mercoledì 19 agosto 2009

'K' come Ken il Guerriero

"K" ...come... KEN IL GUERRIERO


Mettiamola così: DRAGON BALL è il mio manga preferito; CITY HUNTER è quello che, ragionando con la testa e non con il cuore, è quello che considero il migliore tra i pochi che ho letto; SAINT SEIYA è quello che in questo momento leggo più volentieri; CAPITAN TSUBASA è quello sfortunato (perché lo devo ancora finire) ma interessante.

Ma per nessuno di questi provo l’attaccamento che sento per KEN IL GUERRIERO da oltre vent’anni.

HOKUTO NO KEN, questo il suo titolo originale (gioco di parole che sta per “Il pugno di Hokuto” – cioè la stella del nord –, che è la traduzione esatta, e “Ken di Hokuto”...dove Ken è il nome del protagonista. L’ideogramma di “pugno” è diverso da quello del nome proprio) è una serie famosissima in Italia sin dal suo debutto come anime nel 1987 su Junior TV. Ancora oggi, il maestro di Hokuto è popolarissimo nel nostro Paese, e chi scrive non vedeva l’ora di parlare di uno dei suoi miti di sempre per la gioia di chi lo ama e di chi magari non lo conosce.

Creata da Sho Fumimura (soprannominato Bronson per la sua somiglianza con l’attore americano Charles Bronson) e Tetsuo Hara, HNK è una serie ambientata alla fine del ventesimo secolo, un’epoca sfortunata in cui la Terra è stata distrutta dalla guerra nucleare.

In questo paesaggio da incubo i pochi sopravvissuti cercano di andare avanti tra infiniti stenti, con cibo e acqua che scarseggiano e bande di perfidi predoni grandi e grossi che vogliono dominare questo mondo in rovina.

Eppure, per la povera gente che ha ereditato le rovine della Terra, c’è ancora un raggio di sole che può illuminare le loro tristi esistenze: Kenshiro, giovane successore della divina scuola di Hokuto, una devastante tecnica di arti marziali che gli consente di uccidere i suoi nemici facendoli esplodere. Siamo in un’epoca violenta, e Ken è il solo che possa aiutare gli sfortunati superstiti (ovviamente raffigurati sempre deboli e con un piede nella fossa) a difendersi dai prepotenti.

Seguito dai due fedelissimi bambini Bart e Lynn, il nostro eroe vaga quindi di villaggio in villaggio per raddrizzare torti e aiutare la povera gente con la sua forza. Il suo unico desiderio, però, è un altro: ritrovare l’amata Julia, che ama sin da piccolo, e che è stata rapita dal rivale in amore Shin. Ken, che nonostante l’incredibile forza è in realtà un ragazzo buono e gentile che non vorrebbe mai ricorrere alla violenza, fu sconfitto da Shin, che gli portò via Julia e lo lasciò moribondo a terra con sette cicatrici sul petto che ricordano la costellazione dell’Orsa Maggiore.

Ed è proprio qualche tempo dopo questi eventi che incontriamo Ken, solo e stremato, all’inizio del manga...

Sulla sua strada, Ken troverà numerosi amici e avversari, che lasceranno un segno indelebile nella sua vita. Prima di tutto, oltre alla scuola di Hokuto esiste anche la sacra scuola di Nanto, i cui allievi hanno appreso tecniche che di solito possono “affettare” i propri avversari. Primo di questi combattenti è proprio Shin, che sarà seguito da Rey, Juda, Shew e Souther. Tra questi, il più popolare tra gli appassionati è sempre stato Rey, che dopo l’iniziale diffidenza diventa il più grande amico di Ken, anche grazie all’amore per la splendida Mamiya, una ragazza che somiglia moltissimo a Julia. Saranno proprio l’amore per lei e l’amicizia per il maestro di Hokuto a guidare l’uomo fino allo scontro decisivo con Raoh, fratello maggiore di Ken, che con un suo colpo segreto lo condannerà a una morte terrobile preceduta da tre giorni di agonia. Prima di morire, riuscirà però a vendicare l’onore della donna amata uccidendo il rivale Juda, che anni prima l’aveva rapita rovinando per sempre la sua giovinezza.

Ho citato Raoh, fratello di Kenshiro... già, perché nonostante la scuola di Hokuto possa avere un unico successore, proprio l’ambizione del fratello maggiore ha provocato la decadenza di Hokuto: non accettando la scelta del maestro e padre adottivo Ryuken di eleggere Ken, Raoh lo uccise e conservò il ricordo delle tecniche di Hokuto. Le stesse tecniche che continuarono ad utilizzare anche gli altri due fratelli: Jagger, che desiderava solo avere un po’ di potere, e Toki, buono come il pane, che invece detestava la violenza e voleva solo applicare i segreti di Hokuto alla medicina. E’ Toki l’uomo che Kenshiro stima di più, quello che, se le radiazioni non lo avessero indebolito, avrebbe potuto diventare l’unico erede di Hokuto.

Gran parte del manga, quindi, si regge sugli incontri tra Ken e gli altri maestri delle due scuole e sulla rivalità tra i due fratelli: Kenshiro, che desidera la pace, e Raoh, che vuole dominare il mondo. Entrambi, però, uniti dall’amore per la stessa donna, Julia, l’unica che sia riuscita a far nascere dei sentimenti nel cuore del maggiore. E dopo tante battaglie, tante morti (tutti gli amici e rivali che Ken incontra moriranno), tanta violenza... finalmente, dopo aver sconfitto l’ambizioso fratello, Ken potrà prendere in braccio la donna della sua vita e partire per la vita da sogno che hanno sempre desiderato.

Lieto fine...?

Purtroppo no. Come avrete capito, il destino di Kenshiro è fatto solo di battaglie e sofferenza. Morta Julia dopo alcuni anni, Ken rimane solo in un mondo che ha ancora bisogno di lui. Il ricordo dei grandi uomini di Hokuto e Nanto è appunto solo un ricordo, la pace ottenuta con la sconfitta di Raoh è durata poco, e nuove nubi hanno ricoperto il sole. Lynn e Bart, ora cresciuti, non hanno mai dimenticato Ken e lottano in suo nome nell’Armata di Hokuto, un gruppo di ribelli che si oppone all’impero di Cento, la sacra scuola imperiale.
I ragazzi e la loro armata non possono fare poi molto contro le forze imperiali e, soprattutto, i generali di Cento, che possiedono una tecnica di lotta potentissima. E’ una situazione senza speranza, solo un miracolo potrebbe riportare la pace nel mondo. E il miracolo, alla fine, arriva: Ken ritorna. Nella seconda parte del manga, dunque, l’uomo dalle sette stelle si riunisce ai suoi due amici ora adulti, e li aiuta a combattere contro la scuola di Cento. Troverà un degno avversario, Falco, che diventerà suo amico e sarà disposto a tutto per lui. Anche a salvare Lynn, trascinata dopo la sconfitta dell’impero nella Terra dei demoni, landa al di là dell’unico mare rimasto al mondo.

Là, oltre a perdere l’ennesimo amico, Ken scoprirà finalmente le sue origini e quelle di Hokuto: è proprio in quella terra che la divina scuola è nata 2000 anni prima, ed è proprio là che l’eroe è nato. In una terra violenta in cui nel presente i tre generali Khan, Hyo e Kaioh, maestri dell’arcana scuola di Hokuto dominano incontrastati. Nessuno può fermarli, tranne il giovane salvatore venuto da lontano... che apprenderà di avere avuto non solo i tre fratelli adottivi già noti, ma anche un fratello di sangue, ovvero Hyo, in realtà più buono di quanto non sembri, e anche grazie al suo aiuto riuscirà a portare la pace in quelle terre sconfiggendo Kaioh, senza dubbio il più potente dei suoi avversari.

L’ultima parte del manga (di cui non esiste la versione animata) vedrà Ken alle prese con Ryu, figlio che Raoh ha avuto da una donna sconosciuta, che un giorno potrebbe diventare il nuovo successore di Hokuto. Dopo alcune avventure con il piccolo, Ken saluterà per l’ultima volta Lynn e Burt, che dopo aver passato tanti anni insieme combattendo ora meritano solo di vivere felici insieme.

A Ken non rimane altro che lasciarli con un sorriso e andarsene via, nel deserto... dove combatterà fino alla fine dei suoi giorni.

Questa, in breve, la storia di HOKUTO NO KEN. Avrei potuto dedicarle molto più spazio, ma non era questo il mio intento... siamo o non siamo nella sezione del Dizionario sentimentale dei fumetti? E allora che senso avrebbe descrivere tutti i combattiment di Ken e le tecniche dei suoi avversari, o citare tutti i personaggi che appaiono? Per queste cose c’è Google, o meglio ancora il manga.

No, qui volevo parlare del mio rapporto con il maestro di Hokuto e l’esposizione della trama del manga di Bronson e Hara era solo un modo un po’ laborioso per arrivarci.

Se a quei tempi non c’eravate, potrebbe essere difficile capire perché Ken conta così tanto per me e la mia generazione. La produzione giapponese, in Italia, era presente in modo abbastanza massiccio da una decina d’anni. Chi aveva conosciuto i robottoni di Go Nagai alla fine degli anni ’70 aveva già visto qualcosa cambiare nei nostri teleschermi... e HNK fu un’ulteriore evoluzione di quella “rivoluzione”. Ormai certe novità erano diventate “le solite cose”. I mostri meccanici distruggevano mezza Tokyo ma alla fine i piloti di Mazinga e Grendizer si facevano quasi sempre delle grasse risate e affrontavano la vita con ottimismo (buon per loro: cosa ci sia da ridere, quando la tua città è distrutta, per me rimane un mistero). Il tutto in un mondo che, comunque, ricordava il nostro (invasioni aliene a parte).

In KEN no. Il maestro di Hokuto si muoveva in un mondo fatto di prepotenza e violenza, in cui guadagnarsi un secondo di serenità era un’impresa e la cattiveria dei nemici faceva davvero paura. Difficilmente alla fine dell’episodio si rideva, anzi, molto spesso i momenti di tranquillità venivano rovinati da predoni armati di sciabola e dal rombo delle loro moto gigantesche.
In uno scenario simile, davvero desolante e senza speranza, Ken era l’unico che poteva fare qualcosa. E amavo alla follia questa cosa... più la situazione è tragica, più le cose vanno male... più è bello vedere che qualcuno alza la testa e ci ricorda che, qualsiasi cosa succeda, bisogna sempre fare la nostra parte. Ken lo faceva... e questo ai miei occhi lo rendeva un vero eroe.

Col passare degli anni, ho notato che rivedendo l’anime di HOKUTO NO KEN sempre nuovi particolari mi hanno colpito. Come se ogni replica fosse in realtà la prima volta che lo vedevo, o più semplicemente mi fossero rivelate delle cose che avevo sempre avuto davanti agli occhi ma non avevo mai visto.

Prendiamo le tre occasioni (e diverse età) in cui l’ho visto dall’inizio alla fine.

A 10 anni KEN era imperdibile per i combattimenti interminabili. C’era questo ragazzone che pestava banditi grossi e prepotenti e poi, come in un videogioco, si batteva con il “mostro di fine livello”, che era forte come lui e, in un paio di occasioni (Souther e Kaioh, gli unici che lo abbiano sconfitto – Shin escluso -), anche di più. Giubbotti stracciati, pugni che volano per tutto lo schermo, il mitico atatatatatatatatatata!!!che fa da colonna sonora. Grandioso.

Però, diciamocelo: forse, se avessi visto KEN solo come una serie dove si riempiono di botte dall’inizio alla fine, forse dopo un po’ mi avrebbe anche stufato.

A 15 anni mi capitò di rivederlo e, accanto alle battaglie, stavolta ci fu qualcos’altro che attirò la mia attenzione.

Non mi ero mai reso conto fino a quel momento di quanto la serie fosse epica. Non c’erano solo le poderose legnate che l’eroe e gli altri personaggi si davano tutti i giorni, ma anche un’atmosfera molto “potente”, “importante”. Come se fossi testimone di eventi davvero storici per quel mondo di finzione. Mi viene in mente l’entrata di Ken nella città prigione di Cassandra, con i progionieri che lo accolgono come un messia, oppure il suo viaggio per il mare verso la Terra dei demoni. Ken, con tutte le differenze del caso, è molto simile agli eroi del mito.
Tanto per citare un’altra occasione in cui la cosa è davvero evidente... beh, quando Ken arriva al cancello del castello imperiale e Mu, la donna amata da Falco, prega il suo uomo di non scendere ad affrontarlo... diciamo che in quel momento Bronson e Hara devono aver sperato che Omero non fosse troppo permaloso.

A 20 l’ho rivisto per l’ultima volta, e l’ultimo tassello del mosaico è andato al suo posto. Ci sono le battaglie. C’è l’epicità. Cosa manca? Una cosa che solo crescendo sono riuscito a notare... ovvero che HOKUTO NO KEN è una grande storia d‘amore.
Sin da piccolo l’avevo vista come una cosa molto semplicistica... “l’eroe buono va in cerca della fidanzata, gli dicono che è morta, poi però la ritrova, sta un po’ con lei, poi muore”. Pazienza, non era la cosa che mi interessava di più.

Poi, si vede che l’età più... ah... matura mi ha fatto capire che le cose non erano poi così semplici.

L’amore di Ken per Julia, che dal mio punto di vista di bambino dell’asilo o delle elementari era solo un qualcosa in più che divideva uno scontro dall’altro, era in realtà il vero protagonista della storia.

Pensateci un attimo: una cosa che si capisce seguendo con attenzione HNK è che sì, Ken è il più forte del mondo ed è diventato successore della scuola di Hokuto perché se lo meritava... però, alla fine, non è che gliene importasse veramente qualcosa. Certo, era lì a fare l’addestramento, e come ogni buon Giapponese ha dato il massimo, però dopo un po’ diventa chiaro che, se avesse potuto scegliere, avrebbe voluto una vita diversa. Fosse stato per lui, Kenshiro avrebbe vissuto accontentandosi di poco (un poco che in realtà è moltissimo), creandosi una famiglia con Juliae lasciando perdere combattimenti e spargimenti di sangue che gli hanno solo portato via amici e fratelli.

Ken, per natura, è pacifico e tranquillo, e solo le circostanze sfavorevoli lo hanno spinto a diventare il forte giustiziere che conosciamo. Lui voleva solo starsene in pace con la sua ragazza, e se Shin non avesse rovinato quel sogno lo avrebbe fatto senza problemi. Che destino triste, quello di un uomo che voleva solo amare e invece è diventato una macchina da guerra!

Eppure lo accetta, perché sa che in quel mondo la violenza è l’unico modo per proteggersi dalle ingiustizie. E sa anche che, grazie alla sua violenza, altre persone potranno essere felici come lui non ha potuto esserlo. “Tradforma le lacrime in sorrisi”, gli dice Rey prima di morire... ed è questo che il maestro di Hokuto farà sempre.

E mi colpisce molto il fatto che, sia quando ritiene che Julia sia morta sia quando il lutto avviene anni dopo, Ken non voglia mai più avere una donna con sé. Ha dedicato la sua vita a quella donna, come potrebbe amarne un’altra?

Insomma, è facile vedere Kenshiro come un bisteccone uguale a Sylvester Stallone che spacca la faccia a tutti, ma in realtà, dietro l’apparenza, c’è molto, molto di più: un personaggio complesso, dotato di enorme sensibilità e pieno di amore per il prossimo e la ragazza che ha scelto di adorare per tutta la vita.

E a parte questa storia d’amore tanto sfortunata, nei 27 volumi di KEN ci sono tanti altri amori più o meno felici...

Burt ama Lynn, che però sin da bambina è innamorata di Ken. Solo alla fine capirà che è Burt l’unico che ha sempre voluto starle accanto.

Mamiya ama Ken, ma rinuncia a lui quando Rey le dimostra i suoi sentimenti dedicando i suoi ultimi giorni a lei.

Shin ama Julia, ma sa di non poter competere con Ken e la porta via con la forza.

Raoh ama Julia, ma è incapace di mostrare veri sentimenti e cerca di conquistarla come se fosse un oggetto. Proprio lui, però, le allungherà la vita permettendole così di stare qualche anno con il fratello minore.

Tou, figlia di Rihaku, ama Raoh, e si uccide perché sa che lui non avrà occhi che per Julia.

Toki ama Julia, ma non l toglierebbe mai al fratello, e si accontenta di poterla osservare da lontano.

Hyou ama Sayaka, sorella di Kaioh, e impazzisce quando il suo “alleato” la uccide solo per farlo combattere contro Ken.

Orca, amico di Ken nella Terra dei demoni, ama Leia, e diventa un violento esperto dell’Arcana scuola di Hokuto solo per liberare la patria della donna amata.

E tutti questi amori, che un tempo consideravo quasi superflui (“voglio vedere quando si picchiano!” era più o meno il mio pensiero), sono di fatto il motore della serie. Senza di essi, i rapporti tra i personaggi e le loro scelte di vita non esisterebbero nemmeno. E allora sì che in quel caso HOKUTO NOKEN sarebbe solo un videogioco.

Ma per fortuna mia e di chi lo apprezza, non lo è. Trovo molto bello, direi soddisfacente, il fatto che rileggere/rivedere una serie già vista e rivista permetta di apprezzarne meglio delle cose mai notate prima e di conoscerne diversi livelli di lettura. Soprattutto quando la serie in questione ha la fama di essere solo un picchiaduro interminabile e ripetitivo.

Le apparenze, molto spesso, ingannano... e questa ne è un’ennesima dimostrazione.

Passerei delle ore a scrivere ancora su HOKUTO NO KEN, ma capisco che la pazienza e il tempo di chi legge non sono illimitati, quindi mi fermo qui.

Ovviamente consiglio a tutti di cercare la serie a fumetti, la cui migliore edizione è quella pubblicata dala Star Comics tra il 1997 e il 1999 in 27 volumi, proprio come quella originale. Nonostante io sia un appassionato di Ken dall’inizio, l’ho recuperato piuttosto tardi, alla fine del 2006... in quel momento storico in cui ho messo da parte la mia diffidenza verso quei brutti e cattivi fumetti giapponesi (due secondi dopo CITY HUNTER 1, fu KEN 1 della Star il mio secondo manga). Visto che la replica del 2004 è stata l’ultima in chiaro (HNK ha abbandonato le reti regionali ed è passato sul satellite), il manga era per me anche l’unica occasione per godermi ogni volta che lo voglio le imprese dell’eroe di Bronson e Hara... motivo in più per avvicinarmi al mondo del fumetto giapponese, che per fortuna, nonostante i miei vecchi pregiudizi, ci ha dato anche dei prodotti belli ed emozionanti come la lunga ed epica saga di Kenshiro.

Francesco Vanagolli