giovedì 2 luglio 2009

Caper - feb. 2006


Caper, di Judd Winick - testi; Farel Dalrymple, John Severin e Tom Fowler - disegni - Serie mensile di 12 numeri, Primo numero: dicembre 2003, Ultimo numero: novembre 2004 - DC Comics $2.95

Un inedito da recuperare

In nome dello sceneggiatore Judd Winick negli ultimi anni è diventato piuttosto popolare tre gli appassionati di fumetti di supereroi.
Dopo aver lanciato la testata “Exiles” per la Marvel l’autore si è accasato per la DC Comics, dove si è distinto come uno degli scrittori più prolifici e affidabili in circolazione.
Affidabile nel senso che la sue storie, nonostante di norma non facciano gridare al miracolo, riescono comunque ad essere sempre gradevoli, divertenti, classiche pur essendo scritte in maniera moderna e spigliata.
Prima però di passare alle major del comics Winick ha fatto diversi anni di gavetta come autore di opere indipendenti non supereroistiche, tra cui ricordiamo almeno la striscia “Frumpy il clown”, il comic book “Barry Ween –boy genius” e l’acclamata graphic novel “Pedro and me”.
Anche “Caper”, nonostante sia stato pubblicato dalla DC Comics, fa parte di questa sua produzione extra-supereroistica e si presenta come un prodotto piuttosto anomalo sotto diversi punti di vista.
L’opera in questione, infatti, puresulando completamente da tematiche supereroistiche ed essendo esplicitamente rivolta ad un pubblico di “mature readers” (come ben specificato in copertina) non è stata pubblicata dalla DC Comics nella linea “Vertigo” dedicata a questo tipo di produzioni.
Anomala è anche la struttura dell’opera, che si presenta come serie limitata di 12 numeri, ma può essere considerata a tutti gli effetti un insieme di tre distinte miniserie di 4 numeri ciascuna aventi ad oggetto tematiche “noir”, formalmente collegate tra loro ma molto diverse come toni, disegni e ambientazioni.
Cercando di limitare al massimo gli accenni alla trama, possiamo dire che la prima di queste “serie nella serie”, intitolata “Market Street”, è ambientata a San Francisco all’inizio delsecolo scorso e narra le vicende dei fratelli Jacob e IsadoreWeiss, sicari al servizio di (nonché cresciuti da) un boss della malavita ebraica, i quali si troveranno coinvolti in una vicenda di tradimenti, sangue e vendette degna di un film di Coppola o di Scorsese.
La storia si legge che è un piacere e i personaggi, pur essendo abbastanza stereotipati nei loro ruoli (la donna contesa, il boss arrogante e presuntuoso ecc.) sono credibili e ben caratterizzati.
Alla riuscita dell’opera contribuiscono non poco gli ottimi disegni, particolari ma molto evocativi, di Farel Dalrymple, conosciuto anche in Italia per il suo “Pop Gun War”, probabilmente il migliore dei disegnatori all’opera sulla serie, che si dimostra in grado di ricreare molto bene il contesto storico e sociale in cui si muovono i protagonisti della vicenda.
Conclusa la vicenda dei fratelli Weiss, con il quinto numero inizia la mini “Hollywood Treatment” e la serie fa un balzo temporale di una settantina d’anni per occuparsi di una loro discendente.
Al centro della storia troviamo infatti Anastasia Weiss, avvocato Hollywoodiano di successo felicemente sposata, madre di due figli e amica intima di attori e attrici tra i più famosi.
Questa vita apparentemente perfetta verrà messa a dura prova quando la nostra eroina, a causa dell’omicidio di una nota attrice, si troverà a dover affrontare verità inconfessabili e torbidi segreti sepolti più o meno a fondo sotto la patina luccicante di Hollywood, e che potrebbero arrivare a coinvolgerla più o meno direttamente…
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un’avventura dallo stampo e dai ritmi molto cinematografici ( da questo punto di vista tutte e tre le vicende raccontate in “Caper” possono essere considerateveri e propri “film su carta”)e l’ambientazione Hollywoodiana, più contemporanea e frivola rispetto alla storia precedente, permette all’autore di alleggerire di tanto in tanto i toni, concedendosi anche qualche sprazzo ironico in una vicenda nel complesso piuttosto dura e tesa.
Alle matite troviamo John Severin, disegnatore non particolarmente dinamico ma comunque accurato e abbastanza espressivo, il cui tratto ricorda vagamente un certo underground americano debitore di autori quali Crumb e Shelton.
Veramente un’ottima storia, senza particolari velleità sociologiche o di denuncia, ma comunque intelligentemente ambientata in un periodo in cui, a seguito della perdita dell’ingenuità degli anni cinquanta e del crollo degli ideali seguito alla fine dei sessanta, nell’industria dell’entertainment americano si cominciava a intravedere come mai prima il marcio sotto la facciata dorata da sempre mostrata al pubblico.
E da queste premesse Winick riesce a creare un’ottima storia che riesce ad appassionare e intrattenere il lettore.
Altro giro, altro regalo (si fa per dire).
Abbandonato la sfavillante Hollywood degli anni settanta, negli ultimi quattro numeri della serie, che compongono la storia intitolata “On Ice”, ci troviamo ai giorni nostri giusto in tempo per fare la conoscenza di un altro membro della famiglia Weiss,Louis, di professione autista addetto al trasporto di organi per trapianti(!) e del suo fidato amico Richard Coolidge, ingombrante (in tutti i sensi) e irresistibile pasticcione.
A causa di un disguido nel corso di una consegna di occhi destinati ad un trapianto i due si troveranno al centro di una folle vicenda che non ha niente da invidiare al miglior Tarantino, a base di sparatorie, esplosioni,Killer chiacchieroni appassionati di cinema, star del porno armate fino ai denti, una drag queen fan di Star Trek e chi più ne ha più ne metta! Com’è facile intuire da queste poche righe di descrizione, la vicenda spinge a fondo il pedale dell’umorismo grottescotipico del “pulp” cinematografico in voga negli ultimi anni, ogni pretesa di realismo è volutamente abbandonata in favore di un ritmoindiavolato e coinvolgente.
Buoni anche i disegni di Tom Fowler, molto indicati al tipo di vicenda, soprattutto per l’ampia gamma di espressioni ai limiti del “cartoonesco” che riesce a dare ai protagonisti, molto adatte ad una storia di questo tipo.
In definitiva, “Caper” si è rivela un ottima lettura, consigliata a chi, pur amando il fumetto americano, voglia provare qualcosa di diverso dal genere supereroistico.
Dal punto di vista del genere in cui classificare l’opera, volendo fare paragoni a tutti i costi, potremmo inserire “Caper” nel filone dei fumetti made in Usa di stampo noir/thriller a cui appartengono, tanto per ricordare le opere migliori, i lavori pre-Marvel di Brian Michel Bendis quali “Torso” o “Goldfish” (pubblicati anche in italia) o “Stray Bullet” di David Lapham.
Pubblicato negli Stati Uniti nel corso del 2004, non credo che “Caper” abbia riscosso un grande successo e non mi risulta che verrà raccolto in volume.
Improbabile quindi una sua pubblicazione italiana.
Consiglio quindi a chi mastichi un po’ di inglese e avesse intenzione di recuperarlo, di rivolgersi al mercato degli originali: il linguaggio usato dall’autore non è particolarmente complicato e la serie si può ordinare a prezzi contenuti su tutti i maggiori siti web di vendita di comic books per corrispondenza quali www.milehighcomics.com e www.mycomicshop.com .
Potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa.

Piobove