lunedì 27 luglio 2009

Laura Braga: intervista esclusiva - dic 2006


E qui dobbiamo dircele le cose però. Qui le interviste fioccano. Ma altro che fioccano… direi che fioccano.
Oggi vittima consenziente è Laura Braga, che ancora faccio fatica ad inquadrare.
Talentuosa disegnatrice e basta, o acuta e smaliziata esponente della new wave del fumetto, ossia quella che disegna, disegna, disegna, ma che SA cosa sia Internet e lo usa come mezzo intelligente di autopromozione? Chissà? In questa torrenziale, a volte criptica, ma sempre interessante intervista Laura ci parla di sé e di tante altre cose. Attualmente Laura è al lavoro su un progetto scritto da Bepi Vigna, e disegnato da Laura e Nicola Mari, pensato per la pubblicazione online (inizialmente), ad opera della Hybriscomics. Il tutto lo potete vedere su www.hybriscomics.com. Laura Braga per finire ha un suo sito (ecco che torna l’uso di Internet ….) e precisamente http://www.laurabraga.com/ , molto interessante.
Ma è tempo di affidarci alle (ormai canoniche) …50 DOMANDE DEL BOT-MAN!

L'INTERVISTA

Alessandro Bottero: Laura Braga, chi sei, cosa fai, perché lo fai?
Laura Braga: Sono una disegnatrice di fumetti, e mi penso tale fin da quando ero piccolissima. Diciamo che non ho mai voluto fare altro nella vita.

A.B.: Una laurea in ingegneria aiuta nel campo del fumetti?
L. B.: Assolutamente no.

A.B.: A che età hai iniziato a disegnare?
L. B.: Professionalmente da quando avevo 16 anni ho cominciato ad avere i primi lavori. In realtà, come già dicevo prima, disegnavo Paperino e Topolino già da quando andavo all’asilo.

A.B.: Cosa dice la gente quando scopre che fai fumetti?
L. B.: Chi non ha nessun contatto con questo mondo, tende a pensare che io non faccio nulla dalla mattina alla sera. Mi e’ capitato più volte che al rifiuto di uscire per finire un lavoro, la risposta sia stata più o meno: “Ma cosa vuoi che sia, devi solo fare un paio di disegni.!” Eh-eh-eh!!!

A.B.: Come sono gli americani?
L. B.: Sono dei grandi. Sono stata quest’estate a San Diego e mi ha colpito molto la professionalità e la competenza degli addetti ai lavori. Ecco, diciamo che “E’ meglio che fai la benzinaia” (che mi sono sentita dire qui in Italia da un addetto ai lavori!), in Usa non te lo direbbero mai.

A.B.: Da un rapido esame risulta che sei una ragazza. La cosa ti ha aiutato in questo campo?
L. B.: Assolutamente no. Nei primi tempi, mi sentivo continuamente dire che ero ancora una bambina per prendere certi lavori.

A.B.: O ci sono state controindicazioni?
L. B.: Le controindicazioni ci sono state. Mi e’ capitato ancora (soprattutto in passato e in ambiente pubblicitario), che mi cercassero con un secondo fine!!!!

A.B.: Tre romanzi che ti piacciono
L. B.: Innanzitutto Norwegian Wood, Tokyo Blues di Murakami. Ho amato alla follia quel libro, di gran lunga il più bello che ho letto nel genere romanzi. Poi vario molto nell’umoristico-rosa. Direi che la prima che mi viene in mente è Sophie Kinsella (I love Shopping). Infine Come Diventare un Buddha in 5 settimane di Giacobbe: mi e’ talmente entrato dentro che mi sono avvicinata alla religione Buddista tanto da diventarne adepta.

A.B.: Tre romanzi che invece non riesci a sopportare.
L. B.: Non ci sono tre titoli. Faccio molta fatica a leggere il fantasy, nonostante mi piaccia molto a fumetti.

A.B.: Come hai capito che potevi fare la colorista?
L. B.: In realtà e’ stata una serie di coincidenze. Io quando realizzo una tavola la penso direttamente a colori. Faccio molta fatica a concepirla in bianco e nero. Di conseguenza quando presento un book, e’ composto per un buon 90% da disegni e tavole colorate da me. Da qui il passo ad essere cercata anche come colorista e’ stato breve.

A.B.: Meglio Photoshop o gli acquarelli?
L. B.: Ho amato i pennelli (e tutto ciò che ci gira attorno) alla follia e per anni. Ma adesso mi trovo molto più a mio agio con il computer. Però diciamo che la differenza dei due stili e’ notevole a risultato finito.

A.B.: Torniamo ai fumetti. Hai lavorato con Milo Manara. Ti è servito?
L. B.: Tantissimo. Milo al primo contatto e’ una persona molto introversa e pensavo che non avrei imparato nulla. Invece, una volta rotto il ghiaccio mi ha insegnato moltissimo e ho appreso “segreti” sulla costruzione dei corpi che da sola avrei impiegato anni a fare. Per me e’ un vero Maestro.

A.B.: Perché in Italia è difficile lavorare nel capo dei fumetti per un giovane?
L. B.: Perché c’e’ molta diffidenza verso i giovani. Io mi sono proposta (qualche anno fa) a decine di piccolissime case che non si degnavano nemmeno di darmi una risposta anche fosse negativa. Ad un certo punto ero talmente scoraggiata che pensavo di mollare, meno male che a quel punto e’ subentrato Milo Manara.

A.B.: Hai sempre avuto contratti per i tuoi lavori o a volte hai lavorato “sulla parola”?
L. B.: In realtà (e qui aggiungo purtroppo) ho lavorato anche sulla parola soprattutto in campo pubblicitario. E devo dire che mi è anche capitata qualche fregatura: qualche mese fa ho fatto uno storyboard per una ditta locale, che dopo la consegna si è negata per mesi al telefono fino a che mi sono stancata io di chiamarli.

A.B.: Hai mai ricevuto fregature in questo mestiere?
L. B.: Si. Le fregature ci sono sempre purtroppo. Dopo un po’ però impari anche a capire se ti puoi fidare della persona con la quale stai parlando di lavoro.

A.B.: Vai a teatro?
L. B.: Purtroppo no. Ma e’ una cosa che sento mancarmi.

A.B.: Che ne pensi di Shakespeare? Conoscerlo aiuta?
L. B.: Purtroppo la mia conoscenza di Shakespeare si limita al fatto di essere veronese e di conoscere la storia di Romeo e Giulietta, Eh-eh-eh.

A.B.: Hai visto i mondiali o non te ne frega niente del calcio?
L. B.: Li ho visti, anche se non sono un’appassionata di calcio.

A.B.: Hai mai pensato di fare la sceneggiatrice?
L. B.: Si, proprio ora sto lavorando ad una storia concepita da me e sceneggiata insieme a Davide Galati.

A.B.: Frequentare una scuola di fumetto ha qualche senso? Aiuta davvero a entrare nel “giro giusto”?
L. B.: Si, molto. E se sei fortunato puoi anche conoscere delle persone che credendo in te ti possono aiutare.

A.B.: Cinema!!! John Wayne o Burt Reynolds?
L. B.: John Wayne!!

A.B.: Sentieri Selvaggi è il miglior film western mai realizzato?
L. B.: E’ sicuramente un grande film, ma preferisco una concezione moderna dove si dia meno per scontato che i pellerossa fossero i “cattivi”. Ecco, Balla Coi Lupi lo trovo più in sintonia con il mio pensiero.

A.B.: Ti piacciono i musical?
L. B.: Moltissimo. Ma soprattutto amo i musical a teatro. Ogni volta che sono andata a New York, una fermata a Broadway per vederne uno l’ho sempre fatta.

A.B.: Tre fumetti da leggere a tutti i costi.
L. B.: Prima di tutto Nana. Ultimamente mi sono un po’ allontanata dal genere “manga”, ma il fumetto della Azawa resta un gioiellino che non dovrebbe essere letto solo dai mangofili.
Poi sicuramente Sky Doll anche e soprattutto perche il fumetto di Barbucci e Canepa è stato la mia prima grande fonte di ispirazione una volta uscita dall’Accademia Disney.
Last but not least, NYX di Joshua Middleton. In questo momento l’autore statunitense e’ il mio punto di riferimento sia nella fase delle matite che in quella della colorazione. E l’averlo conosciuto a San Diego non ha fatto che aumentare la mia ammirazione verso di lui.

A.B.: Tre fumetti da evitare come la peste.
L. B.: Purtroppo ultimamente guardo molto scetticamente la maggior parte delle uscite giapponesi in Italia. Ecco, direi che non ho tre titoli in particolare, ma credo che dopo una prima fase dove venivano tradotti autentici gioiellini, adesso si tenda a pubblicare anche materiale piuttosto scadente.

A.B.: Chi è per te un artista serio e professionale?
L. B.: Joshua Middleton. Come dicevo prima conoscendolo mi ha molto colpito il suo approccio al disegno. Nel calderone della Hall del Convention Center di San Diego non si e’ tirato indietro quando ha preso in mano la matita e mi ha mostrato dove secondo lui avevo da apportare dei miglioramenti ai miei disegni.
Mi è molto piaciuta anche la figura di Jim Lee all’interno degli studi della Wildstorm, sempre pronto a dare una mano a chi chiedeva un aiuto.


A.B.: E invece un artista fanfarone e da lasciare perdere?
L. B.: Mi è capitato di conoscerne più di qualcuno, ma non vorrei fare nomi.

A.B.: Hai letto Watchmen? Se non l’avessi letto saresti la stessa di adesso?
L. B.: Si l’ho letto, ma molti anni fa. Forse dovrei rispolverarlo e rileggerlo, perché oggi sicuramente lo apprezzerei molto di più.

A.B.: I fumetti che hai letto ti hanno cambiata?
L. B.: Si, sicuramente. Perché mi hanno fatto provare emozioni e perché sono riuscita nel tempo a conoscere altri stili e altre tecniche di lavoro.

A.B.: From Hell è stato solo un fenomeno di moda?
L. B.: Purtroppo non l’ho mai letto, ma prometto che correggerò questa lacuna al più presto.

A.B.: Le Witch hanno senso?
L. B.: Avendo fatto l’Accademia Disney specializzandomi nelle Witch dovrei dire di si, ma da qualche anno a questa parte non ne capisco più la loro utilità. Sono molto cambiate dalla loro creazione!!!!

A.B.: Dragonball è davvero un fumetto leggibile?
L. B.: Penso all’incirca la stessa cosa delle Witch. Gigantesco fenomeno di costume qualche anno fa, non credo che riuscirei a leggerlo oggi (e comunque non l’ho mai finito nemmeno allora)!!!!

A.B.: Ti sei mai svegliata la notte di scatto pensando “Oddio, devo trovarmi un lavoro serio!!!”
L. B.: No, anzi la notte mi sveglio pensando “Oddio, devo andare a disegnare!!!”

A.B.: Chi è un nerd per te?
L. B.: Premetto che per me il termine non ha un’accezione negativa… un nerd è un fan che puzza, cappellone, che vive in un mando suo…. Scherzo!!!! Eh-eh-eh.

A.B.: Cosa ne pensi di internet? Aiuta il fumetto o fa solo perdere tempo?
L. B.: No, aiuta. Anche solo per tenersi informati su quello che succede nell’ambiente fumettistico.

A.B.: Le mostre mercato di fumetto hanno un senso?
L. B.: Se fatte all’americana si. Se fatto solo di mostra mercato meno. Mi spiego: se ci sono incontri con gli autori, incontri con gli editor, mostre di tavole, tavole rotonde, allora una mostra ha un senso, perché tutto non si riduca solamente alla ricerca del numero mancante. In Italia qualche passo in questo senso lo si inizia a fare. Dire che Napoli Comicon è un ottimo esempio da seguire.

A.B.: Lucca Comics ha un senso?
L. B.: Come incontro tra fan e’ ormai imprescindibile. Devo dire che quest’anno, per la prima volta, l’ho vista muoversi nella direzione che accennavo sopra.

A.B.: I cosplayer alle mostre di fumetti rompono gli zibibbi o danno un qualcosa in più?
L. B.: Entrambe le cose!!!! E’ un qualcosa in più che da colore alla manifestazione. Ormai il fenomeno però e’ gigantesco e avrebbe più senso organizzare manifestazioni solo per Cosplay come accade in Giappone.

A.B.: Il talento basta? Quanto si deve sudare prima di essere minimamente professionali?
L. B.: Il talento non basta. Bisogna rispettare scadenze ed essere molto professionali. In questo senso ho visto persone meno dotate di altre andare avanti proprio per una maggiore professionalità.

A.B.: Il mondo del fumetto è un mondo ferocemente competitivo. Cosa ne pensi di un ipotetico “sindacato dei fumettisti”?
L. B.: Sono molto scettica in questo senso.

A.B.: Cosa consiglieresti a una ragazza che ti dice “Laura, da grande voglio fare la fumettista”
L. B.: Brava, rimboccati le maniche, non stancarti di imparare e soprattutto se vuoi diventare ricca sei ancora in tempo per cambiar lavoro!!!! Eh-eh-eh!

A.B.: Guardi mai la TV? Preferisci le fiction o I telefilm americani? Insomma… Star Trek o Don Matteo?
L. B.: Più che Star Trek direi Battlestar Galactica!!! Comunque preferisco di gran lunga telefilm americani.

A.B.: Racconta un episodio divertente/piccante/strano/buffo/inspiegabile che ti è accaduto lavorando nel campo dei fumetti.
L. B.: Anni fa (avrò avuto 18 anni) mi chiamò la televisione veronese Matchmusic per fare uno storyboard. Entro nel palazzo super-intimorita (era uno dei primissimi lavori) e mi presento alla reception. E la signorina mi dice: “Sei tu la modella per il servizio?”. Penso di non essere mai stata tanto imbarazzata!!!!

A.B.: Riprendiamo il tema dell’essere donna. Perché ci sono così poche sceneggiatrici in Italia, secondo te?
L. B.: Perché la donna si e’ avvicinata al fumetto più tardi dell’uomo e quindi forse bisognerà aspettare ancora qualche tempo prima di vedere sceneggiatrici donna!!! Forse.

A.B.: C’è una storia che ti rifiuteresti assolutamente di disegnare?
L. B.: Una storia di stampo medioevale con cavalieri e armature. Ho colorato quest’estate un fumetto francese di questo genere, e per quanto abbia ammirato le tavole, ho capito che non e’ proprio il mio genere.

A.B.: Cosa pensi di fare da qui a dieci anni?
L. B.: Disegnare. Disegnare. Disegnare.

A.B.: Sogni di vincere un premio?
L. B.: Di concorsi ne ho vinti vari, ma servono poco alla crescita professionale. Se invece si intende un premio generico, non gioco mai.

A.B.: Ascolti mai musica techno quando disegni? O magari invece dance industrial?
L. B.: No, ascolto musica in continuazione, ma generalmente musica tranquilla, colonne sonore. Il mio autore preferito in questo senso e’ Joe Hisaishi.

A.B.: Cos’è che non si deve MAI fare prima di iniziare a disegnare?
L. B.: Fumare troppe sigarette. Poi trema la mano!!! Eh-eh-eh!!

A.B.: E per finire.. un messaggio che pensi di dover assolutamente condividere con gli altri!
L. B.: L’Arte e’ qualcosa di Grandioso. Io mi sveglio la notte pensando che sto perdendo tempo a dormire. E vorrei trasmettere qualcosa a chi guarda i miei lavori. E se anche uno solo dovesse dirmi che è cosi, io sarei la persona più felice del mondo.

Alessandro Bottero - Dicembre 2006