lunedì 27 luglio 2009

Simone Satta - Antonio Solinas: faccia@faccia - nov 2006



Comics Code era una delle webzine dedicate ai fumetti più belle della rete. Senza se e senza ma. Aggiornamenti sempre interessanti, approfondimenti (che approfondivano davvero), interviste, speciali , recensioni e rubriche... Comics Code non aveva nulla di banale o scontato e anzi, sebbene sembri banale e scontato ricordarlo, il sito era portato avanti con una passione vera e una competenza che nella miriade di siti e sitarelli era ed è ancora purtroppo rara da trovare. Niente partigianerie o wannabe-ismi e spesso gli articoli di CC (così la chiamavamo affettuosamente sul forum dell'elite...) facevano arrabbiare, discutere, prendere posizione. Era difficile cercare di restarsene indifferenti di fronte a certe intelligenti "provocazioni" e di sicuro - e grazie al cielo! - la redazione non conosceva il significato del termine "accomodante". Già, ne parliamo al passato perché l'esperienza di CC è terminata alcuni mesi fa, con grandissimo dispiacere di molti appassionati, che avevano fatto della webzine un importante punto di riferimento.
Ma ora basta con le (pur comprensibili) nostalgie. Ecco che infatti alcuni "transfughi" di CConline e fondano una nuova webzine: de:code.
Antonio Solinas e Simone Satta sono due di loro e questo Faccia@Faccia è qui apposta peer raccontarceli un po'. Stay tuned! [Orlando Furioso]
decidono continuare il loro lavoro di redattori

Come ti chiami?
Simone Satta:
Simone Satta.
Antonio Solinas: Antonio Solinas.


Quando e dove sei nato?
Satta:
Il 7 novembre del 1979, a Sassari.
Solinas: Sono nato a Sassari il 23 Aprile 1971.


Dove vivi?
S.S.:
A Sassari.
A.S.: Abito a Siena.

Dove vorresti vivere?
S.S.:
Sicuramente non troppo lontano dal mare.
A.S.:
Boh? Forse a New York, forse a Sassari, forse ad Helsinki. Non a Siena.

I FUMETTI:

Dai una definizione di "fumetto"?
S.S.:
Il fumetto è un linguaggio complesso, che vive di immagini e, spesso, di parole. È un modo di raccontare; per me, il più bello del mondo. È ciò che accade nello spazio bianco fra due vignette, diceva il saggio: sono sempre convinto che sia questa la definizione più azzeccata.
A.S.: Immagini e testo fusi insieme (McCloud direbbe “giustapposti”) a creare storie che ti fanno girare la testa e che, letteralmente, ti aprono una porta verso nuovi mondi.


A che età e con chi la prima volta (che hai letto un fumetto, ovviamente)?
S.S.:
Ho imparato a leggere con Topolino, ma la vera folgorazione è avvenuta con L’Uomo Ragno Star 112.
A.S.: Credo sia stato un fumetto di Kirby. Penso i F4 Gigante della Corno. Avevo, credo, sei anni. Mi ricordo ancora di Diablo, e della differenza che vedevo fra uno scarsoide come Ayers e un asso come Sinnott.


E la prima recensione?
S.S.:
Se non ricordo male una doppia recensione di Blame e Eden, i primi volumi dell’allora neonata collana Manga 2000 della Planet Manga, su uno dei primi numeri di Roschach.
A.S.:
Era il 1992, e all’epoca, con altri pazzi, facevo parte di una fanzine sassarese chiamata SeD, Storie e Disegni. Scrissi un pezzo sul dirompente Lobo di Bisley, Giffen e Grant. Più di una decade dopo, a Bristol, mi sarei ubriacato con Biz…

Il tuo autore preferito?
S.S.:
Tanti. Troppi. Ho un adorazione (che mi fa essere poco obiettivo) per Peter David e per Miguelanxo Prado. Loro sono sicuramente dei punti fermi, ma la lista è lunga, moooolto lunga.
A.S.:
Grant Morrison.


L'intervista di cui sei più orgoglioso?
S.S.:
Quella a Gene Colan o forse quella a Yoshitaka Amano.
A.S.:
Sicuramente quella per telefono a Joe Kubert, che mi ha commosso per l’umiltà e la profonda umanità. Poi quella ad Azzarello, che a Mantova mi ha accolto con un “son of a…”.


Il tuo personaggio preferito, o quello in cui ti identifichi maggiormente?
S.S.:
Peter Parker/Spider-Man.
A.S.:
King Mob, che ha in sé tante contraddizioni quanto il sottoscritto… e Mr. Nobody, uno dei migliori cattivi mai visti nelle pagine di un fumetto.


Un fumetto che hai adorato?
S.S.:
X-Factor di David e Stroman.
A.S.:
The Invisibles, il più grande fumetto mai scritto. Ma anche Jimmy Corrigan di Ware, Like a Velvet Glove Cast in Iron di Clowes e Pompeo. La lista è enorme.


Un fumetto (o un autore) che non ti è mai piaciuto?
S.S.:
Tex.E poi i nuovi autori figli di photoshop, gente come Greg Land o Greg Horn…non li digerisco.
A.S.:
In realtà, direi Dylan Dog, che non mi ha mai intrigato più di tanto, neanche all’inizio. E poi non sono mai entrato in sintonia con l’Uomo Ragno.

Fumetto italiano o americano?
S.S.:
L’importante è che sia un bel fumetto. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti. Statisticamente devo ammettere di essere più orientato verso il fumetto americano.
A.S.:
Il fumetto americano mi pare più adatto al mio modo di sentire, anche se Alan Ford è stato fondamentale per la mia formazione.


Fumetto d'autore o popolare?
S.S.:
Un fumetto d’autore che sia anche popolare. La verità è che non so mai scegliere…
A.S.:
Sono per natura un po’ snob, ma a volte lo sono soprattutto nei confronti del fumetto d’autore, che spesso è solo una vuota etichetta…

Come hai cominciato ad occuparti di fumetti?
S.S.:
Ho sempre disegnato (poco in realtà, a conti fatti). Ho iniziato quasi per caso, volevo “fondare” una fanzine con degli amici per pubblicare qualcosina e da lì è nato Rorschach…il risultato è che scrivere mi è piaciuto e da allora ho soprattutto scritto…
A.S.:
Come ho detto, l’interesse “attivo” è iniziato quando sono entrato nella fanzine Storie e Disegni. Ma, da quando ricordo, ho sempre avuto una passione per i fumetti.

E' stata dura chiudere ComicsCode?
S.S.:
Devo dire di no. Si era arrivati, per quanto mi riguarda, a un punto di non ritorno. È stata, forse, una liberazione, ma Comics Code rimane una parte importante della mia vita (fumettistica e non) e non posso certo negare che sono sempre affezionato a tutto ciò che era e rappresentava, e a tutto quello che ad esso girava intorno.
A.S.:
Un po’. Però continuare senza alcuni “pezzi” importanti sarebbe stata una forzatura. Ci ho sputato sangue per quasi cinque anni, è naturale che mi manchi…

Cosa vi manca di ComicsCode?
S.S.:
Il gruppo in primis. Pur tra mille difficoltà erano le persone che avrei voluto accanto. E poi un po’ il nome, con De:Code siamo ripartititi in qualche modo da zero, continuare Comics Code sarebbe stato infinitamente più facile.
A.S.:
Le riunioni infuocate e i bisticci, che finivano sempre a tarallucci e… hamburgers. Poi la calma serafica di Sandrone, l’approccio analitico di Manuel, e le discussioni con Emiliano. Ora che mi ci fai pensare, quasi quasi mi intristisco.

Mentre decidevate di chiudere ComicsCode siete sempre stati convinti che avreste dato vita a un altro sito o, per qualche istante, avete pensato che stavate lasciando il mondo della critica fumettistica?
S.S.:
Pensavo di scrivere per qualcun altro, fare un po’ il freelance, o forse aprire un mio sito personale. In gruppo si lavora meglio, però, e in questo devo dire che è difficile trovare persone più affidabili, competenti ed entusiaste di Antonio e Nicola.
A.S.:
In realtà sapevo che niente finisce per sempre. Avevo ben presente la prima vignetta di Invisibles: “and so we return and begin again…”. Se Simone non si fosse fatto avanti, avrei comunque parlato di fumetti sul mio blog, in mezzo agli sproloqui sull’hip hop. Ma sapevo che la sua giovinezza lo avrebbe portato a fare questo errore…


In cosa De:Code sarà diverso?
S.S.:
La differenza principale sta nel fatto che De:Code prevede update snelli e frequenti, a differenza dei balenotteri mensili (o pseudomenisli) che facevamo ai tempi di Comics Code. Poi stiamo cercando di migliorare la struttura. Sicuramente il nostro obiettivo è quello di scalare di livello, di entrare più in profondità per quanto riguarda il discorso critico.
A.S.:
Come ho detto, mancano pezzi importanti, ognuno dei quali rendeva Comics Code unico.
De:Code sarà un po’ più “me e Simone”, quindi un po’ cattivello, un po’ più “critico” e un po’ meno legato alle gallerie di immagini e all’attualità. Presto dovremmo avere anche novità che non voglio annunciare, giusto per non rischiare di sputtanarmi se le cose non vanno per il verso giusto…


Perchè avete scelto di chiamarlo De:Code?
S.S.:
Per mantenere un certo tipo di legame con Comics Code ma chiarendo che De:Code sarà diverso. Quel “De” racchiude in se tutta questa idea.
A.S.:
Avevamo discusso altri nomi, poi mi è venuto in mente De:Code per il richiamo al tentativo di decodificare la realtà (fumettistica), e per il rimando al “de” come particella che indica privazione rispetto al vecchio Codice. Simone ne è stato entusiasta, e quindi abbiamo pensato di tenere il nome. Almeno, io me la ricordo così.

L'ALTRO:

Che cosa pensi dell'altro?

S.S.:
Che è un grande uomo. E un amico. E che ha talento nello scrivere, in tutte le sue accezioni.
A.S.:
Lo chiamo spesso “minchione”, ma in realtà lo stimo tantissimo. Anche se ha gusti musicali pessimi, ahah.


Perché pensi che perda tanto tempo dietro al vostro sito, e ai fumetti in generale?
S.S.:
Perché ha passione.
A.S.:
Boh. Perdere tempo è comunque attività nobilissima…

E a te, invece, chi te lo fa fare?
S.S.:
Perché ho passione.
A.S.:
Forse il masochismo. Comunque perdo anche più tempo dietro all’hip hop… Sarà una malattia?

Sei più simpatico tu o è più simpatico lui?
S.S.:
Lui.
A.S.:
Io sicuramente.

Sei più permaloso tu o è più permaloso lui?
S.S.:
Lui.
A.S.:
Penso di essere più permaloso io, purtroppo. Niente di eccezionale, ma Simone non mi pare permaloso per niente.


Chi ne sa di più di fumetti?
S.S.:
Io.
A.S.:
Non lo so, onestamente. Penso che Simone ne sappia umbhè (tanto), come dicono i sassaresi doc.

Chi è che stronca di più?
S.S.:
Lui.
A.S :
Sicuramente io. Simone è un tenerone.

DOMANDE A RAFFICA:

La parolaccia che dici più spesso?

S.S.:
Merde (alla francese, siamo fini noi sardi), anche se, in quanto sassarese, sarebbe molto più indicato un ‘caz’ usato a mo’ di intercalare.
A.S.:
“Cazzo”, ma ultimamente mi viene fuori anche “Minchia”. Not good.


Bianco/Nero o colore?
S.S.:
Forse bianco e nero. Quasi sempre è la cartina di tornasole per vedere quanto davvero vale un disegnatore. In ogni caso, il bainco e nero va bene su tutto.
A.S.:
Colore, ma solo nella quadricromia classica degli albi Marvel. La colorazione al computer è un cancro da estirpare. Come il Comic Sans, del resto. Ma sto divagando.

Vino bianco o rosso?
S.S.:
Tanto tempo fa ti avrei detto rosso, ora ti dico bianco…ma in realtà è raro che beva vino.
A.S.:
Rosso, ma anche il bianco non mi dispiace.


Cani o gatti?
S.S.:
Cani e gatti.
A.S.:
Gatti, ma non ditelo a mia moglie…


Panna o cioccolato?
S.S.:
Senza dubbio cioccolato.
A.S.:
Sono un patito delle cose salate, ma, se devo scegliere, dico panna.

Dio, Patria o Famiglia?
S.S.:
Famiglia.
A.S.:
Sicuramente non Patria, nonostante i miei anni in Inghilterra mi abbiano fatto capire che certe cose ce le abbiamo nel DNA. Purtroppo.


Fede o Feltri?
S.S.:
Stai scherzando?
A.S.:
Fede tutta la vita. Del resto, abbiamo una lunga tradizione di commedia all’italiana.

SALUTI:

Un saluto a chi ti vuol bene:

S.S.:
Ciao miei cari, vi voglio bene anch’io.
A.S.:
Zi bidimmu alla Torrese


Un saluto a chi ti vuol male:
S.S.:
Neanche li saluto…che ci perdo tempo a fare?
A.S.:
Mai si begghiani

gedo - Novembre 2006