lunedì 27 luglio 2009

JOE QUESADA: 10 DOMANDE - giu 2006


10 domande a JOE QUESADA - Un intero gallone di Joe

di Tim Leong [traduzione di Diflot e mdb] da comicfoundry.com

Sin da quando è diventato Editor in Chief della Marvel Comics, nel 2000, a Joe Quesada è stato riconosciuto il merito di aver condotto la casa editrice ad un completo risollevamento dalla bancarotta degli anni 90 e di averla portata alla leadership nel settore. Le vendite sono salite e la caratterizzazione di personaggi con la sigaretta in bocca è diminuita.
Ha fatto molto e bene, ma che cosa ha in serbo per il futuro?
L'appassionato disegnatore si è intrattenuto con ComicFoundry, in modo che noi, ma anche voi, possiamo capire che cosa aspettarci.

1. Quanto pensi di essere cambiato come redattore, da quando sei diventato Editor in Chief?

Joe Quesada : Sono un po' più paziente. Penso che questo sia in gran parte dovuto al fatto che quando abbiamo cominciato questa avventura in Marvel, c'era un gran senso di urgenza nell'industria fumettistica. Gli affari peggioravano di mese in mese, sempre peggio.
C'era davvero il sentimento diffuso più o meno del tipo: "E' meglio sistemare le cose, o resteremo senza lavoro, e non ci sarà più nemmeno una vera e propria industria fumettistica!".
Quindi ora sono un po' più rilassato, nel senso che stiamo ancora lavorandoci ma ora possiamo pianificare le cose anche a lungo termine.
Quando abbiamo cominciato, programmavamo le scadenze a tre mesi, o a sei mesi, per quanto riguarda gli avvenimenti nelle storie. Adesso siamo realmente a un anno, due anni, sapendo che cosa andrà ad accadere nell'universo Marvel, che significa che possiamo pianificare strategicamente il corso degli avvenimenti. E la stessa cosa è successa con gli autori: c'è stata della gente che ha esordito come scrittore alla Marvel quando io ho cominciato come Editor in Chief, o che ha cominciato a scrivere storie Marvel.
(Brian) Bendis, (J. Michael) Straczynski, Mark Millar, questi ragazzi hanno davvero iniziato a metter mano al giocattolo per la prima volta, come me del resto. E adesso invece c'è un senso di proprietà.
Siamo scesi in trincea, abbiamo lavorato con i personaggi per parecchio tempo, siamo cresciuti e abbiamo familiarizzato con loro, quindi ora siamo in grado di fare altre cose, differenti, con quei personaggi. A volte siamo più riverenti, altre volte meno.
Adesso comprendiamo anche meglio la RESISTENZA del personaggio, nel senso che va bene metterlo spalle al muro e fino a quando è vicino a rompersi, sapendo che c'è ua capacità di ripresa, e che lo potrai riportare indietro.
Questo ti consente di fare cose davvero meravigliose con le storie, di portarle ad un punto che mai ti saresti aspettato, sapendo che poi puoi riportarle indietro.
E' come se ci fosse il sentore che abbiamo guadagnato il diritto a fare certe cose.
E allo stesso tempo, credo che i fans abbiano acquisito una certa fiducia nei nostri confronti, e abbiano imparato ad aspettarsi una certa dose di pazzia da parte nostra.

2. Leggi tutti i fumetti che pubblichi?

Joe Quesada :E’ impossibile leggere tutto. Cerco comunque di leggerne la maggior parte prima dell’approvazione. Quelli che non riesco a leggere per tempo cerco comunque di recuperarli prima che vadano in stampa. Ma è un compito impossibile. In certi casi sono certo che un autore produrrà un albo eccellente. Di solito do la precedenza ai fumetti che potrebbero essere un po’ problematici (come tematica) o a quelli che stiamo cercando di pompare un po’ commercialmente. Quindi i titoli più importanti sono di solito quelli che tengo per ultimi dato che di solito sono quelli che non hanno problemi.

3. La Marvel e la DC Comics sono sempre spalla-a-spalla per quanto riguarda le quote di mercato anche se di solito la Marvel è in testa. Qual è stato il vostro contributo per creare questo margine?

Joe Quesada :Credo che dipenda tutto dai personaggi, dal marchio Marvel e dagli autori che per la Marvel lavorano.
A qualche isolato da qui si trovano degli artisti di gran livello ma credo che se ci mettessimo a contare gli autori di serie A (sia scrittori che disegnatori) la lista della Marvel sarebbe più lunga almeno del triplo. Siamo avanti a loro quasi sempre per quanto riguarda la quota di mercato, gli incassi e i fumetti venduti. Credo anche che la concorrenza sia una cosa fantastica. Sono felice che la DC stia pubblicando dei prodotti così belli in questi mesi, è una cosa che fa bene all’industria dei fumetti. Credo che quello che i lettori vogliono davvero sia un fumetto che li diverta. E poi adoro questa dividersi tra “Io amo la Marvel!” e “Io amo la DC!”, è fantastico! Alla fine è il vero centro della questione. Anche quelli che odiano la Marvel comprano qualche titolo nostro, e credo che lo facciano anche quelli che odiano la DC. Ma questa meravigliosa rivalità è fondamentale e fruttuosa per gli affari e questo lo vado predicando fin da quando ho cominciato. Quindi sono felice che esista.

4. L’industria del fumetto è abbastanza in salute, specialmente se la paragoniamo al pozzo in cui era caduta negli anni ’90. Sapresti individuare o prevedere quali fattori potrebbero causare nuovamente una crisi simile?

Joe Quesada :E’ un discorso parecchio insidioso. Fin dall’inizio ho sostenuto con forza che l’industria dovesse intraprendere un percorso di crescita, ma prego che questa crescita avvenga in modo lento ma continuo. Non vogliamo che succeda quello che si verificò negli anni ’90. E’ stato un fenomeno enorme, molte persone si sono arricchite per questo boom (alcune delle quali non sono più nemmeno nel mondo del fumetto). Si sono presi i soldi e sono “scappati”. Hanno letteralmente violentato e saccheggiato l’industria del fumetto senza fregarsene delle conseguenze. Perciò, a dirla tutta, preferisco una crescita più lenta ma costante, salutare.
L’indicatore importante secondo me è il numero di lettori. Se all’improvviso si assiste da un mese all’altro ad una crescita del 10% o del 20% questo rappresenta per me un campanello d’allarme.
E’ sinonimo di una cosa totalmente diversa da quello che vogliamo. Io sono contento di come stanno andando le cose, ma la crisi è una delle cose a cui facciamo grande attenzione. Teniamo d’occhio la crescita dell’industria anche se, alla fine, sarà difficile prevedere la crisi prima che accada. Bisognerà essere solo capaci di affrontarla.

5. Quali sono gli obiettivi della Marvel per l’anno in corso?

Joe Quesada :Gli obiettivi sono gli stessi fin da quando sono arrivato. E’ non è un obiettivo per la Marvel, ma per tutta l’industria del fumetto: si può sintetizzare in “maggiore rispetto per il proprio lavoro”. Voglio che chiunque legga comics riconosca il nostro lavoro (non solo alla Marvel, ripeto) e comprenda quanto questa industria sia sofisticata, quali sono le sue possibilità, insomma che il fumetto è un medium di intrattenimento che può essere messo alla pari con il cinema, la TV, la letteratura e il teatro. Che si capisca che l’industria del fumetto possiede la stessa complessità e raffinatezza. Spero che si arrivi un giorno a considerare i disegnatori e gli scrittori di fumetti con lo stesso rispetto e venerazione tributati ai grandi romanzieri, commediografi, pittori. Questo è il mondo nel quale io voglio vivere, un mondo in cui un autore di fumetti è celebre quanto Stephen King. E non capisco perché non dovrebbe essere possibile, anche se in America particolarmente esiste un forte pregiudizio che non si trova in Europa o in Giappone.
E’ tutto nato dall’ondata di censura che ha travolto l’America a partire dal libro di Wertham: quel libro ha scolpito nella testa della gente che il fumetto è un medium per bambini, anzi, che dovrebbe rimanere un medium per bambini. Credo che questa situazione sia durata a sufficienza. Questa sorta di “consacrazione” è un processo lungo ma la commistione tra fumetti ed altri media è un buon segnale.
6. Quando hai cominciato come Editor in Chief quanti erano gli artisti in esclusiva?

Joe Quesada :Non molti, quattro o cinque.

E adesso?

Joe Quesada :Non sono aggiornato, ma molti, molti di più.

Cosa si nasconde dietro a questa crescita?
Joe Quesada :Credo che tutti vogliano l’esclusiva sul talento, e per un artista questo significa ricevere molti più soldi. In un certo senso somiglia alla corsa alle armi durante la Guerra Fredda, in cui tutte le fazioni cercavano di avere dalla loro parte il meglio a disposizione. Come per tutte le cose prevedo che prima o poi ci sarà una saturazione e un rovesciamento, per cui tornerà la moda degli autori che preferiscono lavorare senza l’esclusiva con un solo editore.
So che succederà. Non è che uno dei tanti cicli che governano il mondo dei comics. E sotto molti aspetti non ci sono differenze con gli anni ’60, quando non esistevano esclusive ma Jack Kirby era un autore Marvel. In pratica Kirby ERA la Marvel. E Curt Swan ERA la DC. E poi Stan Lee... Alcuni autori erano associabili immediatamente alla Marvel, altri alla DC. Poi un giorno Kirby passò alla DC e fu come un cataclisma, come se si spostasse l’asse terrestre. L’esclusività non esisteva ma erano molto forti certe “appartenenze” di squadra. Ma nel mondo attuale, pieno di contratti e avvocati e con tutti questi soldi in ballo non è più pensabile. Si può paragonare tutto questo al mondo dello sport professionistico. Ci si aspetta che un tizio rimanga nella tua squadra per sempre ma se scade il suo contratto può accadere di tutto.

7. Qual è la cosa più difficile del tuo lavoro?

Joe Quesada :E’ legata al fatto che ho dovuto abbandonare quasi del tutto la tavola da disegno. A volte ripenso al passato (sono già sei anni che rivesto la carica di EIC [Editor in Chief] e otto anni di Marvel). Quali e quanti fumetti avrei potuto disegnare in questi ultimi sei anni? Quanti progetti avrei potuto lanciare? Non lo so, mettiamo una ventina.. Spesso, pensando al passato, mi manca davvero la possibilità di disegnare. E poi, se avessi disegnato negli ultimi sei anni, a che livello sarei potuto arrivare?
Come disegnerei? A cosa somiglierebbe il mio stile? E’ il più grosso sacrificio, quello e tutto il tempo passato lontano dalla mia famiglia. Può sembrare stupido perché alla fine il mio rimane comunque un lavoro “dalle 9 alle 5” ma, ai tempi del college, se avessi pensato di entrare nel mondo dei manager mi sarei messo nell’ordine di idee di avere un lavoro di questo genere, magari fino alla pensione.
Ma questo non era quello che volevo, io volevo diventare un disegnatore freelance.
Arrivare ad avere un successo tale da potere a un certo punto lavorare a casa e con i tempi decisi da me. A volte pensare alla vita che desideravo e che avrei potuto raggiungere mi fa riflettere. Perché so che se mollassi domani questa carica potrei tornare alla vita di prima e potrei passare molto più tempo con la mia famiglia e mia figlia. Sono momenti difficili e con qualche rimpianto: delle volte arrivo a casa e lei è già pronta per andare a dormire.

8. Sembra davvero che stiate puntando fortemente ad un approccio multimediale, visto il recente rilancio del sito internet e il lancio dei nuovi “trailer” dei fumetti.

Joe Quesada :Direi di sì ed è una cosa su cui punto fortemente. Credo che siamo vicini agli obiettivi che ci eravamo prefissati, fornire grandi storie e grandi contenuti di contorno. C’è bisogno di trovare nuovi modi di proporre le nostre grandi storie e credo che il mondo dell’elettronica ci fornisca grandi possibilità in questo senso. Deve essere così.

9. Visto che siamo nei giorni di Civil War, ci puoi dire qual è l’aspetto più terribile nel portare avanti un crossover di queste dimensioni?

Joe Quesada :La cosa terribile è che si tratta di una mole tremenda di lavoro. Il modo semplice di portare avanti un crossover è quello di dettare le linee guida e le storie agli autori, ma non è più il modo in cui si lavora in casa Marvel.
Avendo a disposizione alcune tra le “teste” migliori del mercato non vogliamo dettare loro nessuna storia.
Una delle paure più grosse con questi crossover è che di solito sono massacranti per lo staff. Per chiunque. C’è un sacco di lavoro da fare per questo genere di iniziative. Perciò, se non si fa attenzione, c’è anche il rischio di esaurire le persone. Ci sono molti più rischi (ma meno soddisfazione).

10. Per concludere, quale credi sia la cosa più importante che hai imparato da quando sei entrato nell’industria dei comics?

Joe Quesada :Ho imparato un sacco di cose. E ne imparo ancora ogni giorno. Dal come organizzare il lavoro di un grande gruppo di persone a come comunicare meglio con i fan, a come comunicare meglio con i media, a scrivere meglio. Sono cresciuto molto come scrittore facendo questo lavoro. Ho imparato un sacco di cose per “osmosi” lavorando con ed “editando” alcuni tra i migliori scrittori della piazza. Ho imparato molto anche su quelle che sono le mie influenze artistiche. Lavorare alla Marvel è come andare tutti i giorni a scuola. Ogni giorno è un’occasione per imparare qualcosa. Ed è giusto così, se fossi arrivato con le mie convinzioni e pregiudizi senza intenzione di confrontarmi con l’esterno questa ditta sarebbe già fallita da parecchio tempo.

Giugno 2006