venerdì 3 luglio 2009

Stefano Piccoli: intervista esclusiva - feb-mar. 2006


I primi anni ’90 sono stati un periodo strano per il fumetto in Italia, un periodo in cui conobbe una popolarità e una diffusione che oggi sembrerebbero fantascienza; un periodo in cui, per dirla con le parole del buon Bottero,“ogni cagata partorita negli States vendeva migliaia di copie”, ma anche un periodo in cui sull’onda di quella popolarità, uno stuolo di giovani autori e disegnatori provava a mettersi in mostra con idee più o meno originali, spesso attraverso la via dell’autoproduzione.
Tra loro c’era Stefano “S3KENO” Piccoli, romano, classe 1970, autore de “Il Massacratore”, personaggio cult del fumetto indipendente italiano dei primi anni ’90 che vive oggi una sua terza genesi (o forse quarta?) per Bottero Edizioni, un nome che potrebbe dire qualcosa ai frequentatori di questo sito.
“Il Massacratore” come si può ben intuire a partire dal nome, NON è un personaggio diplomatico, o politically correct, come usa dire ora; d’altro canto, nemmeno Stefano Piccoli lo è mai stato.
Non lo è stato dalle pagine di “Katzyvari”, corrosiva fanzine romana su cui esordì “Il Massacratore”; non lo è stato sotto la sua etichetta Liska Prod, con cui intraprese l’autoproduzione del suo personaggio; non lo è stato sotto l’etichetta ombrello della Factorymemorie postume autografe collettive). Non lo è stato nemmeno dopo il passaggio alla Play Press, che pubblicò una miniserie in tre albi de “Virgo & Il Massacratore”, visto che in fondo l’editore avevapuntato su un personaggio dai connotati abbastanza chiari. (come si può ben riscontrare anche da queste
Non c’era motivo di pensare che le cose sarebbero cambiate oggi, con la realtà che tocchiamo con mano quotidianamente.
E infatti non è cambiato molto: Piccoli abbassa il tiro ma amplia il ragionamento, ma il risultato non cambia troppo: se una volta ad essere colpiti erano gli emblemi di una tipologia di vita (“filosofia” pare eccessivo) improntata alla visibilità, alla fama, alla ricchezza ottenuta a discapito degli altri, oggi a finire (casualmente) nel mirino del “Massa” sono quei tanti, troppi che questa tipologia l’hanno applicata a proprio uso e consumo, anche di piccolo cabotaggio, spesso meschino.
Insomma, il “Massacratore” è tornato a fustigare i costumi di un po’ tutti noi, chi più chi meno: inutile chiedergli di leggere le sfumature, lui vede solo in bianco e nero, senza allusioni calcistiche di sorta.
E così pure Stefano, che ci ha correttamente avvisato di avere un’altra intervista in ballo con quei maledetti saprofiti de Lo Spazio Bianco (che vi invitiamo comunque a visitare per saperne di più, chissà che non abbiano qualcosa di grosso che bolle in pentola…), ma che ha perso volentieri un po’ del suo tempo anche con noi…

LA STORIA

mdb: Ciao Stefano. Con la diplomazia che ti contraddistingue, vuoi correggere qualche cazzata che potrei aver scritto nell’introduzione?

Stefano Piccoli: Nessuna cazzata, per carità! Giusto un paio di precisazioni, la prima riguarda “Katzyvari”, perchè tengo molto a sottolineare che NON era una fanzine (con tutto il rispetto per le fanze, visto che anche io ho mosso i primi passi in una di esse, “Buona La Prima”), ma una vera e propria rivista da edicola! D’accordo, era un progetto caotico e a suo modo “militante”, ma per realizzarla avevamo aperto una nostra casa editrice, con tanto di redazione, iscrizione alla Camera di Commercio e al Tribunale, Partita I.V.A., direttore responsabile, etc. etc… ma soprattutto un distributore specializzato per la sua distribuzione in edicola a livello nazionale, una roba da pazzi se ci pensi oggi, ma proprio per questo di cui essere orgogliosi. Ecco perché mi piace ricordarlo.
mdb: Ehmmm… mea culpa, ho proprio confuso e “accorpato” “Buona La Prima” e “Katzyvari”… l’altra precisazione?

Stefano Piccoli: L’altra è riferita al concetto di “abbassare il tiro”…
mdb: Uhmmm… allora magari ne parliamo più avanti, se non ti spiace, visto che è relativa all’attualità: partiamo prima dal Massacratore, nato come sorta di parodia del giustiziere mascherato, senza pietà: una via di mezzo tra il “Punitore” e “Lobo”, volendo fare una sintesi forse eccessiva…

Stefano Piccoli: Non è eccessiva, è esattamente così. Per la sua prima caratterizzazione (quando ancora non potevamo sapere che sarebbe diventato un personaggio con una propria storia, così lunga e particolare) prendemmo proprio la divisa del Punitore della Marvel, con la “mascherina” nera e il sorriso pazzoide di Lobo della DC… e aggiungemmo al risultato la liscona di pesce sul petto!

mdb: Però il “Massa” interagiva con la realtà quotidiana, massacrando senza mezzi termini personaggi reali e alla ribalta delle cronache, da Bettino Craxi a Vittorio Sgarbi, a Silvio B., ad Anna Falchi, collocandosi a metà tra i fumetti veri e propri così come erano concepiti allora e pubblicazioni più orientate verso la satira, come il Vernacoliere (che già allora lasciava ampio spazio ai fumetti, con “Budiulik, il Vendicatore dell’Allezziti” di Max Greggio, tanto per citarne uno), ma in modo estremamente crudo e diretto...
Stefano Piccoli: Si, non era propriamente un fumetto di supereroi, nonostante le ispirazioni grafiche della sua uniforme e del suo aspetto. Di fatto, mi piace pensare che DENTRO a quella caratterizzazione ci fossero anche influenze di Jacovitti, di Magnus, o la “coattaggine” del “Ranxerox” di Liberatore e Tamburini. In fondo ero cresciuto con ‘sta roba qui, e i supereroi americani erano una lettura piuttosto “recente” rispetto a tutto il fumetto italiano che mi ero divorato fino a vent’anni (non a caso dedicai una commossa quarta di copertina ad Hugo Pratt, che morì nel ’95 mentre era in corso la mia serie LISKA Prod, e che io amavo da morire). Comunque è vero, certe cose le faceva solo la satira (e qui potrei tirare in ballo anche Pazienza); era come se i personaggi “reali” si potessero mettere senza problemi nelle vignette umoristiche dei quotidiani, ma non nelle storie a fumetti nel senso più tradizionale del termine. Ma il Massacratore, che sin dalla sua nascita funzionava proprio con la classifica dei lettori, doveva necessariamente incontrare politici o personaggi della tivù VERI nelle sue pagine, perché il meccanismo era proprio quello! E il risultato finale era in effetti uno strano mix tra fumetto in bianco/nero classico (classico?!?) e realtà, per paradossale che fosse.
Il linguaggio è sempre stato molto diretto, sia perché fa parte del mio stile (anche giornalisticamente) e sia perché con un personaggio del genere non vedo come avrei potuto fare altrimenti. Tutto sommato, poi, ogni storia del Massa è sviluppata in poche pagine, non è come raccontare un western in 96 tavole (ogni riferimento è puramente casuale) e quindi i testi devono essere molto più incisivi.

mdb: Indubbiamente. Il Massacratore si era imposto all’attenzione degli appassionati come produzione indipendente, accompagnata da una campagna promozionale decisamente singolare: l’hai appena detto, ma anch’io ricordo perfettamente la calca a Lucca Comics, quando i visitatori al vostro stand potevano votare il personaggio da “massacrare”, nell’apposita urna elettorale…

Stefano Piccoli: Quella fu proprio l’idea vincente. Semplicissima, eppure vincente. Come la classifica di “Cuore” sulle cose per cui valeva la pena vivere. Sono idee che si basano sull’immedesimazione del lettore, che anche solo con un semplice voto si sente parte integrante del gioco, tantopiù se poi viene ucciso DAVVERO (a fumetti) proprio il personaggio che lui ha votato! Una sorta di sfogo collettivo, no? Le fiere erano il momento migliore per raccogliere i voti, perché si poteva fare “dal vivo” con la penna, il foglietto e l’urna, come alle elezioni. Si poteva votare anche per posta o in qualche fumetteria con cui ci eravamo accordati, ma la fiera era comunque l’occasione più bella, quella che vivevi di persona, quella con il rapporto senza mediazioni tra autore e lettore, soprattutto se – come noi – si faceva sempre un gran casino allo stand! Più che “campagna promozionale”, direi che era proprio il momento più divertente di INCONTRO tra me e il pubblico.
mdb: Il “voto popolare” si era accanito anche contro esponenti di primo piano della cosiddetta “Prima Repubblica”: ritieni che il Massacratore fosse un fumetto “politico”? E in tal caso ci vedresti niente di male?

Stefano Piccoli: Dunque: ho sempre definito il Massacratore un fumetto più SOCIALE che politico… ma, di fatto, era politico!!! Eccome se lo era, altrimenti non mi sarebbero arrivate lettere sul genere “Ehi, zecca di merda!” e via dicendo. Perché le sue pagine trasudavano un retaggio di sinistra, tanto nei suoi pregi (i valori) quanto nei suoi difetti (la faziosità e lo schieramento estremo a testa bassa). Rappresentava le ideologie “politiche” in cui credevo, nelle loro ragioni e nei loro torti. Ma non ho mai pensato (e non lo faccio tuttora, visto che continuo ad espormi) che il “fare politica” con i fumetti sia una cosa sbagliata. Anzi, tutt’altro. Una volta dedicai l’intera pagina della posta proprio a questo argomento: ad un lettore che mi aveva scritto che “fare politica nei fumetti è sbagliato”, io gli chiedevo chi lo avesse deciso? Forse gli editor delle testate supereroistiche? O gli esperti di manga? Chi? Io ero cresciuto leggendo cose come “Frigidaire”, “Tango”, “Frizzer”, “Il Male” e la prima gestione di “Linus”, negli anni ’70 e almeno in una buona metà degli anni ’80 i fumetti erano PIENI ZEPPI di ideologia politica, di satira, di controcultura, in certi casi anche di vera e propria propaganda… c’è stato insomma un lungo periodo in cui il fumetto italiano e alcuni dei suoi più grandi autori non si facevano il minimo problema a portare la politica nelle proprie storie, contribuendo addirittura a rendere storico quel momento di grande tradizione editoriale… quindi perché quando toccava a me, era sbagliato?
Credo che il fumetto – per l’immediatezza e la LIBERTA’ che gli è propria - sia un enorme “mezzo” che può essere utilizzato in mille modi diversi: puoi farne puro intrattenimento, puoi farne letteratura, puoi farne messaggio sociale. Non ci sono generi migliori di altri, l’importante è l’onestà (verso il lettore) di ciò che stai per scrivere e/o disegnare, impegnandoti al massimo con talento e con tecnica, ma soprattutto con cuore.

DALLA FACTORY AI GIORNI NOSTRI
mdb: Poi era arrivata l’esperienza con la “Factory”, etichetta indipendente di area romana, di cui abbiamo recentemente potuto rileggere le già citate “memorie autografe collettive” sul nostro Forum, per iniziativa di Roberto recchioni. I ricordi sono linkati, e chi vuole può andare a leggerseli in “edizione integrale”, mentre per un tuo punto di vista più personale c’è anche un ampio spaccato all’interno del nuovo “Massacratore”, e quindi chi fosse interessato non ha che andare a prenderselo, ma c’è qualcosa che vuoi aggiungere sinteticamente per invogliare magari qualche nuovo lettore?

Stefano Piccoli: Preferirei “invogliare” un nuovo lettore per “Ama e difendi”, il fumetto vero e proprio, che non per l’editoriale interno, dove non faccio altro che raccontare la MIA versione di certi fatti (quindi estremamente soggettiva), che il caso vuole essere quasi coincisa con le testimonianze sulla Factory nel forum di questo sito. Anche se, detto tra noi, non credo si sia trattato di un caso.
mdb: Ah Ah Ah! Va bene, allora, tanto resta tra noi… quindi che cosa vorresti aggiungere?

Stefano Piccoli: Preferirei spostare l’attenzione sul messaggio, sul cambio di rotta del Massacratore che – preso atto dei propri “limiti” (proprio sui due albi targati Factory) – sposta il suo mirino, non attacca direttamente i personaggi famosi (anche se la nuova storia sottintende una sua strage di v.i.p. a Porto Cervo) ma casomai chi vive di riflesso la vita degli altri, chi ambisce gli standard di successo e di benessere di quei personaggi da copertina, chi anela ad essere come loro, a poter fare le stesse cose, a poter avere quello che hanno loro. Perché purtroppo in questi ultimi anni la televisione e i giornali hanno insegnato questo: la politica invece che una professione seria ed impegnativa diventa spettacolo di varietà per “Porta a porta”… gli imprenditori diventano papponi e proprietari di locali esclusivi… le persone qualunque diventano protagonisti di un reality e quando escono si ritrovano a “Buona Domenica” sedute accanto all’attore di fiction che fino a tre mesi prima vedevano solo nei rotocalchi, e con lui giocano al canzoniere a battono le mani a comando… letterine e tronisti, emeriti sconosciuti, vengono ospitati nella villa in Sardegna di Lele Mora, intervistati da “Verissimo” con le stesse pose di quelli che fino al giorno prima erano icone irraggiungibili appese nei poster delle loro camerette… scuole catodiche di danza, canto e recitazione promettono la fama, usando nel frattempo ogni tua più intima debolezza come attrazione per la propria platea, che scrive, vota, urla, fa la fila fuori Cinecittà per una foto col cellulare… perché alla fine ciò che conta è solo questo: “Diventerai famoso!”, ti dicono… avrai quei soldi, avrai quella letterina, avrai quella copertina, avrai anche tu l’invito per il prive’ del “Billionaire”, avrai anche tu la villa a la barca ormeggiata a Porto Cervo!
mdb: Dalle pagine del “Massacratore” targato Bottero Edizioni non hai lesinato qualche stoccata anche ai tuoi vecchi compari. Che cosa ti ha lasciato, in sintesi, l’esperienza con la “Factory”?

Stefano Piccoli: Le frecciate sono inevitabili, ci sono sempre, in ogni ambiente lavorativo, non solo quello dei fumetti. Si colgono anche leggendo il vostro forum, perché un’esperienza basata sulla partecipazione collettiva di nove autori porta inevitabilmente a nove storie differenti, ed ognuno di noi è convinto della propria versione. Resta il fatto che nel minestrone di amicizia (che è ancora molto viva con alcuni di loro), competizione e qualche piccolo immancabile rancore, possono facilmente scappare le “stoccate”, da ogni direzione, da ognuno di noi. Ce ne sono di totalmente gratuite, altre invece hanno quantomeno una ragione di base.
Ma se sul piatto della bilancia metto tutte le incomprensioni e le discussioni che abbiamo avuto a confronto con la ricchezza umana e artistica che ne ho tratto, con i tanti bei ricordi che ne conservo… beh, allora la Factory mi ha lasciato dentro molte più cose belle che brutte. E dico davvero.

mdb: E al Massacratore?

Stefano Piccoli: Poco. La Factory ha dato più a me, Stefano, che non al mio personaggio. O meglio: credo sia lui che ha dato alla Factory, non il contrario. Il Massacratoreè SERVITO per il lancio, per la popolarità (di pubblico) e la benevolenza (di critica) che aveva nel settore, per le buone vendite librarie, per l’ottimo rapporto che aveva già di suo con i distributori, che lo avrebbero acquistato “a scatola chiusa” anche targato Factory. È stata la “testa di ariete” del progetto, tanto per utilizzare un termine del mio nuovo editoriale. Il fatto stesso che tutto il gruppo, all’unanimità, decise che doveva essere la prima pubblicazione della Factory, e che il nostro primo poster di presentazione/promozione dovesse avere lui come rappresentante, la dice lunga.
Per contro i due albi del Massa usciti con Factory non sono i miei preferiti. Oggettivamente non sono i migliori. Da una parte c’ero io che stavo attraversando uno strano momento di tristezza e delusione (e ‘sta cosa si è riversata troppo nelle storie), dall’altra una resa a colori che non mi convinceva per niente, e aggiungiamoci pure un contesto forse sbagliato, nel senso che un personaggio “indipendente” come il mio non si sentiva proprio per niente a suo agio in un lavoro di gruppo con motivazioni prettamente “commerciali” come la Factory (dove l’uso di questo termine non intende un’accezione negativa, ma solo una finalità del prodotto differente dalla mia).

mdb: Dopo la fine dell’esperienza “Factory”, che per inciso fosti il primo a lasciare, hai mollato il mondo del fumetto, pur senza far perdere le tracce su di te. E’ stata una scelta “voluta”, viste le tue ultime considerazioni o in un certo qual modo “obbligata”?

Stefano Piccoli: È stato per entrambe le cose, suppongo. Il fatto che fossi giunto ad un punto in cui mi sentivo completamente demotivato, innanzi tutto. Le mie scelte “radicali”, tanto di stile quanto di approccio (maledetto caratteraccio), avevano fatto in modo che fosse difficile – per me - lavorare nell’editoria tradizionale, diciamo. Avrei potuto continuare ad autoprodurmi, ma non ne avevo più voglia. Per contro, già mentre ero impegnato con la Factory era partito il progetto di “BIZ Hip Hop Magazine” (mensile da edicola della Magic Press) che avevo ideato insieme ad Ice One ma che, dopo solo quattro numeri di direzione fatta insieme, prendevo interamente in mano io. Alla mia demotivazione del fumetto, si contrapponeva il mio nuovo AMORE per il giornalismo musicale (che non avrei più abbandonato), quindi poi le scelte avvengono quasi da sole, no? Da un lato una certa delusione, dall’altro un grande entusiasmo… che tra l’altro mi risucchiava talmente tanta energia e tempo che non mi dava comunque la possibilità di disegnare, dato che – chi disegna professionalmente – sa quanto sia fondamentale avere ore e giorni per farlo bene, con impegno e lucidità.

mdb: E così arriviamo anche alla musica. Mi pare che nella migliore tradizione dei “creativi” non ti sia risparmiato esperienze: giornalista musicale, con una particolare predilezione per la musica più “arrabbiata”, grafico, redattore, fino a diventare art director di una nota marca di abbigliamento femminile (che messa così sembra quasi che ce la tiriamo a non vogliamo fare pubblicità, ma è la ONYX), carica che ricopri tuttora, intervallata da incursioni in ambiente musicale e, da ultimo, dal ritorno di fiamma per il fumetto. C’è altro che ho dimenticato?

Stefano Piccoli: Ho uno strano modo di lavorare, è vero. Qualcuno ogni tanto mi dice che così metto “troppi piedi in troppe staffe”, combinando mille cose e nessuna, ma tant’è, a me piace così! È un modo per esercitare sempre il mio diritto alla “libertà creativa”, per testarmi in campi differenti (quindi con persone e con metodi differenti), per poter giocare meglio al gioco dell’outsider, cioè quello che in ogni ambiente che frequenta può dire, con un po’ di distacco: “Si, ma non è questo che faccio davvero”... che generalmente da’ sui nervi alla gente (e io lo faccio apposta!).

mdb: Ah! Ah! Ah! Il solito provocatore, insomma… Hai lo stesso approccio nel campo musicale e inquello grafico/modaiolo?

Stefano Piccoli: No.
La musica è fondamentalmente passione, trasformata – per mia fortuna – anche in professione. Sono specializzato in black music (rap, R&B, soul) perché credo nella specializzazione di un giornalista, credo sia parte integrante della sua competenza e della sua credibilità. Dopo “BIZ” ho lavorato per un paio d’anni come caporedattore musicale di una testata giornalistica web, e lì - dovendo dirigere una testata che si occupava di musica a 360° - poteva succedere che dovessi scrivere di rock o di pop, come mi capita anche ora se faccio un’intervista per “Vanity Fair”. Ma, se posso, preferisco scrivere di musica nera, perché è il campo in cui mi sento davvero preparato.
La grafica invece è soprattutto business. Attualmente lavoro per un’azienda italiana di moda femminile per teenagers, è vero, ma arrivo dall’abbigliamento maschile (dalla Pickwick), in cui a sua volta arrivavo grazie ai fumetti. È tutta una questione di porte che aprono altre porte, no? È sempre così.

mdb: In che senso?

Stefano Piccoli: Il profilo stesso del ruolo che ricopro nell’azienda per cui lavoro, ad esempio, mi porta giocoforza a contatto - ogni giorno – con certi ambienti e certe opportunità (grazie alla popolarità di cui gode ancora il brand) che altrimenti non avrei, di mio; allora succedono cose strane, succede che per una serie di fortunati meccanismi “a effetto domino” mi ritrovo d’improvviso in mano la direzione artistica di un concorso nazionale di cortometraggi per il lancio della PSP della Sony, solo perché magari ero stato convocato per una partnership tecnica (con i nostri capi d’abbigliamento) ma mentre ero lì è saltato fuori che sono giornalista e potevo coinvolgere la testata cinematografica con cui collaboro e addirittura la presenza alla Biennale del Cinema di Venezia (una manifestazione con un’organizzazione talmente CHIUSA ad ogni agente esterno, che nemmeno la Sony sarebbe riuscita a penetrare). Ecco, le “consulenze artistiche” esterne, che ogni tanto mi capitano anche per conto di qualche casa discografica, sono una cosa che in un certo senso fanno schifo, per quanto sono stra-valutate! Soprattutto per chi – come me – mantiene sempre un piede nel fumetto, dove ottenere anche il minimo finanziamento per qualcosa è pressoché impossibile. Allora mi stranisco di fronte a 45.000 Euro di budget dati senza battere ciglio per un semplice party al Lido di Venezia, solo per vedere attori e attricette e/o presunte tali mangiare e bere a scrocco, farsi fare quattro fotografie, dire due parole al microfono per poi ripiombare nel privée… cazzo, ma vi rendete conto quante cose si potrebbero fare con quegli stessi soldi nel nostro ambiente?!? Nemmeno TUTTA la produzione Factory sarebbe bastata a spenderne la metà!!!
mdb: Soldi a parte, che differenze hai riscontrato in questi campi, rispetto al mondo del fumetto italiano? Hai avuto maggiori difficoltà di adattamento? Compromessi a cui scendere?

Stefano Piccoli: L’ho già detto, ma lo riconfermo e lo sottolineo: la prima differenza, la più macroscopica, la vedo nel flusso di denaro che gira, nel business. Cosa che può essere facilmente confermata da chiunque lavori con il fumetto ma anche, ad esempio, per una grande agenzia pubblicitaria. Dove una singola illustrazione, che magari ti impegna un solo pomeriggio, viene pagata molto di più di un’intera storia a fumetti su cui hai lavorato per un mese intero! Televisione, cinema, moda, pubblicità: campi dove girano schifosamente un botto di soldi, anche se l’Italia nel frattempo si indebita (ma certi signori sembrano proprio non voler rinunciare a niente di quello cui sono abituati, eh?).
Ad “adattarmi” mi adatto facilmente, grazie alla mia chiacchiera e alla facilità con cui riesco a relazionarmi con la gente, quindi anche nei lavori di squadra (soprattutto se la dirigo io!). Se poi con “compromesso” si intende qualche ovvia MARCHETTA (tipo lavorare SOLO con brand noti) allora rispondo “si”, faccio compromessi; se invece si intende qualcosa che “comprometta” la mia libertà creativa e/o il mio metodo di lavoro, allora no, non ne faccio, piuttosto me ne vado. E non lo dico solo per dire: l’ho fatto più di una volta, ho lasciato ruoli ottimamente retribuiti perché stavano cambiando le carte in tavola o stavano limitando la mia libertà (e parlo tanto di obiettivi e orari, quanto di metodi e creatività). Con tanto di futura mogliettina che mi urlava dietro: “Sei pazzo? E ora chi le paga le rate di casa?!?”… ma tant’è, non è mai passato un solo mese in cui non lavorassi, trovando velocemente il lavoro successivo (anche perché di solito mi chiamano). Ripeto: ogni nostra esperienza professionale è una porta che apre la porta successiva.

mdb: Santa donna (la promessa sposa), mi sa… Hai qualche rimpianto particolare?

Stefano Piccoli: Si, uno solo. Non vivere di fumetti.
Dico davvero. Nonostante sia qualcosa che in un certo senso ho “provocato” io stesso con le mie mani (nelle scelte che ho fatto, nei rapporti che non ho curato, etc.) mi capita spesso di dire, anche dove lavoro, che il mio sogno sarebbe quello di una bella veranda che si affaccia sul mare, con tavolo da disegno, Macintosh, caffè, sigarette e buona musica, e io che disegno e consegno le tavole a fine mese, senza nemmeno muovermi da lì.
Ovviamente si tratta di un’immagine idealizzata, ma in fondo significa che fare fumetti “a tempo pieno” è il mio sogno non realizzato, e rimane tale perché – per me - non ci sarebbero comunque i presupposti per poterlo fare.

IL MASSACRATORE OGGI

mdb: Ah! Ah! Ah! Sembra quasi che invidi Roberto recchioni... Quindi si può dire che è anche un po’ per questo, a distanza di quasi dieci anni, che il "Massa" è tornato in azione, con nuove avventure? Voglia di tornare ad una vecchia passione mai abbandonata?

Stefano Piccoli: Insomma, con la mia immagine “idealizzata” io più che altro pensavo ad una veranda in vimini, la brezza marina, la sabbia, le mie infradito… non ad una casa/studio piena zeppa di monitor e consolle al sesto piano senza ascensore!!! Scherzi a parte, la PASSIONE per il disegno in realtà non l’ho mai abbandonata, nel senso che non ho mai smesso di disegnare. Non pubblicare non significa non disegnare, proprio perché prima di tutto è una passione, è amore. Il Massacratoreè tornato in azione semplicemente perché – se ci guardiamo un po’ attorno – direi che ce n’è ancora bisogno! Quindi “a volte ritorna”, come disse qualcuno prima di me…

mdb: E' una sorta di "revival" attualizzato, o trovi che la definizione sia un po' riduttiva, e conti di dare nuova linfa al personaggio, che a detta di molti non aveva sfruttato appieno tutte le sue potenzialità?

Stefano Piccoli: Beh, si, lo trovo un pochino riduttivo. Più che di revival parlerei di sperimentazione. Per tanti motivi (soprattutto nei contenuti, abbondantemente affrontati poco fa), voglio raccontare cose diverse dal semplice massacro di turno, utilizzando il personaggio in maniera diversa, proseguendo idealmente quei percorsi che avevo lasciato in sospeso con storie come “In Dub” o “Sbirri”. A differenza del capitolo Factory – dove il Massa sembrava aver perso ogni sua convinzione – ora torna ad avere delle motivazioni, ad essere nuovamente “cattivo” se necessario, spostando semplicemente i propri obiettivi. Bisogna tenere anche conto che nel ’93 avevo 23 anni - accidenti! – con l’idea di rivoluzionare il mondo! Oggi ne ho 35, credo sia normale che veda le cose in maniera diversa, che stia tentando di far “crescere” anche il mio personaggio. Che poi ci riesca è un altro paio di maniche, ma è il tentativo stesso che ne fa qualcosa di sperimentale. E stimolante.
mdb: Perché proprio Bottero Edizioni ?

Stefano Piccoli: Direi quasi per caso, o meglio per “affinità elettiva”. Io e Alessandro abbiamo un rapporto oramai più che decennale (per un bel periodo anche da “colleghi” in Play Press) e quattro chiacchiere in fiera si fanno sempre, in amicizia e simpatia. Lo scorso novembre, a Lucca, gli stavo dicendo che entro la Comicon di Napoli avrei fatto uscire nuovamente il Massacratore, autoproducendomelo con la LISKA oppure – se trovavo un accordo soddisfacente – anche con un editore. A quel punto lui mi ha proposto subito di farlo con lui, quantomeno di pensarci su. abbiamo un rapporto oramai più che decennale (per un bel periodo anche da “colleghi” in
mdb: Ah! Ah! Dunque il Bot va alle mostre anche per lavorare, e non solo per raccogliere pettegolezzi! Avete concluso subito l’accordo? Non ti sei guardato in giro un po’?

Stefano Piccoli: Certo. Nell’arco dei due giorni chesono rimasto a Lucca, mi hanno dimostrato lo stesso interesse anche altri due editori (non dico quali, ma è facile arrivarci), solo che –giunto il momento di scegliere– la Bottero Edizioni, anche se decisamente più “piccola”, era l’unica che mi avrebbe garantito quella TOTALE libertà di cui parlavamo prima. Lealtre edizioni avrebbero previsto giocoforza delle “limitazioni” nel formato, nel numero delle pagine, nella grafica (che andava allineata con il resto delle loro produzioni) e soprattutto non credo mi avrebbero permesso una tale libertà nei redazionali; significava cioè “adattare” il mio fumetto (e l’idea che avevo di COME realizzarlo) alla loro linea editoriale. Ho preferito quindi lavorare con Alessandro, perché mi ha messo a disposizione le sue strutture (edizione, stampa, distribuzione) lasciandomi completa carta bianca su tutto il resto.

mdb: E così arriviamo di nuovo all’albo “Ama e Difendi”. Ne abbiamo accennato nell’introduzione: l’impressione è che in questo ritorno tu abbia “abbassato il tiro”, evitando di coinvolgere direttamente personalità reali del bel mondo che conta (che fungono solo da sfondo, senza approfondire troppo per non levare il gusto della sorpresa a chi magari sarà incuriosito tanto da andare a cercarsi l’albo in fumetteria), per stigmatizzare un certo modo di essere più “terra terra”, che ci coinvolge tutti, chi più chi meno. La domanda potrà essere banale, ma hai evitato di coinvolgere nomi altisonanti per evitare problemi, perché agli inizi potevano essere più funzionali a “fare colpo”, o per quale altro motivo?

Stefano Piccoli: E’ la seconda precisazione che volevo fare in apertura: i motivi sono altri, non certo “evitare problemi”, ma casomai andare a colpire i CONCETTI piuttosto che i personaggi. Credo si tratti solamente di una naturale evoluzione del personaggio. Se avessi voluto abbassare il tiro, non avrei riempito “Ama e difendi” con riferimenti così chiari ed affermazioni così esplicite, con nomi e loghi di testate giornalistiche e locali, con le foto di Maurizio Costanzo, Simona Ventura, Lapo Elkann, Lele Mora, Alessia Fabiani, Costantino e Candida Morvillo con i nasi imbiancati di cocaina… si, insomma, già questo ha preoccupato il buon Bottero, quando ha visto le tavole la prima volta!!! O anche semplici considerazioni personali contenute all’interno dei redazionali (vedi “quei quattro coglioni dei Kappa Boys”), che lì per lì mettono addosso lo spauracchio della querela, soprattutto all’editore. E in effetti, tecnicamente, i loghi dei giornali, le foto dei v.i.p. o quella frase buttata lì sui Kappa GAYS potrebbero bastare come estremi per intentare un’azione legale (credo per “diffamazione”, nello specifico); di fatto, però, il fumetto non se lo caga nessuno, diciamocelo chiaro, e per questo poi nessuno querela nessuno!
Ricordo che spedivo apposta gli albi della prima serie del Massa ai diretti interessati (a Boncompagni e Ambra, alla segreteria nazionale del P.S.I. per Craxi o a quella di Forza Italia per Berlusconi, alla redazione di “Striscia la notizia” per Ricci e il Gabibbo, ai management di Jovanotti e della Falchi) e nessuno – NESSUNO – ha mai mosso un legale o spedito un’ingiunzione nei miei confronti. Perché?
Perché sono “solo” fumetti… perché se avessi scritto su “Vanity Fair” un pezzo con le STESSE identiche cose contenute in “Ama e difendi”, le querele sarebbero fioccate copiose! Una cosa che fa anche riflettere, no?
mdb: Abbastanza, direi. Pare proprio che non ci si caghi nessuno… Nonostante questo, con i tempi che corrono (e basta dare anche solo un’occhiata ai manifesti elettorali di alcune fazioni di destra, non necessariamente estrema) non hai paura di essere etichettato come un “pericoloso sovversivo”, un “no global” (termine usato spesso a sproposito, per cui non vale nemmeno la pena di stare a discuterne) dei fumetti, un “black block” che inneggia alla giustizia proletaria, in modo sommario quanto cruento?

Stefano Piccoli: No. Proprio per le dinamiche che ho appena spiegato, non ritengo che un fumetto – salvo rarissimi casi - abbia la forza mediatica di “uscire” dal mondo circoscritto che gli è proprio. Quindi, rimanendo in questo ambiente (come dire: tra noi), non voglio credere che possa esserci qualcuno così idiota da poter pensarea me come ad un pericoloso sovversivo no global black block! Ci sarà al massimo qualcuno che pensa che sono un coglione, è ovvio, ma nulla più di questo. Alla fine, chi nel nostro bel mondo colorato dell’editoria a fumetti pensava che fossi “di sinistra”, “estremo” o “fazioso” lo penserà ancora. Ma tutto sommato lo sa già.

IL PANORAMA EDITORIALE

mdb: Ah! Ah! Torniamo ai fumetti, e cerchiamo di vedere le cose in modo un po’ più “panoramico”: ieri (o forse meglio “l’altro ieri”) il Massacratore era Liska Prod, poi dopo un passaggio in Play Press, era uscito targato Factory, e oggi è approdato a Bottero Edizioni. Due realtà “indipendenti” e completamente sotto il tuo controllo, un’esperienza con una “major” nazionale (se pensiamo che all’epoca la Play era “l’altra metà del cielo” dei fumetti americani) e oggi una realtà editoriale piccola e “alternativa” come Bottero. Che differenze hai avuto modo di riscontrare?

Stefano Piccoli: Il mio “integralismo” (una vera rottura di palle) ha sempre fatto si che le basi di ogni mio lavoro fossero la libertà creativa e la totale autonomia nella realizzazione delle mie storie. Un discorso sin troppo facile, quando ti autoproduci. Ma che ho applicato anche con la Play Press, e oggi con Bottero. È una garanzia che chiedo all’editore a priori, prima cioè di cominciare il lavoro (e che quindi mi fa decidere se accettarlo o meno). Dal mio punto di vista, dalla mia personale esperienza, non ho dunque trovato grandi differenze (nel metodo di lavoro, nell’ideazione delle storie) in questo passaggio del Massacratore da un editore all’altro. Le differenze casomai erano nella PERCEZIONE che il mio personaggio ha avuto a seconda di chi lo pubblicasse: con il “periodo Play Press”, per esempio, mi sono improvvisamente ritrovato sotto ai riflettori, di punto in bianco erano TUTTI interessati al Massa, fioccavano recensioni, interviste e copertine su riviste di critica (anche importanti) che fino a quel momento non mi avevano mai cagato… ricordo Lupoi che passava a trovarmi allo stand, Ade Capone che mi regalava i suoi albi… cose strane, insomma, mai successe prima. E me lasono goduta finchè è durata, sapendo molto bene – già in quel momento – che ‘sta cosa avrebbe avuto una fine.
mdb: Bè, aspetta di vedere alla prossima Lucca… Tornando alle varie esperienze editoriali, trovi che ce ne sia stata una più “formativa”, per così dire? E per quale motivo?

Stefano Piccoli: L’esperienza più “formativa” è stata senza ombra di dubbio quella con la Factory. Con l’autoproduzione (come LISKA Prod) impari a fare un albo dalla A alla Z, nel senso che ti curi fumetto, grafica, fotolito, stampa, distribuzione, etc… con un editore (come Play Press) impari il delicato meccanismo delle pubbliche relazioni, nel senso che si tratta di una VERA prestazione professionale, regolata da un contratto e dal denaro, quindi il rapporto tra te, autore, e lui che ti pubblica, deve sempre tenere conto che alla base c’è il business… ma dal punto di vista UMANO (ovvero proprio quello a cui do’ valore se si parla di formazione), il progetto Factoryè stata un’esperienza ENORME, che per la prima volta mi ha messo a confronto con altre persone al mio pari, ognuna con la propria idea – spesso contrastante – sulfumetto e sulle sue finalità. Aldilà di come poi è andata a finire, credo sia stato uno dei momenti della mia vita in cui ho imparato di più.

mdb: Come spieghi nell’albo, e come abbiamo accennato poco sopra, hai lasciato il fumetto otto anni fa, hai battuto altre strade professionali (senza alcun doppio senso), con una certa soddisfazione, salvo poi tornarci oggi, con un bagaglio di esperienze che sembri avermasso subitoa frutto (e alla berlina) nella nuova storia, molto “vissuta”, come sempre: come hai trovato il mondo del fumetto, a distanza di questi otto anni?

Stefano Piccoli: È un po’ strano rispondere a questa domanda, perché se è da un lato è vero che sono otto anni che non pubblico (fumetti) dall’altro è altrettanto vero che non ho mai smesso di frequentarlo, sia fisicamente (in fumetteria, alle fiere) che nelle numerose amicizie che mantengo nel settore. Senza considerare che sono anche un grande LETTORE di fumetti, cosa che – anche senza volerlo – mi tiene sempre informato sulla situazione del mercato e degli editori.
Certo, chi ci lavora DENTRO mi dice che oggi “non è più possibile” fare albi di 32 pagine in bianco/nero, che “il mercato è cambiato”, che questi anni non sono più gli anni ’90 delle galline dalle uova d’oro... ma io lo so già, lo vedo coi miei occhi… eppure lo faccio lo stesso! Sarà forse una dimostrazione?
Complimenti, tra l’altro, per aver colto la vera e propria presa per il culo che faccio all’ambiente stesso (e ai modi di fare) per cui lavoro.

mdb: Eh! Eh! Grazie, ma mi sembrava che trasparisse... Ne abbiamo già accennato per quanto riguarda il passato, e sappiamo che non sei tipo da scendere a troppi “compromessi”. Anche il Massacratore è un personaggio che non si presta ad essere troppo sfumato, rischierebbe di perdere parte del suo potenziale, e hai già detto di aver accettato di lavorare con Bottero perché ti aveva garantito totale autonomia: ha poi mantenuto la parola, o hai dovuto scendere a qualche compromesso con lui per la presente edizione? Intendo ingerenze di qualsiasi tipo, mediazioni, trattative?

Stefano Piccoli: Assolutamente nessuna. Nel momento stesso in cui io e Alessandro ci siamo “accordati”, io gli ho chiesto – come sempre - totale carta bianca (su stile, testi, grafica, contenuti). E lui mi ha dato totale carta bianca. Sulla fiducia. Che tra l’altro ho letto anche come grande segno di rispetto nei miei confronti (e di questo colgo l’occasione per ringraziare il Botman). Gli ho chiesto di scrivere l’introduzione, e lui gentilmente lo ha fatto, ma non ha aggiunto una sola parola sul resto, aspettando la consegna dell’intero albo in versione impaginata & definitiva su CD-R, direttamente per la tipografia. Gli ho anche chiesto se era possibile avere una copertina “plastificata opaca” (un po’ più cara, ma che adoro al tatto) e lui, una volta rassicurato dal primo ordine di Pegasus, mi ha detto OK. Magari fosse sempre così piacevole il rapporto con un editore, eh?

mdb: Eh, mi sa che hai toccato una nota dolente… Tornando all’albo, personalmente ho trovato molto interessante anche la riproposta delle due tavole rimaste inedite e relative all’incontro con il Papa, ben contestualizzate dall’introduzione abbastanza esauriente, che credo sia stata utile anche per far capire come funzionavano le coseallora: ci sono altre idee, altri spunti rimasti nel cassetto e che potrebbero essere utili ancora oggi?

Stefano Piccoli: No, non credo, consideriamolo come un episodio isolato. Posso però dire che sto cominciando a “remixare” tutta la vecchia serie (nuove scansioni, pulizia dei neri, aggiunta dei toni di grigio dove necessario, ritocco dei testi, nuovo lettering) per una riproposta ragionata di TUTTE le storie del Massacratore e di Virgo in tre volumi definitivi di 128 pagine l’uno.

mdb: Accidenti, un vero e proprio remix, ideale per chi non c’era, visto che gli albi dell’epoca sono praticamente irreperibili. Questa è una bella notizia! Sempre con Bottero?

Stefano Piccoli: Si, a partire da Lucca 2006.
mdb: Questo lascerebbe intendere che abbiate già avuto dei riscontri diretti sull’apprezzamento dell’iniziativa. Tanto per rinverdire i fasti del passato, hai sollecitato apertamente e ripetutamente i lettori a scriverti, qua e là nell’albo: risultati?

Stefano Piccoli: Se consideriamo che l’albo è arrivato in fumetteria un paio di settimane fa (per me che scrivo) e ad oggi mi sono già arrivate una quindicina di mail (oltre che un paio di buone recensioni, spero solo le prime due di tante altre) potremmo dire che la media è di circa una mail al giorno, quindi da qui a novembre me ne saranno arrivate più di 200… un buon feedback, no?

mdb: Ah! Ah! Ah!

Stefano Piccoli: Scherzi a parte (ovvio che era una proiezione scherzosa) se il buongiorno si vede dal mattino, credo che il dialogo che avevo instaurato coi lettori si ripeterà. Và da sé che sto anche aspettando qualche inevitabile attacco di qualche invasato e/o provocatore, ma fa parte del gioco quando ti esponi.

mdb: E dal punto di vista delle vendite, come è stato accolto “Il Massacratore”?

Stefano Piccoli: Direi piuttosto bene. Non entrerò nel merito dei numeri (per Bottero Edizioni sono un autore, se fosse stato un albo Liska Prod li avrei dichiarati senza problemi, ma in questo caso sarebbe corretto chiederli all’editore). Diciamo che la prima accoglienza al Comicon di Napoli (dove veniva presentato in anteprima) è stata piacevole e positiva, e che il primo ordine del distributore ha SUPERATO le cifre con cui mediamente vengono ordinati i prodotti italiani indipendenti. Dopodichè ho in ballo un paio di progetti “trasversali” che dovrebbero incentivare parecchio la sua diffusione, ma magari ne riparliamo tra qualche tempo (su una vostra news apposita?).

mdb: Con immenso piacere, conta pure sul nostro FUMETTIDICARTA BLOG! L’appuntamento per novembre 2006 è quindi confermato anche per un nuovo albo, o uscirà solo il volume di cui ci hai accennato?

Stefano Piccoli: Alla prossima Lucca Comics usciranno sia il secondo numero regolare di questa nuova serie del Massacratore, che il primo volume/raccolta delle vecchie serie “remixata”, arricchita anche dagli interventi di alcuni noti operatori del settore (autori, critici, editor) che in tanti anni hanno seguito da vicino la sua storia, nel bene nel male.

mdb: Ottimo e abbondante…E poi? Che cosa riserva il futuro a S3KENO e al Massacratore?

Stefano Piccoli: Al Massacratore, mi auguro, una nuova lunga vita editoriale. A me invece il futuro prossimo riserva un matrimonio (giugno 2006), un viaggio in Perù e Venezuela e una nuova casa!

mdb: Accidenti, felicitazioni, “in bocca al lupo” e a presto!!