sabato 4 luglio 2009

It's a Bird - mag 2006


It's a Bird di Steven T. Seagle, Teddy Kristiansen - tpb, 128 pagine - Vertigo

Il racconto autobiografico a fumetti sta risplendendo in questi anni di un fulgore forse mai visto. Da Harvey Pekar a Craig Thompson passando per Joe Sacco, in nord America è tutto un fiorire di storie personali che raccontano la vita per quello che è, uno scorrere del tempo dove le persone non corrono più veloci della luce e non lanciano raggi di fuoco dagli occhi, ma semplicemente vivono.
A questa categoria di fumetti appartiene anche “It’s a bird” di Seagle e Kristiansen.
Il titolo fa il verso alla famosa frase che una folla stupita pronuncia alzando gli occhi al cielo al passaggio di un alieno volante con costume azzurro e mantello rosso ed una grande S sul petto. Si potrebbe affermare tuttosommato che “It’s a bird” è una storia di Superman; primo perchè l’editore è la DC Comics tramite il suo inprint Vertigo, secondo perchè effettivamente l’azzurrone compare nelle tavole disegnate da Kristiansen. Però Kal El appare per quello che in realtà è, un persoanggio dei fumetti che cessa di esistere non appena si chiudono le pagine di un suo albo.
Ad essere più precisi siamo quindi di fronte ad una storia su Superman e su ciò che lo rende reale per quei 15 minuti nesessari a leggerne una storia, i suoi autori.
“It’s a bird” narra di un periodo della vita di Steven T. Seagle (Steve) che potrebbe essere il più soddisfacente dal punto di vista professionale e invece mette il protagonista di fronte ad una tragedia che incombe costantemente su di lui e sulla sua famiglia, la “còrea di Huntington”, una malattia ereditaria ad esito fatale che consiste nella perdita del controllo sui movimenti corporei.
La storia si apre con il protagonista bambino che assieme al fratello passa il tempo in una sala d’attesa di ospedale leggendo un albo di Superman mentre la nonna si sta spegnendo a causa della còrea di Huntington. L’azione si sposta quindi ai giorni nostri quando a Steve ormai cresciuto viene offerto un lavoro che per un autore di fumetti americani è il massimo, scrivere le storie mensili di Superman. Da qui in poi la grande S sarà un pensiero martellante che costringerà l’autore a scendere nel profondo della sua anima ed a fare i conti con la maledizione che incombe sulla sua famiglia.
Sarebbe mai stato in grado di scrivere le storie di un uomo talmente perfetto? Un uomo in grado di volare, di ergersi a paladino della giustizia tutto da solo? Un uomo dall’immenso potere e per questo anche un po’ fascista?
Sarebbe mai stato in grado di scrivere le storie di un uomo che non può mai ammalarsi della còrea di Huntington?
Da queste domande prende quindi origine una sorta di autoanalisi che rischierà di relegare il protagonista in un abisso fatto di autocommiserazione e voglia di non vivere. Da qui in poi Steve dovrà affrontare una volta per tutte la malattia che corre nella sua famiglia. Dovrà relazionarsi con gli altri parlandone, non fuggendo dai rapporti interpersonali così come da quelli interfamiliari.
Dovrà affrontare un rapporto con il padre che risente ancora, dopo tanti anni, di una frase detta dal genitore in quella triste giornata in cui la nonna dello scrittore moriva. Frase che per anni lo scrittore si è portato dentro e che verrà svelata solo all fine del racconto.
“It’s a bird” è in definitiva la cronaca degli sforzi di un uomo di accettare ciò che è ma soprattutto ciò che potrebbe diventare. E’ la descrizione del periodo più buio di un uomo che però riesce alla fine di tutto a vedere una piccola fiammella accesa che si chiama vita e che tuttosommato vale la pena di essere alimentata.
Illustrato da Teddy Kristiansen con un tratto che ricorda in più punti il nostro Lorenzo Mattotti, “It’s a bird” è un’opera che riesce a comunicare con delicatezza i tormenti di Steve anche attraverso una trovata alquanto anomala per un fumetto, ovvero il fatto che il narratore in prima persona parli al lettore guardandolo direttamente dalle vignette. Si stabilisce così un rapporto confidenziale tra autore e lettore che è quantomai funzionale al racconto di eventi talmente intimi che si potrebbero raccontare soltanto ad amici fidati.

Pino Paoliello - Maggio 2006