lunedì 17 agosto 2009

Ayako - Osamu Tezuka



Ayako


di Osamu Tezuka


3 voll. brossurati
240 pag. cad. b/n

euro 10,00 cadauno


Hazard edizioni



La storia segreta del Giappone...

Che Osamu Tezuka fosse un genio, credo che nessuno seriamente appassionato di fumetti possa negarlo senza imbarazzo. Credo anche che provare che un genio sia veramente tale sia un’operazione non priva di rischi, soprattutto per chi si è preoccupato dell’investitura ufficiale. Rivedere drasticamente le proprie posizioni, così assolute ed incontrovertibili, non è piacevole ed è deleterio per la propria credibilità. Mi ripeto: Tezuka è un genio, Ayako il capolavoro che mette al sicuro un simile giudizio sul proprio autore.





Perché ripetere una cosa forse ovvia (nonostante la minima parte della produzione di Tezuka sia arrivata in Italia: mancano ancora La Fenice, AstroBoy, qualcuno aspetta la conclusione di Dororo…), perché iniziare con un’affermazione così banale? Il genio non è mai banale, ogni sua opera è una manifestazione di talento, ispirazione e grande artigianalità, ogni suo gesto racchiude e modella il senso di infinito che è dentro di noi, ma che evidentemente non tutti riescono ad ascoltare. Ayako non fa eccezione e conferma la capacità di Tezuka di raccontare storie avvincenti e personaggi incredibilmente veri, di creare intrecci complicati senza perdere la credibilità storica degli eventi e del contesto nel quale sono inseriti.




Ayako è un fumetto grottesco, impossibile accettare senza ironia tutto quello che succede (la famiglia Tenge le ha proprio tutte: incesto, violenza domestica, avidità, omicidi a profusione, corruzione, un figlio che fa la spia e diventa boss della malavita, una figlia comunista…per non parlare della piccola Ayako, che trascorre 23 anni prigioniera in un granaio, e della conclusione stessa dell’intera vicenda, un’ottima prova di Teatro dell’Assurdo), estremamente complicato non prendere le distanze dal sadismo dell’autore e dalla ripugnanza di quasi tutti i personaggi senza ridurli a macchiette comiche.

Eppure… eppure la storia ti lavora dentro, i personaggi sono assolutamente credibili e sfaccettati, non del tutto perduti nella loro corruzione, capaci di provare vergogna e di cercare una redenzione, bisognosi di amore che sia sincero e disposti a pagare le conseguenze dei loro errori. Lo stesso patriarca della famiglia Tenge, il vero motore di tutta la vicenda che ha piegato i propri famigliari alla propria perversità, è persino tenero nei confronti di Ayako, la cui innocenza (anche nel desiderio sessuale che diventa l’unico modo per lei di esprimere amore, tanto che non riesce a comprendere il rifiuto di Jiro di accompagnarsi a lei) è disperatamente cercata da tutti e sporcata dal momento in cui se ne viene in possesso.




Tezuka racconta una storia di relazioni famigliari intrecciate agli eventi della storia (la fine della II guerra mondiale, il controllo americano sul Giappone, gli scioperi degli operai, la sorte del partito comunista), che con grande maestria riduce in scala all’interno della famiglia Tenge: Sakuemon Tenge, il padre, rappresenta il vecchio Giappone, feudale e legato alla terra; Ichiro, il figlio maggiore, la continuità col passato, destinato a perdere di fronte alla Storia; Jiro, colui che torna dalla guerra e che passa dallo spionaggio alla malavita, è il presente del Giappone, distrutto nell’animo dalla sconfitta, confuso ed incattivito; Naoko, la figlia diciottenne, il desiderio di un futuro più giusto e la volontà di ricostruire, destinata al fallimento ed alla mortificazione; Shiro, il figlio più piccolo, è l’ingenuità del futuro stesso, colui che si farà carico degli errori del passato, colui che rappresenta la vera continuità.

Infine c’è Ayako, innocente, pura e vittima: vittima perché, come la giovane ritardata Oryo, non ha doveri, non ha ruolo, è istinto e libertà e, in quanto tali, in quanto espressione immediata dell’animo umano, verrà combattuta ed imprigionata, temuta ed allontanata, ma segretamente desiderata. Ayako è il potere femminile che gli uomini non sanno dominare (come dominate sono Iba, moglie di Sukuemon, e Sue, moglie di Ichiro) e di cui hanno paura, Ayako è l’amore continuamente violato, che nessuno sa davvero comprendere.




Preferisco non dilungarmi oltre e sperare di aver incuriosito quante più persone possibile alla lettura. Il fumetto è arte e cultura, ne sono convinto e Ayako ne è una dimostrazione chiara e cristallina…chiunque legga fumetti dovrebbe non trascurare Tezuka, se non a detrimento gravissimo della propria passione e biblioteca.

Luigi Mondino