domenica 16 agosto 2009

Lo Zen e l'arte di giocare a baseball (Analisi del fumetto)


LO ZEN E L'ARTE DI GIOCARE A BASEBALL

di Luigi Siviero

Questo articolo è un'anteprima del libro Analisi del fumetto - La composizione delle coppie di tavole di Luigi Siviero. Per saperne di più:

Mitsuru Adachi ha dato vita con “H2[1] alla sua opera più rappresentativa, sfoggiando uno stile ormai maturo a livello grafico e riuscendo a sintetizzare i suoi temi più cari in un contesto che, grazie alla presenza preminente di una sfida sportiva sul diamante del baseball, vede un accavallarsi degli eventi serrato e tambureggiante.
Le partite vengono descritte in modo dettagliato e trascinano il lettore facendogli vivere un'adrenalina, una tensione e una passione che sono quasi palpabili e concrete. Personaggi e situazioni tanto vivi da permettere al lettore di rimanere rapito e in un certo senso "sentirsi lì" fanno sì che a una prima lettura fatta con foga “H2” venga classificato nel genere dei fumetti sportivi.
In realtà, pur essendo il baseball l'ossatura di tutto il racconto, non può essere trascurato che lo sport, come le vicende amorose e affettive presenti nel fumetto, ha un senso in quanto descrive una tappa della strada di Hiro Kunimi verso la maturità e verso una visione della vita che ha radici nello zen.

Nel corso di “H2Mitsuru Adachi ha modo di introdurre in modo esplicito il tema dello zen in tre coppie di tavole in cui la dolce Hikari è alle prese con la disciplina del tiro con l'arco. Nel secondo volume dell'opera la vediamo per la prima volta mentre pratica il tiro con l'arco, seria e concentrata nel suo abito tradizionale. All’inizio del fumetto i personaggi frequentano la prima superiore, quindi Hikari sta muovendo i suoi primi passi in questa disciplina e non ha ancora avuto modo di curare la sua formazione e di capire che il tiro con l'arco non è uno sport ma una pratica spirituale in cui la meditazione ha un ruolo centrale.
«Uno degli elementi essenziali nell'esercizio del tiro con l'arco e delle altre arti che vengono praticate in Giappone e probabilmente anche in altri paesi dell'Estremo Oriente è il fatto che esse non perseguono alcun fine pratico e neppure si propongono un piacere puramente estetico, ma rappresentano un tirocinio della coscienza e devono servire ad avvicinarla alla realtà ultima. Così il tiro con l'arco non viene esercitato soltanto per colpire il bersaglio, la spada non s'impugna per abbattere l'avversario, il danzatore non danza soltanto per eseguire certi movimenti ritmici del corpo, ma anzitutto perché la coscienza si accordi armoniosamente all'inconscio». [2]
«Questa arte non è una scuola di abilità, o un esercizio manuale, è un'esperienza dell'essere». [3]

Il risultato del tiro di Hikari sembra convincente perché riesce a centrare il bersaglio ma in realtà si scorge una pecca nell’esecuzione, cioè la fragilità della sua meditazione. La ragazza si scompone e fa un salto di gioia quando vede dove si è conficcata la freccia che ha scoccato, dimenticando che il tiro con l’arco è una cerimonia fatta di gesti tipici che vanno ripetuti con lievità ed eleganza e dimostrando che la sua concentrazione era tutta rivolta al bersaglio fisico mentre la meditazione che dovrebbe portare a colpire un bersaglio “spirituale” era assente.
«Per tiro con l'arco in senso tradizionale, che egli stima come arte e onora come retaggio, il giapponese non intende uno sport, ma, per strano che possa apparire, un rito. E così per 'arte' del tiro con l'arco egli non intende una abilità sportiva raggiunta più o meno compiutamente attraverso un esercizio in prevalenza fisico, ma una capacità acquistata attraverso esercizi spirituali e che mira a colpire un bersaglio spirituale: così dunque che l'arciere, in fondo, prenda di mira e forse arrivi a cogliere se stesso». [4]

La mancanza di meditazione è sottolineata anche dalla particolare composizione delle due tavole. Nella prima (pag. 125) si vedono la preparazione del tiro e la concentrazione sul bersaglio mentre bisogna voltare la pagina per vedere il risultato. Il fatto che questo risultato sia tenuto nascosto fino a che non si volta la pagina indica che c’è tensione nell’animo della ragazza, ci sono l’ansia e la smania di scoprire dove andrà la freccia. Mancano la fiducia, il trasporto e l’abbandono e l’attenzione è viva e tutta rivolta al risultato materiale.

Nel dodicesimo volume troviamo la seconda coppia di tavole dedicata al tema del tiro con l'arco. Le due tavole sono composte allo stesso modo di quelle del secondo volume analizzate poco prima. Anche in questo caso la preparazione del tiro avviene nella prima pagina mentre il risultato è tenuto nascosto e svelato solo nella pagina successiva.
Nonostante Hikari sia cresciuta e con lei sia maturata la sua esperienza di arciere, questa volta non solo la freccia non raggiunge nemmeno i cerchi esterni del bersaglio e si pianta nel muro ma la ragazza tradisce un'inquietudine esagerata che stona con un'arte fatta di calma e concentrazione.

Il fallimento del tiro non è dovuto alla poca dimestichezza con arco e frecce ma ad un turbamento provato poco prima parlando di primi baci (il primo bacio fra Hikari e Hideo ai tempi delle medie e il recente primo bacio dato per sbaglio da Hiro alla sua manager Haruka Koga) con il suo amico d’infanzia Hiro. Mitsuru Adachi in questo caso usa la coppia di tavole per rivelare quanto sia turbata la ragazza. Ci suggerisce che Hikari forse è pentita di avere scelto come fidanzato Hideo al posto di Hiro ma non ce lo dice esplicitamente, ci lascia incerti ad interpretare le due pagine zen.

Il comportamento di Hikari porta alla mente un passo del libro “Lo zen e l'arte di disporre i fiori” di Gusty Herrigel:
«Non basta mettersi al lavoro così come ci si recherebbe al tè delle cinque. Disporre fiori non è un passatempo né una distrazione. E' necessario prepararvisi con raccoglimento e concentrazione; bisogna incominciare fin dal mattino a compiere ogni gesto con calma e senza fretta, affinché ogni azione esprima equilibrio e armonia interiori. Questo atteggiamento dello spirito deve divenire così spontaneo e naturale da compenetrare la vita stessa. Nell'arte della composizione con fiori "l'azione interiore" deve andare di pari passo con l'azione esteriore. Soltanto così questa arte può esprimere la Totalità del Cielo, dell'Uomo e della Terra. Il momento in cui si esegue la composizione non è separato dal resto della giornata, esso va dal mattino fino alla sera. Tuttavia non è facile seguire l'invisibile sentiero dei fiori dall'alba al tramonto!» [5]

Finalmente nel ventiduesimo volumetto la costanza di Hikari dà i suoi frutti e a pagina 157-158 possiamo assaporare un tiro raffinato. Già a pagina 157 vediamo che la freccia si conficca, segno che è venuto meno il desiderio di scorgere con apprensione e curiosità il risultato materiale del tiro. Nell’ultima vignetta di pagina 157 la freccia e il bersaglio sono inquadrati di profilo, quasi a voler indicare un distacco di Hikari dal risultato materiale del tiro e un’“astrazione” verso il risultato spirituale.
Voltando pagina si ripete però l’effetto sorpresa visto nei due casi precedenti e si scopre che la freccia ha raggiunto il centro assieme ad altre. La smania del risultato non è però propria di Hikari ma della sua maestra esaltata che nella sequenza pare non essere per nulla zen… Come spesso accade Adachi non riesce a rimanere serio fino in fondo...

Cosa dire di questa serie di coppie di tavole? Oltre al fatto che sono degne di nota per l’argomento trattato e il modo in cui sono state impostate, fanno capire che Adachi ha pensato allo zen quando ha scritto “H2”. Si può ipotizzare che questa filosofia, così bene affrontata e illustrata con sintesi ma non con superficialità nelle tre coppie di tavole appena analizzate, ritorni in modo implicito nell’ultimo volumetto, dove assistiamo allo scontro finale fra Hiro e Hideo.
E’ possibile mettere a confronto l’atteggiamento di Hiro durante il suo ultimo lancio con i pensieri molto diversi di altri tre personaggi, Hideo Tachibana, Yanagi e Haruka Koga.
Hideo perde perché non riesce a “svuotarsi” e carica la sfida di un significato del tutto estraneo e lontano, cioè l’amore per Hikari. Per Hideo ribattere la palla lanciata da Hiro significa sconfiggere il rivale in amore, batterlo nel campo sentimentale oltre (e più) che in quello sportivo. Vuole vincere la sfida perché spera che così Hikari sia per sempre sua.

Anche un personaggio secondario, Yanagi, viene eliminato quando si presenta alla battuta. Lui ha in testa il rapporto difficile con il padre e il sogno (considerato da lui impossibile) di diventare professionista.
Infine Haruka Koga, tifosa numero uno di Hiro Kunimi e manager della sua squadra, al termine della combattutissima partita rivolge il suo primo pensiero alla madre di Hikari morta prematuramente nel corso del racconto. La prima cosa che fa quando la partita finisce è voltarsi verso il fondo della panchina dove, come sempre all’inizio di ogni gara, Hiro ha appeso una sua foto per sentirla vicina.
Questi tre personaggi hanno dunque approcci diversi alla partita di baseball, ma sempre tali da deviarli rispetto alla partita vera e propria. Ognuno di loro per i suoi particolari motivi si è distratto e allontanato e non è riuscito a vivere il gioco con purezza di spirito.

A Hiro invece non passa per la testa niente di tutto questo. Non per insensibilità, perché è rimasto molto scosso in seguito alla morte della donna a cui era molto affezionato e che per lui era stata una specie di seconda madre durante l’infanzia. Nemmeno perché ha rinunciato al suo amore per Hikari: basti pensare a quanto l’ha ricordata e cercata nelle tribune nel corso della partita. Prima dell'ultimo lancio riesce però a rendersi conto che è innamorata di Hideo, accantonandola senza però rinnegarla e cancellarla.

Prima dell'ultimo lancio Hiro capisce che giocare a baseball non significa contendersi Hikari, ricordare con tristezza sua madre o pensare al professionismo. L’ultimo lancio è diverso: non c’è più nulla a distrarlo e ad appesantirlo. Ci sono solo la palla, il guantone che riceverà il lancio e la terra del Koshien, il mitico stadio in cui si svolgono le finali nazionali del baseball studentesco giapponese. Hiro “si risveglia” e lancia la pallina solo perché è la cosa più naturale che possa concepire. Sospeso fra il cielo e il terreno di gioco, dimentico di quanto lo circonda, muove il braccio in avanti semplicemente per celebrare una cerimonia del baseball che lo fa sentire libero e appagato.

NOTE

[1] Mitsuru Adachi, H2, n. 1-34, trad. it. Emilio Martini, Star Comics, Perugia, 2001-2004 [1992-1999]

[2] Daisetz T. Suzuki, «Introduzione», trad. it. Gabriella Bemporad, in Eugen Herrigel, Lo zen e il tiro con l'arco, Adelphi, Milano, 2001 [1953], pag. 11.

[3] Gusty Herrigel, Lo zen e l'arte di disporre i fiori, trad. it. Lucia Corradini, Se, Milano, 1993 [1958], pag. 35.

[4] Eugen Herrigel, Lo zen e il tiro con l'arco, trad. it. Gabriella Bemporad, Adelphi, Milano, 2001 [1953], pag. 17.

[5] Gusty Herrigel, op. cit., pag. 23.


di Luigi Siviero



Vedi anche:

  • Recensione di Touch

  • Recensione di Rough [http://fumettidicartarchivio.blogspot.com/2009/05/rough-settembre-2001.html] (...non mi permette di inserire il link diretto, sorry)