
Io noto una cosa: nel mondo professionale che ruota attorno al Fumetto (autori, venditori, distributori, critici) le donne sono rarissime. E la cosa non va. Lasciamo stare i soliti discorsi da imbecilli “w la topa!” “ci mancano fighe!” “abbasta che respireno!”.
No. Ragioniamo seriamente. Il mondo del fumetto è un mondo maschile. Anzi, maschilizzato e spesso questo significa esibire i tratti più ridicoli e dementi del maschio. A volte significa anche che è un mondo spietato. Non cado nell’oleografia dicendo “le donne sono a priori più buone, e quindi se ci fossero loro le cose sarebbero migliori”. Assolutamente.
Ma è vero che il livello di testosterone e di incaponimento muscolare su certe cose nel mondo del fumetto è tipicamente maschile. Oppure la convinzione che il Mercato debba prevalere sulla Passione, che il Realismo Economico (e uso questa specifica volutamente.
Esiste un Realismo che va oltre al calcolabile e tranquillamente coesiste con l’Utopia) debba dirigere e contenere il Sogno.
Io posso anche arrivare a pensare che dietro tutto questo, la situazione di stagnazione, di lento strangolamento dei piccoli, di depredare le tasche dei lettori finché ci si riesce, del non formare un vivaio per il futuro, ci sia questa “maschilizzazione” del mondo che ruota attorno al Fumetto.
Non del Fumetto, badate bene.
Il Fumetto non è maschile o femminile. Essendo Arte l’arte è come sua essenza de-genderizzata, poi le singole espressioni artistiche riflettono TRA LE ALTRE COSE anche il genere sessuale dell’autore e del mercato a cui si rivolgono (o per accordo con esso o per contrasto). Ma questo è un altro discorso. La mia riflessione, molto più semplice, molto più banale voleva dire solo che autrici… poche. Critici donne… poche. Distributori… nessuna. Editrici…pochissime. E questo è strano. E pericoloso. Perché fa sì che quando all’orizzonte si veda una donna autrice, o una donna editrice, o una donna critico di fumetti sia vista come un animale strano.
E la cosa mi fa pensare alla solitudine della donna in questo nostro mondo del fumetto.
Alessandro Bottero - ott 2006
No. Ragioniamo seriamente. Il mondo del fumetto è un mondo maschile. Anzi, maschilizzato e spesso questo significa esibire i tratti più ridicoli e dementi del maschio. A volte significa anche che è un mondo spietato. Non cado nell’oleografia dicendo “le donne sono a priori più buone, e quindi se ci fossero loro le cose sarebbero migliori”. Assolutamente.
Ma è vero che il livello di testosterone e di incaponimento muscolare su certe cose nel mondo del fumetto è tipicamente maschile. Oppure la convinzione che il Mercato debba prevalere sulla Passione, che il Realismo Economico (e uso questa specifica volutamente.
Esiste un Realismo che va oltre al calcolabile e tranquillamente coesiste con l’Utopia) debba dirigere e contenere il Sogno.
Io posso anche arrivare a pensare che dietro tutto questo, la situazione di stagnazione, di lento strangolamento dei piccoli, di depredare le tasche dei lettori finché ci si riesce, del non formare un vivaio per il futuro, ci sia questa “maschilizzazione” del mondo che ruota attorno al Fumetto.
Non del Fumetto, badate bene.
Il Fumetto non è maschile o femminile. Essendo Arte l’arte è come sua essenza de-genderizzata, poi le singole espressioni artistiche riflettono TRA LE ALTRE COSE anche il genere sessuale dell’autore e del mercato a cui si rivolgono (o per accordo con esso o per contrasto). Ma questo è un altro discorso. La mia riflessione, molto più semplice, molto più banale voleva dire solo che autrici… poche. Critici donne… poche. Distributori… nessuna. Editrici…pochissime. E questo è strano. E pericoloso. Perché fa sì che quando all’orizzonte si veda una donna autrice, o una donna editrice, o una donna critico di fumetti sia vista come un animale strano.
E la cosa mi fa pensare alla solitudine della donna in questo nostro mondo del fumetto.
Alessandro Bottero - ott 2006
