sabato 25 luglio 2009

Love Death Cube - sett. 2006


Love Death Cube - Storia di Diego Cajelli; Disegni di Luca Bertelè
Due numeri, spillati, 24 pg, b/n, Five Star Press/Liska Prod

“Tra le molte opportunità se ne presentò una imprevista.. Willie Coyote riceveva un paccone dalla Acme.. decisi di aprirlo”
Death Love Cube è una storia in cui appaiono Bags Bunny, Mogol, Berlusconi e Tarantino.
Peccato che stiano relegati sullo sfondo perchè al centro del palco sono saliti Alex e Bea. Non c'è posto per gli altri, forse non era questa l'idea degli autori, ma i ragazzi rubano la luce dei riflettori a tutti fino alla fine. Fino a quando l’impianto non va in cortocircuito e la luce se ne va.
Il primo albo, quello in cui i due protagonisti salgono sul palco e la loro storia ha inizio, è folgorante. Alex si presenta con delle didascalie da figo. Bea da a lui del coglione. E Io della stronza a lei.
Sbagliamo entrambi.
Bea perchè Alex è tutto tranne che un coglione e lo dimostra in poche pagine
Ne servono anche meno a me per innamorarmi di Bea, perchè Bertelè avrà anche qualche incertezza a disegnare la sua pelle nera e le sue mani ma rende alla perfezione la sua voglia di vita e di libertà, il suo essere unica e comune allo stesso tempo.
Impossibile non innamorarsi di Bea. E impossibile non sentire la forza dell’amore di Alex.
Basterebbe questo a rendere Death Love Cube un gran fumetto, ma Cajelli&Bertelè si dimostrano ambiziosi e puntano in alto. Forse troppo, mettendo così tanta carne al fuoco da rischiare di scordarsene un pò.
Il flashback su Bea è una sequenza ai limiti della perfezione, Cajelli “ruba” a Mogol un suo testo e, senza modificarlo di una virgola, lo trasforma in uno straziante grido di dolore e impotenza che accompagna due sequenze, solo apparantemente senza legami, rese da Bertelè con un efficacissimo mix di mezze tinte e collage fotografico.
A questo punto capisco cosa c'è dietro agli occhi tristi di Bea. Purtroppo per qualcuno lo capisce anche Alex, che al contrario di me non si limita a sussurrare bastardo davanti a una vignetta.
Alex non è politacamente corretto e glielo va dire in faccia.
"...fa troppo caldo per essere in Brianza, sembra piuttosto il... Messico"
Ovvero: gli eventi precipitano, si accendono una sigaretta e si mettono a sparare ad alzo zero sul lettore.
Come se non bastasse tutto quello che è successo nella prima parte, Cajelli decide di aggiungere al tutto ampie dosi di satira con un’allegoria fanta-cospirazionista della politica italiana di quegli anni.
E l’operazione, per quanto possa sembrare strano, funziona anche se risente, al contrario del resto della storia, dei nove anni passati dalla pubblicazione avendo perso freschezza e brillantezza e finendo per sembrare poco più di un divertissimont stupendamente illustrato dall’adattisima linea chiara di Bertelè.
Forse costretti dalle 24 pagine a disposizione, forse distratti dalla densità di eventi e generi chiamati in causa con pari dignità ed attenzione gli autori portano la storia bruscamente al suo epilogo, l’unico possibile.
Qui Death Love Cube mostra la sua faccia migliore, con una sceneggiatura adrenalinica e didascalie perfette e con Bertelè che si riscatta da qualche vignette mal riuscita ad inizio albo con una bellissima sequenza in cui riesce a coniugare sparatorie, lacrime e dramma in poche pagine.
Unico, evidente neo di Death Love Cubesono le copertine. Se nella prima un coraggioso collage con la foto di un graffito presenteva con efficacia i due protagonisti ai lettori, la seconda priva invece Alex&Bea di tutta la loro forza e particolarità raffigurandoli in una posa anonima e pure un pò sfigata.
“Ora devi puntare in alto..solo se giochi al rialzo puoi portare a casa il culo..e soprattutto..salvarti da lui.”
“Capii cosa voleva dire Bugs, avevamo scoperchiato le porte dell'inferno, e quell'essere ne era uscito per darci la caccia”
Death Love Cube non è un capolavoro, ha qualche difetto ma delle sequenze eccezionali.
È come un pugile talentuoso ma inesperto: rischia troppo tenendo bassa la guardia, ma ha un gran gioco di gambe e con un paio di colpi colpisce il bersaglio dritto allo stomaco.
Io leggo fumetti per prendere pugni nello stomaco non per essere messo alle corde da un’elegante pioggia di colpi sui guantoni.
Se la pensate cosi anche voi, recuperate Death Love Cube. Ne varrà la pena.
gedo - Novembre 2006