
DEMO di Brian Wood - testi, Becky Cloonan - disegni - 328 pag, brossurato, b/n, 18,00 € - Double Shot, etichetta editoriale della BOTTERO EDIZIONI
Sulla quarta di copertina di DEMO è riportato un breve commento di Comic Book Resources, sito di critica fumettistica statunitense: “Quello che gli X-Men potrebbero essere se fossero stati realizzati oggi”. Lusinghiero, ma fuorviante. Perché DEMO non è “solo” quello.
Se gli X-MEN fossero realizzati oggi sarebbero probabilmente molto simili ai supereroi della linea Ultimate Marvel (in cui è effettivamente presente la versione “attualizzata” dei mutanti Marvel) o ad alcune serie Wildstorm. Supereroi in costume, che parlano un po’ sboccato ed hanno spesso un approccio verso le crisi mondiali più cinico e meno ingenuo rispetto alle storie realizzate negli anni 60/70. Niente di male, anzi, si tratta di iniziative che hanno dato nuova linfa al fumetto supereroistico USA, ma DEMO è molto diverso da tutto questo.
Sono duri e taglienti i 12 racconti di questa maxiserie. Si tratta di storie autoconclusive, in cui l’unico filo comune è l’idea dello scrittore (un ottimo Brian Wood) che immagina le vite di adolescenti americani sconvolte dalla scoperta di possedere poteri superumani. Poteri che, ben lungi dal facilitare le loro vite o dal portarli a “combattere per un mondo migliore”, costituiscono solo il retaggio della diversità. Una diversità che va a sommarsi alle mille difficoltà di un’età delicata, di una società sempre più crudele e di situazioni di marginalità, tanto che la componente fantastica data dai superpoteri a volte resta sullo sfondo dei racconti, non costituendone l’ingrediente fondamentale, a favore di uno sviluppo intimista e drammatico.
L’idea di rendere contemporaneamente questa maxiserie un unico affresco conservando l’unicità delle singole storie si concretizza grazie alle scelte grafiche della disegnatrice, Becky Cloonan, una giovane artista dotata di talento e di un tratto ruvido e incisivo, ma soprattutto capace di una versatilità che le consente di caratterizzare ogni storia come tipica, unica, fermo restando il filo conduttore che in ogni racconto ci proporrà i protagonisti di fronte a dolorose scelte esistenziali.
Per avere un’idea della duttilità della disegnatrice, provate a dare un’occhiata all’impressionante stacco stilistico fra due degli episodi più riusciti, il settimo e l’ottavo. Uno è il racconto di un militare americano volontario in Iraq, arruolatosi per far fronte alle ristrettezze economiche, i cui scrupoli morali gli impediscono di mettere a frutto il suo dono di una mira infallibile; l’altro è la storia atroce di un ragazzo che ascolta e “vive “ la cassetta dove la sua ragazza ha inciso la sua versione della loro storia d’amore. Il primo episodio è disegnato con un contrasto cupo, terrificante, in cui nelle prime tre tavole appare la sagoma inquietante dell’aereo che trasporta i militari verso Baghdad, bianca e accecante su un cielo nero in cui sembrano precipitare i diversi destini dei passeggeri. Il secondo, nonostante la drammaticità della trama (sulla scelta definitiva della co-protagonista non voglio anticipare nulla), è disegnato con uno stile quasi “solare”, etereo come l’immagine della ragazza che il protagonista lascia libera al suo destino, mentre con dolore getta la cassetta, irripetibile testimonianza di tutta una vita che poteva essere diversa.
(Un solo consiglio: se non volete sprofondare nel “malessere di vivere” evitate di leggere quei due racconti, come invece ho fatto io, con i Radiohead in sottofondo…)
DEMO in Italia rappresenta la prima proposta editoriale della neonata DOUBLE SHOT di Lorenzo Corti, Alessio D'Uva e Stefano Visinoni, etichetta editoriale della Bottero Edizioni con cui Lorenzo, Alessio e Stefano collaborano già da tempo, sia come sceneggiatori sia come assistenti della parte editoriale. Ai tre creatori della DOUBLE SHOT (che peraltro sono tra i pilastri di Fumetti di Carta) va riconosciuto il coraggio per la scommessa editoriale di aver portato in Italia un prodotto non semplice (in un mercato che affoga in mille problemi) e che poteva essere destinato all’oblio. Un prodotto che al contrario ci ricorda quanto i fumetti made in USA possano essere energici e coinvolgenti. La scommessa di Lorenzo, Alessio e Stefano è senza dubbio riuscita, e ci fa ben sperare per il seguito della vita della nuova etichetta editoriale.
Francesco "Baro" Barilli – Novembre 2006
