sabato 4 luglio 2009

Brevi rece


Brad Barron # 13 “L’incubo dei ritornanti” - Testi: Tito Faraci - disegni: Luca Raimondo - b/n, 98 pag – € 2,50 - Sergio Bonelli Editore

Continua il pellegrinare di Brad Barron per l’America dilaniata dall’invasione Morb e, di pari passo, prosegue il viaggio nella narrativa di genere orchestrato da Faraci in questa maxiserie. In questo numero è lo zombie-horror il tema portante della storia, con Brad che si trova a fronteggiare un’orda di non-morti (i ritornanti del titolo) che lo assedia in una baita abbandonata insieme ad altri malcapitati in fuga.
Faraci parte dalla più classica delle situazioni horror per sviluppare un plot mai banale e che, al contrario, assicura colpi di scena e ritmo grazie agli spunti forniti dai rapporti tra i personaggi. L’ottima sceneggiatura è resa con efficacia da Raimondo che mostra una grande capacità di narrare e conferma Brad Barron come un esempio di fumetto popolare di altissima qualità. Una storia godibile e ottimamente realizzata quindi ed un acquisto consigliato per chiunque apprezzi la narrativa di genere.

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Nathan Never Maxi # 2 - Testi: Stefano Piani, disegni: Matteo Resinanti e Gianmauro Cozzi; Stefano Casini; Onofrio Catacchio - b/n- 292 pg - € 5,50 Sergio Bonelli Editore

Piani, l’autore dei testi di questo Maxi, è un appassionato di gialli, la sua lunga militanza su Nick Raider ne è testimonianza evidente, e il suo Nathan è prima di tutto un investigatore privato che si muove in un mondo che potrebbe essere tranquillamente quello attuale. In questo maxi poi, il fatto di leggere tre racconti dall’ambientazione così poco fantascientifica rendono ancora più evidente il suo scarso feeling con alcuni aspetti del personaggio.
Le storie, al di là di questo, sono tutte godibili,con l’eccezione forse di “Contatto” che paga un troppo evidente, anche se per nulla celato, tributo al omonimo film con Jodie Foster. “Assassinio sul TB 961” è l’adrenalinico racconto di un tentativo di espatrio su un treno notturno che i dinamici ed efficaci disegni di Stefano Casini rendono perfettamente offrendo al lettore una storia ad alto ritmo decisamente ben riuscita.
Da segnalare l’ultimo racconto “L’uomo virtuale” che vede Nathan alle prese con un omicidio apparentemente banale, se non fosse che la vittima è ancora viva sotto forma di programma software.
Qui finalmente Piani riesce ad amalgamare un solido plot investigativo, originale nelle premesse e sorprendente nella soluzione, con un’ambientazione fantascientifica finalmente protagonista raccontando una storia resa ancora più bella dalle splendide ed eleganti tavole di Onofrio Catacchio.

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Maxi Martin Mystère 3 - testi Alessandro Russo - disegni Giovanni Romanini - 292 pg - b/n - 5,8 euro - Sergio Bonelli Editore

La delusione del primo, pessimo, Extra Martin Mystère mi aveva convinto che questa collana non fosse altro che una costosa raccolta di storie non più pubblicabili sulla testata regolare dopo il cambio di formato.
Purtroppo la curiosità di leggere una storia di Martin adolescente accompagnata da un momento di incoscienza finanziaria mi ha spinto a separarmi da 5,40 euro e ad abbandonare il mio fermo proposito di girare a largo dai Maxi di Martin Mystère.
Naturalmente me ne sono pentito.
Se infatti la prima storia, con protagonista un giovane Martin alle prese con la sua prima avventura misteriosa, risulta solo banale e un po’ prevedibile nello svolgimento è la seconda, e più corposa storia, ad affossare questo Maxi. “Il potere del Vril” si propone di tirare i fili della lunga sottotrama relativa ad Adam, il fondatore degli uomini in nero; un filone che raramente mi ha appassionato ma che questa volta risulta noiosa fin dalle prime pagine.
Qualche godibile sequenza d’azione e i buoni disegni di Romanini, disegnatore di tutto di questo maxi, non riescono a salvare la storia che finisce con il rivelarsi una completa delusione.
Un acquisto da evitare a meno che non siate collezionisti hard-core del BVZM.

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L’Ultimo della lista - testi Alberto Conte - disegni Luca Rossi colori Andrea Piccardo - 8 euro - 64 pagine - Magic Press

Dopo un primo volume dedicato alla fantascienza, Alberto Conte e Luca Rossi tornano nelle fumetterie con una raccolta di storie dall’atmosfere pulp e il risultato è un fumetto dissacrante anche se non sempre incisivo. Le due storie sono molto simili per la struttura narrativa circolare, in cui la sequenza d’apertura acquista un nuovo e illuminante senso una volta conclusa la storia stessa. I clichè del genere vengono passati in rassegna con un efficace humor nero mentre la vicenda viene portata avanti con buon ritmo, soprattutto nella prima e più riuscita storia, anche grazie a una costruzione della tavola lineare ma molto leggibile.
Poi c’è Luca Rossi, strepitoso e sempre più grafico e tagliente nel suo tratto che ritrae personaggi dai visi geometrici e scavati da un nero di cui il disegnatore di Dampyr è ormai maestro. I piacevoli colori di Piccardo non indeboliscono la spigolosità delle figure di Rossi, ma a causa dei colori scelti trasmettano una sorta di patinatura e brillantezza non sempre consoni al tono della storia.
Ottima la confezione Magic Press, con una piacevole introduzione di Massimo Carlotto e una raccolta di pin-up che rimpolpano un volume un po’ povero di pagine (solo 48 a fumetti).

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Griffu - testi: Jean Patrick Manchette - disegni: Jacques Tardi - 56 pg - b/n e mezze tinte grigie - 8 euro - Edizioni BD

Pubblicato per la prima volta nel 1977, il detective privato (o, come si definisce lui, consulente legale) Griffu nasce dalla penna di Jean-Patrick Manchette, famoso scrittore francese, appositamente per le matite dell’amico Jacques Tardì. E se la storia è così noir da essere quasi banale, è con le didascalie ovviamente in prima persona che Manchette compie un lavoro stupendo donando a Griffu un fascino disincantato e strafottente che conquista in poche pagine.
In un mondo che, come ci dice Manchette nell’introduzione, “..è completamente dominato da stronzi..” i protagonisti di questa storia non fanno eccezione, inanellando segreti e bugie in un susseguirsi di tradimenti che conduce all’unico finale possibile per una storia così.
Tardi usa magistralmente i grigi per ricreare una Parigi corrotta e sporca che sembra uscita da un film in bianco e nero d’altri tempi e mette al centro i personaggi definendoli con il suo stile unico a metà tra il caricaturale e la tradizionale linea chiara francese.

gedo – Giugno 2006

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