domenica 16 agosto 2009

Civil War vol. 4 - lug 2007


CIVIL WAR N. 4 di Mark Millar (testi) e Steve Mc Niven (disegni) - 48 pagine, brossurato, colori, 3,00 € - Panini Comics

In questo quarto numero assistiamo alla morte di un eroe, al ritorno di Thor (anche se nel corso dell'albo ci renderemo conto che le cose non sono come sembrano...), alla rottura di una delle coppie più famose e solide dell'universo Marvel, e ad altro ancora. Ma credo che non sia tanto questa girandola di avvenimenti a costituire il nocciolo di Civil War n. 4, nè l'indiscutibile aumento della tensione narrativa che Mark Millar riesce ad infondere in queste pagine. Il nocciolo sta nel "messaggio" che Millar intende lasciare ai lettori con l'episodio; un messaggio che, rispetto alle prime tre uscite, si fa più netto e, contemporaneamente, più ambiguo.

Provo a spiegare l'apparente paradosso: se nei primi numeri lo scontro tra le due fazioni poteva essere riassunto in una dicotomia in cui appariva chiara la parte "scelta" da Millar, in questa quarta uscita appaiono delinearsi le ambiguità e le distorsioni ideali di entrambe le fazioni. Se fino a questo numero la saga poteva riassumersi in uno scontro tra la parte di Iron ManCapitan America, in questo numero entrambe le squadre sembrano prendere non solo decisioni discutibili, ma pure indurire e disumanizzare il proprio approccio mentale verso il conflitto. (reazionaria, seppure guidata da intenti positivi) e quella liberale (o forse "libertaria") di

Certo, il cuore di Millar sembra continuare a battere per la fazione di Cap: in questo numero l'evento più grave è l'omicidio di un eroe da parte dei "registrati", e anche la scelta finale di reclutare dei criminali fra le file di Iron Man e Reed Richards, nel misurare i torti fa pendere la bilancia dalla parte dei "registrati". Però, nella scena che ritrae gli eroi ribelli nella loro base segreta, Millar ci mostra un Capitan America duro e cinico come non lo si era mai visto, gli occhi spiritati, dispotico verso i suoi alleati, accecato dai suoi stessi ideali. "La guerra abbrutisce sempre e comunque, al di là di torti e ragioni", sembra dirci Millar. E questo messaggio, molto lucido intellettualmente, mi fa apprezzare questo numero al di là di piccole incongruenze rispetto alla coerenza narrativa con le altre testate (di fronte alla morte di un eroe solo Susan reagisce indignata, mentre gli altri non dico che fanno spallucce ma quasi; difficile contestualizzare la presenza di Ben Grimm fra i "registrati" dopo quanto letto su Fantastici 4 n. 272, che dovrebbe precedere CW n. 4, e altre piccole sbavature). Chiaramente per alcuni lettori questo messaggio pessimista può risultare indigesto (al di là di condivisioni/non condivisioni ideologiche), perchè provoca un senso di straniamento rispetto ad eroi che pensavamo di conoscere bene e, soprattutto, ritenevamo eticamente "perfetti" (Reed Richards, più ancora di Tony Stark). Capisco il disorientamento, ma trovo questa forzatura etica necessaria e funzionale (se non indispensabile) nell'economia della trama generale.

Nel frattempo, proseguono le trame "secondarie" di Civil War Frontline a cura di Paul Jenkins, presentate dalla Panini Comics sia nella collana principale che in un primo speciale a se stante (a fianco ne vedete riprodotta la copertina). In Frontline la posizione della Marvel appare ancora più marcatamente contro il Registration Act, mostrandoci tutte le distorsioni morali provocate dal giro di vite governativo imposto ai supereroi: il carcere speciale nella zona negativa, i trattamenti inumani e degradanti per i detenuti, eccetera. In Frontline, poi, assistiamo a quel che manca davvero nella serie principale: il punto di vista degli uomini comuni (ben rappresentato dallo sguardo lucido e disperato dei giornalisti Sally Floyd e Ben Urich) e quello del "sottobosco supereroistico" del Marvel universe.

Francesco 'baro' Barilli