
Una mostra interessante
Pavia Fullcomics è una mostra sicuramente interessante per le produzioni presentate. In effetti a questa seconda edizione erano presenti realtà della produzione italiana che difficilmente trovi alle mostre più grandi (e costose). Sì costose, perché Pavia ha dalla sua un pregio non indifferente: costa poco. Ingresso gratis e stand GRATIS per gli espositori. In pratica una situazione unica nel panorama delle manifestazioni in italia. Purtroppo però il pubblico è stato molto scarso e questo è un elemento da dover considerare. Ma procediamo con ordine.
IL POSTO
Molto, molto bello. Il castello visconteo di Pavia regge in confronto con Napolicomicon. La manifestazione si è svolta in una sala al piano interrato del castello, con ingresso da quello che presumibilmente era il fossato.
I servizi erano puliti e facilmente accessibili. Mancava totalmente un punto di ristoro/bar, ma se l’alternativa è quella delle altre fiere tipo Lucca, Torino, Napoli, Milano, ecc… ossia prezzi da ladrocinio e qualità dei cibi acquistati da terzo mondo allora mi va bene così. Se uno voleva andava in piazza e poteva scegliere tra un bar o il supermercato
OSPITI
Da questo punto di vista un buon lavoro. Oltre all'autore spagnolo Enric Badia Romero, venerdì erano presenti autori storici per il fumetto italiano come Gino D’Antonio, Renato Polese, Sergio Toppi, che hanno discusso tra l’altro anche di manga. Ora, con tutto il rispetto per questi autori che tanto hanno dato al fumetto, bisogna riconoscere che c’è proprio una incapacità, probabilmente generazionale, di capire questo modo diverso di fare fumetti. Non è possibile dire che i manga sono tutti uguali, o che a priori valgono poco. O meglio, è sempre possibile dirlo, ci mancherebbe altro ma la realtà dei fatti è diversa.
Non è ovviamente un’appunto a questi autori, ma un segno (secondo me chiarissimo) del fatto che esiste una frattura generazionale. In un certo senso molto simile a quella verificatasi negli anni ’60, con l’apparizione di Diabolik e dei”neri”.
Chi era nato e cresciuto con Tex o Topolino, il Vittorioso, l’Audace e così via non poteva (e nei fatti non lo fece) capire quei fumetti, che erano “tutti uguali”.
La storia si ripete.
Sempre venerdì c’è stato un incontro con Marcello Toninelli, dove si è parlato del fumetto e della sua crisi, vera o presunta.
Sabato tra gli ospiti si potevano notare Federico Memola per Jonathan Steele, coadiuvato da Teresa Marzia, e altri ancora.
Cagliostro Press doveva portare Mario Farneti, autore della trilogia “Occidente”, da cui Cagliostro Press ha ricavato la miniserie a fumetti Gli Albi di Occidente. Per motivi logistici Farneti non è potuto venire a Pavia e allora Giorgio Messina, direttore editoriale della Cagliostro Press, ha organizzato una conferenza telefonica con Farneti. Al di là del risultato finale (un po’ pionieristico) bisogna riconoscere la volontà di fare qualcosa di nuovo. Infatti verrebbe da chiedere: non sarebbe il caso di utilizzare lo strumento della videoconferenza tramite internet nelle mostre, così da avere la possibilità di “incontrare” autori che altrimenti resterebbero “lontani”?
Lorenzo Calza, uno degli sceneggiatori di Julia, ha tenuto un interessante incontro, in cui ha sostenuto la filiazione di Julia dai grandi romanzi del nero americano anni ’40.
Domenica tra i vari incontri ricordo quello con il Centro Fumetto Andrea Pazienza, quello con Monipodio, la Q Press, i Cani, tutti molto interessanti e soprattutto incentrati sulla situazione e le potenzialità del fumetto prodotto in Italia.
NOVITA’.
Tra le varie cose che si potevano trovare Walhalla 5, rivista edita dalla Comix Community, con un’intervista a Ivo Milazzo; Monipodio 3, rivista del gruppo Monipodio di Bolzano, sicuramente una delle realtà più interessanti uscite allo scoperto in questi ultimi anni; From tha Gheto, di Tizio 0.32 e La Regina della Giungla, di Pasini e Barbero editi da I Cani; Gli Albi di Occidente 1, edito da Cagliostro Press.
GIUDIZIO FINALE
Le fiere di fumetto a mio giudizio, tolta Lucca che è un unicum non ripetibile, si dividono in due grossi sotto generi: commerciali e autoriali.
Walhalla 5 - Comix Community
Le fiere commerciali sono quelle dove in realtà l’obiettivo principale (se non l’unico) è quello di incassare. Cartoomics o le mostre organizzate a Milano in genere rientrano in questa categoria. La presenza e/o la valorizzazione di autori e produzioni fuori dai canoni più squisitamente commerciali non è per loro una priorità.
Le fiere autoriali sono quelle dove l’obiettivo principale è la presenza di autori e/o proposte editoriali. Napoli Comicon ne è l’esempio più lampante.
Fullcomics, sulla base dell’esperienza di quest’anno, rientra a mio avviso nella categoria autoriale. In effetti le vendite (parlo per me) non sono state eccelse, ma è indiscutibile la presenza di realtà editoriali di sicuro valore, che difficilmente si vedono altrove.
Il fatto che non si pagasse lo stand (con un abbattimento dei costi da parte degli espositori) ha fatto si che realtà piccole,e non in grado di pagare i costi ASSURDI di altre manifestazioni (non ha senso che per andare a una mostra io debba spendere 750 euro più iva al 20% ossia circa 900 euro solo per uno spazio di 3 x 3 metri) siano potute venire.
Monipodio
Le proposte di Monipodio, Q Press, Selfcomics, I Cani, meritano spazio perché sono valide e mi chiedo se il non facilitare la presenza delle piccole case editrici alle mostre mercato non riveli una miopia di fondo nella testa di chi organizza le mostre stesse.
Fullcomics, con i suoi limiti e le sue particolarità ovvio, mi ha ricordato Napoli Comicon.
L’idea di allestire gli incontri con gli autori/editori in mezzo agli stand, per coinvolgere il più possibile pubblico e altri standisti è molto interessante e, se vogliamo, da prendere in considerazione anche da parte di altri.
Vendite scarse, riconosciamolo, ma alcuni semi che, se ben curati, potrebbero dare vita a un qualcosa di molto interessante.
un grazie a Claudio Sacchi (Comix Community) e Hannes Pasqualini (Monipodio) per le immagini.
Alessandro Bottero - Maggio 2006
Pavia Fullcomics è una mostra sicuramente interessante per le produzioni presentate. In effetti a questa seconda edizione erano presenti realtà della produzione italiana che difficilmente trovi alle mostre più grandi (e costose). Sì costose, perché Pavia ha dalla sua un pregio non indifferente: costa poco. Ingresso gratis e stand GRATIS per gli espositori. In pratica una situazione unica nel panorama delle manifestazioni in italia. Purtroppo però il pubblico è stato molto scarso e questo è un elemento da dover considerare. Ma procediamo con ordine.
IL POSTO
Molto, molto bello. Il castello visconteo di Pavia regge in confronto con Napolicomicon. La manifestazione si è svolta in una sala al piano interrato del castello, con ingresso da quello che presumibilmente era il fossato.
I servizi erano puliti e facilmente accessibili. Mancava totalmente un punto di ristoro/bar, ma se l’alternativa è quella delle altre fiere tipo Lucca, Torino, Napoli, Milano, ecc… ossia prezzi da ladrocinio e qualità dei cibi acquistati da terzo mondo allora mi va bene così. Se uno voleva andava in piazza e poteva scegliere tra un bar o il supermercato
OSPITI
Da questo punto di vista un buon lavoro. Oltre all'autore spagnolo Enric Badia Romero, venerdì erano presenti autori storici per il fumetto italiano come Gino D’Antonio, Renato Polese, Sergio Toppi, che hanno discusso tra l’altro anche di manga. Ora, con tutto il rispetto per questi autori che tanto hanno dato al fumetto, bisogna riconoscere che c’è proprio una incapacità, probabilmente generazionale, di capire questo modo diverso di fare fumetti. Non è possibile dire che i manga sono tutti uguali, o che a priori valgono poco. O meglio, è sempre possibile dirlo, ci mancherebbe altro ma la realtà dei fatti è diversa.
Non è ovviamente un’appunto a questi autori, ma un segno (secondo me chiarissimo) del fatto che esiste una frattura generazionale. In un certo senso molto simile a quella verificatasi negli anni ’60, con l’apparizione di Diabolik e dei”neri”.
Chi era nato e cresciuto con Tex o Topolino, il Vittorioso, l’Audace e così via non poteva (e nei fatti non lo fece) capire quei fumetti, che erano “tutti uguali”.
La storia si ripete.
Sempre venerdì c’è stato un incontro con Marcello Toninelli, dove si è parlato del fumetto e della sua crisi, vera o presunta.
Sabato tra gli ospiti si potevano notare Federico Memola per Jonathan Steele, coadiuvato da Teresa Marzia, e altri ancora.
Cagliostro Press doveva portare Mario Farneti, autore della trilogia “Occidente”, da cui Cagliostro Press ha ricavato la miniserie a fumetti Gli Albi di Occidente. Per motivi logistici Farneti non è potuto venire a Pavia e allora Giorgio Messina, direttore editoriale della Cagliostro Press, ha organizzato una conferenza telefonica con Farneti. Al di là del risultato finale (un po’ pionieristico) bisogna riconoscere la volontà di fare qualcosa di nuovo. Infatti verrebbe da chiedere: non sarebbe il caso di utilizzare lo strumento della videoconferenza tramite internet nelle mostre, così da avere la possibilità di “incontrare” autori che altrimenti resterebbero “lontani”?
Lorenzo Calza, uno degli sceneggiatori di Julia, ha tenuto un interessante incontro, in cui ha sostenuto la filiazione di Julia dai grandi romanzi del nero americano anni ’40.
Domenica tra i vari incontri ricordo quello con il Centro Fumetto Andrea Pazienza, quello con Monipodio, la Q Press, i Cani, tutti molto interessanti e soprattutto incentrati sulla situazione e le potenzialità del fumetto prodotto in Italia.
NOVITA’.
Tra le varie cose che si potevano trovare Walhalla 5, rivista edita dalla Comix Community, con un’intervista a Ivo Milazzo; Monipodio 3, rivista del gruppo Monipodio di Bolzano, sicuramente una delle realtà più interessanti uscite allo scoperto in questi ultimi anni; From tha Gheto, di Tizio 0.32 e La Regina della Giungla, di Pasini e Barbero editi da I Cani; Gli Albi di Occidente 1, edito da Cagliostro Press.
GIUDIZIO FINALE
Le fiere di fumetto a mio giudizio, tolta Lucca che è un unicum non ripetibile, si dividono in due grossi sotto generi: commerciali e autoriali.
Walhalla 5 - Comix Community
Le fiere commerciali sono quelle dove in realtà l’obiettivo principale (se non l’unico) è quello di incassare. Cartoomics o le mostre organizzate a Milano in genere rientrano in questa categoria. La presenza e/o la valorizzazione di autori e produzioni fuori dai canoni più squisitamente commerciali non è per loro una priorità.
Le fiere autoriali sono quelle dove l’obiettivo principale è la presenza di autori e/o proposte editoriali. Napoli Comicon ne è l’esempio più lampante.
Fullcomics, sulla base dell’esperienza di quest’anno, rientra a mio avviso nella categoria autoriale. In effetti le vendite (parlo per me) non sono state eccelse, ma è indiscutibile la presenza di realtà editoriali di sicuro valore, che difficilmente si vedono altrove.
Il fatto che non si pagasse lo stand (con un abbattimento dei costi da parte degli espositori) ha fatto si che realtà piccole,e non in grado di pagare i costi ASSURDI di altre manifestazioni (non ha senso che per andare a una mostra io debba spendere 750 euro più iva al 20% ossia circa 900 euro solo per uno spazio di 3 x 3 metri) siano potute venire.
Monipodio
Le proposte di Monipodio, Q Press, Selfcomics, I Cani, meritano spazio perché sono valide e mi chiedo se il non facilitare la presenza delle piccole case editrici alle mostre mercato non riveli una miopia di fondo nella testa di chi organizza le mostre stesse.
Fullcomics, con i suoi limiti e le sue particolarità ovvio, mi ha ricordato Napoli Comicon.
L’idea di allestire gli incontri con gli autori/editori in mezzo agli stand, per coinvolgere il più possibile pubblico e altri standisti è molto interessante e, se vogliamo, da prendere in considerazione anche da parte di altri.
Vendite scarse, riconosciamolo, ma alcuni semi che, se ben curati, potrebbero dare vita a un qualcosa di molto interessante.
un grazie a Claudio Sacchi (Comix Community) e Hannes Pasqualini (Monipodio) per le immagini.
Alessandro Bottero - Maggio 2006
