mercoledì 19 agosto 2009

Civil War nn. 5 e 6 - ago 2007


CIVIL WAR nn. 5 e 6 di Mark Millar - testi; Steve Mc Niven - disegni; 48 pagine, brossurato, colori, 3,00 € - Panini Comics

In questi due numeri le novità essenziali sono (in estrema sintesi e cercando di limitare spiacevoli anticipazioni per chi non ha letto) il passaggio di campo dell'Uomo Ragno verso la parte di Capitan America, che accoglie fra le sue fila anche il Punitore (anche se i metodi di quest'ultimo sono invisi alla maggior parte degli eroi), e la rivelazione del progetto di Tony Stark e Reed Richards di un supercarcere per gli eroi dissidenti nella zona negativa. Ma soprattutto in questi due numeri appare ormai maturare lo scontro definitivo fra le due fazioni, che infatti al termine del n. 6 si fronteggiano al gran completo in attesa della battaglia finale. Direi che particolarmente significative sono le modalità con cui matura l'ultimo confronto: entrambi i contendenti utilizzano il tradimento verso l'altra fazione, quasi a far capire al lettore che i rapporti ormai si sono talmente deteriorati da cancellare anche l'ultimo briciolo di rispetto verso avversari che un tempo erano alleati (quando non addirittura amici).

La trama principale di Civil War si sta avvicinando alla conclusione. Difficile ipotizzare (per me, che non seguo gli albi in lingua originale, per cui sono lontano dal conoscere gli sviluppi attuali negli States) che la saga si concluda in un nulla di fatto: una delle due fazioni prevarrà (temo sarà quella di Iron Man...), anche se difficilmente il verdetto sarà definitivo, visto che la Marvel è sempre attenta a mantenere aperti gli spiragli per sconvolgimenti futuri che potrebbero azzerare o almeno depotenziare l'impatto della guerra civile.

Ma in questo articolo vorrei soffermarmi su un altro aspetto, ossia sulle numerose lamentele che ho trovato in rete circa le caratterizzazioni dei personaggi da parte di Millar. Certo, pure io ho sottolineato la ferocia inaspettata di Reed o Tony, o il Capitan America cinico del numero 4 o divorato dalla rabbia nel numero 6 (tanto da "pestare" il Punitore in una delle sequenze forse più forzate e meno riuscite dell'intera saga), però più proseguo con la lettura più mi rendo conto che partire da questo approccio è sbagliato in una storia come Civil War.

E' vero: Millar è narcisista e autoreferenziale nei suoi lavori. Prende i personaggi e li pone a servizio della trama, non opera in senso contrario. Però in questa saga la sua scelta ha tenuto conto di alcune situazioni di base.

Tony Stark è DA SEMPRE arrogante e segnato dal senso di superiorità; Reed Richards confida DA SEMPRE nella propria razionalità, a costo di ritenerla "assoluta", e non è la prima volta che questo lo porta a restare isolato all'interno della sua famiglia e del suo gruppo; Steve Rogers è DA SEMPRE un idealista che potrebbe, come in Civil War, anteporre l'ortodossia del proprio idealismo ad altre considerazioni.

Tutte queste attitudini in Civil War sono esasperate, ma lo sono in un contesto che Millar ha voluto relazionare all'attualità. Un'attualità che evidentemente lo scrittore scozzese ritiene - a mio avviso non a torto - a sua volta esasperato e pericoloso.

Il risultato: nessuno dei protagonisti si sta davvero dimostrando "senza macchia" in questa saga. Ma è questo l'obbiettivo (verrebbe da dire: "il messaggio") di Civil War: una rivoluzione ideologica, più che narrativa, del fumetto Marvel. Una rivoluzione che può non piacere, ma indiscutibilmente operata con raziocinio, nell'ottica di rendere più attuale e realistico il fumetto supereroistico.

Francesco 'baro' Barilli