domenica 16 agosto 2009

Il Punitore 'Gli schiavisti' - giu 2007


Gli Schiavisti di Garth Ennis (testi) - Leandro Fernandez (disegni)
PUNISHER MAX 7 - 100% MARVEL MAX, 144 pag., colori, brossurato, 11,00 euro] - Panini Comics, 2007

Diciamocelo: non si parla molto della serie dedicata al Punisher nella linea Max della Marvel, In Italia presentata nella collana “100% Marvel” in volumi arrivati alla settima uscita (“Gli schiavisti”). Anche quando si parla dell’autore, lo scrittore irlandese Garth Ennis, noto per il suo stile ironico, dissacrante ed “estremo”, si menzionano più volentieri serie come Hitman o (soprattutto) Preacher. Serie riuscitissime, ma alle quali The Punisher-linea Max ha poco o nulla da invidiare.

Forse Frank Castle come figura si porta appresso una fama ambigua. Personaggio che ha vissuto un primo successo editoriale quando la Marvel volle presentare eroi diversi da quelli con una moralità cristallina cui aveva abituato i lettori, Frank Castle/Il Punitore ha avuto molto meno successo negli anni successivi. Inoltre, quando è stato affidato a Garth Ennis, le sue storie dapprima hanno avuto una svolta grottesca (che per alcuni ha snaturato il personaggio), poi hanno virato verso tematiche più adulte (e secondo altri hanno preso il sopravvento sul protagonista, al punto che Frank Castle potrebbe essere sostituito con un altro soggetto cinico e violento con il medesimo risultato).

Si tratta di critiche che non condivido: lo scrittore irlandese, coadiuvato da Steve Dillon, disegnatore con cui è in sintonia da tempo, ha dapprima rilanciato il Punitore con “Bentornato Frank”, maxiserie di 12 episodi che riporta il Punitore nel Marvel Universe dopo un breve e criticatissimo ciclo “sovrannaturale”, cui è seguita la serie regolare della linea Marvel Knights. Una bella prova (specie nella citata lunga run iniziale), ma che è sembrata quasi la prova generale di quanto voleva fare Ennis col Punitore portandolo nella più adulta linea Max, dove Frank non è una sorta di deus ex machina che consente ad Ennis di raccontare le proprie storie, ma è semplicemente calato in un contesto narrativo più coerente con la realtà in cui viviamo.

Come accennato in precedenza, è questo settimo volume della Panini ad avermi impressionato, spingendomi a scrivere. Ne “Gli Schiavisti” Frank Castle si troverà a che fare con il traffico di donne dall’est europeo, costrette a prostituirsi negli States. Il traffico è condotto da uomini già macchiatisi di crimini atroci durante le guerre che hanno sconvolto i paesi balcanici. Frank si farà coinvolgere emotivamente dalla vicenda di queste ragazze ("era da molto tempo che non odiavo qualcuno come odiavo loro"), e a questo possiamo aggiungere alcune sottotrame interessanti, come la corruzione delle forze di polizia o l’inadeguatezza delle risposte della “società civile”, ben rappresentata da un’assistente sociale rigorosa e dalle nobili intenzioni, le cui azioni però non risulteranno adeguate all’orrore che si trova ad affrontare. Ed è questo mix di situazioni che crea un volume davvero riuscito, grazie ad una sceneggiatura non solo forte e decisa, ma soprattutto “appassionata”, perché Ennis sembra calarsi nei panni di Frank Castle ed osservare stupito crescere dentro di sé una rabbia e un odio mai provati prima.

Nelle pagine finali, il Punitore analizza con inconsueta razionalità gli eventi conclusi, giungendo a riconoscere la propria impotenza di fronte ad un fenomeno devastante: Frank sa che anche coi suoi metodi estremi non potrà mai sradicare il problema, e anche verso Viorica (la ragazza che ha dato origine al suo coinvolgimento) chiude con una frase finale che è fra le più belle (ed amare) che mi sia capitato di leggere in un fumetto: "può soltanto vivere quella parte di vita che le hanno lasciato".

Una citazione d’obbligo è per i disegni di un sottovalutatissimo Leandro Fernandez, ottimo nei primi piani come nei disegni d’insieme, nelle scene d’azione o iper-violente come in quelle più introspettive, e per le copertine incisive (specie quella del primo episodio) del solito Tim Bradstreet.

Francesco 'baro' Barilli