venerdì 3 luglio 2009

Young Avengers - apr 2006


di Allan Heinberg , testi; Jim Cheung, disegni - Marvel Comics / Panini Comics

Tra le nuove serie più interessanti in casa Marvel, c’è sicuramente questa Young Avengers. Il team creativo formato da Allan Heinberg, ennesimo sceneggiatore pescato dal mondo della TV (è tra gli autori del serial The OC, e ha scritto anche per Sex and The City e Gilmore Girls), e dal bravissimo disegnatore Jim Cheung ha dimostrato infatti, nel corso del primo anno di pubblicazioni della collana, di essere in grado di fornire un intrattenimento intelligente e coinvolgente.
Il concetto di sidekick, la spalla adolescente dell’eroe, è tanto importante per l’universo DC quanto praticamente sconosciuto in quello Marvel, dove l’unico capostipite del genere, Bucky (ok, c’era anche Toro, ma chi se lo ricorda?), è importante soprattutto per essere morto, o almeno lo era... Importante, intendo. Non che siano mai mancati gli adolescenti superpotenti alla casa delle idee, anzi, ci sono sempre stati, e l’Uomo Ragno originale ne è l’esempio più importante; però, non hanno mai assunto il ruolo di “assistenti” né si sono mai posti come eredi della tradizione degli eroi della generazione precedente.
Young Avengers, invece, introduce per la prima volta un gruppo di eroi adolescenti che rappresentano proprio questo: una nuova generazione non genericamente di supereroi, ma di Vendicatori. Abbiamo così un giovane Hulk, un giovane Capitan America, una giovane Giant-Girl e via dicendo. Un concetto antico ma, come dicevamo, praticamente nuovo nel Marvel Universe, che rende la serie non solo stuzzicante ma anche particolarmente fresca.
Heinberg dimostra, nei primi 8 numeri raccolti nei due volumetti pubblicati da Panini Comics, di saperci decisamente fare con questi personaggi: il mistero delle loro origini, le loro caratterizzazioni, le trame, ma soprattutto i rapporti interpersonali e le dinamiche del gruppo, tutto è gestito molto bene e la voglia di continuare nella lettura, così come l’attesa del numero successivo, sono sempre ad alti livelli. Nel secondo volumetto Panini, in particolare, ci sono momenti davvero dolci tra i personaggi, che strapperanno sicuramente un sorriso a tutti quelli tra voi che, in fondo e magari di nascosto dagli amici, sono dei romanticoni.
Per quanto riguarda la parte grafica, Cheung è semplicemente eccezionale: il livello di dettagli presente nelle sue tavole è altissimo, le inquadrature sono belle, la narrazione è splendida e molto cinematografica. Peccato che la sua lentezza (per una volta, va detto, giustificata dalla già citata abbondanza di dettaglio) gli abbia fatto saltare due numeri già nel corso dei primi otto, con un Andrea di Vito, discreto ma non ispiratissimo, a fare da supplente.
Comunque, quello che più piace di Young Avengers è il suo essere inconfondibilmente Marvel Style, sia dal punto di vista narrativo che da quello grafico, il suo inserirsi nella tradizione del Marvel Universe senza mai far diventare la continuity un peso, il suo essere un intrattenimento scacciapensieri mai stupido, che tra una superscazzottata e l'altra affronta anche temi delicati come l'omosessualità in maniera naturale, discreta, sicuramente da promuovere.
Una serie adatta sia ai neofiti che ai fan di vecchia data. Assolutamente consigliata.
Dario Beretta