lunedì 27 luglio 2009

Recensioni a go go! - nov 2006


Ancora da Lucca 2006: Recensioni a go-go!

Secondo articolo di recensioni/segnalazioni di cose prese a Lucca. Come diceva Bob Dylan “La strada è lunga, ma ne vedo la fine. Arriveremo per il ballo!”. Orsù dunque, armatevi di pazienza e state a sentire il Bot-Man!
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Saluti da Angouléme (termometro sul fumetto), Q Press, Giuseppe Peruzzo, 68 pagine spillato bianco e nero. 5 euro

Iniziamo con un saggio, meglio un pamphlet, di Giuseppe Peruzzo, editore con la Q Press, casa editrice specializzata in proposte di altissimo livello culturale e di scarsissima visibilità nei cataloghi e nelle fumetterie (pare quasi che sia un dogma di fede => più offri prodotti che fanno pensare, più ti ritrovi ai margini e praticamente invisibile). Peruzzo, profondo conoscitore del mercato di lingua francese, ha raccolto in questo saggio le sue riflessioni sullo stato del fumetto in Francia. Angouleme è intesa come il luogo mitico a cui tutti guardano (almeno in Italia), sicuri di trovare lì rispetto e contratti danarosi. Forse è così, ma spesso sotto la patina di lustrini e grandeur qualcosa di strano riposa per noi. Peruzzo offre al lettore dati aggiornati e precisi, che permettono di capire meglio COSA sia il mercato francese. Un dato su tutti. La tiratura media di un cartonato in Francia è di 14.000 copie (pagina 9), cosa che sorprende dato che qui da noi si ragiona, spesso, solo sui sette milioni di copie di Asterix o le tirature dei primi dieci venduti nell’anno. Nel 2005 in Francia sono stati pubblicati 3600 prodotti a fumetti, e la tiratura media è stata, come si diceva, 14.000 copie. Sarebbe stato interessante se Peruzzo avesse potuto aggiungere anche qualche dato sul trattamento economico degli autori (sceneggiatori e disegnatori) in Francia, così da avere finalmente una pietra di paragone con le tariffe italiane, e scoprire una volta per tutte se è vero che IN MEDIA in Francia si guadagna di più. Oppure se e come agli autori è applicato (se lo è) il diritto d’autore da parte delle case editrici. Sono idee che rilanciamo all’autore per l’edizione 2007.
Il saggio, che inaugura la collana “cultura Fumettistica”, è interessante, e lo consiglio a tutti. Credo però che sarà difficile trovarlo nelle fumetterie. Vi suggerisco di rivolgervi direttamente alla Q Press usando la mail info@qpress.info
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Route des Maisons Rouges 1, GGStudio, Castello, Monni, Cucca, 48 pagine brossurato colore. 6 euro.

La nascita di una nuova casa editrice è sempre da salutare con favore. Significa che altre idee vengono messe in circolo. Nel caso del GGStudio di idee ce ne sono tante e si vedono. Il prodotto è ben costruito. Confezione impeccabile, storia di genere ma tutto sommato gradevole, disegni di Vincenzo Cucca in gran forma. I colori, di Barbara Ciardo, sostengono molto del peso del prodotto e questo rivela come Ruote sia stato pensato per un mercato più ampio di quello italiano (Francia? America?). In effetti il formato più adatto a un prodotto del genere sarebbe il 21 X 29 dei cartonati francesi, o perlomeno un brossurato, mentre la storia strizza l’occhio ai teen ager americani, con il suo “vedo non vedo” o l’assenza di dettagli anatomici troppo espliciti.
Di cosa parla Route? Presto detto. Di una Via delle Case Rosse (la route des maisons rouges), ossia case di appuntamenti, ognuna a tema (abbiamo le indiane, le dark lady, le cyber lady, e così via) che coesistono in una città indefinita. L’elemento che fa partire la storia è il pericolo che una di queste Case Rosse sia abbattuta per far posto a un casinò, e il sesso visto come gioco (sia pure a pagamento) ceda il passo al gioco fine a se stesso. Da qui una serie di eventi che portano fino alla conclusione di questo primo episodio con un abbozzo di colpo di scena. Che dire? Vale la spesa? Mi era stato presentato come un fumetto erotico, ma di erotico ha poco. Si vedono donne in vestiti succinti, ma onestamente in giro per le fiere si possono vedere ragazze vestite più o meno come le protagoniste del fumetto. E’ erotico perché le donne delle Case Rosse appena hanno un secondo libero si abbandonano a effusioni lesbiche? Non credo, anche perché non si vede niente. In sostanza non è un fumetto erotico. E’ un fumetto moooooooooooolto softcore (ma un softcore all’acqua di rose) che punta moltissimo sui disegni di Cucca e sulla sua capacità di raffigurare donne belle. Interessante notare come il colore di fondo nelle varie scene sia legato alla Casa in cui la scena si svolge. Mi spiego meglio. Nella scena ambientata nella casa delle Cyber lady il colore di fondo (la luce, se vogliamo) è un verde pixel, che pervade ogni spazio della scena. In un’altra casa il colore di fondo, o la luce se volete, cambia.
Con tutto questo devo dire che la colorazione a volte è molto pesante. Vero che la storia si svolge quasi sempre al chiuso, o di notte, ma c’è quasi una sensazione di claustrofobia. Allora, in sintesi che vi dico? Comprarlo? Rimetto a voi la decisione. Se lo vedete in fumetteria sfogliatelo e dategli una possibilità.
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Love my life, Kappa Edizioni, Ebine Yamaji, 200 pagine brossurato bianco e nero. 8,50 euro

Cercavo da tempo questo volume, dopo averne sentito parlare in giro. Beh, è molto bello. Nulla da dire. Delicato, personaggi ben tratteggiati, disegno essenziale ma al tempo stesso ricco. Nulla da dire. Lo consiglio a chi voglia avere delle alternative ai soliti manga usa e getta. Ora però alcune osservazioni.
Love my life racconta la storia di amore tra due giovani ragazze. Ossia , per volere essere chiaro, si parla di amore omosessuale. Quello che non riesco a capire è perché quando si parli di queste cose, quasi per essere totalmente politically correct, si deve ideare un mondo TOTALMENTE omosessuale. Mi spiego: la protagonista decide, in apertura della storia, di confessare il suo amore lesbico al padre, a cui è molto legata dopo la morte della madre sette anni prima. A questo punto il padre gli rivela che lui e la madre le hanno sempre mentito, o meglio non le hanno mai detto la verità. Lui (il padre) è gay e la madre era lesbica. A questo punto entra in scena anche il migliore amico della protagonista, che guarda un po’…. È gay. Tutte queste persone 8protagonista, la sua ragazza, padre, madre, amico) sono personaggio positivi “a priori”, come se essere omosessuale fosse di per sé garanzia di dolcezza e sensibilità massima. Infatti gli eterosessuali che incontriamo nella storia o sono dei bastardi assoluti, come il padre della fidanzata della protagonista, o delle romantiche irrealizzate, come la ragazza che ama l’amico gay. Mi sembra una visione del mondo un po’ troppo didascalica. La realtà non è così e in questo senso Love my life mi pare un racconto a tesi, con tutta la rigidità che ne deriva.
La seconda cosa è che, almeno nelle fumetterie che frequento io, trovare materiale della Kappa edizioni, soprattutto arretrati, è difficilissimo tanto che ho aspettato Lucca per trovarlo. Forse sarebbe il caso di pensare un po’ meglio alla distribuzione perché è un peccato che storie come questa (bella, malgrado la mia osservazione) si trovino con questa difficoltà.
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Densha Otoko - il ragazzo del metrò (1 di 3), edizioni Star Comics, Hidenori Hara. 192 pagine, brossurato bianco e nero. 4,20 euro

Una cosa che va detta è che in Giappone si trovano fumetti che riescono a parlare della vita di tutti i giorni senza cadere nel mega-palloso, mentre negli altri paesi è quasi impossibile. Francia, Italia, USA… forse solo in sud america si trova qualche esempio (Bruno Bianco, Amanda, ecc…).
Credo che questo dipenda dal fatto che in Giappone il fumetto è un modo di raccontare storie come un altro, come può esserlo la scrittura, il cinema, il teatro, ecc.. e quindi nessuna pensa che il fumetto debba essere PER FORZA in un certo modo o che debba PER FORZA trattare certi temi. Il fumetto è un modo di narrare, e quindi si può usare per raccontare tutto. Anche una storia vera, come quella del ragazzo della metro, che incontra una bella ragazza, ne rimane colpito e alla fine la conquista grazie ai consigli dei suoi amici in chat. Densha Otoko è un fumetto basato su una storia vera. In effetti è successo davvero che un ragazzo otaku (o come diremmo noi Nerd) abbia incontrato una ragazza, e che abbia condiviso la sua infatuazione con gli amici virtuali di chat (o forum, chissà). Ed è vero che la sua storia sia diventata la storia di tutti, con la community che si prendeva a cuore le sorti dell’amico e consigliava cosa dire, come vestire, come agire. In Giappone questo è stato un fenomeno di costume, con film, sceneggiato TV e romanzo, oltre al fumetto chiaro, prodotto però in tre versioni diverse a seconda del target di riferimento: ragazze, ragazzi fino a 18 anni, e ragazzi dai 18 ai 30. Ora la Star Comics ha iniziato a pubblicare la miniserie in tre volumi rivolta al pubblico dai 18 ai 30 (anche se questo particolare è omesso nella presentazione di Baricordi, che parla solo di una versione del fumetto), ed è assolutamente deliziosa.
Chiunque abbia mai chattato o frequentato un forum deve assolutamente leggere Densha Otoko. Io l’ho fatto e ci ho ritrovato moltissimo della mia esperienza nelle varie community a fumetti. La storia scorre bene, i disegni sono gradevoli e le sequenze in cui il giovane nerd chiede consiglio agli amici online (e lo ottiene) sono talmente vere da far quasi pensare a un documentario. Caldamente consigliato.

Alessandro Bottero - Novembre 2006