lunedì 17 agosto 2009

Davide Gianfelice: intervista esclusiva - mag 2007


John Doe & Eura

Fumetti di Carta: Ora che sei sbarcato dall’altra parte dell’oceano abbandonerai John Doe o riuscirai a trovare il tempo di realizzare un episodio della terza stagione?

Davide Gianfelice: Per ora i numerosi impegni di una serie americana non mi permettono di continuare il mio lavoro con John Doe. I rapporti comunque con Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni sono ottimi e non è detto che in futuro non si possa fare di nuovo qualcosa insieme. JD mi è stato vicino per 4 anni, è in un certo senso parte di me, e ho un affetto particolare verso questo fumetto.


Fumetti di Carta: È John Doe che ti ha messo sulla “mappa”, ma oltre a dare visibilità alle tue capacità di disegnatore cosa l’esperienza con Recchioni e Bartoli ha significato per te?

Davide Gianfelice: Sicuramente se non fosse stato per Roberto e Lorenzo , non avrei avuto la possibilità di capire cosa significa veramente questo lavoro. Dire di fare fumetti , e lavorarci possono essere due cose differenti. Spesso è molto faticoso. Grazie a loro ho avuto la possibilità di macinare tavole e migliorare costantemente. A loro devo molto , soprattutto per aver creduto nel mio lavoro nonostante alcune cadute di “tono”.

Fumetti di Carta: Hai realizzato graficamente il personaggio di Titus, su John Doe n.11 Gli avvoltoi hanno fame, omaggio di Recchioni all’amico Tito Faraci. Al tempo lo conoscevi anche tu oppure Rrobe ti ha fornito una foto dello sceneggiatore nella documentazione della sceneggiatura?

Davide Gianfelice: Conoscevo Tito di fama, era amico di Roberto e negli incontri milanesi capitava di incontrarci. Roberto ha voluto omaggiare Tito costruendo un personaggio con le sue sembianze. Io non ho fatto altro che provare a disegnarlo. Ne è venuto fuori un personaggio divertente che è piaciuto molto anche ai lettori.

Fumetti di Carta: Carnevale, Burchielli, Dell’Edera, Cucina, Fuso e ora tu. Cosa sta dietro al grande successo che i disegnatori Eura hanno oltreoceano?

Davide Gianfelice: Penso l’affidabilità che noi autori italiani sappiamo dare, unita anche alla bravura italica e alla voglia di fare che ci contraddistingue. Loro con noi si trovano bene e altrettanto possiamo dire noi, è un ottimo ambiente di lavoro ( per quanto posso dire io dato che sono l’ultimo arrivato).

Fumetti di Carta: Il tuo ultimo John Doe vede ai testi Giovanni Gualdoni con cui avevi collaborato agli esordi nel progetto Armadel. Com’è stato reicontrarsi professionalmente, dopo tanti anni?

Davide Gianfelice: Divertente e al tempo stesso faticoso. È stato un numero molto sofferto per la mole di lavoro che c’è stato dietro, mischiato anche al tipo di scrittura di Giovanni che è molto simile alla concezione francese delle tavole. È venuto fuori un bel risultato.

Fumetti di Carta: Su John Doe n. 47, Cosa sarebbe successo se.. ti sei dedicato esclusivamente alla matite lasciando le chine a Emanuele Boccanfuso. Sei soddisfatto del risultato finale?E’ stata una scelta contingente perché in quel periodo eri particolarmente impegnato oppure è una soluzione che pensi di ripetere in futuro?

Davide Gianfelice: Come dicevo prima, la mole di lavoro ci ha messo lo zampino, unita anche ad altri impegni e al tempo che sembra non bastare mai. Volevo fare un bel lavoro e a causa dei tempi stretti ho chiamato Emanuele a darmi una mano sulle chine. A volte la differenza di stile si sente ma devo dire di essere soddisfatto del lavoro fatto insieme. Abbiamo cercato di mediare su uno stile vicino a quello di “la morte Rossa”



Northlanders

Fumetti di Carta: Raccontaci un po’ come è andato il tuo sbarco alla Vertigo.

Davide Gianfelice: Mantova, Giugno 2006, Will Dennis. Ho portato a far vedere il book con le tavole de La Morte Rossa. A giorni avrei avuto la consegna del numero di JD. Ero in ritardissimo ma ho
provato lo stesso. È andata molto bene! Gli sono piaciute e per tutta l’estate siamo rimasti in contatto. Ogni tanto mandavo nuove tavole da far vedere e dopo qualche tempo mi ha proposto delle prove. Sono piaciute e c’è stata la proposta di Northlanders. Ho detto che avevo alcune consegne urgenti da fare , sono stati comprensivi e appena ho consegnato JD ho iniziato con il trattamento di Northlanders.

Fumetti di Carta: Dopo tante pagine disegnate per una serie in bianco e nero come John Doe, ora dovrai lavorare tenendo conto che Northlanders sarà invece pubblicato colorato e non da te. Come influirà questo cambiamento di prospettive nel tuo modo di disegnare?

Davide Gianfelice: Cerco prevalentemente di controllare che tutto funzioni. I piccoli dettagli che nel B/N possono essere arginati con neri, o con poca definizione devono invece essere calcolati e resi funzionali al colore. Per il resto il mio metodo di lavoro rimane invariato. Alcune cose poi verranno risolte meglio con il colore rispetto al B/N e saranno più godibili.

Fumetti di Carta: Hai già avuto la possibilità di conoscere o di vedere all’opera Dave McCaig, il colorista di Northlanders?

Davide Gianfelice: Ho visto qualcosa in giro per la rete, ma non ho visto ancora nulla sulle mie tavole. Ma manca poco!

Fumetti di Carta: Fra l’altro Northlanders vede coinvolto come copertinista anche un’altra colonna di John Doe come Massimo Carnevale. Sembra quasi che John Doe ti perseguiti.. Scherzi a parte, Carnevale sta collaborando con te al design dei personaggi oppure si occuperà solo delle copertine?

Davide Gianfelice: Si occuperà delle copertine. Ha fatto alcune immagini promozionali per il Comicon di New York.

Fumetti di Carta:
A quanto pare Northlanders sarà una serie più vicina alla storia delle antiche popolazioni nordiche che non alla tradizione fantasy. Fino a che punto siete stati liberi di inventare o reinterpretare?


Davide Gianfelice: Inventare, molto poco. Abbiamo cercato molti riferimenti storici precisi, proprio perchè la serie deve avere una line-up molto reale e storica, abbiamo fatto delle ricerche e nonostante il poco materiale (visivo) siamo stati piuttosto bravi. È complesso a volte ricreare alcune scene, ma mi diverto molto e tutto è molto soddisfacente.

Fumetti di Carta:
Di quanta documentazione avrai bisogno per affrontare un simile lavoro? Ti viene fornita tutta dallo sceneggiatore oppure hai dovuto cercare materiale anche per conto tuo?


Davide Gianfelice: Parecchia, ma come ho detto prima abbiamo spremuto libri, internet, video, film e chi più ne ha ne metta. Brian Wood ha consigliato e fornito alcune cose, io ho compensato per colmare al più possibile le mie lacune e anche Massimo è stato molto di aiuto!

Fumetti di Carta: Per quanto riguarda la costruzione delle tavole e la scelta delle inquadrature Brian Wood quanto margine di autonomia ti lascia?

Davide Gianfelice: Totale, anche se in alcuni casi, sotto specifiche direttive, ho dovuto rifare alcune tavole. Io cercavo a volte i virtuosismi, ma loro optavano per scelte più semplici. Resta comunque un ottimo rapporto lavorativo. L’unica indicazione di Brian è stata quella del numero delle vignette, in alcuni casi sembrano quasi tavole francesi.

Fumetti di Carta: Se ai tempi in cui eri al lavoro sul tuo primo John Doe qualcuno ti avesse detto “Tra 3 anni sarai il disegnatore regolare di una serie Vertigo” cosa avresti pensato?

Davide Gianfelice: Non penso gli avrei creduto , dato che anche adesso non mi sembra vero.


Passato, presente e altre curiosità


Fumetti di Carta: Cosa ti è rimasto dell’esperienza Armadel? I web-comics sono un esperimento completamente naufragato o secondo te è una strada da percorrere ancora in futuro?

Davide Gianfelice: Era un esperimento mal riuscito. Le idee c’erano e anche molto buone, lo spirito con cui abbiamo lavorato era alle stelle ma quello che mancava erano i finanziamenti. Quel tipo di web-comic era molto laborioso, tutt’ora penso che quel tipo di prodotto era estremamente valido (riguardo alle funzionalità multimediali) ma i tempi non erano quelli giusti, troppo maturi, e guadagnare in quel modo (e pagare gli addetti ai lavori) era un’utopia. Mi ricordo con estremo piacere quel periodo, è stata la mia prima vera pubblicazione professionale.

Fumetti di Carta: Sai che un episodio di Armadel disegnato da te (si tratta di Il respiro delle stelle e lo potete trovare qui) è ancora disponibile on-line? E li si trova anche una tua intervista dove sfoderi un’accoppiata occhiale da sole&capelli ingellati mica male...

Davide Gianfelice: Si lo so…quella foto mi fa sempre ridere un sacco! Allora ero ggiovane e bello.

Fumetti di Carta: Proprio in quel intervista descrivi il tuo metodo di lavoro, decisamente particolare. Al tempo infatti lavoravi diversi “livelli”, fogli trasparenti su cui mano a mano realizzavi i vari livelli prospettici per poi, una volta conclusa la tavola, ricopiare il tutto. Lavori ancora così?

Davide Gianfelice: No, nel corso del tempo ho semplificato il mio metodo di lavoro. Disegno su fogli volanti (quelli da fotocopia) le singole vignette, sono abbozzate e semi-definite, poi a tavolo luminoso ricalco tutto in bella. Così facendo ho un controllo più diretto sulle inquadrature, gli ingombri ecc. A volte se l’inquadratura non è troppo complessa riesco a disegnare anche direttamente sulle tavole, forse l’esperienza ha portato più sicurezza e riesco a gestire da subito la tavola. Per la china ora vado diretto sulle tavole. Uso pennelli e pennarelli, e diversi tipi di carta, mi piace cambiare.

Fumetti di Carta: Spesso su internet sono rimbalzate voci che ti vedrebbero al lavoro su una serie per l’editore francese Vents d’ouest. Si tratta di Animondo, un vecchio progetto su testi di Giovanni Gualdoni, o di qualcosa d’altro?

Davide Gianfelice: Erano cose molto vecchie, proposte appena dopo Armadel, dato i che i rapporti lavorativi con Giovanni proseguivano. Erano anche gli anni in cui la Francia sfornava serie su serie e dava molto spazio a disegnatori italiani. A causa della mia inesperienza però Il progetto però non andò mai in porto.

Fumetti di Carta:
Cartonato francese, bonellide italiano e comic book statunitense. Se escludiamo i manga giapponese in questo periodo sei al lavoro su tutti i principali formati di fumetti, su quale di senti più a tuo agio?


Davide Gianfelice: L’America è molto stimolante, ma anche in Italia mi sono sempre trovato bene.L’Eura mi ha permesso di conoscere persone con cui mi piacerebbe lavorare ancora in futuro.

Fumetti di Carta: Ti sei formato frequentando una scuola di fumetto. In che modo quella esperienza ti aiutato (se lo ha fatto) nel diventare un disegnatore professionista?

Davide Gianfelice: Ho frequentato la scuola di fumetto di Milano, e ho avuto la fortuna di avere degli insegnanti incredibili: Muroni, Cajelli, Bertelè. La scuola ti permette di conoscere gli strumenti del fumetto, di capire come muoverti in questo lavoro, e dà consigli utili ad affinare la propria tecnica. La costanza, la determinazione e la voglia di continuare a disegnare nonostante le prime delusioni sono fattori che deve mettere lo studente. E poi bisogna disegnare veramente tanto, solo così si riesce a sbloccare la mano. Non sopporto molto chi pensa che uscendo dalla scuola è un professionista. È un mestierante, e bisogna farsi un mazzo tanto per diventare professionisti.

Fumetti di Carta: Il tuo stile è molto personale, ha una forte identità che lo rende facilmente riconoscibile come il risultato di tante influenze anche molto diverse. Nell'intervista doppia con Dennis Medri dicevi che “..adori guardare le tecniche e confrontarle tra loro”, recentemente quali disegnatori ti stimolano di più?

Davide Gianfelice: Più o meno sono sempre quelli li. Mi piace molto la recitazione che un autore riesce a dare e la forte sintesi. Adoro Springer, Dall’Agnol, Mignola, Mari, di recente ho scoperto Frusin, e anche Matteo Cremona è veramente bravo! Mi piace il bel disegno, insomma elegante e pulito.

Fumetti di Carta: Dal tuo blog mi sembra di aver capito che tu non disegni a casa ma in uno studio. Da cosa nasce questa scelta?

Davide Gianfelice: No, no lavoro a casa. Ho la fortuna di avere una stanza abbastanza grande e ho cercato di gestire al meglio gli spazi lavorativi, anche se in fondo lo spazio non basta mai.

Fumetti di Carta: Ora che sei un nome anche negli States, quali sono i personaggi americani (anche super-eroistici) che ti piacerebbe disegnare?

Davide Gianfelice: Sono cresciuto con Wolverine e gli X-Men, anche se ora ho perso un pò la costanza di seguire le continuity. La Vertigo ora mi affascina, ha storie e tematiche molto cupe e profonde ed ora ne sono molto attratto.

Fumetti di Carta: Roberto Recchioni (qui trovo il post che ha scatenato le discussioni) ha recentemente sostenuto come il mondo delle webzine di critica fumettistica sia in crisi. Tu, come autore, come vedi la situazione? Cosa manca e cosa c’è invece da salvare nei siti di fumetti attualmente? Si pure brutale, l’intervista te la pubblichiamo comunque...

Davide Gianfelice: Mi piace rimanere informato su quello che accade nel mondo del fumetto, ho piacere a visitare molto i blog di amici e colleghi e internet è una finestra sul mondo di chi come me passa la maggior parte del tempo chiuso in casa solo a disegnare. Le webzine sono molto importanti Purtroppo però che in questo ambiente di lavoro simpatie e antipatie regnano sovrane e quindi influenzano molto anche articoli e recensioni. L’invidia e i pettegolezzi uccidono il disegnatore, e bisogna valutare attentamente quello che si legge.



Dylan Dog

Fumetti di Carta: Oltre all’esordio alla Vertigo sei coinvolto in un altro progetto importante. Ci riferiamo al tuo coinvolgimento nella nuova testata a colori di Dylan Dog che esordirà quest’estate. Puoi raccontarci come sei arrivato fino alla Bonelli?

Davide Gianfelice: Grazie a una serie di coincidenze. Lavorando al numero 47 JD ero in contatto con Gualdoni che ha iniziato a mostrare le tavole in redazione Bonelli... Appena concluso JD sono andato in Bonelli a mostrare le tavole. Mi hanno proposto una storia breve di Dylan Dog per un numero speciale estivo.

Fumetti di Carta: Dylan Dog è uno dei fumetti più importanti in Italia ed è anche uno dei pochi ad essere conosciuto anche da chi non legge i fumetti. Arrivare sulle sue pagine credo sia uno dei traguardi massimi, almeno dal vista della popolarità, a cui può puntare un artista in Italia. Come vivi il tuo esordio su un personaggio così importante: con soddisfazione, appagamento oppure con un pizzico di pressione?

Davide Gianfelice: Tutte e tre le cose, ma la pressione è dovuta solo al fatto che in poco tempo sto gestendo i due progetti. Forse anche all’importanza della serie, insomma sono responsabilità piuttosto grosse. Io ancora non ci credo, tanto che quando mi hanno detto cosa avrei dovuto disegnare dopo una pausa ho risposto “ ma siete sicuri?”

Fumetti di Carta: Per quanto riguarda la caratterizzazione di Dylan, Groucho e agli personaggi ti sei rifatto al lavoro di qualche disegnatore in particolare o hai cercato di dare una tua interpretazione personale dei personaggi?

Davide Gianfelice: Adoro Mari e Dall’Agnol ma credo di aver uno stile tutto mio per i personaggi.

Fumetti di Carta: Oltre a questa storia hai già in programma altre collaborazione con la Bonelli?

Davide Gianfelice: Per ora cerco di concludere al massimo delle mie capacità questa storia, dopo non so.



Garrett

Fumetti di Carta: Garrett è stata una proposta innovativa per tanti motivi e non solo per la commistione di western e zombie che propone. Il formato, le rubriche, la caratura degli artisti coinvolti, la (quasi mensilità) nelle uscite e le tante iniziative promozionali organizzate dalla casa editrice (le Edizioni BD). Ora che sta per uscire l’ultimo numero come valuti quest’esperienza?

Davide Gianfelice: Ottima, lavorare con tutto lo staff è stato molto divertente e stimolante, ci sono all’interno del progetto autoroni con la A maiuscola. Ho avuto la possibilità di conoscere anche nuove persone come Matteo Casali e Schiavone, oltre a rafforzare le amicizie con le persone che già conoscevo. La BD è una casa editrice con i controfiocchi e mi sono trovato veramente bene a lavorare insieme a loro.

Fumetti di Carta: Parla alle Ombre, la storia che hai disegnato su testi di Matteo Casali, è stata pubblicato in quattro episodi di 6 pagine ciascuno. Immagino che sia stata una bella sfida per te e Matteo riuscire a organizzare ogni episodio perché fosse leggibile indipendentemente dagli altri ma che contemporaneamente portasse avanti la storia, il tutto con così poche pagine a disposizione.

Davide Gianfelice: Merito di Matteo, che oltre ad essere uno sceneggiatore molto esigente è anche un tecnico pazzesco. Infatti il lavoro grosso lo ha fatto lui , io mi sono limitato a dare un aspetto grafico a questo potente personaggio che è Parla alle Ombre. L’insieme degli sforzi ha proddotto un lavoro molto bello, divertente e appagante! Sarebbe stato bello avere più pagine a disposizione, per poter sviluppare meglio un personaggio come questo.

gedo