sabato 25 luglio 2009

Fantastici Quattro di Straczinsky e McKone - sett 2006


RITORNO ALLE ORIGINI: I FANTASTICI QUATTRO DI STRACZINSKY E MCKONE

Edizione Americana: Fantastic Four (vol.3) 527-532; 2005 Marvel Comics; Edizione Italiana: Fantastici Quattro 258 - 263; 2006; 3 € Panini Comics

Credits: J.M. Straczinsky – Soggetto e Sceneggiatura; Mike McKone – Disegni; Andy Lanning – Inchiostri; Paul Mounts - Colori

Non c’è dubbio che, tra tutte le testate della Marvel, i Fantastici Quattro meritassero un rilancio: da troppo tempo la testata vivacchiava tra cicli di discreta fattura, ma sicuramente non troppo memorabili e cicli alquanto carenti. Insomma, a conti fatti, è dal vecchio storyarc di Walt Simonson (escludendo l’effimero ciclo Lobdell/Davis) che la testata che aprì a tutti gli effetti la gloriosa era conosciuta come Silver Age non riesce a brillare e svettare ed ad avere la cura e la qualità che merita.
Così, nell’ambito di una continua ed ormai ciclica riorganizzazione del Marvel Universe da parte di Joe Quesada (che si è rivelata piuttosto efficace per gli eroi classici e piuttosto confusionaria per gli eroi mutanti), la testata è pronta ad accogliere a bordo un nuovo team creativo formato da J.M. Straczinsky ai testi e da Mike McKone ai disegni.
Straczinsky era una scelta obbligata, in pratica: lo scrittore americano non solo è uno degli autori di punta della Marvel (soprattutto per il suo rilancio del personaggio dell’Uomo Ragno), ma è soprattutto uno sceneggiatore adattissimo alle atmosfere fantascientifiche tipiche della testata.
Basta infatti ricordare che c’è lui dietro la creazione di Babylon 5, una delle serie tv più amate ed osannate dagli appassionati del genere, purtroppo letteralmente massacrata da una programmazione incomprensibile in Italia.
Mike McKone è uno di quei disegnatori che non ha mai avuto una grandissima popolarità, ma che, zitto zitto, ha sempre compiuto diligentemente il proprio lavoro, rispettando le scadenze e mantenendo una qualità comunque invidiabile nelle proprie tavole: dotato di un tratto morbido e dettagliato, anche se un po’ statico, McKone non sarà mai una superstar, ma è un artista affidabilissimo e serio ed in tempi di fill-inners e di ritardi continui nelle uscite è sicuramente qualcosa di molto importante.
Così il duo si è preparato a regalare nuova linfa al quartetto più famoso del mondo (ok, dopo i Beatles…): ci è riuscito? Dopo la lettura del primo ciclo di 6 numeri (Fantastic Four 527-532) si può dire che Strac e McKone sono partiti decisamente col piede giusto, con una saga davvero piena di eventi, rivelazioni ed elementi degni di più di una considerazione, che fornisce un nuovo punto di partenza per Reed Richards e soci.
La storia parte con Reed Richards contattato dal governo americano nell’ambito di un esperimento che mira a ricostruire l’incidente che fornì i poteri ai Fantastici Quattro, visto che la configurazione unica di raggi cosmici, dopo anni, si stava ripetendo, esattamente. Se da questo punto può sembrare piuttosto scontato l’iter che la trama prenderà (creazione di un nuovo supergruppo speculare ai Fantastici Quattro ed inevitabile scontro finale), è invece qui che Straczinsky gioca le sue carte migliori spiazzando letteralmente il lettore, portando la saga in territori inaspettati ed arrivando invece ad un finale incredibile e filosofico.
Lo spunto iniziale, infatti, è, per lo scrittore americano, un’occasione per ragionare sull’origine dei poteri del gruppo, i raggi cosmici e per mettere mano e rivelare nuovi particolari sulla nascita degli FQ. Un’operazione alquanto rischiosa (tecnicamente viene chiamata “Retcon”, ovvero Continuità Rettificata) i cui esiti rischiano di essere alquanto controversi, se non disastrosi. Già in passato, infatti, molti autori hanno messo le loro mani nelle origini degli eroi più popolari, finendo semplicemente per razionalizzare troppo le fantasiose trovate della Silver Age e per togliere totalmente il sense of wonder dalla loro nascita, alla ricerca di chissà quale origine scientifica che spieghi meglio il perché una bomba gamma abbia potuto trasformare un uomo in una macchina inarrestabile o perché un uomo punto da un ragno radioattivo ne abbia potuto assorbire i poteri.
Ed, almeno inizialmente, l’idea di Straczinsky non appare così brillante: il legare la nascita dei raggi cosmici che diedero vita al quartetto ad una nuova civiltà aliena appare alquanto forzato, se non inutile, ma, per fortuna, lo scrittore americano aveva in serbo altre sorprese, perché il finale ribalta completamente la prospettiva creata solo un paio di numeri prima, regalando una spiegazione alquanto affascinante e coerente, che non distrugge affatto la fantasiosa origine concepita da Lee e Kirby, ma la arricchisce rispettandola pienamente.
Non c’è dubbio che l’arma vincente di Strac sia stato il coraggio e la capacità di nascondere alla perfezione le proprie carte, costruendo una saga che cambia continuamente direzione, portando il lettore ad intuire di volta in volta il finale che, invece, si rivela totalmente inaspettato per toni e tematiche, abbandonando il classico stile supereroistico per un riuscito omaggio allo scrittore ed astronomo Carl Sagan, giustamente sottolineato anche dal bravo Giuseppe Guidi nelle note che hanno accompagnato l’edizione italiana della saga.
Un finale sicuramente controverso, in cui viene spontaneo chiedersi se lo scrittore americano non abbia effettivamente puntato un po’ troppo alto, rendendo in pratica Reed Richards un elemento essenziale dell’universo. Eppure, rileggendolo più volte, l’impressione è sempre positiva e ciò che riesce a risaltare veramente è stata la capacità di Straczinsky di ridare a questa testata il sense of wonder perduto ormai da troppi anni, di rendere di nuovo speciali ed unici questi supereroi.
A parere di chi scrive gli elementi essenziali di un buon fumetto dei Fantastici Quattro sono tre: la famiglia, l’esplorazione ed il sense of wonder. Lo scrittore americano riesce a rispettarli appieno con una saga appassionante, sorprendente ed indubbiamente ben scritta.
Ad accompagnarlo in questo viaggio c’è un Mike McKone che svolge brillantemente il proprio lavoro, con delle tavole lineari e pulite, che seguono bene la sceneggiatura estrosa di Strac, anche nei momenti in cui il disegnatore deve appoggiarsi pesantemente ai colori digitali ed alle immagini computerizzate, come nel già citato episodio finale. Certo, viene da chiedersi come sarebbe risultato quell’albo con un artista più personale e visionario e se l’impatto sarebbe stato ancora maggiore, ma non se ne può fare una vera colpa a McKone, che ha comunque portato bene a termine il proprio dovere.
Insomma, questa nuova ripartenza si è rivelata alquanto interessante e stimolante: vedremo se il duo Straczinsky/McKone riuscirà a mantenere in futuro questa qualità o se, come spesso succede, purtroppo, abbia già sparato tutte le migliori cartucce da subito per impressionare il lettore; di certo il ritorno annunciato di un certo dittatore in armatura fa ben sperare per il futuro (soprattutto dopo il terribile trattamento riservato al personaggio da Mark Waid). Quello che è invece sicuro è che Straczinsky, nel bene e nel male, è riuscito a riportare prepotentemente l’attenzione su una delle testate più gloriose ed importanti del Marvel Universe e già questo è un risultato importante, tutto sommato…
Albyrinth - Settembre 2006