martedì 11 agosto 2009

Luca Enoch: da Sprayliz a Gea - dic 2006


LUCA ENOCH: DA SPRAYLIZ A GEA… E RITORNO (UN GIUDIZIO… CON APPUNTO FINALE…) - Edizioni BD – Alta Fedeltà

“La maturazione incompiuta di un talento”: è quanto ho pensato rileggendo le avventure di Sprayliz, recentemente raccolte in volume dalla Edizioni BD a 14 anni dalla prima apparizione sull’Intrepido, e pensando ad un paragone con Gea, l’ultima creazione di Luca Enoch. Questo perché quella maturazione, evidente a livello grafico, mi è parsa non riuscitissima sul piano dei contenuti. Proviamo ad approfondire questa analisi.
Le tematiche che Luca Enoch, affronta in Sprayliz sono analoghe a quelle che oggi ripropone in Gea, sotto il marchio Bonelli, in modo più organico e approfondito. L’amore fra adolescenti, dipinto con toni realistici e con riferimenti privi di retorica alla loro sessualità; l’idealismo disincantato dei giovani, contrapposto agli abusi e alle menzogne delle autorità (queste ultime descritte e sbeffeggiate impietosamente); l’omosessualità, anch’essa trattata con naturalezza e senza sconfinare in stereotipi.

Anche le similitudini fra i due personaggi femminili paiono evidenti. Elizabeth (Sprayliz) è una graffitara adolescente, sexy e determinata, che di notte vive le sue avventure mentre cerca di mutare i colori di una città grigia e opprimente con i suoi affreschi, armata solo delle sue bombolette spray. Gea è una sorta di "guardiano", incaricata di proteggere la Terra da creature aliene provenienti da dimensioni parallele, tra cui “i demoni”, cacciati dalla nostra realtà dagli umani in una battaglia che affonda nella notte dei tempi, una sconfitta dalla quale quelle creature cercano ancora di vendicarsi. Ma anche Gea è un’adolescente estroversa e sessualmente disinibita, e al di fuori delle proprie missioni vive secondo lo stesso stile di vita adottato da Elizabeth, scanzonato e “fuori dalle righe”.

Devo però confessare di aver preferito Sprayliz a Gea. E’ vero, graficamente la maturazione di Enoch appare chiara: nelle tavole riproposte nel volume della Edizioni BD l’autore sembra ancora alla ricerca di un suo stile, e solo andando avanti nella sequenza delle storie le fisionomie dei personaggi ricordano quelle oggi riconoscibili nel suo lavoro più recente (fermo restando che il talento di Enoch come disegnatore resta evidente fin dagli inizi, e le sue tavole sono davvero pregevoli già qui). E’ sui testi che ho preferito Sprayliz a Gea. Luca Enoch, oltre che disegnatore raffinato, è scrittore abile e dotato di notevole cultura, che in Gea ci mostra arrivando all’autocompiacimento.
Intendiamoci: la pimpante biondina made in Bonelli resta una discreta lettura, ma molti episodi sono inframmezzati da riflessioni che, seppure mai banali, vanno ad interrompere il flusso della narrazione ed appaiono inserite forzatamente.

Sembra quasi che l’autore “cerchi” una scusa per trasmetterci con questo fumetto “la summa” delle sue idee sulla vita e sulla società. A mio avviso, non è necessariamente questo il compito del fumetto, o perlomeno se si vuole davvero scrivere un fumetto che sia paradigmatico della nostra visione del mondo si devono cercare strade artistiche adeguate, e non semplicemente farcire le proprie storie con citazioni (per quanto colte e, sottolineo, in gran parte condivisibili). Basti pensare, a questo proposito, a quante idee ci ha trasmesso Alan Moore in V for Vendetta o in Watchmen, senza però cadere nel citazionismo o nell’autoreferenzialità,
Persino dal confronto fra le due protagoniste esce paradossalmente vincente la “primogenita” di Enoch. Proprio su queste pagine Luigi Siviero ha scritto di Gea: “In questo fumetto non c’è un interesse per gli intrecci della commedia perché tutti i rapporti umani sono imbastiti esclusivamente per far risaltare Gea. Questa mancanza di interesse si traduce in poca cura, in mancanza di verosimiglianza”. Condivido appieno l’analisi di Luigi. Per certi versi la stessa critica potrebbe essere mossa a Sprayliz, ma stranamente nelle storie oggi riproposte dalla Edizioni BD questi difetti (che pure dovrebbero caratterizzare maggiormente un autore agli esordi) sono meno marcati che non in Gea. Le storie di Enoch che ho scoperto in questo volume sono più ruvide ed essenziali, meno raffinate e più dirette, ma sono fresche, spontanee, immediate. E forse proprio per questo fra i personaggi la protagonista Elizabeth spicca senza però soffocare gli altri, come invece purtroppo capita in Gea.


Due parole sulla confezione del volume: robusto, graficamente curato e bellissimo nella sua semplicità, è impreziosito da una introduzione di Diego Cajelli… troppo breve, e dalla quale mi sarei aspettato qualche riferimento più coraggioso e attuale. Nella sua introduzione, Cajelli (di cui ho seguito alcuni interventi apparsi on line, apprezzandoli per affinità intellettuale e per la grande e pacata lucidità) accenna alle illusioni che nel 1992 si accendevano nel Paese e ci facevano sperare in imminenti cambiamenti (in meglio, s’intende…), proprio quando Sprayliz si affacciava sulle pagine dell’Intrepido. Cajelli giustamente relaziona queste aspettative alle tematiche “nuove” che Luca Enoch andava ad affrontare con la sua creatura, e fra le altre cose afferma “come sempre, l’ambientazione estera amplificava le somiglianze con il contesto locale”.

Tutto vero e condivisibile. E proprio per tale motivo avrei voluto leggere pure qualche accenno alla situazione nostra e attuale. Questo non perché in questo 2006 si debba tracciare un bilancio, oltremodo deludente, dei risultati concreti di quella stagione di attese e speranza, ma perché proprio oggi possiamo capire quanto le gesta di Sprayliz fossero ottimiste, e scoprire che il perfido Kinnock (il violento e amorale agente che cerca di braccare e uccidere Elizabeth in questo volume) è molto meno isolato e più vicino a noi di quanto si possa pensare. Per avere quel “qualcosa in più” che va a chiudere il cerchio di Sprayliz dal 1992 al 2006 bastava un accenno ad un episodio di attualità. Quell’episodio provo a raccontarlo io.

Como, 29 marzo 2006. Il Sindaco, Stefano Bruni, già da qualche anno ha istituito il cosiddetto "nucleo di sicurezza". Si tratta di un gruppo di vigilantes che operano in città in borghese, armati e con diritto di perquisizione; un gruppo “figlio” di una campagna contro i writer comaschi, colpevoli di deteriorare con i propri disegni i muri della città.
Alcuni di questi vigilantes, durante la loro azione di pattugliamento del traffico, intimano ad un'auto con a bordo cinque ragazzi di fermarsi. L'autista, Rumesh Rajgama Achrige, 18 anni e con sé solo il foglio rosa, tenta la fuga. L’auto viene presto bloccata dagli “agenti” che intimano a conducente e passeggeri di scendere. I passeggeri sono accompagnati a bordo strada e messi al muro; un altro agente si occupa di Rumesh: lo spinge contro il muro e punta la pistola alla sua testa.

Il colpo viene esploso, entra nella parte sinistra della nuca ed esce dalla parte centrale del cranio. Rumesh, dopo aver lottato per giorni fra la vita la morte, si salverà per miracolo. Oggi però ha la parte destra del corpo semiparalizzata, soffre di disturbi alla vista e all'udito, non ha ancora recuperato in pieno l’uso della parola. E’ vivo, ma la sua esistenza è compromessa.
Il sindaco di Como solidarizza con l'agente che ha aperto il fuoco e parla di un "tragico incidente". Il percorso processuale ricorda per certi versi proprio l’ottusa chiusura delle autorità nelle storie di Sprayliz, per altri le notizie ufficiali che in V for Vendetta la Voce del Fato, emittente del regime, trasmette ad un’Inghilterra stranita e attonita. Secondo il pubblico ministero della Procura di Como, l’uomo che ha sparato in testa a Rumesh è stato vittima “di una irriflessa pressione del grilletto nel corso dello spostamento fuori dalla sede stradale”. Insomma, gli ha sparato in testa ma non intenzionalmente, bensì per “negligenza e imprudenza”. Una ricostruzione poco originale, ma con il pregio di essere funzionale per ogni stagione. (Per gli ultimi virgolettati la fonte è Il Manifesto del 12 ottobre 2006, articolo di Luca Fazio).

Il pm ha dunque deciso di derubricare il reato ipotizzato allo sparatore, da lesioni volontarie a lesioni colpose, chiedendo una parziale archiviazione del fascicolo. E la giunta comunale di Como, a pochi mesi da quel tentato omicidio (perché è così che io lo chiamo) ha già ripristinato la squadra di volontari armati che preserva la città da pericolosi ragazzini armati di bombolette. Nel frattempo, in agosto il senatore di Alleanza Nazionale Giuseppe Valditara ha proposto un disegno di legge contro i graffitari. La proposta prevede un massimo di due anni e mezzo di carcere per gli autori dei graffiti, e fino a mille euro di multa per chi vende bombolette spray a minorenni.

A questo punto intendiamoci: non intendo “attaccare” Cajelli per questa omissione, né criticare aprioristicamente la scelta narrativa di molti autori nostrani di utilizzare un’ambientazione estera per riflettere su realtà a noi vicine. Nel primo caso, forse Diego Cajelli neppure conosceva l’episodio che ho raccontato; nel secondo caso, Enoch utilizza una strategia narrativa consolidata, rispettabilissima e che se ben utilizzata consente comunque esplorazioni profonde anche del nostro tessuto sociale.
Però, quando l’occasione lo consente, è bene ricordare ai lettori più giovani che ingiustizie e soprusi non appartengono solo né alle nuvole di carta né a territori lontani geograficamente; che “gli alieni” o le “logge segrete” sono solo affascinanti espedienti narrativi per ricordarci che la nostra libertà è messa a repentaglio da organizzazioni molto meno lontane (e a volte neppure così segrete…), da intrecci di potere nemmeno così occulti, da un’indifferenza sempre più vasta e diffusa e sempre meno innocente, da una sudditanza culturale al paradigma della sicurezza che in suo nome ci fa accettare a cuor leggero le restrizioni della libertà individuale. E magari, nel caso di Sprayliz, si poteva ricordare che nel già citato V for Vendetta uno dei primi segni di risveglio dell’anestetizzata popolazione inglese è dato proprio da writers che dipingono con l’insegna di V i manifesti del regime.

In fondo rimpiango solo l’occasione mancata che una piccola storia come quella di Rumesh poteva offrire. Non per questo ho letto Sprayliz con meno passione, e non per questo ne sconsiglio la lettura. Anzi, al contrario si tratta di un volume che vi propongo di cuore, ma che vi consiglio di leggere, per tutto quel che vi ho spiegato, con un sorriso di meno.
Francesco "Baro" – Dicembre 2006