domenica 16 agosto 2009

Fell - apr 2007


FELL di Warren Ellis: testi; Ben Templesmith: disegni - Volume a colori – brossurato – 80 pagine – Edizioni BD

Caduto, ma da non perdere!!!

“L’anello. Ancora non sei abituata a non averlo più.”
“E hai gli occhi un po’ lucidi, Diazepam? Scusa io sono Rich.”


Ammetto di non aver notato, alla prima lettura, qualche vignetta prima, la barista che si toccava il dito dove prima c’era l’anello, ecco perchè le parole di Richard Fell mi sono vagamente suonate come un rimprovero.
Un rimprovero ad un certo tipo di lettura, serale, stanca, forse un po’ superficiale.
Ebbene, mi sono messo gli occhiali (anche se non era quello il problema) ed ho ricominciato da capo.

Questa recensione è figlia della seconda lettura.

Iniziamo a parlare di questo Richard Fell che mi ricorda molto (formalmente parlando) il Pacino/Tony Montana di Scarface in cui ai virtuosismi di macchina che l’avevano reso famoso il regista De Palma preferì concentrarsi sul focus, il motore, l’effetto speciale della narrazione cioè il grandissimo protagonista. Qui ce ne sono addirittura due, l'enigmatico Rich e la città di Snowtown.
Snowtown. Silente, cupa, nebbiosa, umida (straordinario Templesmith ma ci torno dopo) come una città inglese come inglese pare il suo avversario, tosto e flemmatico detective della Omicidi.
Sarà quindi per i capisaldi della narrazione o chissà cos’altro che Fell mi è sembrato subito un fumetto inglese.
Altro che Image, Fell è inglese come la McLaren degli esordi in Formula 1 quando, per problemi di peso, i meccanici dovettero raschiare via dalle monoposto, anche la vernice, rendendole le “frecce d’argento” che oggi conosciamo. Si perché questo fumetto viaggia velocissimo pur procedendo calmo, quasi sicuro che, a fine puntata, una soluzione la si troverà, in un modo o nell’altro.

Una soluzione che parte da una forte idea base. Sempre a livello formale.
L’idea base di Ellis, come da lui stesso riportato in varie interviste, è quella di narrare una storia compiuta nell’arco di 16 pagine a gabbia 3 x 3 per un totale (teorico) di 144 vignette utili – contro le teoriche 132 di un comic a 22 tavole - al fine di “essenzializzare” la storia puntando con decisione sul personaggio principale e l’ambiente in cui opera che assurge a ruolo di autentico villain.
L’impostazione formale diviene quindi quella del telefilm, ma non quella dei “corali” The Shield, 24 e CSI, ma quelli di 30 minuti degli anni ’80 o forse nemmeno poiché questo Richard Fell, Tenente Colombo al negativo, dell’ispettore interpretato da Peter Falk ha la metà del tempo a disposizione per vivere e risolvere un’indagine e non può permettersi ne’ un antagonista “classico” ne’, tanto meno, di operare secondo tutte le regole “Ogni volta che ne prenderete uno… io ne riprenderò un altro.”

L’impostazione formale. Fell è imprescindibile da essa. In caso contrario l’opera è, forse, inavvicinabile e, sicuramente, ingiudicabile.
In questo fumetto ogni cosa si irradia o si rapporta con il “contegno” formale.
Il merito oltre che dell’ottimo Ellis, è sicuramente dell’illustratore Ben Templesmith.
L’artist ha creato uno sfondo, più che magico, stregato. E’ riuscito a ritrarre personaggi via via sempre più “malati”, sempre più bizzarri nella propria mostruosità che fossero casalinghe indurite dagli anni, violenti aggressori o monache tabagiste.
Templesmith, ha saputo moderare i propri slanci spettacolari, ma anche un po’ caotici (parlo da appassionato della “lettura” del segno, possibile che dica castronerie per uno che ha gusti opposti) adattandosi ad una rappresentazione più minimale, mai scontata, sporca e deviante al punto giusto senza che questo inficiasse il ritmo di lettura o la fruibilità della narrazione.

Impostazione formale. Secondo me l’ho sviscerata abbastanza.
Adesso andiamo avanti perché Fell è questo, ma anche tanto tanto altro.
Si perché ad una essenzialità a trecentosessanta gradi fa eco un altro “pallino” dell’autore britannico ovverosia il world wide web, internet.
In rete lo scrittore britannico, come al solito, ha attinto a piene mani (come riportato in appendice all’albo, operazione quanto mai da apprezzare) per arrivare a storie in cui miscelare finzione ed attualità, mostri inventati ed orrori quotidiani, spunti di riflessione ulteriore e pizzico di sana presa per il culo del lettore.

Un esempio su tutti, si torna lì: il villain, lo sfondo, prendi due e paghi uno e viceversa.
Il tetro quartiere/microcosmo di Snowtown in cui, il protagonista pur abitando fino a poco prima lì vicino, non ci si era mai avventurato.
Snowtown specchio di una società distorta ed ormai neanche più immorale tanto ha osato spingersi oltre nelle sue nefandezze e che ha concentrato in queste “discariche umane” che tanto somigliano alle Banlieus parigine, a molte delle nostre periferie in mano alla malavita od ai ghetti americani solo per rimanere nella parte “bene” del mondo oppure semplice trick narrativo per amplificare l’impatto della vicenda nella mente del lettore?
Che dire… leggete, scegliete e giudicate.

Per quanto mi riguarda reputo questo fumetto una scommessa stravinta e questo volume che raccoglie i primi quattro episodi della serie, una tra le opere più originali, pur senza proporre nulla di più, anzi, volutamente, molto di meno, dell’annata fumettistica americana e (forse) non supereroistica.
Ora mi direte voi, cosa c’entrano i supereroi con Fell?
Mah, chi lo sa!
E’ solo che, conoscendo l’”old bastard” della terra d’Albione non mi stupirei se, con un colpo a sorpresa, il nostro detective che viene “al di là del ponte” tirasse fuori qualche (super)“talento” nascosto.
Io vi ho avvertiti.

James not Jemas - aprile 2007