è senza ombra di dubbio uno dei suoi principali miti, ovvero l’inarrivabile Alex Raymond (da cui il giovane Roberto ricava le moltissime atmosfere delle prime avventure, mai pubblicate, che firmava con lo pseudonimo di Bob la Volpe). Da qui in poi, la sua evoluzione artistica è inarrestabile. Dal tratto essenziale e grottesco dei primi neri realizzati per Kriminal e Satanik, si arriva al culmine di questo stile personalissimo con Alan Ford, il personaggio che lo ha reso celebre presso il grande pubblico. Segue a questo, il lunghissimo periodo che lo ha visto sperimentare e maturare un nuovo stile, meno grottesco e più realistico, sulle tavole de I Briganti, di Vendetta Macumba e di Milady nel 3000. Dalla prima metà degli anni ’80 il suo stile maturerà in quello che sarà ricordato come il periodo più meticoloso e raffinato (ovvero quello della “linea chiara”) che passa da opere come Necron e Le 110 Pillole, fino ai suoi lavori più celebrati, il Texone e Le Femmine Incantate, senza dimenticare il meno conosciuto ma altrettanto spettacolare Lunario.

Giulio Cesare Cuccolini: “vecchia” conoscenza di tutti gli appassionati magnusiani, il prof. Cuccolini prende spunto dalla già menzionata conversazione nella quale Magnus ammetteva di vedersi, alla fine dei conti, come un “pirata dell’immaginario”. Piuttosto che concentrarsi sull’ennesima analisi filologica dell’opera magnusiana, l’intervento di Cuccolini ha posto invece l’accento sugli aspetti più personali che riguardano il lato artistico del Maestro bolognese, anche se da un punto di vista a volte molto soggettivo. La base del saggio è poggiata sull’idea che Magnus, per “esigenze alimentari”, si fosse sentito in diritto di navigare attraverso l’universo del mondo immaginario, prelevando tutto quanto potesse essergli utile. Cosa, in effetti, comune anche a tutti gli altri artisti, considerato che nessuno ha mai creato nulla dal nulla. La differenza, però, era che Magnus non copiava in maniera pedissequa, ma rielaborava il tutto fino a creare nuove realtà, che poi restituiva allo stesso immaginario di partenza. L’intervento si spinge fino all’analisi di molte delle tematiche care a Magnus, compresa quella dell’erotismo, che molti critici non hanno mai saputo leggere correttamente, tacciando il fumettista bolognese di bieca pornografia (in realtà, come Cuccolini fa notare in maniera evidente, Magnus non ha mai mostrato pruderie nei confronti del sesso, considerato un atto naturale –quasi rituale– ed elevabile quindi ad un piano “culturale” con valenze filosofiche e religiose).
Il saggio di Cuccolini, infine, si chiude con una sacrosanta e articolata presa di posizione contro certa critica bacchettona e classista che in passato si è sempre rifiutata di riconoscere a Magnus i meriti che gli spettavano, in nome di una forte diffidenza verso tutto quello che era popolare e anticonformista.

Claudio Nizzi: quella che doveva essere una testimonianza personale, si è invece trasformata essenzialmente in un duro intervento di polemica nei confronti dei relatori che lo avevano preceduto, apparentemente colpevoli di aver dilatato i loro interventi critici a dismisura. Al di là dello spiacevole e poco gradevole accaduto, Nizzi ha raccontato molto brevemente il periodo nel quale aveva collaborato insieme a Magnus per la realizzazione del Texone. Un periodo costellato da rigidi canovacci e infiniti studi, che avevano portato l’artista bolognese a creare un vero e proprio universo parallelo, così fitto e vivo da richiedere ben sette anni per essere completamente raccontato e delineato.

Giovanni Romanini: molto simpatico e ricco di ricordi umani è stato l’intervento di Giovanni Romanini, allievo prediletto e amico del Nostro. Romanini ha raccontato con la sua consueta verve come conobbe il Maestro bolognese alla fine degli anni ’60, e di come si svolgeva il lavoro che spesso portavano avanti assieme, tra sessioni infinite al tavolo da disegno e ritrovi in trattoria. Un intervento che ha evidenziato tutta l’umanità di Roberto Raviola (gustoso l’aneddoto che ha avuto come protagonista il figlio di Romanini, che “bacchettò” il padre esaltando le doti artistiche di Magnus, artefice di un pupazzetto animato costruito appositamente per lui durante una pausa lavorativa), ma anche la sua infinita dedizione e disciplina verso quel lavoro che tanto amava.

Luigi Bernardi: più che un saggio, anche l’intervento di uno dei principali e più capaci editori di Magnus si è trasformato in una testimonianza personale, sfociata in un racconto “onirico” che ha voluto ricordare in maniera ironica e pungente le gesta e il pensiero dell’artista bolognese (permeato di cultura orientale e rispetto per l’Islam, come prova una bellissima intervista avvenuta in tempi non sospetti, e pubblicata nel 1991 su Nova Express).

Franco Spiritelli: altra “vecchia” conoscenza di tutti gli appassionati magnusiani, Franco Spiritelli si è concentrato sul metodo di lavoro magnusiano, intervento molto interessante grazie anche all’ausilio dell’ampio apparato iconografico proiettato in sala. Un metodo di lavoro molto complesso, quello di Raviola, fatto inizialmente di intuizioni e di piccoli trucchi (fumettisticamente parlando, Magnus era autodidatta) volti ad accelerare il proprio lavoro, che non poteva certo reggere i ritmi folli di una produzione seriale qualora avesse ceduto alle proprie tendenze certosine. In questa maniera nascono le sue celeberrime silohuette in bianco e nero, e le grandi campiture che sovente sostituivano gli amati retini. Terminato nel 1975 il periodo di produzione più intenso della sua carriera (per l’Editoriale Corno), Magnus inizia un percorso di lavorazione completamente diverso, in un certo senso più vicino alle sue origini e alla necessità di realizzare tavole sempre più certosine. In questo modo assistiamo alla estenuante fase della raccolta della documentazione (ogni cosa doveva essere verosimile per lui), e alla realizzazione dei suoi celeberrimi bozzettoni, stesure molto grezze delle tavole, riempiti di annotazioni e appunti. Allo stesso tempo, Magnus procedeva con la realizzazione degli innumerevoli studi dei personaggi che dovevano successivamente popolare le sue storie. Seguivano poi le versioni preliminari delle tavole, fino ad arrivare alla stesura delle versioni definitive da pubblicare, operazione che Magnus riteneva di pura routine (ciò che lo esaltava e lo stimolava di più, infatti, era proprio il lavoro preparatorio). E anche queste tavoli finali, come è possibile vedere in mostra, sono piene di correzioni, limature e ritocchi dell’ultimo momento, caratteristica tipica di un autore perfezionista che non era mai soddisfatto fino all’ultimo del proprio lavoro.

Daniele Brolli: in questo lungo intervento, Daniele Brolli ripercorre in maniera filologica tutte le tappe principali del lavoro magnusiano, analizzando inoltre nel dettaglio il segno e l’evoluzione della sua forma grafica. Si comincia ovviamente dai primi lavori neri realizzati per la Corno, per arrivare fino al Texone bonelliano, con un accento particolare sul periodo orientale e per Lo Sconosciuto, opera di svolta che caratterizza la raggiunta maturità artistica di Magnus. Interessanti inoltre i paralleli tra le tecniche cinematografiche, di cui Raviola era appassionato, e alcune soluzioni grafiche e narrative tratte dai suoi fumetti. Curiose anche le analogie tra il Nostro ed Emilio Salgari, entrambi accomunati dal fatto di essere stati protagonisti della letteratura popolare, anche se fumettistica nel caso di Magnus.

Loriano Macchiavelli: non molti probabilmente sanno che Magnus agli inizi della propria carriera negli anni ’60 si propose a Loriano Macchiavelli, all’epoca direttore del Teatro San Lorenzo di Bologna, per mettere a frutto gli studi di Scenografia, corso nel quale si era da poco laureato. Non se ne fece nulla, come lo stesso Macchiavelli confessa nel suo intervento, ma quel primo incontro fu sicuramente propedeutico a quello successivo, che vide Magnus dopo tanti anni (siamo nella metà degli anni ’80) affiancare l’ormai affermato Loriano, autore di libri polizieschi, nella realizzazione di un romanzo a puntate che fu pubblicato sulla rivista Incontri 2000. Naturalmente Magnus si dedicò alle illustrazioni a corredo del romanzo, una per capitolo, regalandoci sedici indimenticabili disegni, gli unici tra l’altro che l’artista abbia mai regalato alla sua città, dove il poliziesco Sarti Antonio e il Malato Immaginario, questo il titolo del romanzo, era ambientato.

Con la testimonianza di Loriano Macchiavelli si è chiusa la prima giornata del convegno di studi dedicato a Magnus. L’ultima sessione di lavoro si è tenuta nella giornata di venerdì 16 Marzo, giornata che ha ospitato altri interessanti interventi:

Aleksandar Zograf: con questa testimonianza in lingua serba (ovviamente tradotta in sala) il noto fumettista serbo Rakezic, in arte Aleksandar Zograf, ha voluto portare il proprio ricordo di lettore alanfordiano cresciuto nei balcani, dove lo sgangherato agente segreto in forza al Gruppo TNT rappresenta quello che probabilmente è stato il fumetto più famoso mai pubblicato in quel paese. E Magnus, di conseguenza, è diventato in quei luoghi una sorta di mito “underground” al quale si sono ispirati un’intera generazione di autori. Strano, ma vero.

Enrico Fornaroli: docente di storia del fumetto presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, nonchè editor storico della Panini Comics, Enrico Fornaroli si è dedicato ad approfondire col proprio intervento il lungo percorso artistico che fin dai primi anni ’70 ha legato indissolubilmente Magnus all’Oriente. Sono tre in particolare le opere su cui Fornaroli si concentra, certamente le più significative di questo percorso orientale magnusiano: I Briganti Le 110 Pillole (1985) e Le Femmine Incantate (1987-1991). Tutte opere completamente diverse e con un nuovo ritmo narrativo rispetto alla precedente produzione seriale, che aveva tenuto “incatenato” Magnus al tavolo da lavoro per parecchi anni. L’autore bolognese, infatti, resta profondamente affascinato dalla poetica orientale, come dimostrano le numerose letture di testi classici della letteratura cinese a cui si sottopone. Tra questi, lo Shui-Hu-Chuan lo coinvolge in maniera tale da suggerirgli una trasposizione letteraria a fumetti che chiamerà semplicemente I Briganti. Se dal punto di vista narrativo Magnus resta sostanzialmente fedele al testo originale, da quello grafico la rivisitazione del romanzo è totale, ed è qui che il Nostro compie un vero miracolo artistico, anche se purtroppo I Briganti restano un’opera incompiuta mancante degli ultimi due atti. Il racconto de Le 110 Pillole, invece, è liberamente tratto da un altro testo cinese della metà del XVI secolo, e narra le vicende a sfondo erotico di un libertino e facoltoso commerciante (Hsi-Men Ching), che non riesce a soddisfare tutte le mogli del proprio harem nella maniera in cui vorrebbe, finchè un monaco non gli mette a disposizione una certa quantità di pillole di cui non dovrebbe abusare (cosa che puntualmente compie). Inutile dire che anche in questo caso Magnus realizza un vero capolavoro, che tra l’altro sancisce in maniera definitiva l’uso della linea chiara nel suo ultimo periodo espressivo. Per finire, citiamo ancora Le Femmine Incantate, un’opera che, analogamente alle altre, costituisce la trasposizione di sette novelle tratte da I Racconti Fantastici dello Studio di Liao, risalente alla metà del 1700. Con questa opera siamo in presenza di quella che a nostro parere può essere ritenuta la massima summa dell’arte magnusiana, un fumetto talmente minuzioso e complesso da richiedere più di una lettura per scoprire ogni minimo dettaglio voluto dal Maestro.

Sergio Tisselli: illustratore della splendida quanto poco nota saga de Le Avventure di Giuseppe Pignata, Sergio Tisselli è stato l’unico disegnatore ad aver lavorato su testi di Magnus, che in questo caso ha vestito gli inediti panni di sceneggiatore. Tisselli racconta i durissimi anni passati nella realizzazione di questa opera insieme a Roberto Raviola, dopo essersi proposto al grande disegnatore bolognese fresco di laurea in Storia e completamente autodidatta dal punto di vista artistico. Probabilmente proprio la comune passione per i fatti storici, unita alle indubbie qualità pittoriche di Tisselli, convinsero Magnus a coinvolgere il giovane disegnatore in un progetto che doveva narrare le avventure di un segretario di cardinali romani condannato all’ergastolo in seguito alle accuse di eresia (Pignata, questo il nome del personaggio storico realmente esistito, fugge poi dalle carceri del Santo Uffizio per iniziare la sua epopea e “rinascita” che lo porterà verso il Nuovo Mondo).

Carlo Branzaglia: docente presso l’Accademia di Belle Arti, il prof. Branzaglia ha analizzato i diversi volti di Magnus, evidentemente ispirati alla fisiognomica e al grottesco. L’intervento, infatti, ha posto un particolare accento sul registro caricaturale tipico di certe produzioni magnusiane, anche apparentemente serie come Lo Sconosciuto, dove l’utilizzo di personaggi dalle evidenti caratteristiche grottesche, unito a situazioni poco ortodosse come l’utilizzo di nuvolette sotto i piedi a delineare il dinamismo di alcune situazioni, potevano certamente suonare come anomale per il lettore occasionale. Ma erano in realtà perfettamente in linea con ciò che rappresentava la tecnica e il mestiere di una persona che era abituata a parlare per immagini.

Paola Bristot: interessante anche questo intervento di Paola Bristot, docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia, che ha spaziato dalle ambientazioni delle storie magnusiane fino alle influenze che i grandi illustratori presenti sulla scena bolognese nei primi anni del secolo scorso potrebbero avere esercitato sul giovane Raviola. Non bisogna dimenticare, infatti, che avendo frequentato a lungo le aule dell’Accademia di Belle Arti, il Nostro è sicuramente venuto in contatto con il lavoro di illustratori storici come Augusto Majani, Alfredo Baruffi e Antonio Basoli. In effetti bisogna riconoscere che la documentazione fotografica mostrata dalla prof. Bristot è risultata certamente convincente, soprattutto confrontando le silhouette bianche e nere di Magnus con alcuni lavori di Majani, oppure osservando le raffinate architetture di Basoli che richiamano alla mente certe vignette de Le Femmine Incantate.

Daniele Barbieri: l’ultimo intervento critico, a chiusura dei lavori, è del bolognese Daniele Barbieri, studioso di semiotica e teoria della comunicazione. Il saggio, ancora una volta, si è occupato dell’evoluzione del segno magnusiano, e percorre tutte le principali opere del Maestro alla ricerca di quelle caratteristiche grafiche e tecniche che rendono così unico il modo di narrare per immagini del compianto autore bolognese.

Ricordiamo, per chi volesse approfondire il discorso, che tutte queste testimonianze e saggi critici, insieme a molti altri, sono stati raccolti nell’interessante volume Magnus. Pirata dell’Immaginario pubblicato per l’occasione dalla Black Velvet Editrice.

La Mostra Antologica

In presenza del Prof. Fabio Roversi Monaco e del Sindaco di Bologna Sergio Cofferati, la mostra, interamente dedicata a Magnus, è stata ufficialmente inaugurata lo scorso giovedì 15 Marzo, con uno straordinario afflusso di pubblico a testimoniare ancora una volta l’enorme affetto nutrito dagli appassionati verso lo scomparso fumettista bolognese. Allestita presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, questa mostra antologica rappresenta la più grande esposizione di tavole e studi magnusiani mai presentati al pubblico: oltre 300 opere, molte delle quali mai esposte, che vanno a formare un percorso completo e cronologico della poetica di Roberto Raviola.
Suddivisa in otto sezioni, la mostra rappresenta certamente un’occasione più unica che rara per godere del lavoro di un grande artista attraverso un percorso a dir poco emozionante e suggestivo. Tutte le opere sono state disposte in ampi spazi bene illuminati, cosa che permette di gustare al meglio il raffinato segno del Maestro italiano.
In conclusione, vediamo brevemente cosa è possibile ammirare nelle diverse sezioni che compongono la mostra:

- Da Kriminal ad Alan Ford: in questa sezione è possibile ammirare alcune delle tavole realizzate da Magnus durante il periodo seriale dell’ Editoriale Corno. In particolare, sono esposti originali per Satanik, Kriminal, Gesebel, Dennis Cobb, Maxmagnus e Alan Ford.

- Il Texone: spettacolare, questa sezione, che presenta materiale utilizzato durante la lavorazione de La Valle del Terrore. Su tutto, le prime e uniche strisce con cavalli disegnati da Magnus, la prima tavola finita realizzata per il fumetto (poi rimasta inedita) e molti studi di personaggi, tra cui una fenomenale May-Ling. Da notare anche il primo disegno in assoluto di Tex (diverso nelle apparenze dalla versione definitiva) realizzato da Magnus.

- Le Fiabe: una serie di studi a colori per Le Femmine Incantate, a dir poco fenomenali, aprono questa sezione (si tratta degli studi pubblicati per la prima volta sulla recente edizione in volume di Alessandro Editore). Seguono tutte le spettacolari tavole che compongono La Testina della Bella Ragazza, tratte da Il Lunario 1995 pubblicato da Granata Press, e alcuni studi per il Signor Lelli e Le Damigelle dell’Arcobaleno. A parte alcuni disegni per La Signora Ning, chiudono la sezione tutte le vignette singole di ciascun mese del Lunario, che da sole valgono decisamente il prezzo del biglietto!

- Donne e Oriente: molto vasta ed eterogenea questa sezione, che spazia dagli studi dei personaggi per Socrate’s Count Down risalenti al 1982, passando per le tavole definitive di Mezzanotte di Morte e del Teschio Vivente, fino ad arrivare agli originali per Vendetta Macumba. Non mancano studi preparatori per Milady nel 3000, oltre ad alcune tavole definitive della famosa saga spaziale. Ma ciò che colpisce veramente allo stomaco, è il meraviglioso disegno a colori realizzato su lucido da Magnus, utilizzato per la copertina di Milady in occasione della prima puntata dell’opera su Il Mago n. 94 del Gennaio 1980.
Completano la sezione una serie di gigantesche tavole definitive per Le 110 Pillole e Le Femmine Incantate, accompagnate da una pletora di studi di personaggi che lasciano letteralmente storditi il visitatore.

- Necron: non poteva che essere dissacrante la sezione dedicata alla dottoressa Boher e alla sua creatura. Moltissimi infatti sono gli studi, compresi quelli relativi alle copertine della serie Black Jack, e le tavole definitive tratte da Caccia all’Indio e da Gli Orrori della Metropoli.

- Lo Sconosciuto: probabilmente la sezione più interessante dal punto di vista storico. Tra le altre cose, infatti, è possibile ammirare due grandi tavole realizzate per Una Partita Impegnativa, pubblicate per la prima volta nel 1981 sull’inserto Strisce & Musica, così come alcuni spettacolari originali per L’Uomo che Uccise Ernesto “Che” Guevara. Anche in questo caso sono presenti molti studi di personaggi principali, e quattro copertine inedite che lasceranno certamente senza fiato tutti gli appassionati di Unknow. Non mancano naturalmente anche le tavole definitive realizzate per la prima serie in formato pocket, tra cui quelle famosissime per Morte a Roma e Largo delle Tre Api (entrambi del 1975). Chiudono la sezione sei splendidi studi definitivi a colori, disegnati su carta millimetrata, realizzati per le copertine della prima serie.

- Le Saghe: le prime tavole che è possibile ammirare in questa sezione sono quelle definitive per I Briganti, tratte da tutti gli atti realizzati da Magnus nel corso di circa 15 anni (cosa che permette di confrontare i diversi stili con cui sono state approntate). Sempre nella stessa sezione sono presenti alcuni lavori relativi alla Compagnia della Forca, tra cui sei delle dieci monumentali copertine realizzate in occasione della ristampa in volume curata da Alessandro Distribuzioni a partire dal 1987. Chiudono la sezione alcuni disegni risalenti al 1977, con gli studi dei personaggi principali realizzati su carta millimetrata, compreso un insieme di gruppo a colori.

- Il Metodo di Lavoro: allestita in una saletta laterale, questa sezione mette a nudo il complesso metodo di lavoro utilizzato da Magnus durante le fasi preparatorie. Qui infatti è possibile ammirare alcuni storyboard, accompagnati da esempi di stesura del soggetto e da vari bozzettoni. Ma ciò che più balza agli occhi sono le quattro tavole originali relative al Conte Notte, l’ultimo progetto al quale stava lavorando il Maestro poco prima della scomparsa. Disegnate su fogli Pantone a fondo colorato, con lo scopo di sottolineare le diverse atmosfere che dovevano susseguirsi durante il racconto, queste tavole rappresentano l’ultima grande testimonianza di un autore che avrebbe potuto dare ancora moltissimo al mondo del fumetto.
Chiude la mostra una sezione dedicata alle pubblicazioni magnusiane.
Ricordiamo che è possibile visitare la mostra fino a domenica 13 Maggio 2007.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito della Pinacoteca Nazionale di Bologna.
risalente ai tempi dell’ (1973-1978/1987-1989),


Alessandro Maio