venerdì 3 luglio 2009

Luca Scatasta - Andrea Plazzi: faccia@faccia - feb. 2006


Traduttori, redattori, o “editors”, talvolta anche editori, ma soprattutto Appassionati di Fumetti, con tutte le maiuscole del caso: questo (e molto altro ancora) sono in sintesi Andrea Plazzi e Luca Scatasta.

Andrea Plazzi, bolognese, fa capolino su queste nostre pagine virtuali quasi quanto su quelle di Rat-man, di cui è (oltre che curatore) sporadico ma acclamatissimo comprimario, ragion per cui invece di perdere tempo enumerando i suoi meriti e i motivi per cui è ben visto da (quasi) tutti nell’ambiente (con il serio rischio di metterlo in imbarazzo), ci limitiamo a rimandarvi all'ultima intervista che abbiamo pubblicato, suggerendovi comunque di risalire anche a quelle precedenti ed esclusive.

Abbiamo detto che è frequente ospite, ma precisiamo a scanso di equivoci che non si tratta assolutamente di un presenzialista ad ogni costo (men che meno della rete), visto che è anche caratterialmente schivo e modesto, ma piuttosto di un vecchio (senza connotazioni anagrafiche) amico che, ci piace pensare, ogni tanto passa a trovarci.

Siccome poi l’ospite, si sa, è sempre gradito, ma se porta qualche presentino lo è anche di più, ecco che questa volta il buon Plazzi ci ha portato in dote nientepopodimeno che Luca Scatasta, mi(s)tico redattore delle testate mutanti e colonna portante delle edizioni italiane dei fumetti Marvel da ormai quindici anni suonati.

Anche Luca fa parte di quella generazione cresciuta a pane e comics, i cui migliori esponenti si sono trovati imbarcati nell’avventura iniziale di “Fumo di China”, per poi passare al professionismo nei più disparati lidi dell’editoria italiana di fine anni ’80.

Così, se Marco Marcello “MML” Lupoi, Plazzi stesso, Francesco Meo e quant’altri sono diventati da (quasi) subito le colonne della Star Comics, Scatasta ha mosso i primi passi professionistici alla Play Press, che cominciò a pubblicare le testate mutanti allora minori, o meno “storiche”, quali “Wolverine”, “X-Factor”, oltre a “Silver Surfer”, "Thor" e così via, facendo correre più di un brivido lungo la schiena ai vecchi fans per via della firma degli editoriali, uguale a quel “ls” con cui Luciano Secchi, alias Max Bunker, era solito firmarsi sugli albi dell’Editoriale Corno, la pioniera della prima era Marvel italiana, nei favolosi quanto lontani anni ’70.

Approdato poi alla Star Comics, e successivamente transumato alla Marvel-Panini (per cui ancora oggi cura l’universo mutante), LucaS non ha comunque perso le caratteristiche che lo avevano da sempre contraddistinto: sensibilità, intelligenza e sobrietà, unite ad una buona dose di riservatezza tale da essere talvolta scambiata per timidezza (per tacere della voglia di non prendersi sul serio e della naturale inclinazione al pettegolezzo).

Comprenderete quindi la soddisfazione per averlo qui in coppia con Andrea, a parlare di se stesso, per una volta addirittura diffusamente e con dovizia di particolari, che ci auguriamo siano divertenti ed interessanti per voi quanto lo sono stati per noi, e se così non fosse… bè, prendetela come l’eccezione che conferma la regola, e tenete presente che non è mica detto che capiti spesso, di poter leggere qualcosa su di lui al di fuori delle colonne mutanti che cura.

Come ti chiami?
Andrea Plazzi: Andrea Plazzi.
Luca Scatasta: Luca.

Quando e dove sei nato?
Andrea Plazzi: 1962, Bologna.
Luca Scatasta: Il 16 febbraio del 1964 ad Ascoli Piceno, ridente e architettonicamente splendida cittadina delle Marche... dalla quale sono però fuggito.

Dove vivi?
Andrea Plazzi: Bologna.
Luca Scatasta: Al momento a Modena, ma tanto il mio domicilio sta per cambiare.

Dove vorresti vivere?
Andrea Plazzi: Starei bene in tanti posti, l'importante è averci degli amici (e scusate per la melassa). Abiterei volentieri in Abruzzo, in Puglia, a Seattle, a Svidnik.
Luca Scatasta: Scelsi Bologna quando avevo diciotto anni, ci ho vissuto quasi due decadi e vorrei tornarci quanto prima.
Il sogno proibito? Londra.
Il luogo in cui vorrei vivere, pur non avendolo mai visitato? Sydney, Australia.


I FUMETTI:

Dai una definizione di “fumetto”?
Andrea Plazzi: Vuoi scherzare? Chiedila a Scott McCloud, Goria o Castelli.
Luca Scatasta: Narrazione per immagini miscelate a testo scritto.

A che età e con chi la prima volta (che hai letto un fumetto, ovviamente)?
Andrea Plazzi: Si perde nelle nebbie della memoria. Un “Topolino” (di Scarpa, probabilmente), verso i 4 anni, forse prima.
Luca Scatasta: Fino a quattro anni guardavo solo le figure e qualcuno me le leggeva, credo, ma ricordo distintamente di aver davvero letto da solo un fumetto nell'autunno del 1970. Era un volumetto della Bompiani intitolato “Mafalda la Contestataria” che temo proprio abbia stravolto la mia concezione dell'esistenza e della politica. E se a qualcuno proprio interessa sapere dove lo lessi... Beh, nel luogo in cui per anni e anni e ancora oggi adoro leggere (a parte il letto): sulla tazza del WC. Mi chiamo Scatasta, no?! L'etimologia greca del mio cognome dovrebbe suggerire qualcosa ("scatos"=cacca, insomma!)

Come hai cominciato ad occuparti di fumetti?
Andrea Plazzi: Mi erano sempre piaciuti e, a un certo punto (autunno 1977), a una mostra, a Bologna, mi sono imbattuto in gente che faceva "un Club". Ora, io detesto i Club (infatti a quello di Topolino - e quello era una cosa seria - era iscritto mio fratello) e qualsiasi cosa dove poi ti danno una tessera. Cercai di spiegarlo a quelle persone ma loro lo spiegarono a me. Il resto è tutto in discesa.

Luca Scatasta: Non è facile rispondere a questa domanda, dato che mi sono SEMPRE interessato di fumetti. Mio padre li leggeva e collezionava e me li regalava. Grazie a lui non ero appena entrato nella pubertà quando mi venne concesso di leggere il primo numero di “Metal Hurlant”. E mi ha lasciato in eredità un patrimonio in fumetti italiani e francesi (“Pilote”, “Metal Hurlant”, “Echo des Savannes”, “A Suivre”...). Inoltre amico intimo dei miei genitori era il grande Tullio Pericoli, che oggi è un esimio pittore ed illustratore ma che nel periodo della mia infanzia realizzava fumetti in tandem con Pirella. Altro amico di famiglia e persona che in qualche modo ha segnato il mio percorso è stato Mario Benvenga, allora direttore della Casa Editrice Universo che produceva non solo Grand Hotel”, ma anche “L’Intrepido” e “Il Monello”, e che mi regalò un abbonamento a questi due storici settimanali, facendomi scoprire quello che allora veniva considerato fumetto di "serie B" e che mio padre non aveva mai osato propormi.
Con queste premesse è inutile dire che fin da piccolino avevo sognato di lavorare in un qualche modo nei fumetti. E il mio sogno ha iniziato a realizzarsi attorno al 1985, quando sono entrato nella redazione di “Fumo di China” (allora una fanzine diretta dal mio primo maestro, Franco Spiritelli) come articolista, recensore e copiatore di immagini: gli scanner ancora non esistevano, e se era necessario riportare una qualche immagine su albo, ci si armava di Rapidograph, pennino, china e pellicola trasparente e la si copiava o imitava. Ricordo di aver realizzato alcuni falsi Silver, almeno un Manara e un falsissimo autoritratto di John Byrne che per alcuni anni è andato in giro su svariate fanzines ed è stato perfino proposto in costosi saggi italici come "Autoritratto di John Byrne". Mentre ancora collaboravo a “FdC” e fungevo da "consulente comics" per la rampante e storica AD, ossia Alessandro Distribuzioni di Alessandro Pastore e Marina Chiossi, mi venne offerta su di un piatto d'argento la possibilità di diventare un vero professionista del campo. Era il 1989, avevo realizzato un paio di traduzioni per la Star Comics e collaborato alla redazione di un paio di cataloghi su mostre per i cinquant'anni di Superman e Batman, e la Play Press di Mario Ferri era appena entrata nel mondo Marvel con pubblicazioni come “The 'Nam” e “Iron Man”, che dapprincipio erano davvero di scarsissima fattura. Assieme al sommo MML scrissi adirato alla redazione della Play, proponendomi come consulente e paventando un pressoché inesistente team redazionale in grado di mettere assieme delle riviste a fumetti. In realtà grossolanamente esisteva, dato che le redazioni combinate di “FdC” e di un magazine bolognese dell'epoca (“La Dolce Vita”), rispondevano perfettamente ai requisiti richiesti dal direttore della Play Press. Risultato fu che nacque l'agenzia di servizi Granata Press diretta dal trio Luigi Bernardi (mio secondo maestro)/ Roberto Ghiddi (un "grande" e basta)/ Luca Boschi (la persona più deliziosa con la quale mi sia mai capitato di lavorare finora). Col mio ausilio e quello già più esperto del sommo MML la neonata Granata iniziò a occuparsi delle testate Marvel-Play. Il resto, come si suol dire, è storia...


Il tuo autore preferito?
Andrea Plazzi: Ma che razza di domanda è? Tu me lo sai dire il tuo? No, eh? Visto?
Luca Scatasta: Non ho autori preferiti. Non riesco ad averli, anzi, proprio perché lavoro in questo campo e ormai ho una visione deviata e professionale del settore. Se però devo citare dei cartoonist che hanno lasciato il segno nella mia memoria, direi che Stan Lee con il suo charme e le sue opere, Jim Steranko con la sua ecletticità, Barry Windsor-Smith con il suo neo-preraffaelitismo, Carl Barks con la sua intelligente ironia, Chris Claremont perché ha reso davvero tridimensionali dei personaggi di carta e Eric Stanton con la sua arte biz(z)arramente erotica sono quelli che più mi hanno segnato.
Oltre a Tullio Pericoli, ovviamente: vedere un artista in azione e in fase creativa è qualcosa che ti segna davvero.

Il tuo personaggio preferito, o quello in cui ti identifichi maggiormente?
Andrea Plazzi: Plazzi, un personaggio di Leo Ortolani. Sarebbe bello se esistesse veramente.
Luca Scatasta: I miei personaggi preferiti sono due, Kitty Pryde e Rogue (degli X-Men, ndr). Quello in cui mi identifico maggiormente invece è un altro: Peter Parker. Quello dei primi cento numeri del suo mensile, almeno, prima della morte di Gwen.

Un fumetto che hai adorato?
Andrea Plazzi: Città Di Vetro” di Auster/Mazzucchelli/Karasik. Ma per quanto ci si giri intorno, non c'è niente da fare: come “L’Uomo Che Uccise Ernesto “Che” Guevara” di Magnus. non c'è niente, proprio niente...
Luca Scatasta: I “Peanuts”. Li adoro tutt'ora.

Un fumetto (o un autore) che non ti è mai piaciuto?
Andrea Plazzi: Pichard, quello di "Paulette": mai mandato giù, anche nelle sue cose più raffinate (“Paulette”, appunto); quelle porno-caserecce poi non ne parliamo...
Luca Scatasta: Tutti e nessuno. Da un autore dal quale non mi aspetto niente, magari finisco per essere sorpreso positivamente. Da un altro da cui mi aspetto troppo invece finisco per essere deluso.
La persona che però mi ha maggiormente deluso è Todd McFarlane: aveva grandissime potenzialità, ma è rimasto solo il creatore di “Spawn”.

Fumetto d’autore o popolare?
Andrea Plazzi: Ripeto: ma che razza di domanda è?
Luca Scatasta: Entrambi vanno bene, purché raccontino storie interessanti e coinvolgenti. La differenza tra le due "specie" talvolta esiste solo negli occhi di chi ne fruisce.


Fumetto italiano o americano?
Andrea Plazzi: Fumetto buono.
Luca Scatasta: Siamo in un mondo "global". Autori italiani lavorano a serie americane, e presto (SPOILER!) autori americani lavoreranno a serie italiane. Perché porre dei limiti a questo calderone?!

Marvel o DC Comics?
Andrea Plazzi: Marvel.
Luca Scatasta: Finché esisteva la continuity avrei dichiarato Marvel. Adesso per me sono esattamente pari.

X-Men o Fantastici Quattro?
Andrea Plazzi: Lee & Kirby.
Luca Scatasta: C'è da chiederlo? X-Men, ovviamente. Anche se un team di FQ con Sue, Medusa, She-Hulk e la Cosa, mi intrigherebbe assai.

Stan Lee o Jack Kirby?
Andrea Plazzi: Lee & Kirby.
Luca Scatasta: Stan E Jack. L'uno non avrebbe saputo creare niente di miliare senza l'altro, probabilmente.


L'ALTRO:
Che cosa pensi dell'altro?
Andrea Plazzi: Luca è una sicurezza. Qualsiasi cosa succeda e per quanto tempo passi, lui è lì, tetragono allo scorrere del tempo (capelli in meno e pancetta in più non valgono, quelli sono un problema di tutti; e poi ha cominciato presto, come me).
Luca Scatasta: Andrea? E' una delle persone più simpatiche che conosco. Ma è anche uno degli individui più misteriosi... sempre attento a non scoprirsi troppo col sottoscritto. Forse anche perché sa bene che possiedo una lingua lunga.

Che cosa hai pensato la prima volta che hai visto l'altro?
Andrea Plazzi: "Ma quanto si mangia le parole, questo?"
Luca Scatasta: Doveva consegnarmi delle traduzioni di “Thor”. Era un gran casino per tempistiche e fu molto carino. Sapevo già all'epoca che era una persona "importante", ma non mi fece pesare la sua esperienza. Solo molto tempo dopo ho saputo che suo fratello, professore universitario, era stato il docente che mi aveva affibbiato un 5/60 nel mio primo esame scritto universitario. Me lo meritavo pienamente perché ero un cretino. Ma se lo avessi saputo prima, chissà come avrei considerato il buon Plazzi.

Che cosa hai pensato l’ultima volta che hai visto l'altro?
Andrea Plazzi: Salutandosi alle 3 del mattino, prima di andare a dormire: "Luca è proprio una sicurezza."
Luca Scatasta: Da quando vivo a Modena purtroppo ci incontriamo poco. Ma non mi sembra cambiato di una virgola da quando l'ho visto la prima volta, a parte la brizzolatura.

Perché pensi che perda tanto tempo dietro ai fumetti?
Andrea Plazzi: E tu perché continui imperterrito a pensare, respirare, mangiare? Non hai ancora capito come si fa?
Luca Scatasta: Nel mestiere che abbiamo deciso di intraprendere, è necessario.

E a te, invece, chi te lo fa fare?
Andrea Plazzi: Per lo stesso motivo.
Luca Scatasta: Sinceramente? Oggi come oggi, quello che mi interessa sono i due bonifici bancari che mi arrivano sul conto il dieci e il ventiquattro di ogni mese. Uno per le prestazioni da supervisore e uno per quelle di articolista. Potrei anche ritirarmi e andare a fare qualcos'altro per guadagnarmi da vivere, per la verità, ma la sola idea che qualcuno possa occuparsi al mio posto delle X-testate Marvel Italia mi intristisce.

Sei più simpatico tu o è più simpatico lui?
Andrea Plazzi: A me è più simpatico lui. A lui, non so. A te?
Luca Scatasta: Decisamente Andrea! Fino a qualche anno fa forse avrei avuto qualche possibilità di competere, ma ormai mi ha surclasssato.

Sei più permaloso tu o è più permaloso lui?
Andrea Plazzi: Ma lo vuoi sapere che fine ha fatto l'ultimo che mi ha dato del permaloso, eh? Lo vuoi sapere?
Luca Scatasta: Non credo sinceramente che il termine "permaloso" possa essere affibbiato a uno dei due.

Una cosa che non hai mai avuto il coraggio di dirgli in tanti anni?
Andrea Plazzi: "Luca, certi shampoo per capelli grassi fanno miracoli."
Luca Scatasta: Non criticare le storie!” Alcune sono davvero sceme e insensate, lo so! Ma alla fin fine sono tutte sceme e insensate!
L'importante è che abbiano un'anima!

DOMANDE A RAFFICA:
La parolaccia che dici più spesso?
Andrea Plazzi: In genere mi limito a "minchia". Se proprio perdo le staffe e non ci sono bambini vicino posso arrivare a "Forza Italia" (non ci saranno bambini in giro, eh? si può dire?).
Scrivo però in periodo di par condicio, e chissà quand'è che Di Bernardo metterà online (e lui non ha nemmeno firmato un contratto con gli Italiani).
Quindi tappate le orecchie ai bimbi, giusto il tempo di dire "Forza Unione", che mi tolgo il problema.
Luca Scatasta: Merda!” e “Cazzo!”.

Bianco/Nero o colore?
Andrea Plazzi: Nei fumetti? B/N fino alla morte. Nei vestiti, nero, che snellisce, come una delle mie camicie preferite. Oppure rosso-Ferrari, come una delle mie camicie preferite.
Luca Scatasta: b&w

Vino bianco o rosso?
Andrea Plazzi: Rosso (solo in compagnia).
Luca Scatasta: Dipende dal cibo. E se alcuni pesci accettano anche del vino rosso, in base a come sono cucinati, nessun bianco va bene con della carne. Inoltre, per quanto viva da anni in Emilia-Romagna... please, non datemi del Lambrusco!!!

Alan Moore o Frank Miller?
Andrea Plazzi: Miller, Miller; ormai per Moore sono troppo vecchio, non ci arrivo più.
Luca Scatasta: Alan!

Cani o gatti?
Andrea Plazzi: Potendo, tutti e due. In pratica, nessuno (appartamento piccolo, in centro storico, etc.)
Luca Scatasta: In città, gatti: se la cavano da soli. I cani stanno bene in spazi aperti o i campagna.

Panna o cioccolato?
Andrea Plazzi: Cioccolato.
Luca Scatasta: Guh!

Dio, Patria o Famiglia?
Andrea Plazzi: Dio non si sa se c'è; un sacco di gente che dice "Patria" è abbastanza imbarazzante; i famigliari non andrebbero disturbati con i nostri problemi, che ne hanno già abbastanza loro. Alla fine, diciamo John Coltrane.
Luca Scatasta: Nessuno dei tre. Non credo in Dio, non voglio metter su famiglia e mi auguro che il concetto di patria oggettiva venga al più presto superato (la patria soggettiva è un'altra faccenda).


Fede o Feltri?
Andrea Plazzi: Ortolani.
Luca Scatasta: Entrambi... ma giù da una torre! Non molto alta, però: non voglio certo causare loro danni irreparabili!


SALUTI:
Un saluto a chi ti vuol bene:
Andrea Plazzi: Vai così, che sei solo.
Luca Scatasta: Cinzia! Ciao, bimbona!

Un saluto a chi ti vuol male:
Andrea Plazzi: Vai così, che sei solo.
Luca Scatasta: Schiatta!

mdb