sabato 15 agosto 2009

Ken Parker: l'ultima avventura - dic02006


KEN PARKER COLLECTION e la sua ultima avventura, “Faccia di rame” di Giancarlo Berardi (testi) e Ivo Milazzo + AA.VV. (disegni) - ottobre 2006 - Panini Comics

Col numero 42 di Ken Parker Collection è terminata la ristampa con cui la Panini Comics ha riproposto le avventure dell’eroe creato quasi trent’anni fa da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo.
Una ristampa doverosa, per un eroe amatissimo e dalla vita editoriale piuttosto travagliata. A parte diversi tentativi di ristampe cronologiche (nessuna completa, fino a quest’ultima) la vita di “Lungo Fucile” si era originariamente snodata per 59 episodi della prima serie, per poi proseguire in alcuni speciali e poi finire dispersa in alcuni rivoli: la pubblicazione su Orient Express e Comic Art, poi il breve tentativo di Ken Parker Magazine, infine ancora alcuni speciali autoconclusivi.
Personalmente avevo già affrontato questo personaggio in questo articolo. Ken Parker mi aveva sempre affascinato, ma confesso che ai tempi di quel primo scritto ne avevo letto tutta la serie originale e i primi speciali, ma non tutti i numeri successivi. Così ho seguito con passione l’iniziativa della Panini, un po’ per recuperare e riordinare storie che m’avevano colpito in gioventù, un po’ per scoprire come si fosse conclusa l’avventura di uno degli eroi più umani e tridimensionali che i fumetti m’avessero regalato.
Devo ammettere che, nel seguire Ken Parker Collection, ho avuto un approccio piuttosto scettico verso i numeri successivi a quelli classici che conoscevo. Alcuni amici mi avevano parlato delle storie conclusive descrivendole come non negative in assoluto, ma deludenti rispetto alle precedenti. Quel giudizio oggi lo condivido solo in parte. E’ vero che le vicissitudini editoriali che Ken Parker sopportò all’epoca sembrano riflettersi in uno sfilacciamento della continuity del personaggio, che da serrata si fa via via più fluida, proponendo storie autoconclusive difficilmente collocabili secondo una rigorosa sequenza temporale (e la continuity interna, per Ken Parker, non rappresentava solo un orpello “da nerd”, ma un elemento significativo della serie, andando a rappresentare una sorta di rivisitazione critica dell’epopea del West). E’ però anche vero che la qualità media delle storie si mantiene elevata, con picchi notevolissimi come nel caso di “Faccia di rame”.
“Faccia di Rame” è l’ultima storia di Ken Parker. Ci racconta la vicenda di Ishi, ultimo sopravvissuto della tribù degli Yana, sterminata dai bianchi e da anni di stenti. E’ una storia dolce e tragica al tempo stesso. Ispirata ad un fatto realmente accaduto, seppure in anni successivi a quelli di ambientazione del fumetto, ci racconta della difficile integrazione di Ishi nel mondo “civilizzato” dei bianchi. Con l’aiuto di Ken, dell’antropologo Claude Horner, dell’amico Duke (sceriffo di Oroville), e della figlia di quest’ultimo, Joan (che in queste pagine vedrà anche nascere l’amore per Claude), Ishi riuscirà ad inserirsi nella nuova comunità, senza per questo rinunciare al suo precedente vissuto. Così “Faccia di rame” ci racconta della crudeltà e della diffidenza alla quale Ishi verrà sottoposto inizialmente nella città di Oroville, della fiducia che conquisterà (grazie ad un atto di eroismo, ma pure grazie alla sua mite saggezza) presso quegli stessi cittadini che erano giunti a volerlo linciare solo perché “diverso”.
Nelle note conclusive di Ken Parker Collection 42, Francesco Manetti cerca di accreditare “Faccia di rame” come un vero e proprio epilogo della serie. Più che di una “arrampicata sugli specchi” penso si possa parlare (vista l’enorme competenza che Manetti dimostra sul personaggio) di una interpretazione suggestiva volutamente fatta coi sentimenti più che con la ragione. E’ lo stesso Berardi, infatti (e questo sia nell’introduzione a KPC 42 che in altre precedenti occasioni) ad aver accennato alla propria intenzione di proseguire e terminare la saga. Inoltre anche quella che possiamo considerare la “vera” ultima storia di Ken Parker, ossia “Le avventure di Teddy Parker” – vedi KPC 41, sembrava promettere sviluppi futuri più dinamici, mostrandoci il figlioccio di Ken, assieme alla sua compagna Lita, alla ricerca del padre adottivo.
E’ però vero che “Faccia di rame” costituisce un buon compendio di tutto quel che ha rappresentato Ken Parker. E questo non solo per le ultime tavole che, come peraltro nota lo stesso Manetti, costituiscono un perfetto commiato fra Ken/Berardi/Milazzo e i lettori: Ken che raggiunge San Francisco dove è morto Ishi, porge l’ultimo saluto all’amico sulla sua tomba, e poi si allontana verso una meta sconosciuta ma che possiamo immaginare errabonda ed avventurosa, in perfetta coerenza col personaggio. “Faccia di Rame” è una sintesi di Ken Parker perché in questo racconto troviamo molte delle tematiche che hanno fatto di questa serie una lettura unica nel panorama dei fumetti ambientati nel “selvaggio West”: le dinamiche sociali di istintiva esclusione del “diverso”, la paura e l’ignoranza delle masse, l’orgoglio delle popolazioni native, la condizione di faticosa emancipazione delle donne (nella figura di Joan), l’atteggiamento da eroe imperfetto che assume il protagonista della serie.
E forse Berardi intendeva davvero lasciare ai suoi lettori una storia che si potesse ricordare come “l’ultima avventura” della sua creatura, indipendentemente dalla sua incerta collocazione temporale, mostrandoci assieme alla sparizione di Ishi quella di Ken. “Lungo Fucile” non è un eroe senza tempo: suo scopo è quello di raccontarci la saga della “conquista del west”, ma con un punto di vista particolare, profondo, umano. E sotto certi aspetti è giusto che la fine di Ishi, pressochè l’ultimo indiano libero, coincida con quella delle storie che Ken Parker ci ha raccontato.
Un altro aspetto curioso che rende davvero questa storia “finale” una sorta di transizione verso altri progetti (che probabilmente già all’epoca l’autore aveva in mente) è la tecnica con cui Berardi sceglie di raccontare. Per tutto il numero, Ken non si limita ad apparire come co-protagonista (il ruolo di vero protagonista spetta all’ultimo indiano), ma assume il ruolo di voce narrante, attraverso le pagine di un proprio diario. Un espediente narrativo che a Berardi dev’essere piaciuto molto, visto che è successivamente diventato un tratto distintivo della sua ultima creazione. In Julia, infatti, la scelta di far coincidere la voce narrante col diario della criminologa di Garden City è oggi ormai una scelta consueta, tecnicamente realizzata sempre molto bene, anche se personalmente ritengo che nelle storie di Julia l’intensità delle pagine di diario resti lontanissima da quelle raggiunte in “Faccia di Rame” (per convincervi di questo, provate a leggere le ultime, toccanti pagine in cui Ken apprende della morte di Ishi da una lettera di Joan e ci racconta il suo ultimo viaggio a San Francisco).
Parlando dell’iniziativa della Panini, resta da dire che è caratterizzata da una cura editoriale davvero notevole, con interventi di Gianni Di Pietro e Francesco Manetti di estremo interesse non solo per l’approfondimento delle storie, ma per il periodo storico in cui queste si collocano. Dopo la conclusione delle avventure di Lungo Fucile, Ken Parker Collection continua ancora per tre numeri, presentando alcune storie prodotte dal team creativo (Berardi/Milazzo) ideatore del personaggio-cardine della collana. Ma su quei tre numeri Ken Parker comparirà solo come nome di copertina: una sorta di vecchio amico che ci accompagna a scoprire altre creazioni dei suoi creatori (Tiki, Tom’s Bar, eccetera). Lui sembra accontentarsi di quel ruolo, scegliendo di non svelare il proprio destino che resta (almeno per ora) avvolto nel mistero, come per ogni mito che si rispetti.

Francesco "Baro" Barilli – Dicembre 2006