domenica 26 luglio 2009

Lucca 2006: spettacolo autunnale - nov 2006


Lucca 2006: spettacolo autunnale

Potrei limitarmi a dire “sono felice”, e sintetizzerei tutto quello che rimane da Lucca 2006. Ma i ferrei obblighi del ReBottage impongono un esame attento e spietato della manifestazione.
Ecco quindi perché parlerò di:
-----------
- dislocazione nella città
- padiglione editori
- risultati della fiera per la Bottero Edizioni e non solo
- novità editoriali varie
- i premi & la premiazione
- le persone incontrate
- critiche e consigli
- gossip
- riflessioni varie (alias planeta vs. panini)
- le cose da evitare in futuro
- dislocazione nella città

Inutile negarlo. Prima della partenza più di uno di noi aveva un timore inespresso: che il suddividere la manifestazione in più punti potesse stancare i lettori e quindi diminuire le vendite.
Beh, non è successo. Ho girato otto padiglioni su nove (purtroppo non sono riuscito ad andare nemmeno una volta a Lucca Games) e a domande precise a standisti che conosco la risposta è sempre stata “è andata benino”, che tradotto dallo Standese significa “cazzo, non mi aspettavo di vendere così tanto!” Quindi a livello di numeri e di euri le cose sono andate bene per tutti. Oddio, magari ci sarà stato pure lo standista sfigato che aveva cose che non interessavano a nessuno, però nella stragrande maggioranza si è venduto. Cosa significa questo?
A – che la gente girava; B – che la gente aveva soldi da spendere. Due elementi base.
La dislocazione della mostra era tale che in un venti minuti circa andavi da un estremo all’altro di tutta l’area fumetti/gadget antiquari con i suoi otto padiglioni. Astutamente la biglietteria era posta all’estremo più lontano, per cui anche quello non era isolato, ma anzi riceveva l’impatto iniziale dei visitatori, che poi da li si dirigevano per le varie piazze. In sintesi la “scommessa” di tornare in città (la prima manifestazione nel 1966 si tenne proprio a Piazza San Michele, dove c’era lo spazio Lucca Junior) è stata vincente. Certo… la separazione da Lucca Games (nei fatti una manifestazione ormai staccata al 90% dai comics) porta a una separazione anche dei due tipo di pubblico. Difficilmente c’era una “transumanza” dal padiglione dei giochi a quelli dei fumetti. A piedi infatti ci volevano circa 10/15 minuti per coprire lo spazio, e molti preferivano stare all’interno della propria nicchia ecologica. Inoltre la zona Games aveva bagni, biglietterie e punti di ristoro autonomi, per cui era, a tutti gli effetti, un mondo semi autonomo.
La dislocazione nella città ha portato poi ad altri vantaggi: per prima cosa i commercianti della città hanno capito che Lucca Comics non è un brufolo sul culo, ma sono 80.000 persone che vengono e SPENDONO anche da loro (e questo conterà per il futuro). Secondo poi era immensamente più comodo per gli standisti o per chi voleva semplicemente prendere un caffè o mangiare una pizza a pranzo, senza subire l’estorsione di chi ha l’esclusiva della ristorazione alle fiere. Vi faccio un esempio concreto: all’interno delle fiere (Lucca, Torino, Milano, Romics, Napoli) un caffè costa un euro. E’ quasi un dogma di fede. Un caffè un euro. E siccome quasi sempre la ristorazione è affidata in esclusiva a un esercente, o paghi l’euro o ti attacchi. Bene. A Lucca 2006 se uscivi dal padiglione e facevi DUE PASSI (ossia volendo anche meno spazio di quel che si faceva prima al Palafiera) arrivi a un bar nel centro città, lo paghi 70 centesimi. Massimo 80. Voi direte “Embé?”. Infatti non è una cosa epocale, ma è un segno. Un indizio di come la dislocazione nella città convenga SIA alla città, SIA agli stendisti/partecipanti.


Se conviene per un caffè, infatti, non vi dico quanto possa essere conveniente per un pranzo o altro. Invece di essere depredati per un panino e una lattina, andavi alla pizzeria in piazza, e per la stessa cifra (più o meno) mangiavi una pizza, seduto, oppure ti potevi godere una riunione di lavoro simil informale seduto al tavolino con un caffè, e non in piedi tra uno stand e l’altro, o sotto la tettoia. Sono piccolezze, ma è ANCHE di questi elementi che si compone una manifestazione.

In sintesi la dislocazione è stata eccellente. Non c’è ancora nulla di ufficiale per il 2007, ma spero che si ripeta la cosa, evitando di tornare al palafiera, o di spostarsi ancora nella nuova zona fieristica. Lucca Comics and Games NON è una manifestazione da Edificio Fiera. E’ una manifestazione (e l’ha dimostrato nei fatti) che deve essere vissuta dalla gente, dai lettori, deve essere un momento di festa collettiva che si insinua nella città e la rende complice. Se ci si rinchiude in una Fiera tutto questo si perde.
- padiglione editori

All’interno di questa dislocazione per la città il centro era il padiglione Editori, dove ho vissuto per cinque giorni nel favolerrimo stad E 18, che ha battuto i record per il numero di persone presenti contemporaneamente in uno stand 3 X 3 e quello per il numero di bottiglie di vino/lattine di birra presenti in uno stand durante una manifestazione a fumetti. Chi c’era nel padiglione Editori? Tutti. Anzi, no. Qualcuno mancava. Sono scelte da rispettare, ma non sa cosa si è perso. Vabbé inutile che parto con l’elenco (lo potete trovare sul programma che c’è sul sito della manifestazione). Dico solo che mi ha colpito trovare due realtà come Q press o Uchronia, di solito un po’ fuori dal giro, che invece avevano il loro stand e che alla fine, pur con dei prodotti obiettivamente difficili, erano soddisfatti anche loro. Il padiglione aveva dei “centri di gravità” ben definibili. Uno era quello Panini - Edizioni BD – J Pop, diciamo lungo un lato corto, dove indiscutibilmente gravitava la massa maggiore di persone, complici la presenza degli autori di Garrett alla BD e di quella di Ortolani, Faraci, e Villa alla Panini. Di fronte a Panini, in posizione volutamente strategica c’era Pegasus che in pratica fungeva da polo Planeta nella manifestazione. Anche qui folla per il bancone dove si trovavano le novità. Minore però perché mancavano gli autori. Spostato ancora di più verso il lato lungo che si affacciava su palazzo Ducale si trovava un “centro di gravità” così identificabile: Disney – Messagero dei ragazzi – Ed. Paoline. Un polo più “familiare”. Anche qui ressa, soprattutto alla Disney che aveva autori e novità per la fiera. Molto bello il Diorama di Wizard of Mickey, con una specie di Drago-robot. Nella fascia mediana del padiglione più che un centro di gravità unico trovavamo delle realtà abbastanza forti, ma non abbastanza da caratterizzare come “proprio” lo spazio. Parlo di Star comics, Tridimensional (Rainbow), Play Press, che avevano ciascuna un qualcosa di personale, ma che non coinvolgeva anche lo spazio attorno. In particolare la più dimessa era la Star. Va detto che già il fatto che fosse presente è una novità, visto che da anni la Star non partecipa a Lucca, ma se decidi di venire per celebrare i vent’anni di vita della casa editrice allora uno stand meno anonimo era indicato. Volendo essere pignoli va detto che la Kappa Edizioni, che festeggiava i dieci anni di vita, aveva uno stand molto più personale. Kappa era sul lato lungo opposto a palazzo Ducale e assieme a Hunter occupava una striscia molto lunga. Anche qui folla per la presenza di autori. Tornando al discorso di stand personali o meno, devo dire che anche lo stand della Free Books era molto anonimo. Certo, poster e cartoline fanno sempre un minimo di colore, ma era come se mancasse qualcosa. Nell’ultima fascia trovavamo la massima concentrazione di editori, piccoli e medi. In pratica erano due corridoi dove si trovava davvero una serie di proposte interessanti. Devo dire che la concentrazione di cose interessanti per metro quadro era davvero elevata. Prendiamo il caso del corridoio dove stavo io: Tunuè, Cut Up, Monipodio, Sunset, 001, Beccogiallo, Bottero Edizioni, DTE, Comicus, Proud Ink. Tutte in un unico corridoio. E ce ne erano altrettante in quello dopo.

Insomma molta gente, e sicuramente molte novità. Tra le più interessanti (ma l’elenco è ovviamente incompleto) oltre a quelle Bottero Edizioni di cui parlo dopo Garret, Pinocchio, il materiale Q press, il libro su Watchmen di Lavieri, Beba della Kappa, Sol Minor dell’Associazione Alex Raymond, Mono della Tunué, Proposal e My Street di 001, il volume di strip dell’Uomo Ragno dal 1977 al 1979 della Panini, e anche altro che sicuramente mi sfugge. Aggiungo le novità Planeta, tra cui particolarmente interessante la collana DC Sagas, che fino al numero 5 presentano storie o inedite (Armageddon 2001 e Guerra degli Dei) o ormai introvabili da anni (Legends, Millennium, Cosmic Odissey, Invasion). Volumetti cartonati con storie storiche per il cosmo DC a 11,95 mi pare un esperimento interessante e da sostenere. Comunque non posso pronunciarmi sul contenuto dei singoli volumi perché ancora non ne ho letto nemmeno uno.

- risultati della fiera per la Bottero Edizioni e non solo

Spettacolari. Vi dico come ero arrivato alla Fiera. Sulla base dell’esperienza degli anni passati mi ero dato come possibile obiettivo una vendita di 50 pezzi per il volume/fumetto di maggior successo e vendite sui 10/20 per gli altri. Forse il proverbio “il cane scottato ha paura anche dell’acqua fredda” è più vero di quel che pensassi. Beh, sono stato clamorosamente smentito. Demo, il volume della sezione Double Shot che vedevo molto a rischio, ha venduto 100 copie, un risultato lasciatemelo dire eccellente. Lord Fenny oltre 40. S(trip) for Vendetta ha venduto 25 copie, che sommate a quelle ordinate da Pegasus (45) lo hanno portato a pareggiare i costi di stampa. Il Massacratore 2 ha venduto anche lui 25 copie, risultati tutti superiori a quello che pensavo. Inoltre la cautela nel portare arretrati è stata punita. Un bel po’ di titoli sabato sera erano finiti. In complesso si è venduto qualcosa di TUTTO il catalogo, arretrati e novità, ed è questo l’elemento più interessante per me. Anche la DTE e la Proud Ink sono andate bene. Debbie Dillinger 2 e Bonny Ed sono andati bene come vendite, e la cosa va sottolineata. Un altro elemento positivissimo è stata la presenza di un MARE di disegnatori allo stand. Daniele Tomasi, Michele Moratti, Hannes Pasqualini, Stefano Piccoli, il tenero Ed!, insomma potremmo dire… troppa grazia! E la cosa dà da pensare per l’anno prossimo. Che altro è successo… le magliette di Bonny Ed sono finite. Roberto Mascia e i suoi amici da Bolzano sono stati basilari per l’atmosfera allo stand, assumendosi l’onere del vettovagliamento (birre, salamini, formaggi, limoncello) per tutti e cinque i giorni. E’ stata una cosa deliziosa, di cui li voglio ringraziare pubblicamente. Inoltre Roberto aveva portato un portatile per una promozione marketingosa di D.Mente e X_Novo. È il caso di dire che allevo le serpi in seno. Allo stand poi era un via vai continuo di amici e forumisti vari. Il top di è raggiunto sabato con la presenza di dieci persone in contemporanea allo stand, tra cui una che dormiva beata nel retro. E gli altri? Si è venduto come se piovesse. Garrett 1 venerdì pomeriggio era finito. Le 400 copie portate si erano volatilizzate, e la Panini ha portato al volo altre 300 copie, che sono finite anche quelle. Pinocchio di Ausonia è finito, e domenica la gente poteva solo PRENOTARE la sua copia. Il volume di strip dell’Uomo Ragno della Panini, così come quello dei Peanuts, è finito verso domenica mattina. Insomma la gente c’era e comprava.

- novità editoriali varie

Torniamo al discorso novità. Oltre a quelle citate prima così a memoria c’erano anche tutti i prodotti per i 20 anni della Star Comics, tra cui il secondo albo della collana Agenzia Incantesimi con una copertina di Mastantuono, l’Arthur King’s director cut della 001, Bookcrossing della Tuné, Erotica della Sunset, i prodotti della casa editrice ReNoir (da tenere d’occhio), il nuovo numero di Monipodio, la storia di Capitan America di Faraci e Villa, Absolute Dark Knight della Planeta, lo Schetckbook di Will Eisner della Free Books, Speed Loop della Disney, e le nuove produzioni del GG Studio. Ovvio che ci fosse molto molto altro, ma mi fermo qui. La cosa che mi preoccupa è che tutte queste novità avranno un impatto terrificante sui conti delle fumetterie, che per essere aggiornate con le uscite di Lucca dovranno sborsare migliaia di euri. A questo punto sempre più le cose di difficile vendibilità saranno prese solo su ordinazione, e quindi saranno poco visibili per un lettore occasionale.
- i premi & la premiazione

Mercoledì 1 c’è stata la premiazione. Si è deciso di spostarla dall’ultima sera di manifestazione alla prima presumibilmente per accrescere il peso di “vendibilità” di un premio. La cosa ha un suo senso, ma bisognerebbe chiedere se poi questo effetto c’è stato realmente. Ad esempio: l’Età del Bronzo della Free Books ha avuto una vendita maggiore dal 2 al 5 novembre di quella che si poteva prevedere? La cerimonia di premiazione ha avuto qualche sbavatura, diciamocelo. Prima era prevista alle 20:45 al Teatro del Giglio, poi si è spostata a palazzo San Romano. Non era però chiaro che chi avesse l’invito per la premiazione potesse andare anche al buffet nel chiostro del Museo, situato davanti San Romano, per cui alcuni che avevano avuto il biglietto d’invito (tra cui il sottoscritto) hanno mancato il buffet. Problemi? No. Ma una maggiore chiarezza nelle comunicazioni non guasta mai. La cerimonia è stata mediamente noiosa come tutte le premiazioni. Si sta li seduti, si chiama la gente sul palco, si sente una canzoncina spesso scritta per l’occasione (a Lucca come altrove, badate bene), si ritira un premio e poi ci si alza e si va via. Palazzo San Romano è indubbiamente bellissimo, e le poltrone erano comode. Ricordo anni con posti scomodissimi e anonimi, per cui quest’anno è stato favoloso. Il problema è il concetto di premiazione in sé. Fatta così è un ibrido in cui si cerca di mixare la seriosità del dare un premio, con uno spirito goliardico e festaiolo che pare debba essere sempre presente in chi lavora nei fumetti o nei giochi. Un minimo di mancanza di coordinamento negli interventi si notava, ma non è la fine del mondo. La cosa più seria a mio avviso è che sui piatti dei premi Gran Guinigi non c’erano i dati basilari. Mi rifaccio sempre al premio a L’Età del Bronzo, perché essendo stato seduto vicino a quelli della Free Books ho avuto modo di vederlo. Sul piatto c’era scritto “Premio Gran Guinigi per il miglior fumetto seriale”. Tutto qui. Non c’era scritto CHI l’aveva vinto e per COSA l’aveva vinto. Una dicitura corretta sarebbe stata “Premio Gran Guinigi per il miglior fumetto seriale alla Free Books per L’Età del Bronzo vol. 2”. Sennò in teoria la Free poteva affittarmi il piatto, lo mettevo accanto ai volumi di Usagi e andava bene lo stesso. La canzone “Lucca Comics and Games”, scritta apposta, era un rock mediamente tirato con intro melodica. A parte i problemi di microfoni e di bilanciamento del suono tra voce e strumenti, bisogna dire che pur apprezzando lo sforzo era un corpo estraneo. La cerimonia è iniziata con una introduzione di una orchestra da camera che ha eseguito un brano classicheggiante, tipo colonna sonora. Poi a metà inserisci una canzone rock. Qualcosa non và. Non c’è una direzione musicale nella serata. Sembrano pezzi isolati, uniti assieme per mettere nel calderone il più possibile. Il problema però è di base: la premiazione vuole essere il momento serio. È questo che secondo me va ripensato a fondo. Ha senso questo momento serio, però aperto a tutti, e quindi inevitabilmente popolare? Vogliamo essere coraggiosi? Allora facciamo la premiazione di pomeriggio, nei locali della manifestazione, in mezzo alla gente, così che la cosa sia fino in fondo popolare, con canzoni, goliardate, e amenità varie. La premiazione dovrebbe essere uno spettacolo. Anzi, dovrebbe essere LO spettacolo di Lucca Comics and Games. Così resta un corpo estraneo. Poi la sera facciamo il buffet, ci si vede tutti incravattati e ripuliti, e siamo tutti contenti. I premi sono stati mediamente interessanti con un colpo al cerchio e uno alla botte: Paolo Bacillieri autore completo, Tiziano Sclavi miglior sceneggiatore, Daniele Caluri miglior disegnatore. Francesco Artibani ha avuto la menzione speciale della giuria, e Gino D’Antonio il premio alla carriera. La Hazard ha avuto il premio per la migliore iniziativa editoriale per la presentazione dell’opera completa di Osamu Tezuka, la Astorina il premio per la migliore storia lunga per il Grande Diabolik, Gipi quello per la migliore storia breve, e la Free Books per la migliore opera seriale. Ce ne saranno altri ma non li ricordo. Cosa dire? Il premio a Sclavi è figlio diretto dei vent’anni di Dylan Dog, mentre quello a Caluri mi lascia perplesso. Caluri è bravo, Don Zauker è sicuramente esilarante, ma io avrei premiato altri. Nello specifico Burchielli. Il premio alla Hazard è meritorio, visto che tutti parlano di quanto siano importanti i classici del fumetto mondiale, e poi quando uno prova a tradurli in italiano spesso rimedia solo conti in rosso perché il fumetto deve essere commerciale e far chiudere in attivo i bilanci entro sei mesi. La Hazard sono dieci anni che ha scelto di pubblicare Tezuka e un premio alla tenacia era doveroso.

- le persone incontrate

Meravigliose. Sempre più mi convinco che la community dei lettori di fumetti è composta da persone belle. Allo stand sono passati tutti, ma proprio tutti quelli che si frequentano online sui vari forum, ed era sempre un incontro piacevole. C’era la voglia di dare un volto ai nick o agli avatar con cui si parla per tutto l’anno, e questo è bello. Ma non parlo solo dei lettori. Parlo anche dei ragazzi della Tunué, a cui voglio un gran bene, o di tutte le altre piccole/medie/grandi case editrici che erano li e che conosco. Il gruppo bolzanino di Monipodio; quelli di Fumo di China, Paolo, Marcello, Loris, Valentina, e il grande Stefano Gorla; lo staff della 001; Stefano Caldari e Luca Carta, due grandi; Andy Milanesio che era sempre impegnatissimo allo stand Dream Colours; lo straripante Luca di Lanciano fumetto; Supertizio di Antani Comix, una sicurezza; Alessio Landi, con cui si è definito il futuro di Killer Elite; Mauro di Comics & Dintorni, signorile come sempre; Riccardo, Pio, Giovanni dell’organizzazione, tre professionisti encomiabili; Pasquale Saviano, indaffaratissimo con gli spagnoli, ma sempre un amico; Michele Ginevra del Centro Fumetto Andrea Pazienza, uno dei pochi che pensa, e le ragazze dello stand CFAPZ, e tanti altri. Voglio però spendere due parole in più per qualche persona particolare, perché lo merita. Daniele Tomasi è stato un collega di stand perfetto. Il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Sempre disponibile per un disegno e sempre sulla breccia. Un esempio per chi abbia il coraggio e la tigna di autoprodursi. Sergio Calvaruso è stato una presenza basilare allo stand. Le 40 copie vendute di Lord Fenny sono anche e soprattutto merito suo. E finisco con tre persone che meritano tutta la mia stima: Alessio, Lorenzo e Stefano. Lavorare nel mondo del fumetto è bello anche perché si incontra gente come voi.

- critiche e consigli

Cosa non è andato benissimo nella manifestazione? Poco, ma è il caso di dirlo.

1 – il sistema dei braccialetti non è stato gestito al meglio. Mercoledì mattina ci sono stati effettivamente problemi. Forse l’afflusso superiore alle previsioni ha mandato un attimo in tilt la struttura, ma fare due file, soprattutto per cui aveva acquistato i biglietti online, non è la cosa più indicata

2 – Gli incontri la mattina. Ha senso usare le prime ore della mattina per metterci incontri, quando la gente arriva, fa la coda per il biglietto e/o il braccialetto e poi ha voglia di andare subito negli stand? L’incontro che avevo a mezzogiorno di mercoledì 1 novembre è emblematico. Non è venuto nessuno. Non me la prendo, perché capisco che se le biglietterie aprono alle 10, e alle 12 c’è ancora gente in fila è ovvio che un essere umano pensante preferisca correre a vedere i vari stand, invece di passare un’ora a sentire i miei sproloqui. Credo però che un minimo di buon senso porti a pensare che il tempo dedicato alla sala incontri non debba essere sovrapposto semplicemente all’orario di apertura, ma vada concentrato, eliminando le prime e le ultime ore della giornata. Sicuramente poi eliminerei del tutto gli incontri il primo giorno fino alla 14.

3 – Premiazione al pomeriggio negli spazi della manifestazione. Per questo rimando a quanto scritto sopra nella sezione dedicata a premi & premiazione

4 – parcheggi /navette dai padiglioni editori al parcheggio. Effettivamente il parcheggio espositori era distante dalla zona Comics. E’ evidente che non si può pretendere di parcheggiare in centro. Quello è un parcheggio comodissimo per i Games, che volenti o nolenti sono la parte maggioritaria. Mi permetto però di suggerire una cosa: all’interno della fiera del libro di Francoforte girano delle navette che permettono di non farsi a piedi il tragitto da un padiglione all’altro. Dato che è possibile un percorso circolare che parte da Piazza Napoleone, arriva al parcheggio Carducci e torna a Piazza Napoleone, perché non attivare un servizio navette che a intervalli di 10/15 minuti facciano il giro? In questo modo si faciliterebbe anche il passaggio di persone dalla zona Games a quella Comics. Infatti il parcheggio è davanti ai Games, e quindi si prenderebbero due piccioni con una fava. Bastano 4 navette che fanno il circuito a ciclo continuo dalle 10 alle 20.

5 – uso di corrieri per gli standisti. In Italia il momento della fine di una fiera di fumetti è sempre un casino. Tutti gli standisti devo sbaraccare tutto e caricare camion/furgoni/macchine. Lucca non fa eccezione. La cosa è più o meno scomoda. Ora mi chiedo: ma perché non fare come si fa a Napolicomicon? Ossia la manifestazione stipula un accordo con un corriere, gli standisti che lo desiderino lasciano le casse nello stand, e il giorno dopo il corriere della manifestazione passa, ritira la merce e la fa arrivare lui dai vari standisti. A Napoli fanno così, quindi è possibile farlo. Ci vuole solo la volontà di farlo.

6 – usare meglio la sera. Forse nel caso di manifestazioni lunghe, tipo quattro o cinque giorni, sarebbe il caso di prevedere una durata maggiore di orario. Mercoledì o sabato, ad esempio, si poteva stare aperti anche fino alle 22, visto che la gente girava per la città.

- gossip

Pochi pettegolezzi. Come sempre queste sono voci, per cui potrebbero essere assolutamente delle balle colossali, così come la verità assoluta. Solo il tempo lo rivelerà. Nel frattempo io le riporto per amore di chiacchiera.

Da quel che so la Panini ha deciso di proseguire Garret anche dopo il numero 4.

Dicono che la Star abbia chiuso la sezione americana, e quindi ci siano problemi per chi ci lavorava

Ufficialmente la Panini è tranquilla riguardo alla scesa in campo della Planeta, ma fonti ufficiose dicono che dietro le quinte si parla di “in effetti sentiamo un bel po’di pressione”.

Parrebbe che uno degli ultimi editori di un certo peso rimasto libero stia venendo corteggiato spietatamente da un distributore grooooooosso, che gli avrebbe fatto balenare il possibile raddoppio delle vendite se scegliesse lui.

Parrebbe che Proposal debba trasformarsi da rivista a sé, in serbatoio di storie per testare idee di nuove serie a fumetti.

Pare che una piccola casa editrice che pubblica solo in fumetteria paghi oltre 100 euro a pagina al disegnatore. Secondo me sbagliano.
C’è chi dice che il mercato delle fumetterie abbia avuto una contrazione ulteriore nel 2006. C’è invece chi dice che dopo anni di leggero calo la situazione sia migliorata e anzi, ci sia una stabilità nei fatturati. Chi ha ragione, visto che i numeri possono essere interpretati in mille modi?

- riflessioni varie (alias planeta vs. panini)

Ci sarebbero da dire molte cose derivanti da questi cinque giorni, ma voglio soffermarmi solo su un aspetto che secondo me emerge con chiarezza. Il futuro del fumetto in Italia (diciamo dei super eroi, ma potrebbe essere anche più vasto il campo di azione) in questo momento vede all’orizzonte uno scontro Panini vs. Planeta. Il quadro è molto chiaro per chi lo vuole vedere. L’ingresso nel mercato italiano, fumetterie ed edicole, di una casa editrice pari se non maggiore della Panini indubbiamente scuote le acque. La Planeta ha detto chiaramente che lei non intende giocare con questi numeri di mercato. Il suo obiettivo è allargare il mercato. E allora riflettiamo un attimo. Anche quando la Marvel Italia nacque nel 1994 l’ideale era raggiungere nuovi lettori. Non ci si contentava di quelli esistenti, ma si voleva raggiungere tutto il resto del pubblico. Poi, non si sa perché, negli ultimi tempi ci si è auto-conformati a un’idea di mercato chiuso. Ossia, per chiarire, il mercato delle fumetterie e delle edicole è questo. Il modo per crescere è acquisire maggiori quote di mercato, impedendo la crescita di concorrenti. Sintetizzando: la torta è quella che è. Volendo avere una fetta maggiore devono diminuire le fette altrui. A questo si aggiunge la convinzione che la realtà è solo quella che percepiamo, e in cui dominiamo. Tutto quello che evade o propone strade alternative al mondo in cui le mie logiche funzionano è sbagliato di per sé. Provo a spiegarmi meglio. Immaginate un tavolo immenso. Su questo tavolo c’è una scatolina. All’interno della scatolina ci sono delle persone. Queste persone decidono che la scatolina è il mondo, e le leggi logiche-scientifiche-economiche che valgono nella scatolina (decise da loro), sono leggi assolute, che hanno valore universale. Ovviamente, visto che nel mondo all’interno della scatolina tutti si conformano a quelle leggi (sia che vi credano ciecamente, sia che le debbano subire per mancanza di forza) le leggi all’interno del mondo della scatolina funzionano. In effetti nel mondo all’interno della scatolina le cose vanno come dicono gli esperti di leggi all’interno della scatolina. Piccola aggiunta. Magari sul tavolo ci sono due o tre scatoline, e in ognuna le persone decidono che valgono leggi diverse, e quelle che valgono in una scatolina non vanno bene per un’altra. Poi un giorno arriva uno da fuori della scatolina e dice “guardate che io non gioco proprio con tutte queste regole, perché da altre parti se ne usano altre e funzionano”. Allora chi dominava il mondo all’interno della scatolina dice “Tu ti sbagli. Tu non accetti che le leggi del nostro mondo sono quelle giuste. Devi fare come diciamo noi, se vuoi essere accettato e preso in considerazione e non preso per uno sciocco.” Ma questo individuo venuto da fuori dice “tu non puoi costringermi a fare come vuoi te. Io provo a fare come faccio altrove. Anzi, sai che ti dico? Ti dico che questa è una scatolina, e la fuori c’è uno spazio immenso. Il mondo non è questo. Io voglio andare la fuori. Magari sbaglierò, ma almeno ci provo. Non mi contento di dominare un mondo all’interno di una scatolina”. Fin qui la favoletta. Adesso veniamo a noi. Da quel che mi pare di capire lo scontro Panini vs. Planeta non sarà solo un discorso di numeri, ma di mentalità. E’ proprio un approccio diverso al mercato, non solo di programmazione. Già il fatto che Jamie Rodriguez durante l’incontro con gli addetti ai lavori (e devo dire che ho notato un’assenza totale di quasi tutte le altre case editrici che invece avrebbero dovuto essere interessate a questo incontro, Cos’è? Una strategia alla “ignorali e forse spariranno”?) abbia detto che per la Planeta la strategia degli allegati editoriali è sbagliata rivela un abisso tra le due mentalità. Rodriguez ha detto esplicitamente che abituare i lettori a trovare lo stesso prodotto o prodotti similari a prezzi diversi, se nell’immediato può far affluire denaro nelle casse dell’editore (e quindi magari fatturare bilanci in attivo), nel lungo periodo disabitua la gente a comprare i volumi al loro prezzo di mercato reale. In sintesi non fa bene né al mercato, né al fumetto (conclusione mia). Dire che per ogni personaggio nuovo che verrà pubblicato la Planeta pubblicherà anche un volume di ristampe è assurdo per la logica fin qui accettata come dogma di fede. Pubblicare i super eroi, come Freccia Verde, in bianco e nero è un’altra eresia. E così via. Insomma si stanno scontrando due mentalità. E’ ovvio che non sui può sapere a priori chi abbia ragione. Dire che “le cose si sono sempre fatte così, perché devono essere fatte così”, forse ha senso all’interno della logica del mondo dentro la scatolina, ma se ti sposti forse le logiche in cui credevi ciecamente potrebbero rivelarsi qualcos’altro: forse costruzioni di qualcuno, che servono a tenere in riga chi vuole uscire dal seminato, ed accettate da tutti per reale convinzione o per incapacità di ribellarsi.
Beh, come sempre vedremo cosa succederà


- la cosa da evitare in futuro

Chiudo questo resoconto/riflessione su Lucca con un’ultima considerazione: la cosa assolutamente da evitare è pensare che Lucca 2006 sia un segno della ripresa del mercato. No! Il mercato non è questa manifestazione. Questa manifestazione è un unicum, irripetibile, che non da affatto la garanzia che nei successivi 11 mesi si vendano fumetti con questo ritmo. Credere che perché uno ha incassato tot, o perché ha venduto X copie della novità, adesso le cose si siano rimesse in moto, e quindi si possa rischiare, credere tutto questo da parte di un piccolo editore sarebbe follia. Lucca 2006 è stata una salutare e robusta (spero) iniezione di fiducia e soldi, ma vi prego… evitate di pensare che le cose si siano rimesse in moto. Lucca è solo una. Servirebbe una manifestazione simile in primavera, tra marzo e maggio, ma né Cartoomics, né il Comicon a Napoli, né Torino Comics possono garantire questi numeri. Quindi Lucca resta un momento unico in un anno, da sfruttare con intelligenza, in cui raccogliere il fieno da mettere in cascina per l’inverno, ma guai a chi si lascia contagiare dall’euforia

E con questo ho finito. Forse ho parlato troppo, ma c’era davvero tanto da dire.

Alessandro Bottero - Novembre 2006