mercoledì 19 agosto 2009

Garrett - ago 2007


GARRETT miniserie di 4 numeri di Roberto Recchioni (testi) e Riccardo Burchielli, Werther Dell’Edera, Cristiano Cucina (disegni) - 60 pagine, brossurato, B/N, 5,00 € - Edizioni BD

Il vecchio west incontra l’horror in questa miniserie di 4 numeri. Gli zombi (o pelleossa, per usare la terminologia presente in Garrett) camminano tra cowboys e indiani. E non se la passano molto bene: il loro destino è quello di schiavi o vittime di pistoleri pronti a regalargli un secondo biglietto per finire (stavolta definitivamente) sottoterra. Tra i pelleossa però non tutti sono semi-dementi: alcuni di essi vantano ancora un cervello che, seppure parzialmente decomposto, funziona egregiamente, e organizzano la ribellione verso gli umani. Uno dei leaders di questi zombi rivoltosi è Billy the Kid, figura tra le più leggendarie del selvaggio West, ucciso la prima volta dal tradimento dell’amico e sceriffo Pat Garrett, cui viene affidata la caccia al leader dei pelleossa. Parallelamente, scorre “l’altra” vicenda: un complicato triangolo amoroso tra Billy, Garrett e l’avvenente (ma inaffidabile) Charlotte. Non ci sarà un "lieto fine"... Anzi, non c'è neppure una vera "fine" in questa miniserie, che se non ammicca propriamente ad una prosecuzione sembra non escluderla a priori (ovviamente in questa sede si evitano anticipazioni su come si è conclusa la saga).

Roberto Recchioni non è solo uno scrittore valido sotto il punto di vista della tecnica narrativa, di cui ha un’ottima padronanza, ma lo è pure per la sua capacità di essere originale anche nelle citazioni altrui. Nel leggere i suoi lavori mi sono fatto l’idea di un uomo attento e curioso. Tanto in John Doe quanto in Detective Dante, Roberto ha spesso infarcito le sue storie di citazioni, attingendo ai più vari campi dell’arte e dell’intrattenimento, senza fare mistero ai propri lettori di questa scelta stilistica. Le citazioni possono essere “ambientali” o relative a fisionomie di singoli personaggi; spaziare dal cinema al fumetto alla letteratura alla musica; essere sottili e visibili solo in filigrana o dichiaratamente palesi o addirittura letterali (come nel caso della gustosa citazione del calciatore Pete Best nel terzo episodio di Garrett). Il punto è che l’autore romano riesce sempre e comunque, anche se può sembrare paradossale, a proporre un prodotto originale e sorprendente anche quando utilizza citazioni non originali: Garrett non fa eccezione a questa regola.

Prodotto molto curato in tutti i sensi, Garrett è soprattutto imperniato sull’estro di Recchioni, attorno a cui ruotano alcuni fra i più talentuosi disegnatori italiani sulla piazza: Riccardo Burchielli, Werther Dell’Edera, Cristiano Cucina, mentre le copertine, di Massimo Carnevale, sono come sempre di grande impatto. In appendice scorre una storyline scritta da Matteo Casali e disegnata da Davide Gianfelice, intrigante ma troppo diluita dal formato, che la costringe a svilupparsi in pillole di poche pagine per ogni numero.

Ad onor del vero, l’eccessiva diluizione della trama è un difetto che riguarda pure la serie principale, come ha riconosciuto nel suo blog lo stesso Recchioni. La dilatazione dei tempi d’uscita dei 4 episodi rispetto a quanto preventivato, poi, ha influito sulla sensazione di “vicenda lenta e dilatata”: resta l’impressione che il primo e l’ultimo numero siano quelli principali, mentre i due episodi intermedi si limitano a meglio delineare i protagonisti, senza dare una spinta decisa alla trama, che sembra solo in attesa del proprio finale.

Unico altro difetto, in questa serie comunque di piacevolissima lettura? Un po’ di “manierismo”. Nel senso che la commistione di generi (horror + western) funziona, ma la storia scivola via quasi fosse un interessante esperimento o un divertissement tra autori che hanno voluto provare il brivido di una produzione “mista”, mettendo ognuno in vetrina le proprie indubbie abilità. Una prova, in altre parole, un po’ autocompiacente, che forse soffre d’essere costretta in poche pagine, costringendo i personaggi ad indulgere in clichè (nel senso che i vari protagonisti “non sorprendono” quasi mai, limitandosi a compiere le azioni che il lettore maggiormente si aspetta). Molto interessante in assoluto, invece, l’aspetto editoriale, già originale per il panorama italiano e ancora più curioso per le future iniziative (proposta del prodotto per il mercato estero e futura riproposizione nelle librerie).

Francesco 'baro' Barilli