lunedì 24 agosto 2009

L'Orgoglio di Bagdad - nov 2007


L'ORGOGLIO DI BAGDAD di Brian K. Vaughan, testi e Niko Henrichon, disegni - cartonato, colore, 168 pag., euro 14,95 - Planeta DeAgostini


Una denuncia della guerra in Iraq? Anche, ma non solo. Anzi, questo volume di Brian K. Vaughan e Niko Henrichon è soprattutto una metafora "trasversale" sul concetto stesso di libertà.

La trama si ispira ad un fatto realmente accaduto, ovviamente ampliandolo e distorcendolo a fini narrativi. Alcuni leoni che vivevano in cattività nello zoo di Bagdad si trovano casualmente liberati in seguito ad un bombardamento dell'esercito americano. La libertà è un'aspirazione che chiaramente stava a cuore da tempo ai protagonisti, ma si presenta in forma inattesa, sorprendente, faticosa, dolorosa... E' un premio, certo, ma un premio che costa. Costa fatica, per delle belve ormai immemori di cosa voglia dire vivere liberi e per di più trovatesi proiettate in un mondo ostile e tanto diverso, sia dal loro habitat naturale quanto da quello in cui hanno vissuto fino a quel momento. I leoni avevano sempre sognato un mondo i cui confini non fossero le pareti della loro prigione, ma il cibo che prima gli era semplicemente donato ora devono guadagnarselo, per di più in un ambiente sconosciuto e più pericoloso della savana stessa.

La savana, poi, per alcuni dei leoni fuggiti è un ricordo concreto, seppure lontano; per altri un sogno idilliaco; per altri ancora una realtà desiderata ma a cui ci si sente inadeguati, dopo anni segnati dalla prigionia ma anche dalla sicurezza. Questi approcci così diversi alla nuova realtà porteranno a rendere più difficoltose e conflittuali le dinamiche all'interno del gruppo di fuggitivi.

Come accennavo in precedenza, si potrebbe pensare che la guerra sia protagonista di quest'opera. In realtà si limita al ruolo di "sfondo incombente", per precisa scelta degli autori. Vaughan si conferma sceneggiatore abile, preciso, scorrevole. Persino coraggioso, non solo per la tematica (non di quelle semplici da affrontare), ma anche perchè l'umanizzare i comportamenti dei leoni - e di conseguenza i loro rapporti - è una scelta che corre i rischi della banalizzazione e del "già letto" (vedere l'umanità con gli occhi di 4 animali, e viceversa cercare di antropologizzare il comportamento dei 4 leoni). Se lo scrittore passa indenne fra questi rischi è anche per il lavoro di Henrichon; disegnatore non solo bravissimo come tratto e come storytelling, ma soprattutto preciso fino al maniacale nel ricostruire una Bagdad dilaniata dalla guerra e, conseguentemente, lo stupore e la paura degli animali di fronte a quel panorama spettrale e al rischio della morte incombente. Unico difetto: la caratterizzazione grafica dei 4 leoni sembra ammiccare ad una versione "adulta" del "Re Leone" della Disney.

La sensazione che viene lasciata al lettore (sensazione e, in fondo, "messaggio") è che gli animali non siano mai stati veramente liberi: non lo erano nella dorata prigione dello zoo di Bagdad, non lo sono neppure mentre li vediamo imprigionati in una tragedia che sfugge alla loro comprensione e alla possibilità di cambiare il corso della loro vita. Sono bestie in fuga e terrorizzate; vogliono la libertà, ma sono costrette a pensare innanzitutto alla sopravvivenza. E questo, sembra voglia dirci l'autore, è il destino di ogni essere vivente sconvolto dalla guerra...

Una considerazione finale sulla confezione dell'opera: ottima e... fin troppo lussuosa, visto che il cartonato a 15 euro sembra eccessivo per un lavoro che, seppure piacevole e impegnato, non lascia l'impronta del "capolavoro".

Francesco "baro" Barilli