domenica 5 luglio 2009

Watchmen dossier - 2006


La recente ristampa di Watchmen per la serie I Classici di Repubblica Serie Oro è l’occasione perfetta per tornare a parlare del grande capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons. Ne approfittiamo quindi con un lungo ed esaustivo articolo introduttivo all’opera. Ricordiamo che, in versione “scompatatta”, l’articolo è già apparso sul Blog http://fumettidicarta.blogspot.com/

GLI AUTORI

Alan Moore

E’ sempre difficile riuscire a parlare del talento immenso di Alan Moore in poche righe, visto il suo ruolo da assoluto protagonista nella scena fumettistica americana e mondiale (ricordando comunque che lo sceneggiatore inglese ha anche realizzato libri, scritto rappresentazioni teatrali ed inciso alcuni dischi nella sua lunga carriera). Lo scrittore nasce nel 1953 a Northampton, Inghilterra e, dopo una carriera abortita di disegnatore, decide di dedicarsi alla scrittura esordendo nel 1979 sulla popolarissima rivista 2000 A.D., con cui continuerà la sua collaborazione sino al 1983 (Molte delle sue storie brevi sono state ristampate in 3 volumi, Futuri incredibili, Tempi Contorti e Skizz, editi da Magic Press). Sempre in questo periodo lo scrittore inglese realizza, insieme a David Lloyd, uno dei suoi massimi capolavori, V For Vendetta; l’opera, però, non verrà conclusa per la chiusura della rivista su cui appariva, Warrior, e ricevette la sua degna ripubblicazione solo 5 anni più tardi da parte della Dc Comics. V For Vendetta segue le vicende di un anarchico in una Inghilterra comandata da un regime dittatoriale, dove tutti i cittadini vengono costantemente spiati dagli occhi di telecamere. Tra satira politica e richiami orwelliani, V For Vendetta si rivela un’avventura dura ed emozionante, un fumetto realmente indimenticabile. Sempre su Warrior debuttano le avventure di Miracleman, il primo fumetto con cui Moore inizia a scardinare le “sacre” leggi dei supereroi, iniziando una totale revisione che sarà compiuta qualche anno più tardi con Watchmen; anche in questo caso la serie venne interrotta e venne continuata un paio di anni più tardi per la Eclipse. Dopo il passaggio di consegne tra Moore e Neil Gaiman anche questa seconda incarnazione venne interrotta dal fallimento della casa editrice, che portò, molti anni più tardi, ad una battaglia legale da cui Gaiman è uscito vincitore solo lo scorso anno. Risale a questi anni anche l’unica collaborazione dello sceneggiatore con la Marvel, seppure con la sua filiale inglese: Moore, infatti, realizza un acclamato ciclo di Capitan Bretagna in collaborazione con Alan Davis (i due volumi sono da tempo esauriti in Italia). Intanto la Dc si accorge del grande talento dello scrittore inglese e gli affida il rilancio di una serie ormai sull’orlo della chiusura, Swamp Thing: Moore non solo riuscirà a salvare la serie, ma realizza una saga di qualità altissima, dove ha il coraggio di ripartire da zero con il personaggio rendendolo l’avatar di tutto il mondo vegetale nell’universo. Dopo un paio di memorabili incursioni nel mito di Superman (in pratica Moore è lo scrittore a cui è affidato l’ultimo saluto alla versione pre-Crisis del personaggio), lo scrittore inglese crea quella che rimarrà la sua saga più famosa, Watchmen, appunto a cui seguirà un’altra celeberrima storia, The Killing Joke, con cui mette mano al personaggio di Batman. In seguito però ad un litigio con la Dc per questioni riguardanti la censura, Moore decide di lasciare il mondo dei fumetti mainstream. E’ un periodo in cui si perdono un po’ le tracce dello scrittore inglese, se si eccettua la graphic novel del ’91, A Small Killing, che purtroppo è ormai introvabile in Italia. Lo sceneggiatore pone comunque le basi per tre opere molto ambiziose, cioè From Hell, in compagnia di Eddie Campbell, il fumetto erotico Lost Girls e Big Numbers, disegnato da Bill Sienkiewicz. Se il primo (che narra una possibile versione della storia di Jack lo Squartatore) è stato lentamente completato e rappresenta ad oggi una delle opere a fumetti più impressionanti mai apparse, il secondo avrà la sua edizione definitiva solo quest’anno, mentre il terzo viene interrotto dopo soli due numeri per colpa di Sienkiewicz, che causerà anche il fallimento della Mad Love, la casa editrice fondata dallo stesso Moore. Lo sceneggiatore, spinto dal bisogno di soldi, porterà lo sceneggiatore britannico a tornare al fumetto mainstream, anche se lontano dalle due “odiate” major per accasarsi all’Image, dove i sei disegnatori fondatori stavano rendendosi conto di avere bisogno di veri scrittori per poter tirare avanti la baracca. Dopo una prima incursione nel mondo di Spawn, Moore si concentra sull’universo Wildstorm, sfornando un bel ciclo di Wildcats, dove, al solito, ridefinisce completamente il mondo creato da Jim Lee. In seguito lo sceneggiatore segue Rob Liefield, realizzando per la sua Awesome Supreme, un fumetto dove Moore rimette mani (pur sotto mentite spoglie) al mito di Superman sperimentando un nuovo approccio al mondo dei supereroi e tentando di recuperare lo spirito e la “purezza” della Golden e Silver Age. Finita anche questa collaborazione, per lo scrittore inglese è tempo di iniziare una nuova avventura, ovvero la America’s Best Comics. E’ per questo imprint che escono tutte le nuove creazioni di Alan Moore: Promethea, Tom strong, Top Ten, Tomorrow Stories e la ben nota Lega Degli Straordinari Gentlemen.

Dave Gibbons

Dave Gibbons è uno dei più rispettati professionisti nel mondo del fumetto e dell’illustrazione; pur se dotato di un tratto molto classico e poco appariscente, l’artista inglese ha saputo farsi notare e guadagnare legioni di estimatori grazie alla perizia e maestria con cui realizza, da ormai più di 30 anni, le sue tavole. Nato nel 1949, Gibbons si fa conoscere per le sue matite su alcune storie di 2000 A.D. (dove ha l’occasione di collaborare per la prima volta con Alan Moore) e del Dr. Who, personaggio famosissimo in Gran Bretagna. Agli inizi degli anni ’80, agli albori di quella che sarà una vera e propria “British Invasion”, sbarca, alla pari di Moore, negli States, dove ha la possibilità di collaborare alla realizzazione di Heavy Metal, film d’animazione d’autore che riunì alcuni degli autori ed artisti più alla avanguardia a quei tempi. La carriera di Gibbons in America, pur non essendo stata fulminante, ha lasciato decisamente il segno, nonostante l’artista raramente si fermi a lungo su un progetto, realizzando così una miriade di albi, saghe e miniserie sparse che sarebbe davvero difficile da ricordare in poco spazio. Segaliamo comunque l’ottimo annual di Superman, Per l’Uomo che Ha Tutto (ristampato l’anno scorso nei Classici di Repubblica) che lo vede collaborare ancora con Moore. E’ l’anteprima della sua opera più famosa, che resta comunque Watchmen, dove Gibbons mostra una sinergia praticamente perfetta con la sceneggiatura di Moore, riuscendo a dare profondità e vitalità a tavole “costrette” in una gabbia fissa (gran parte delle volte di 9 vignette per tavola) con un tratto ricchissimo di particolari e sfumature. Da ricordare anche la sua collaborazione con un altro mostro sacro del fumetto americano, Frank Miller, con cui realizza la dura e caustica saga fantapolitica legata al personaggio di Martha Washington, che si svilupperà in due miniserie (Give Me Liberty e Martha Washington Va Alla Guerra, entrambe pubblicate dalla Magic Press) e qualche numero speciale. Va ricordato che Gibbons ha al suo attivo anche una carriera da sceneggiatore (ricordiamo per esempio un suo recente ed ottimo ciclo su Capitan America), campo in cui comunque l’artista inglese ha dimostrato di cavarsela più che adeguatamente.

CRONOLOGIA WATCHMEN

In America

Miniserie originale:

Watchmen #1 - "At Midnight All The Agents..." – Settembre 1986
Watchmen #2 - "Absent Friends" – Ottobre 1986
Watchmen #3 - "The Judge of All The Earth" – Novembre 1986
Watchmen #4 - "Watchmaker" – Dicembre 1986
Watchmen #5 – "Fearful Symmetry" – Gennaio 1987
Watchmen #6 - "The Abyss Gazes Also" – Febbraio 1987
Watchmen #7 - "A Brother to Dragons" – Marzo 1987
Watchmen #8 - "Old Ghosts" – Aprile 1987
Watchmen #9 - "The Darkness of Mere Being" – Maggio 1987
Watchmen #10 - "Two Riders Were Approaching..." – Luglio 1987
Watchmen #11 - "Look on My Works, Ye Mighty..." – Agosto 1987
Watchmen #12 - "A Stronger Loving World" – Ottobre 1987

In Italia:

Nota: La miniserie è stata pubblicata per la prima volta sulle pagine di Corto Maltese della Rizzoli tra il 1988 ed il 1990, come inserti. In questa prima edizione non sono state stampate le appendici testuali del fumetto, che appaiono alla fine di ogni capitolo.

Prima Edizione:

Watchmen #1 - Corto Maltese #60-61-62
Watchmen #2 - Corto Maltese #63-64-65

Watchmen #3 - Corto Maltese #66
Watchmen #4 - Corto Maltese #67-68-69
Watchmen #5 - Corto Maltese #71
Watchmen #6 - Corto Maltese #72-74
Watchmen #7 - Corto Maltese #75-76
Watchmen #8 - Corto Maltese #77
Watchmen #9 - Corto Maltese #79
Watchmen #10 - Corto Maltese #81
Watchmen #11 - Corto Maltese #83
Watchmen #12 - Corto Maltese #85

Edizioni in Volume:

Watchmen – Rizzoli/Milano Libri – 1993
Watchmen – Play Press - 1997
Watchmen (ristampa riveduta e corretta) – Play Press – 2002
Watchmen – Classici di Repubblica Serie Oro #26 – 2005

AMBIENTAZIONE E TRAMA

Ambientazione

Per prima cosa è importante chiarire un punto fondamentale: nonostante sia stato pubblicato dalla Dc Comics, Watchmen non ha alcun legame con il Dc Universe, cioè il mondo di fantasia nel quale vivono le loro avventure personaggi come Batman, Superman e Flash.
E' una storia a sé stante i cui personaggi, fortunatamente, non sono stati più toccati né da Moore né da altri scrittori (se si eccettuano gli ovvi omaggi tributati qua e là).
Solitamente le cose vanno in modo diverso nei fumetti di supereroi. Un autore crea un personaggio e quando smette di realizzarne le storie viene sostituito da un altro fumettista che riprende le trame e gli spunti del predecessore e li porta avanti in modo tutto suo. Molti fumetti di supereroi (soprattutto della Marvel e della DC comics) possono essere visti come delle enormi opere collettive nelle quali l'apporto di un autore si fonde con quello di altri fino alla nascita di un vero e proprio universo narrativo fittizio.

Watchmen ha avuto una sorte diversa: dopo che Moore e Gibbons hanno scritto la parola fine al termine del dodicesimo capitolo nessun altro autore ha più preso in mano la loro opera per fare un seguito riplasmandola.
Probabilmente i due autori inglesi hanno raggiunto un così alto risultato qualitativo e attorno al loro Watchmen si è creata una tale aura di leggenda con cui gli altri autori hanno preferito non misurarsi sia per rispetto e reverenza sia per la paura del confronto.
C'è un unico piccolo legame con l'universo fittizio della DC: lo scrittore inglese, inizialmente, voleva utilizzare i personaggi della casa editrice
Charlton, i cui diritti erano finiti nelle mani della Dc (e i cui personaggi vennero integrati nel Dc Universe alla pari di Capitan Marvel, un personaggio creato negli anni '50 da C. C. Beck per la casa editrice Fawcett), che però convinse Moore a cambiare idea; resta il fatto che l'ispirazione di base per i personaggi rimane quella. Ma ne riparleremo approfonditamente più avanti.

Fatta questa importante precisazione, partiamo con l’ambientazione di questa grande opera. Dal punto di vista temporale Watchmen è legata a doppio filo al periodo in cui uscì, a metà degli anni ’80. Per l’economia stessa della trama è infatti fondamentale la situazione politica di quegli anni, quando, nonostante ci fossero stati i primi importanti passi avanti nel dialogo tra Stati Uniti ed Unione Sovietica , si era ancora in piena guerra fredda: un clima di totale tensione e di sottile paura che Moore sfrutta per dare all’opera un’atmosfera oscura e pesante. Ma, come detto, non è solo questione di atmosfera, visto che la guerra fredda ed in particolare la situazione dell’Afghanistan non sono solo eventi che fanno da sfondo a tutta la vicenda, ma ne diventano addirittura i motori principali, soprattutto verso la fine del volume. Viene spontaneo chiedersi se la scelta di legare le vicende dei protagonisti alla vera situazione politica di quegli anni risulti, alla fine, un errore: da un lato è innegabile come Watchmen risenta, dal punto di vista dell’ambientazione, del passare degli anni, visto quanto è cambiato il mondo negli ultimi 20 anni, ma è altrettanto vero che è proprio questa scelta a garantire alla storia un realismo unico, nonostante si parli di vigilanti in maschera e uomini dotati di poteri quasi divini. Per questo Watchmen rimane sempre e comunque un’opera attuale e godibile anche a distanza di due decenni. Un solo appunto: Moore decide di utilizzare come presidente degli Stati uniti non l’allora presidente Ronald Reagan, ma il ben più odiato Richard Nixon, sia per ovvi e sottili intenti satirici, sia per dare solidità e credibilità alla trama di base ed alla legge che vietò l’attività dei supereroi.

La storia è ambientata a New York: Moore, sempre per aumentare al massimo il realismo, decide di non usufruire delle classiche città inventate che sono protagoniste dei fumetti supereroistici (in particolare della Dc). La città è a suo modo protagonista anch’essa ed alcuni simboli tipici di New York appaiono nel fumetto: basti pensare alla copertina della prima edizione del volume, dove si vede chiaramente l’Empire State Building attraverso la finestra rotta o alla scena che apre l’ultimo capitolo dell’opera. E’ però una New York leggermente diversa dalla realtà, una sua versione “fumettizzata”: così si respira un’atmosfera più oscura e malata nei bassifondi, mentre vi appaiono alcuni elementi tecnologici più avanzati come le auto elettriche ed i “distributori” pubblici di energia elettrica (che vediamo costantemente nelle lunghe scene con il fumetto sui pirati). Insomma è come se New York si riappropriasse di alcuni degli elementi che Metropolis e Gotham City (le due città dove si svolgono le avventure di Batman e Superman) le avevano rubato ed estremizzato.

Trama

Il Comico, l’unico vigilante “legale” rimasto, il tuttofare del governo americano, viene spinto da una finestra ed ucciso. Tra gli altri vigilanti, ormai quasi tutti costretti ad un riposo forzato dalla legge Keene, che ha bandito gli eroi in costume, si sparge il timore di uno psicopatico a piede libero, un “killer delle maschere”; ma, forse, il Comico è stato ucciso per un motivo, forse era venuto a conoscenza di qualcosa che non doveva sapere…

Watchmen parte come il più tipico dei libri gialli, con un omicidio ed una persona (il vigilante Rorschach) che investiga sulla sua morte, ma, piano piano, la trama si amplia sempre di più, sino a rivelare un complotto di portata globale. La morte del Comico non mette però solo in moto una serie di eventi sempre più grandi, ma è l’occasione per i vari vigilanti “in pensione” di rincontrarsi, di ricordare e di rimpiangere il passato….e forse, nonostante la legge, di tornare in attività.
Watchmen possiede una trama coinvolgente, emozionante ed avvincente, anche se la vera forza del fumetto sono le sublimi e realistiche caratterizzazioni dei protagonisti, che portano Moore ad un’amara quanto inevitabile riflessione sulla figura dell’eroe in costume.
Un’ultima cosa: immagino che, leggendo la trama, vi abbia colto, in parte, un senso di deja vu, in particolare per quanto riguarda un certo film d’animazione recentemente premiato con l’Oscar; ma ne riparleremo approfonditamente più avanti...

WATCHMEN: I PERSONAGGI

Personaggi

Abbiamo parlato dell’ambientazione, dello scenario politico in cui svolge l’opera e della sua trama, ma la vera forza di Watchmen, aldilà di tutto, rimangono i personaggi. Moore è riuscito a dare a questi vigilanti una profondità assoluta, rendendoli credibili e realistici attraverso un’analisi psicologica rigorosa. I protagonisti di Watchmen sono “veri” proprio perché sono figure profondamente umane, sotto la maschera: non esistono più i supereroi perfetti, modelli di moralità e virtù; non esistono più i colorati ed ingenui eroi; non esistono più creature dotati di poteri inimmaginabili che, come se nulla fosse, vivono come delle persone normali. Esistono invece degli uomini che hanno le loro manie, i loro problemi, le loro ossessioni, i loro scheletri nell’armadio; solo che, per gente che si mette in costume a combattere il crimine, questi problemi sono amplificati ed estremizzati. Alla fine la ricetta è sempre quella dei supereroi con superproblemi di Stan Lee, ma il tutto senza più l’ingenuità degli anni ’60 ed invece con tutto il disincanto degli anni ’80, con in più un’analisi psicologica puntuale ed arguta ed una dose di realismo fino a quel momento sconosciuta nei fumetti supereroistici.
Watchmen ci apre le porte di un mondo sì immaginario, ma anche tremendamente vicino al nostro; ecco i protagonisti di questo mondo:

-Edward Blake – Il Comico. Anche se è già morto quando inizia la storia, non si può non parlare del Comico: è l’eroe più amato e conosciuto del mondo di Watchmen; eroe di guerra nel secondo conflitto mondiale, diventa poi un vero e proprio supereroe governativo più tardi, partecipando alla guerra in Vietnam. Il suo costume richiama volutamente quello di Capitan America della Marvel, ma se Cap rappresenta ed incarna la parte più pura ed idealistica dell’America, il Comico sembra invece rappresentare quella più marcia e corrotta. Edward Blake è in realtà una persona abbietta, violenta e cinica, l’agente perfetto per fare il lavoro sporco per il governo degli Stati Uniti.

-Jon Osterman – Doc Manhattan. Sicuramente il personaggio più difficile ed ambizioso di Watchmen. Jon Osterman, ricercatore nucleare, è vittima di un incidente in un reattore, da cui ne uscirà con poteri di portata inimmaginabile. Nasce così Doc Manhattan, un supereroe capace di vedere nella stessa struttura atomica dell’universo e di manipolarla. Ma, come può un uomo gestire poteri tanto immensi? Come può pretendere di vivere una vita normale quando in realtà è in tutto e per tutto un dio? Jon Osterman rinuncia così, pezzo dopo pezzo, alla sua umanità, per diventare sempre più un dio trascendentale.

-Daniel Dreiberg – Nite Owl II. Dan Dreiberg è un ricco rampollo con una grossa eredità sulle spalle che, affascinato dall’ornitologia e dalle avventure, decide di iniziare una carriera da vigilante, facendo suo il nome di Nite Owl, che era già stato usato in passato da Hollis Mason ai tempi della squadra dei Minutemen (la prima squadra ufficiale di vigilanti). Costretto all’inattività dalla legge Keene (che vietò completamente l’attività degli eroi in costumi) Dan è diventato un uomo vuoto, depresso e frustrato, un grasso ex-eroe che non può fare altro che rimpiangere il passato.

-Laurie Juspeczyk (a.k.a. Laurie Jupiter) – Silk Spectre II. Figlia della prima Silk Spectre, l’unica eroina affiliate ai Minutemen, Laurie Jupiter decide di seguire le orme della madre e di iniziare anch’essa una carriera da vigilante unendosi ai Crimebuster (la seconda squadra ufficiale di vigilanti). E’ in quell’occasione che conosce Doc Manhattan, iniziando una relazione con lui. Anch’essa costretta all’inattività dalla legge Keene, Laurie si è rifugiata nel rapporto con Doc Manhattan, vedendolo però lentamente disgregarsi in seguito ai cambiamenti in atto nella personalità dell’uomo, fino ad arrivare ad una relazione ormai spenta, che va avanti per pura inerzia.

Walter Kovacs – Rorschach. Il personaggio simbolo di tutta l’opera: un’adolescenza violenta e traumatica ha segnato profondamente Walter Kovacs, rendendolo una persona ossessionata e profondamente disturbata. Se, inizialmente, la sua attività di vigilante sotto il nome di Rorschach serviva a contenere il suo lato oscuro, col passare del tempo inizia invece ad alimentarlo. Unico eroe che continua la sua attività nonostante le legge Keene, Rorschach si è trasformato in un vigilante violento e psicotico. Ma, nonostante tutto, in un modo sottilmente perverso è forse l’unico dei protagonisti a mantenere una sorta di moralità, per quanto distorta.

Adrian Veidt – Ozymandias. Adrian Veidt è un uomo dotato di un’intelligenza nettamente superiore alla norma, un vero e proprio genio che mostrò le sue capacità sin dall’infanzia. A 17 anni Adrian intraprese un viaggio in Europa sulle tracce di Alessandro Magno, avendo un giorno l’illuminazione che lo portò alla carriera di vigilante sotto il nome di Ozymandias. Pur non possedendo alcun potere, Ozymandias fu uno dei vigilanti più efficaci grazie alla sua grande intelligenza ed al controllo totale del proprio corpo. Una volta costretto al ritiro dalla legge Keene, Adrian Veidt ha mantenuto l’identità di Ozymandias, utilizzandola come simbolo della sua neonata attività economica: grazie alla sua genialità, Adrian costruisce in breve tempo un impero industriale, divenendo uno dei personaggi più noti e potenti al mondo.

Oltre a questi personaggi, Watchmen presenta tutta una serie di altri vigilanti che sono apparsi in passato: pur non avendo alcun ruolo (a parte un paio) nell’economia della storia, sono comunque comparse importanti per dare all’opera un background più completo ed intrigante e per creare adeguatamente una vera e propria storia passata dietro alle vicende del volume. Sono personaggi che appaiono giusto in qualche flashback o vengono nominati nelle appendici testuali che chiudono i vari capitolo. Tra loro vanno comunque segnalati Sally Jupiter, la prima Silk Spectre ed Hollis Mason, il primo Nite Owl, per gli ovvi legami che condividono con i protagonisti della storia.

Watchmen e gli eroi Charlton

Come già accennato nel paragrafo Ambientazione, l’idea originale di Alan Moore per Watchmen era quella di utilizzare i personaggi di una casa editrice minore di fumetti americana, la Charlton, i cui diritti erano stati acquistati dalla Dc Comics. L’idea venne però bocciata, in quanto la Dc stava appunto pensando di inserire i personaggi Charlton nel Dc Universe e, probabilmente, non voleva che un’opera dalla portata così grande come Watchmen segnasse per sempre i personaggi. Nonostante l’esplicito rifiuto da parte della Dc, quindi, Moore basò comunque tutti i personaggi cardine del mondo di Watchmen sugli eroi della Charlton.
Ecco un succinto schema con tutti i personaggi e le loro “controparti” Charlton:

Il Comico – Peacemaker
Doc Manhattan – Capitan Atomo (Nel Dc Universe appare spesso nelle storie della JLA)

Nite Owl I & II – Blue Beetle I e Blue beetle III.
(Il personaggio fa parte della formazione della celebre Justice League scritta da Keith Giffen e Jean Marc De Matteis)
Ozymandias - Thunderbolt
Rorscach – The Question (Personaggio che ebbe un’acclamata serie negli anni ’80 scritta da Dennis O’ Neil)
Silk Spectre – Nightshade

Link Utili

http://www.internationalhero.co.uk/c/charlton.htm
http://www.toonopedia.com/charlton.htm
http://www.comics-db.com/Other_Publishers/C/Charlton_Comics/
http://www.enjolrasworld.com/Annotations/Alan%20Moore/Watchmen/watchmen_appendix.htm

METAFORA E METAFUMETTO

Metafora

Una volta introdotta la storia ed i personaggi passiamo a parlare brevemente dell’aspetto metaforico e del substrato di citazioni, inside jokes e possibili interpretazioni dell’opera di Moore e Gibbons. Diciamolo subito: Watchmen è un fumetto così ricco e complesso che non basterebbero interi libri per poterne parlare approfonditamente, sviscerando tutti i temi e la loro corrispondenza alla realtà presenti nell’opera. In questo articolo ci limiteremo ad analizzare giusto un paio di questi temi, su tutti quello, piuttosto basilare ed importante, di Watchmen visto come storia metaforica del fumetto americano.

Moore, nel creare tutto il preciso background dietro a Watchmen non mette certo date a caso: la nascita della prima squadra ufficiale di vigilanti, i Minutemen viene fatto infatti risalire al 1939, proprio il periodo in cui videro la luce i primi supereroi. Risale infatti all’anno precedente la primissima apparizione di Superman, il cui successo fulmineo avrebbe presto aperto le strade a decine di emuli più o meno riusciti. E’ questo il periodo noto come Golden Age, dove fu la National Comics (ovvero la futura Dc Comics) a fare la parte del leone, lanciando personaggi che sono ancora oggi nell’immaginario comune: stiamo parlando di eroi del calibro di Batman, Wonder Woman, Flash e Lanterna Verde che, per quanto cambiati, sopravvivono ancora oggi. Ma la corrispondenza non è solo a livello meramente temporale, visto che, seppure la storia dei Minutemen sia narrata principalmente in corti flashback ed un po’ più ampiamente trattata nelle appendici testuali che chiudono i vari capitoli, si avverte chiaramente un legame anche a livello di tematiche e di caratterizzazioni. Grazie alla biografia di Hollis Mason (il primo Nite Owl) scopriamo infatti che i Minutemen erano una squadra tutt’altro che organizzata, composta da vigilanti colorati e piuttosto ingenui nella loro lotta al crimine. Questo tratto sembra rispecchiare così la ingenuità e semplicità dei primi eroi in costume che si affacciarono sul mercato nei primi anni ’40.
Da sottolineare anche la presenza (seppure per molto poco) del
Comico nelle fila dei Minutemen, altra scelta non certo casuale, visto che sembra essere il simbolo dei vari eroi patriottici e politicamente schierati che, in breve tempo, invasero le edicole americane negli anni ’40 (il più famoso di essi rimane Capitan America, personaggio dell’allora Timely, che sarebbe divenuta in seguito la Marvel). La guerra si stava avvicinando sempre di più e l’America aveva bisogno di figure positive e patriottiche anche in prodotti che erano rivolti essenzialmente ai bambini.
Durante la guerra i fumetti di supereroi avevano conosciuto un successo enorme perché cavalcavano le paure e i sentimenti del popolo americano che era in guerra e si sentiva unito contro un nemico che avrebbe potuto distruggerlo. Nei fumetto di supereroi i lettori potevano trovare un misto di fiducia nelle proprie capacità di uscire vincitori dal conflitto e di sentimento patriottico incarnato da eroi come Capitan America, che addirittura si vestiva con i colori della bandiera americana.
Al termine del conflitto i fumetti di supereroi subirono un calo d'interesse e vennero rimpiazzati da nuovi generi come il poliziesco e l'horror. Una nuova generazione di lettori era arrivata ed i supereroi non sembravano più così affascinanti come un tempo. Nei primi anni '50, infatti, la dominatrice assoluta del mercato fumettistico americano fu la
EC Comics, forte dei suoi albi che trattavano tematiche come l'horror, la fantascienza e le storie di pirati. A bloccare la brillante casa editrice fu una vera e propria caccia alle streghe che si avventò contro i fumetti, un'ondata censoria partita da un saggio delirante intitolato "Seduction Of The Innocent", dove il professor Frederic Wertham analizzava i più popolari fumetti ritenendo che traviassero le menti dei giovani lettori. Un saggio pieno di assurdità e falsità come la celebre teoria secondo cui Batman è un pederasta e Robin la sua vittima che però fece presa sulla da sempre credulona opinione pubblica americana e che portò alla creazione di un codice censorio, il famigerato comics code, che edulcorò totalmente i fumetti (al punto che era vietato mostrare i capezzoli degli uomini) e costrinse la EC (che trattava tematiche ritenute troppo adulte) a chiudere baracca e burattini, dando così origine ad una serie di eventi che avrebbero portato, indirettamente, alla esplosione di supereroi verso la metà degli anni '60.

E’ in questo punto che Watchmen sembra differire dalla storia del fumetto in America: tra la prima squadra di supereroi (i Minutemen) e la seconda (i Crimebusters) non avviene un evento della portata del comics code: anzi, in quello che è pieno territorio da metafumetto (ed aggiungendo un ulteriore strato al tutto), Moore riscrive in Watchmen la sua personale storia dei fumetti, stabilendo, nell’appendice del Capitolo V, Tremenda Simmetria, che il governo americano non aveva cavalcato l’ondata polemica contro i fumetti proteggendoli invece, facendo sì che la EC sopravvivesse. L’intento di questa scelta ha sia motivazioni espressamente legate allo sviluppo della storia, facendo in modo di poter spostare a piacimento il suo personale arrivo del comics code con la Legge Keene (che, metaforicamente, può essere visto come il risultato della seguente riflessione: “cosa sarebbe successo se il comics code fosse arrivato dopo la seconda esplosione di supereroi?”), sia motivazioni connesse alla necessità di inserire un ulteriore elemento metafumettistico con il fumetto dei Pirati, di cui parleremo brevemente nei prossimi paragrafi.

Comunque sia, seppure da strade diverse, si arriva allo stesso risultato e la seconda squadra di supereroi presente in Watchmen (ovvero i protagonisti della storia) arriva nel 1966, proprio in piena Silver Age. Per chi non lo sapesse, con la Silver Age il fumetto supereroistco ebbe la sua definitiva esplosione grazie soprattutto al talento ed alla creatività della coppia Stan Lee/Jack Kirby, creatori di alcuni dei personaggi più popolari della Marvel, dai Fantastici 4 ad Hulk. Quella compiuta dai due fumettisti fu una vera e propria rivoluzione: sia a livello visivo, grazie all’esplosività unica dei disegni di Kirby, ma soprattutto a livello di tematiche. I due scardinarono infatti molte di quelle che erano delle vere e proprie leggi nel mondo del fumetto supereroistico: così i Fantastici 4 non possiedono delle identità segrete, due dei loro membri sono addirittura fidanzati, ma soprattutto, i supereroi della Marvel diventano più umani. Con la ormai celeberrima legge dei “supereroi con superproblemi”, Lee porta i suoi colorati personaggi da figure inarrivabili a persone più vicine all’esperienza dei lettori, facendoli diventare addirittura loro stessi eroi grazie a l’Uomo Ragno. Da sottolineare anche come i due fumettisti siano riusciti ad inserire, in un contesto comunque fantascientifico, tematiche più vicine all’attualità di quel periodo, ponendo maggiore attenzione ad una tecnologia sempre più straordinaria, dalla corsa allo spazio al crescente timore verso le radiazioni (che non a caso sono la causa scatenante di molti dei poteri degli eroi Marvel).

Echi di queste tematiche si avvertono chiaramente anche nei Crimebusters, la seconda squadra di supereroi che vediamo in Watchmen: Doc Manhattan, in particolare ha un’origine praticamente similare (non a caso legata all’energia atomica) a molti eroi e villain della Marvel, su tutti Hulk; il personaggio sembra condensare dentro di sé molte delle caratteristiche di quegli eroi a livello di poteri e di aspetto, anche se la caratterizzazione che gli darà Moore sarà ben più complessa ed articolata e porterà l’autore inglese a profonde considerazione sulla natura divina. Un altro elemento importante è la storia d’amore tra l’appena citato Doc Manhatthan e Laurie Jupiter, che sembra riecheggiare il fidanzamento tra Susan Storm e Reed Richards nei Fantastici 4, come anche l’utilizzo di una serie di macchine tecnologicamente avanzate da parte di Nite Owl ricorda le straordinarie e fantasiose macchine del quartetto della Marvel.
Ma da qui le storie differiscono: se i supereroi dopo la Silver Age sono diventati i dominatori incontrastati, ancora oggi, del mercato fumettistico americano, non è andata altrettanto bene agli eroi in costume di Moore, che, nella realtà fittizia di Watchmen, si vedono costretti ad abbandonare l’attività di vigilanti in seguito alla Legge Keene, nel 1977. Come già accennato prima siamo di fronte ad un gioco di rimandi, dove Moore fa vivere metaforicamente ai suoi personaggi quello che successe alla EC con l’avvento del comics code.


Metafumetto

Con Metafumetto solitamente si intendono le situazioni in cui vengono valicati i confini stessi del fumetto. Un esempio potrebbe essere quello di personaggi che sanno di vivere e di recitare in un albo disegnato, un altro potrebbe essere quello degli autori che diventano essi stessi personaggi di fumetti, come nel celeberrimo finale del ciclo di Animal Man scritto da Grant Morrison. E, nel nostro caso, si tratta di un vero e proprio fumetto dentro un fumetto.
In Watchmen, infatti, appare per lunghi tratti un crudo
fumetto di pirati: ad una prima lettura può risultare davvero difficile capire il significato di questa mossa di Moore. Il fumetto sembra infatti messo lì solo per rallentare ulteriormente la narrazione; ma non può essere ovviamente così. Prima di tutto il fumetto di pirati ha chiari, seppure non fondamentali, legami con la trama principale, soprattutto per quanto riguarda il suo autore fittizio, che viene citato molto spesso. Ma, soprattutto, il fumetto di pirati ha una sicura connessione a livello testuale e metaforico con le tavole in cui appare: non sveliamo troppo sia per non rovinare la lettura a chi non avesse ancora letto Watchmen, sia perché non vogliamo togliere al lettore il gusto di potersi fare la propria idea sul fumetto. Diciamo solo che il fumetto di pirati rappresenta un’ulteriore chiave di lettura del volume ed un ulteriore prova della maestria di Moore e Gibbons nel sapere maneggiare al meglio il linguaggio fumettistico.

WATCHMEN: L’EREDITA’

Un Prequel???

Come detto, Watchmen è e rimane un’opera a sé stante, i cui personaggi ed il cui mondo non è più stato toccato né da Alan Moore e Dave Gibbons, né da altri autori, se si eccettuano comparsate in segno di semplice omaggio in qualche altro fumetto (per esempio su Kingdome Come appare Rorschach in una vignetta). E’ però vero che si discusse a lungo della possibilità di realizzare un prequel del fumetto, realizzato ovviamente dal duo Moore/Gibbons, completamente dedicato ai Minutemen, la prima squadra di eroi in costume del 1939. Del progetto a dire il vero si sa ben poco, ma a quanto pare si arenò ancora prima che Moore decidesse di scriverne la sceneggiatura per divergenze tra i due autori e la Dc Comics (sembra addirittura che la casa editrice arrivò a minacciare di fare realizzare il l’albo ad altri fumettisti), che fu solo il preambolo dello scontro vero e proprio tra l’autore inglese e la casa di Superman, dovuto a questioni di censura. Alan Moore decise così di lasciare il fumetto mainstream e, prevedibilmente, il prequel di Watchmen si perse nel nulla. Da un lato sarebbe stato interessante leggere altro materiale ambientato nel mondo di Watchmen, ma dall’altro è stato meglio così, che l’opera rimanesse intoccata ed intoccabile.

L’Eredità

Pur non avendo generato né seguiti, né spin-off, l’eredità di Watchmen è ancora ben visibile nei fumetti supereroistici. L’opera di Moore e Gibbons, insieme al Dark Knight Returns di Frank Miller e Klaus Janson, non solo ispirò centinaia di autori, ma addirittura cambiò radicalmente l’approccio agli eroi in costume. Ma se la saga di Miller ebbe una grande influenza soprattutto a livello artistico e di storytelling, Watchmen cambiò per sempre il modo di caratterizzare i personaggi.
E’ come se Moore avesse alzato quel velo chiamato
“sospensione dell’incredulità” per mostrarci tutte le contraddizioni dei supereroi, ponendoli in una luce diversa. Gli eroi non erano più i protettori della terra, perfetti modelli di virtù e moralità, ma diventavano semplicemente umani, con le loro ossessioni, i loro problemi psicologici, i loro difetti, estremizzati dalla loro condizione.
Fu soprattutto questo aspetto, questi
“supercomplessati”, insieme all’atmosfera oscura, tesa e violenta dell’opera a venire recepiti maggiormente dagli scrittori che vennero influenzati da Watchmen. Il risultato fu che, improvvisamente, tutti i supereroi si ritrovarono privati della propria innocenza, costretti ad un cammino di crescita a volte esagerato e non in linea con il passato dei personaggi. Soprattutto negli anni ’90, la lezione di Watchmen venne spesso travisata e fu tutto un continuo spuntare di vigilanti psicotici e violenti, talmente estremizzati da essere ormai irriconoscibili e troppo lontani dall’esperienza quotidiana dei lettori. Un fatto di cui lo stesso Moore si è più volte rammaricato, sentendosi quasi in colpa per avere contribuito a creare una generazione di “mostri”, quando, con Watchmen, aveva essenzialmente compiuto un atto d’amore verso queste figure colorate. Esistono per fortuna anche molte ottime eccezioni con autori che hanno saputo attuare un’evoluzione ragionata e coerente con i personaggi (ricordiamo per esempio il ciclo de L’Ultima Caccia Di Kraven, dove lo scrittore Jean Marc DeMatteis tentava di fare diventare adulto un personaggio imprigionato nella sua forzata gioventù come l’Uomo Ragno).

Rimane il fatto che Watchmen ha letteralmente cambiato un mondo piuttosto immutabile e rigido come quello dei supereroi, un fatto che non ci può non fare riflettere sulla portata della rivoluzione creata dall’opera di Moore e Gibbons. Watchmen non sarà forse, come molti dicono, la storia definitiva sui supereroi (con un minimo di poeticità, ci piace pensare che non uscirà mai), ma è e rimane comunque la più straordinaria opera che sia mai stata fatta sugli eroi in costume, rimasta ancor oggi insuperata, nonostante ogni anno ci sia qualcuno che abbia la geniale idea di spacciare qualche fumetto per il nuovo Watchmen.

Il Film

Una storia come Watchmen non poteva, prima o poi, non ingolosire gli studios di Hollywood ed infatti è stato ormai annunciato ufficialmente l’adattamento, che dovrebbe uscire l’anno prossimo. Quello che forse non è molto noto è che si parla da oltre 15 anni di un adattamento dell’opera di Moore e Gibbons. I primi ad interessarsi furono infatti il regista Terry Gilliam (Brasil, L’esercito delle 12 Scimmie) ed il produttore Joel Silver (Matrix), ma il progetto naufragò miseramente, nonostante l’interessamento di Robin Williams per il ruolo di Rorscach. Ufficialmente fu perché i due non riuscirono a trovare finanziatori che credessero nel film: Gilliam veniva infatti dal costoso flop de Le Avventure del Barone di Munchausen, mentre anche Silver non godeva di una buona nomea dopo che aveva sforato il budget con Die Hard 2. In verità, quando a metà degli anni ‘90 si tornò a parlare di un possibile adattamento di Watchmen e fu chiesto a Gilliam se volesse ancora dirigerlo, il regista dichiarò che sarebbe stato impossibile richiudere tutto in solo due ore di film senza apportare tagli radicali alla trama (nella prima stesura della sceneggiatura nel 1989 si era addirittura deciso di togliere il personaggio del Comico per mancanza di spazio!). Fatto curioso: Silver deve comunque amare moltissimo i fumetti di Moore, visto che si è recentemente incaricato della produzione dell’adattamento di V For Vendetta, un altro grande capolavoro dello scrittore inglese.

Nonostante questo, l’idea di un film su Watchmen è continuata a girare per gli studios di Hollywood e non poteva essere altrimenti, visto il grande successo riscosso dai supereroi al cinema negli ultimi anni. E’ stato così annunciato ufficialmente che nel giugno del 2006 Watchmen avrà il suo film. Ancora non si sa nulla sul cast, mentre sono stati rivelati il nome del regista e dello sceneggiatore, rispettivamente il poco conosciuto Paul Greengrass (The Bourne Supremacy) e David Hayter, noto per il suo lavoro sui primi due film degli X-Men. Dubitiamo che il capolavoro di Moore possa rendere bene sul grande schermo (almeno, non in un film di sole due ore), ma comunque speriamo, fiduciosi, che questo adattamento non si riveli un totale disastro come LXG, tratto da un’altra opera di Moore, La Lega degli Straordinari Gentlemen.

Comunque sia, se volete fare un giro sul sito ufficiale del film di Watchmen, eccolo qui: http://www.watchmenmovie.com/

Omaggi “Incredibili”

Abbiamo parlato dell’adattamento ufficiale, ma non possiamo non citare quello che è stato senza ombra di dubbio l’omaggio più inaspettato per Watchmen, ovvero quello contenuto ne “Gli Incredibili”. Perché era davvero difficile prevedere che un film d’animazione rivolto essenzialmente ad un pubblico di famiglie scegliesse proprio l’opera di Moore come base della storia ed invece Brad Bird e lo studio Pixar hanno stupito tutti. Infatti la prima parte della trama si rifà abbondantemente a Watchmen, a partire dalla legge che vieta l’attività ai supereroi, passando per il supereroe frustrato e depresso per essere costretto forzatamente a non poter usare i suoi poteri in pubblico sino, addirittura, ad un “Killer delle Maschere”. Ovviamente da questo punto “Gli Incredibili” prende una strada tutta sua diventando un’avventura rutilante e scatenata dal tono piuttosto solare, ma rimane comunque positivo che i milioni di persone che hanno visto la pellicola siano potute entrare in contatto, seppure indirettamente, con le grandi tematiche introdotte da Alan Moore. E questa è, se ce ne fosse ancora bisogno, un’ulteriore prova della validità, attualità e grandezza assoluta di Watchmen…

WATCHMEN: UNA SPECIE DI COMMENTO

Perché Leggere Watchmen?

Abbiamo introdotto nel bene e nel male gli aspetti principali che caratterizzano Watchmen, i suoi diversi strati, le molteplici chiavi di lettura e l’impatto deflagrante che ebbe sul mondo del fumetto americano e mondiale, ma forse ci siamo dimenticati di dire che Watchmen è e rimane soprattutto una grande storia a fumetti. Una saga emozionante che tiene letteralmente incollati alla lettura, piena di dialoghi memorabili, scene indimenticabili e personaggi dall’enorme spessore, il tutto realizzato in maniera praticamente perfetta, un vero e proprio saggio si sceneggiatura e disegno.

Alan Moore infatti decide di scrivere Watchmen rispettando rigorosamente i canoni del fumetto più classico, rinchiudendo tutte le tavole in una scomoda, eppure maledettamente funzionale, gabbia fissa; abituati ormai alle esagerazioni del fumetto anni ’90, dove la struttura della tavola si è via via impoverito per lasciare spazio alla pura (e spesso vuota) spettacolarità, Watchmen può apparire come un fumetto lento e prolisso. Invece Moore riesce a dimostrare tutta la sua classe grazie ad una sceneggiatura puntuale e calibratissima, il tutto con uno storytelling letteralmente impressionante, perfettamente interpretato da un Dave Gibbons in stato di grazia. E’ importante non dimenticare l’eccelso lavoro svolto dal disegnatore inglese, qui in una sintonia impressionante con la sceneggiatura e capace di riempire ogni microvignetta di tantissimi elementi, il tutto con inquadrature sempre dinamiche ed efficaci.

Le caratterizzazioni, le possibili interpretazioni, la sceneggiatura, la storia, i disegni: è l’unione di tutti questi elementi a formare il perfetto mosaico di Watchmen, a renderlo uno dei migliori fumetti mai apparsi, una vetta che sarà decisamente difficile da toccare in futuro.

Top 3

Visto che siamo in dirittura d’arrivo, forse è il caso di smettere per un po’ il tono più “accademico” e distaccato per passare ad un livello un po’ più personale. Invece che perdermi in chiacchiere poco interessanti su come conobbi quest’opera, su cosa provai quando lessi il fumetto per la prima volta e così via, preferisco fare qualcosa di più originale e citare e parlare brevemente dei miei 3 momenti preferiti in assoluto del fumetto (il tutto senza ovviamente rivelare particolari fondamentali della trama, per non rovinare la lettura a chi stesse aspettando di gustarsi questo capolavoro)

-Il Funerale del Comico (Capitolo II): Un capitolo pazzesco, una vera e propria scatola cinese giocata tra presente e passato con un uso magistrale del flashback. Ci vengono presentati tutti i protagonisti attraverso il loro ricordo del Comico, un personaggio odiato da (quasi) tutti, mentre intanto si inizia ad infittire la tram principale. E’ il capitolo dove le doti di Moore esplodono letteralmente con una sceneggiatura incredibile, senza alcuna sbavatura.

-Il Discorso su Marte (Capitolo IX): Mentre ormai i nodi stanno venendo al pettine e ci si prepara per il gran finale, Moore inserisce un intero capitolo di dialogo tra Doc Manhattan e la sua ex-fidanzata Laurie Jupiter. Una scelta che può apparire strana visto che spezza completamente il ritmo della lettura, ma che si rivela l’occasione per Moore per regalarci un inno alla vita indimenticabile attraverso un unico lungo dialogo di un’intensità semplicemente fenomenale. In questo capitolo c’è tutta la magia della prosa dello scrittore inglese, capace di trattare con una naturalezza spaventosa temi profondamente filosofici.

-Rorschach ed il Doc Manhattan (Capitolo XII): Sono solo due pagine, quando tutto è ormai concluso e chiarito, eppure sono forse il momento più intenso ed emozionante di tutto il fumetto. In particolare a svettare sono i disegni di Gibbons, eccezionale nel riuscire a tratteggiare alla perfezioni le espressioni dei due personaggi. Una scena breve, giocata su un contrasto fortissimo di personalità, con i due personaggi che reagiscono in modi diametralmente opposti alla situazione, il tutto con pochissimi dialoghi e solo la pura tensione emotiva a reggere il tutto.

In Conclusione…

Giunti alla fine di questa introduzione a Watchmen, non si possono non fare i complimenti alla Panini ed a Repubblica per avere avuto il coraggio di rischiare, proponendo quest’opera in tutte le edicole, il tutto a prezzo abbordabilissimo, permettendo così a migliaia di persone di poter conoscere uno dei massimi capolavori che la nona arte abbia saputo regalare. Personalmente sono un po’ invidioso di tutti quelli che avranno la fortuna di poter leggere questo capolavoro per la prima volta. Io dovrò accontentarmi della decima rilettura…

[Un ringraziamento speciale a Luigi Siviero per i consigli e per le integrazioni alle sezioni “Ambientazione” e “Metafora”.]

Albyrinth