lunedì 17 agosto 2009

'K' come 'Killraven'


"K"... come... KILLRAVEN


PRIMO CONTATTO:

Estate 1982, vacanze in Calabria.

A 10 anni, come per la maggior parte dei coetanei, il fumetto (ma chiamiamolo pure "giornalino") di riferimento è Topolino. In edicola l'ultimo numero non si trova, e io voglio - DEVO - assolutamente leggere un fumetto, sennò pianto una grana allucinante.
I miei, disperati, mi prendono un paio di quelle che molto tempo dopo avrei scoperto essere raccolte di albi della Corno.

Ricordo poco delle storie che contenevano, c'era Deathlok (ai tempi si chiamava Cybernus!) che tentava di assassinare il presidente Carter, i Vendicatori e mezza New York spazzati via dal Conte Nefaria e chissà cos'altro.
Ma la storia in appendice ai numeri dei FQ... Beh, quella ce l'ho stampata in testa come se la leggessi adesso!
C'era questo gruppetto di personaggi che ti colpivano immediatamente per il loro aspetto e per quei nomi strani; Killraven, M'Shulla, Carmilla Frost, Vecchio Cranio... E quell'ambientazione fatta di rovine, macchine da guerra aliene sventrate e cadaveri, che ti faceva capire subito che qui non tirava l'aria colorata e tutto sommato ottimista che ti eri lasciato dietro poche pagine prima.

Killraven, poi, era l'eroe che avrei voluto essere a dieci anni. Il look da gladiatore futuristico, la spada e la pistola laser in pugno, quello strano destriero mutante.
A pagina 3 sfondava a mani nude una porta per accedere a un "complesso ricreativo" degli invasori marziani.

Qui il piccolo mondo dei fumetti che fino ad allora conoscevo restava traumatizzato da una feroce scossa sismica.
I disegni ti portavano dentro la testa dei personaggi, dove le macchine aliene del complesso proiettavano immagini deliranti e realizzavano i desideri più nascosti dei protagonisti.
Le tavole di Paul Craig Russel esplodevano in immagini e colori folli. Paesaggi di geometrie irregolari, diagrammi e macchie di colore convivevano con animaletti antropomorfi e interiora aliene.

Non da meno erano i testi di Don McGregor. C'era mezza pagina testuale di dissertazioni sulle forme del linguaggio, che si frammentava a livello di cut-up burroughsiano, mentre accanto un'illustrazione mostrava Killraven travolto da ondate di immagini meravigliose e impossibili.
Poi le macchine analizzavano le paure inconsce degli eroi, e materializzavano ricordi dolorosi, ma anche draghi, occhi circondati da lame, bestie da incubo.
Quando M'Shulla trovava l'interruttore per spegnere il macchinario e le visioni cessavano, il gruppetto era senza parole, atterrito.

E lo ero anch'io.


SECONDO CONTATTO:

Pochi anni dopo.

Altra raccolta, altre storie di Killraven. Non era facile trovare tutti i numeri degli albi Corno che contenevano le avventure di Johnathan Raven, ma stranamente questo contribuiva al fascino misterioso di questo fumetto. La fantasia riempiva i vuoti nella maniera migliore, finché non trovavo da qualche parte il numero mancante.

Tra quelle che lessi, ho conservato in maniera particolare il ricordo della storia intitolata "L'Uomo di 24 Ore", racconto di un'epicità e di una tristezza che raramente ho ritrovato in una serie Marvel, con un antagonista dalla caratterizzazione impeccabile.
L'altra, il cui titolo italiano mi sfugge, narrava la Guerra dei Mondi dal punto di vista di due marziani, lasciando scaturire una gran bella riflessione sul condizionamento da parte dell'establishment e sulla parola "nemico".

Altri begli scossoni alla mia già disturbata mente di adolescente...

TERZO CONTATTO:

Il presente.

Finisce un millennio, e seppur senza le invasioni aliene profetizzate in Killraven, ne comincia uno nuovo. Sicuramente grazie anche a quell'albo, letto quasi per sbaglio più di vent'anni fa, la passione per i fumetti me la son portata dietro. Ora so chi sono gli autori, Don McGregor e Paul Craig Russel, e lo scorso anno ho comprato l'Essential, divorandolo, ma soffermandomi non poco sulle pagine che più mi avevano colpito in passato.

Quello che gli americani chiamano il "sense of wonder" - vuoi per la nostalgia, vuoi per l'effettiva qualità del lavoro - è rimasto intatto.
Certo, è sempre più difficile stupirsi di qualcosa, ma per fortuna o per ingenuità ancora oggi sfoglio quelle pagine, sentendomi come Killraven nel macchinario alieno, travolto da ondate di immagini meravigliose e impossibili.

Killraven nasce nel Maggio del 1973 sulle pagine di "Amazing Adventures", ad opera di Roy Thomas e Gerry Conway (trama e script) per i disegni di Neal Adams e Howard Chaykin.
Si presenta, fin dagli strilli in copertina, come una sorta di "sequel ufficiale" della Guerra dei Mondi di Wells.

Cento anni dopo il fallito tentativo di conquistare il nostro pianeta, i marziani tornano all'attacco, riuscendo finalmente a schiavizzare l'umanità. Evaso dall'arena dove combatteva per il divertimento dei nuovi padroni della Terra, Killraven fonda un gruppo di ribelli, coi quali da filo da torcere ai marziani, arrivando infine a sconfiggere l'High Overlord, capo degli invasori.

La serie compie un incredibile balzo di qualità dal n. 21, con l'arrivo dello sceneggiatore Don McGregor, coadiuvato poi da Paul Craig Russel, che oltre a realizzare i disegni collaborerà anche alla stesura delle trame.
Complici le scarse vendite, Killraven chiude col numero 39, che lascia in sospeso numerosi fili narrativi, che verranno ripresi e portati a conclusione dai due autori nel 1982. nella Graphic Novel "Killraven: Last Dreams Broken"


Alessio "Lex" Landi