mercoledì 19 agosto 2009

'G' come Gwen


"G" ...come... GWEN


“Snap”.

Forse l’onomatopea più famosa della storia dei comics USA; sicuramente quella più famosa dei fumetti Marvel.

1973: nei numeri 121 e 122 di Amazing Spiderman si consuma la vicenda più drammatica dell’Uomo Ragno, che segnerà tutta la vita dell’eroe mascherato. Nel numero 121 “snap” è il rumore del collo di Gwen Stacy, la sua fidanzata, che si spezza. E ricordo bene come, da ragazzino, io non sapessi rassegnarmi a quello “snap”… Nel numero successivo troverà la morte anche il primo Goblin, il più feroce avversario di Spiderman. In quei due episodi finisce una fase della vita del supereroe più amato e famoso della Marvel Comics.

Un breve riassunto. In Amazing 121 Peter Parker, di ritorno dal Canada dove ha combattuto con Hulk, trova Gwen e Mary Jane accorse ad assistere l’amico Harry, in preda ad una profonda crisi dovuta all’assunzione di droghe. Norman Osborn, padre di Harry, allontana duramente gli amici dal capezzale del figlio: per Norman, già provato da una crisi finanziaria, le condizioni del figlio sono la causa scatenante della sua psicosi latente, che lo riporta ad assumere l’identità di Goblin. Vestiti i panni del folletto verde, Norman rapisce Gwen e la porta sul ponte di Brooklin. Dopo un breve scontro con l’Uomo Ragno, Goblin fa precipitare la ragazza, svenuta, dalla sommità di uno dei piloni del ponte. L’Uomo Ragno riesce ad afferrare la ragazza con la propria ragnatela poco prima dell’impatto con l’acqua, ma la velocità della caduta rende fatale il tentativo di salvataggio.

Nel numero successivo Peter raggiunge Norman nel magazzino dove si nasconde il criminale. Durante la colluttazione, un Goblin ormai sconfitto tenta di uccidere Peter trafiggendolo col suo aliante-jet, ma l’Uomo Ragno riesce ad evitare l’aliante, che finisce col colpire mortalmente Goblin.

Ricordo che in quella storia molti elementi mi colpirono profondamente. Si tratta di elementi che, nella loro attualità, mi emozionano ancora oggi, ad ogni rilettura.

Già la comparsa della droga in un fumetto così popolare è cosa relativamente nuova. Relativamente perché la dipendenza di Harry dalle droghe era stata già affrontata sulle pagine di Amazing Spiderman, ma in questi numeri la droga si unisce non solo alla morte di Gwen e di Goblin, ma pure alla fine dell’amicizia di Peter con Harry (una fine momentanea: il rapporto fra i due vivrà poi alterne vicende, fino alla morte di Harry), contribuendo ad un quadro insolitamente cupo per i fumetti Marvel: da questi numeri di Amazing Spiderman tutti escono segnati, sconfitti, senza speranze…

Poi ricordo la morte di Gwen, ma non solo per l’inusuale scelta di far morire un personaggio fondamentale di una data collana, per di più recidendo ogni speranza di un suo ritorno. Morti e resurrezioni, nei comics seriali USA, sono all’ordine del giorno (anche se a mio avviso si tratta di un malvezzo che indebolisce le potenzialità di quei fumetti, ma ora non voglio addentrarmi in questo ginepraio), ma la fine di Gwen non è “eccezionale” solo per la sua definitività, che porta il fumetto drammaticamente vicino alla peggiore realtà quotidiana. La morte di Gwen è tra le più laceranti che io abbia letto per come segna Peter Parker, che ne esce talmente sconvolto da vedere vacillare anche le sue convinzioni morali. Gli eventi successivi (la rottura fra Peter e Harry e la morte del padre di quest’ultimo) sono diretta conseguenza anche di quello stato di rabbia e dolore che priva Peter quasi di ogni razionalità.

Anche la morte dell’arcinemico dell’Uomo Ragno ha un inconsueto sapore “definitivo” (indipendentemente dal fatto che su Norman Osborn la Marvel anni dopo abbia rimescolato le carte, riportandolo in scena e rivelando che la sua morte era solo apparente), ma pure in questo caso si tratta di una morte che segna il lettore anche per altre novità.

Peter Parker è un eroe “all’antica”, di quelli che in cima alle proprie priorità morali mette il “non uccidere”. Mai, neppure davanti al peggior criminale, davanti al crimine più efferato si era visto l’Uomo Ragno vacillare in questa sua convinzione.

Ma con Norman Osborn è diverso. L’Uomo Ragno affronta Goblin con rabbia, e si ferma poco prima di ucciderlo. E la fine del folletto verde è frutto della casualità, certo, ma davanti all’avversario morto Peter non prova alcuna pietà, lasciandosi andare ad alcune delle frasi più dure di tutta la sua storia: “E’ morto … Pensavo che ciò avrebbe avuto qualche significato … Non dovrebbe essere solo uno stupido, assurdo incidente … Ero convinto che veder morire Goblin mi avrebbe fatto sentire meglio. E invece mi fa sentire svuotato, sfinito. E forse un po’ più solo”.

Ma la pagina che ancora oggi mi sembra esemplare nella sua costruzione, sia per i testi (tra l’altro molto scarni) sia per lo storytelling dei disegni, è quella conclusiva di Amazing 122.

Mary Jane va a trovare Peter poco dopo la morte di Gwen. Vuole solo stare vicino all’amico in un momento terribile, ma Peter è distante anni luce da lei. La sua condizione di rabbia e disperazione lo porta ad essere duro, freddo, spietato: rinfaccia all’amica la sua “leggerezza” (ricordo che a quei tempi il personaggio di Mary Jane era dipinto come l’emblema della spensieratezza, ai limiti della superficialità), e mette in dubbio la sua sincerità, la sua capacità di provare dolore o di partecipare a quello altrui. Peter è tagliente con la ragazza: la sua amarezza lo fa essere ingiusto e cattivo, e resta con la testa fra le mani mentre Mary Jane, ferita, apre la porta per andarsene… Ma immediatamente dopo, senza dire nulla, richiude quella porta e resta accanto a Peter. L’episodio si chiude qui, senza altre parole. Con Peter ancora accasciato sulla poltrona e l’amica che sceglie di rimanergli accanto nel momento più terribile.
Mary Jane Watson e Peter Parker - Anazing Spider-Man 122 - Marvel Comics
Non so se alla Marvel avessero già deciso di cominciare da quel momento il “nuovo corso” della vita privata dell’Uomo Ragno (anni dopo Mary Jane rivelerà di conoscere da tempo la “doppia vita” di Peter, e successivamente lo sposerà), ma quella scena bellissima prescinde dai futuri sviluppi sentimentali della relazione fra i due ragazzi. E’ una pagina in cui c’è molta umanità, e nessuna concessione a quella “sospensione dell’incredulità” tipica del fumetto supereroistico. In quella pagina ci sono solo due ragazzi provati, seppure diversamente, da una tragedia inattesa che segnerà le loro vite. Due ragazzi che si trovano davanti a un bivio, e solo la loro amicizia, destinata a sbocciare in qualcosa di più, saprà mostrargli la strada giusta da percorrere.

NOTA: in questo articolo abbiamo parlato di:
Amazing Spiderman 121 e 122; testi: Gerry Conway, Gil Kane, Stan Lee; matite:Gil Kane; chine: John Romita Sr, Tony Mortellaro.


Francesco "Baro" Barilli