domenica 16 agosto 2009

Civil War n. 3 - mag 2007

CIVIL WAR N. 3 di Mark Millar (testi); Steve Mc Niven (disegni) - 48 pag, bross, col, euro 3, Panini Comics

In questo terzo numero di Civil War la battaglia entra nel vivo e le fazioni di Cap e Iron Man si fronteggiano sul campo. Questo capitolo è però interessante non tanto per la svolta sul piano dell’azione, quanto per le inaspettate novità circa il carattere dei protagonisti. E’ sorprendente vedere Capitan America ricorrere all’inganno per neutralizzare Iron Man, e così pure vedere Stark picchiare selvaggiamente il compagno di tante battaglie.

La trama, dunque, avanza rispetto ai primi due numeri, e le sensazioni (tanto positive quanto di segno contrario) restano quelle di cui abbiamo già parlato nelle precedenti uscite. In particolare, Millar è come sempre a suo agio nello scrivere fumetti “corali”, che interessano molti personaggi. In Civil War, però, Millar è costretto in ogni numero ad approfondire non solo la psicologia di diversi protagonisti, ma pure a denunciarne gli indurimenti di carattere, su entrambi i lati della contesa; indurimenti che lasciano sconcertati e che avrebbero bisogno di più spazio, oggettivamente non concesso dall’esigenza di illustrarli tutti in poche pagine. Così, i colloqui tra un Reed Richards sempre più sconcertante e Pantera Nera, o quello fra Stark ed Emma Frost, appaiono sicuramente coinvolgenti, ma ogni volta resta l’impressione di assistere solo “ad una bozza” di un contesto da approfondire.

Per fortuna, un’osservazione “particolare” è quella relativa alle energie che la Marvel ha speso su questa miniserie per arrivare ad un ricompattamento del proprio universo narrativo. Energie ben spese, nel senso che i collegamenti tra le varie testate sono tornati ed essere fitti e rigorosi come non si vedeva da almeno vent’anni. Questo comporta che i tie-in risultano spesso più convincenti della serie principale. Se in quest’ultima, come accennato, la narrazione dà a tratti la sensazione di una semplice traccia dell’evento, negli episodi esterni ci si focalizza su singoli aspetti e su un numero minore di personaggi, con un approfondimento di relazioni, emozioni e reazioni molto riuscito. I puristi della continuity storceranno il naso di fronte a questa valutazione, visto che qua e là appaiono incongruenze temporali nell'incastrare singoli episodi nella trama principale tracciata da Civil War, ma non si può negare che il collegamento fra così tante testate (e, non dimentichiamolo, diversi scrittori interessati al progetto) sia gestito nel complesso bene e senza troppe sbavature.

Questa particolarità circa la maggiore qualità delle storie collegate rispetto alla serie principale mi rammenta, in un gioco quasi da Dizionario Sentimentale dei Fumetti
[una vecchia sezione di www.fumettidicarta.it nella quale si raccontavano i propri fumetti preferiti da un punto di vista esclusivamente "sentimentale", ndOF], Guerre Segrete 2, vecchia maxiserie di Jim Shooter e Al Milgrom, molto nota fra i fans più sfegatati della Marvel nella seconda metà degli anni ’80. In quel caso la saga principale era, a differenza di Civil War, di valore davvero scarso, sia per i testi sia per i disegni, ma ugualmente i collegamenti esterni della trama principale portarono ad episodi singoli molto riusciti sulle altre testate (ricordo, in particolare, alcuni episodi dei Fantastici 4 e di Daredevil).

In questo senso, lo smascheramento dell’Uomo Ragno risulta più coinvolgente sulla propria testata che non su Civil War, ed anche episodi marginali risaltano nel loro significato simbolico. Un esempio per tutti: in Thor n. 98, un bellissimo episodio dei New Avengers di Brian Michael Bendis racconta il dilemma di Luke Cage e della moglie (e neo mamma) Jessica Jones. Quest’ultima, in particolare, denuncia un aspetto solo apparentemente secondario dell’atto di registrazione dei supereroi: Jessica è dotata di superpoteri, ma già da tempo è estranea alla comunità supereroistica, ed è costretta ad espatriare in Canada per non sottostare non tanto all’atto di registrazione, quanto al conseguente obbligo di collaborazione con lo Shield. L’episodio, nella sua marginalità, denuncia quanto il Registration Act incida sulle libertà individuali non tanto (o non solo) nella forma, quanto nella sostanza di una sorta di cooptazione forzata di alcuni individui presso strutture paramilitari, al di là della loro volontà.

Francesco 'baro' Barilli