giovedì 2 luglio 2009

The Book of Lost Souls - feb. 2006


The Book of the Lost Souls di J.M. Straczynski, testi; Colleen Doran, disegni; Dan Brown, colori - Marvel Comics/Icon (USA)

Ci sono fumetti che tutti aspettano con ansia, di cui si parla da mesi prima dell’uscita, e che inevitabilmente “sbancano” con grandi successi di vendita a cui non sempre corrisponde un’adeguata qualità. E poi ci sono le sorprese, i fumetti destinati alle retro-retrovie delle classifiche dove, scavando, si possono a volte trovare della autentiche gemme sconosciute ai più.
E’ questo il caso di The Book of Lost Souls, ultima serie nata sotto l’etichetta Icon: un imprint Marvel dedicato a progetti i cui diritti sono nella mani dei creatori invece che dell’editore. Le vendite della serie sono veramente scoraggianti, ma la qualità dei primi quattro numeri… Beh, si potrebbe dire che è inversamente proporzionale.
The Book of Lost Souls narra di un ragazzo di nome Jonathan che medita il suicidio, in un’ambientazione più o meno ottocentesca, in seguito a una serie di eventi sfortunati nella sua vita. Prima di buttarsi dal classico ponte, però, Jonathan incontra un uomo con un grosso libro tra le mani. L’uomo gli dice di averlo finalmente concluso, e glielo consegna perché lo usi come peso, visto che ha deciso di gettarsi dal ponte. Jonathan lo sfoglia solo per scoprire che tutte le pagine sono bianche. Quando fa per chiedere spiegazioni all’uomo, si accorge che è svanito nel nulla. Stringe il libro al suo petto e salta. Si risveglierà ai giorni nostri, ritrovandosi presto al cospetto di un misterioso essere sovrannaturale (dio o demonio, non è dato di saperlo per certo) che gli affiderà un compito a cui non può sottrarsi: un viaggio alla ricerca delle anime perdute, con uno strano gatto parlante come unico compagno.
Cominciano così le avventure di Jonathan, che si trova a confrontarsi con persone ai margini della vita, che si trascinano, incapaci di reagire e di ritrovare se stesse.
Anime perdute, appunto, che non conoscono più il proprio posto nel mondo, e che grazie all’incontro con lui vengono messe nelle condizioni di affrontare il proprio destino e scegliere se e come dare una svolta alla propria esistenza.
Joe M. Straczynski, già apprezzato autore di Amazing Spider-Man, Rising Stars e Supreme Power, nonché sceneggiatore TV per decine di serie diverse (tra cui una interamente sua, Babylon 5, di cui abbiamo già parlato su Fumetti di Carta) si riallaccia in questa serie a tematiche già toccate in quella che per molti è ancora la sua opera a fumetti migliore: Midnight Nation. Va detto però che lo fa in una chiave comunque differente, decisamente meno noir e più onirica.
Di certo, la presenza ai disegni di un'illustratrice eccezionale come Colleen Doran è in questo senso fondamentale; le sue tavole sono profondamente “sognanti”, a tratti ci si può rivedere la visionarietà del miglior Steve Ditko, ma con uno stile ovviamente molto diverso, e decisamente personale, unico. La sua capacità di raccontare la storia è eccellente, così come quella di farci immedesimare nei personaggi e di mostrarne tutte le emozioni.
L’alchimia tra lei e il colorista Dan Brown è tale da creare un’opera d’arte grafica veramente suggestiva, che potrà non piacere a tutti data la sua particolarità e originalità ma che affascinerà senz’altro i lettori più attenti e, perché no, esigenti.
Il tutto accompagnato, come dicevamo, a dei bei testi, ma belli davvero, poetici senza essere stucchevoli; capaci di emozionare e far riflettere senza essere pedanti. Un prodotto che in casa DC, sotto un’etichetta come la Vertigo, avrebbe probabilmente faticato di meno a farsi notare.
Insomma, un fumetto splendido che sta purtroppo passando inosservato in un mercato americano sempre più legato ai soliti nomi e ai soliti personaggi, ed è un peccato. Leggetelo, ne vale veramente la pena.
Dario Beretta