venerdì 3 luglio 2009

Andrea Plazzi: intervista da "Scuola di Fumetto" n. 40 - gen. 2006


intervista a: Andrea Plazzi da Scuola di Fumetto n. 40 - Gennaio 2006 - € 4,40 - Coniglio Edizioni

Il numero di Gennaio di Scuola Di Fumetto, appena uscito in edicola, presenta tra le altre cose questa breve (per i nostri standard, ndr) ma interessante intervista ad Andrea Plazzi, già editore in proprio, traduttore (e non possiamo non consigliare la sua ultima fatica in questo campo, "Eisner/Miller Conversazioni Sul Fumetto", uscito per Kappa Edizioni), redattore, nonché sporadico comprimario di Rat-man e massimo esperto italiano per quanto riguarda l'opera del compianto Will Eisner, intervista che pubblichiamo integralmente "per gentile concessione di Scuola di Fumetto", come si dice in questi casi.
Tanto per precisare, e per evitare che le vendite di Scuola Di Fumetto vadano a picco in caso a qualche lettore interessasse solo questa intervista ora disponibile gratuitamente, aggiungiamo che nel numero in questione troverete anche un'intervista esclusiva ad Altan, interviste a Craig "Blanketts" Thompson, Giovanni Gualdoni (sceneggiatore, autore di "Wonder City" e "Fantaghenna") e ad Alan Lee (illustratore de "Il Signore degli Anelli"), oltre al consueto spazio Sketch Book, questa volta dedicato a Bruno Ramella (disegnatore di "Nick Raider" e "Magico Vento"), e tante altre cosette interessanti.
Purtroppo non abbiamo preso una lira per questa sorta di minispot/teaser, che facciamo molto volentieri, anche se siamo certi che Scuola Di Fumetto non ha bisogno del nostro supporto per aumentare la sua popolarità. E poi siamo gente semplice, ci accontentiamo di questa anteprima, da dividere fraternamente con voi.
In chiusura, vi lasciamo alla lettura dell'intervista ma non prima di aver doverosamente ringraziato di cuore Andrea Plazzi e Laura Scarpa, direttrice del mensile e autrice dell'intervista, per la passione e la competenza che mettono nel loro lavoro, e che - questo sì - non può che giovare al mondo del fumetto italiano.

mdb
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INTERVISTA AD ANDREA PLAZZI

Non contento di lavorarci, cerca sempre di infilare il fumetto dappertutto; ora l'ha fatto in Arezzo Wave, che in parte cura. Organizza incontri e lezioni sulla traduzione e il fumetto, trasmissioni radio, è editore, editor, curatore e traduttore; il suo rapporto di fiducia con Will Eisner l'ha trasformato nel suo portavoce in Italia e intanto fa da spalla a Leo Ortolani: è Andrea Plazzi.

SDF: Sei un bell'esempio del fatto che in questo lavoro-fumetto ci sono tante professioni molto diverse e spesso intercambiabili. Tu in quanti ruoli sei passato?

Andrea Plazzi: In gran parte ho fatto e faccio traduzioni, lavoro di cui rivendico tutta l'importanza. In Italia, è poco considerato e l'idea che se ne ha è - se va bene - quella di basso artigianato. Di conseguenza, è anche mal pagata, ma non è la cosa più grave (in editoria, tariffe e compensi per ogni tipo di lavoro sono comunque bassi e, al più, si può sperare nella quantità del lavoro). La poca conoscenza che se ne ha è peggio: capita ancora di sentire che per tradurre fumetti non è nemmeno poi così necessario conoscere bene la lingua...
Io traduco soprattutto dall'inglese americano e, anche se la mia prima lingua straniera sarebbe il francese (che adoro), per rispetto dei bravissimi traduttori che ci sono in giro raramente traduco da questa lingua. Naturalmente ci sono cose a cui non si può dire di no... come "Pollo alle prugne" di Marjane Satrapi (adoro pure lei).

SDF: Qual è la caratteristica più complessa della traduzione di fumetti? Forse il parlato?

Andrea Plazzi: Il possibile maggior problema viene da quello che di solito è anche l'aiuto maggiore, cioè il contesto visivo, fornito dai disegni, che risolve ambiguità e difficoltà di comprensione che in un testo in prosa sarebbero maggiori. Basti pensare alle espressioni dei personaggi, e quindi al relativo registro linguistico di battute, frasi, interiezioni, etc.
Al tempo stesso, quando una battuta o un gioco di parole si lega a un'immagine l'ostacolo può diventare insormontabile e bisogna ricorrere a una nota a piè di pagina, cioè l'extrema ratio, l'equivalente di una sconfitta: serve a spiegare al lettore perché non si è riusciti a tradurre.
Curiosamente, mi vengono in mente esempi "al contrario", come certe gag di Leo Ortolani, che in altre lingue andrebbero ridisegnate...
SDF: Quali sono le capacità necessarie?

Andrea Plazzi: Come accennavo prima, mi è capitato persino di sentire dire che è più importante conoscere il fumetto, quella serie o quell'autore, che la lingua in cui è scritto... cosa che trovo assolutamente falsa, e anche pericolosa da coltivare, magari con autocompiacimento nerd.
È necessaria quindi una buona conoscenza delle lingua (conseguita anche sul campo, piuttosto che attraverso un percorso accademico - che non guasta - ma effettiva). E poi il rapporto col dizionario (e con i tanti strumenti e supporti alla traduzione che gli si sono affiancati in questi anni): è fondamentale. Anche se un po' di esperienza rende più veloci e produttivi (cosa fondamentale, per un professionista mal pagato; cfr. sopra), nessuno può dire seriamente "Ormai riesco a tradurre senza dizionario" (in realtà dovremmo usare molto più spesso anche quello di italiano).
Certo, la scrittura a fumetti ha un suo specifico e utilizza il testo in lingua in modo diverso dalla prosa, dalla poesia, dal recitato di cinema e teatro, etc. Carlo Lucarelli ha detto (cito a memoria) "Scrivere fumetti non fa per me, è troppo difficile" e (vado di nuovo a memoria) per Dylan Dog si limitò a stendere un soggetto che venne sceneggiato da Sclavi... Una bella dimostrazione di serietà e rispetto.
Ognuno ha un suo specifico. Io, per esempio, non traduco poesia. Ci ho provato pochissime volte, e ogni volta ho avuto la conferma che non è assolutamente il caso che continui a provarci... E per non rischiare di farlo anche solo per sbaglio, mi sono abbonato a un servizio online che ogni mattina mi recapita un'e-mail con un meraviglioso, affascinante sonetto originale di Shakespeare, che mi guarda benevolmente, mi trasmette un profondo senso di bellezza e mi dice: "Stai al tuo posto".
SDF: Altri tuoi lavori?

Andrea Plazzi: Per sette anni ho fatto il matematico applicato e ho sviluppato software di base per la modellazione 3D e l'automazione industriale (ti serve un sistema automatico per la rilevazione del grado di maturazione delle banane? Basta chiedere). E - ti prego - non mi dire anche tu che non c'entra nulla col fumetto...

SDF: Sei stato editore, sei editor e redattore, perciò hai fatto veramente di tutto, in questi ruoli. In una parola, "curatore": spieghiamo chi è.

Andrea Plazzi: Dipende dai casi, dal tipo di rapporto con l'editore e dalle necessità di progetti specifici. Mi è capitato di arrivare a seguire la pubblicazione (albo, libro, fascicolo) dalla redazione alla tipografia, e qualche volta anche oltre (avviamenti stampa, etc.).
Tradizionalmente, il curatore propone testate, cura e sceglie nei titoli una collana, etc.
Quello che faccio per e insieme a Kappa Edizioni ricade nella cura editoriale: tradurre, adattare, letterare i romanzi e "Gli Archivi di Spirit" di Will Eisner.
Anzi, vogliamo fare un piccolo scoop? Will Eisner tornerà presto in libreria con "Fagin the Jew", un inedito importante di cui si è parlato più volte su Scuola di Fumetto: sarà pubblicato da Fandango Libri, mentre Kappa continuerà gli Archivi, un progetto editoriale imponente che prosegue imperterrito.
SDF: Hai pubblicato libri per diversi anni: cosa vuol dire essere un piccolo/medio editore?

Andrea Plazzi: Tutte le cose che ho già detto, più seguire contabilità, amministrazione e pagare il tipografo. Più altre cose ancora, che adesso dimentico... per esempio, avere delle idee. Alcune - mai abbastanza - mi venivano perché potevo contare sul fiato che mi dava Lorenzo Raggioli, appassionatissimo di fumetti ed editoria in genere, bravissimo come editor e direttore di produzione. Ha lavorato per Kappa e ora per Panini.

SDF: Cosa deve sapere un editore?

Andrea Plazzi: La cosa più difficile è avere ben chiaro cosa vuol fare e perché. La velleitarietà è il nemico peggiore in un settore sovraffollato (e inquinato) da una miriade di uscite, non tutte indispensabili (può andare come eufemismo?).
Occorre essere convinti di quello che fa e saperlo spiegare e giustificare in qualsiasi momento. Io ho sempre saputo perché sceglievo un libro e perché pensavo che mancasse dal mercato. Un libro nuovo deve riempire un vuoto, in qualche modo, non gratificare qualcuno (l'editore, l'autore, le loro mamme, etc.).
SDF: Il rischio è che lo si pensi di tutto quello che ti piace.
Andrea Plazzi: Ci vuole lucidità, senza smorzare l'entusiasmo. L'elemento moderatore dovrebbe chiamarsi professionalità, o almeno esperienza (non sempre vanno a braccetto). Mi è capitato di rinunciare a malincuore a libri che mi me piacevano molto ma che, oggettivamente, non andavano fatti.
SDF: Ti piace molto un autore come Barry Windsor-Smith ti piace molto, che hai scoperto da piccolo e che hai visto cambiare ed evolversi nel tempo. Quanto pensi ci influenzino nei gusti e nelle scelte, le nostre prime letture?

Andrea Plazzi: Direi molto, un po' per tutti. E nel mio caso credo più della media: sono molto sensibile all'imprinting... hai presente le oche di Lorenz?
Poi, certo, uno l'imprinting lo modifica, altrimenti sarebbe una macchina: intervengono elementi culturali, ambientali, esperienze personali...
Il maggiore dei miei fratelli ha 9 anni più di me e leggeva "Linus" quando io ero piccolo. Lì sopra ho letto il "Golem" di Battaglia nel 1971 e fu un'epifania...
Leggevo anche i "Topolino" degli anni Cinquanta e Sessanta... roba buona, insomma.
SDF: Conservavate i giornaletti?
Andrea Plazzi: Tutto, anche se un gran parte è andata rovinata e poi buttata per l'insopportabile abitudine dell'altro mio fratello di strappare e mutilare in vario modo i fumetti mentre li leggeva (quasi non riesco a dirlo...). Ti lascio immaginare i litigi feroci. Però, ancora oggi, ridotte in maniera indescrivibile ma complete, conservo tutte le annate del "Corriere dei Ragazzi".
Ma è al "Golem" di Battaglia che torno sempre... è abbacinante ancora oggi, figurati allora! Da allora, per me il Mistero, il Fantastico, il senso di meraviglia e la potenza che la parola può avere quando un grande autore l'abbina al disegno sono sinonimo di "Battaglia". Nel giro di pochissimi anni gli affiancai la lettura di buona parte di Poe, dosi massicce di Lovecraft e soprattutto H. G. Wells, una mia grande passione, che divorai a undici anni.
Più tardi, da grandicello, ho scoperto gli adattamenti letterari di Battaglia.

SDF: Battaglia è davvero molto visionario e rappresenta in maniera impeccabile il testo letterario.

Andrea Plazzi: Sì, trovo che spesso ci prenda più dello scrittore. I suoi adattamenti di Maupassant sono stupefacenti... penso a classici come "Boule de suif" e "Deux Amis". È incredibile che esistano adattamenti artisticamente così autonomi rispetto a testi originali talmente forti.
SDF: Tornando ai tuoi mestieri, curatore, redattore, traduttore, tutto quello che è attorno al fumetto, coordinatore di iniziative editoriali. Autore?

Andrea Plazzi: No, no... non mi permetterei mai.
SDF: Se scrivessi, scriveresti comico?

Andrea Plazzi: No, troppo difficile...! Riuscirei solo a metterci delle battute qua e là. Magari qualcuna l'azzeccherei pure, ma questo non significa nulla...
Approfitto dell'occasione per una dichiarazione teorica di grande spessore: Leo Ortolani non è più, da tempo, un autore umoristico.
SDF: Pensi che chi non sa tener la penna in mano sia in grado di criticare un disegnatore?

Andrea Plazzi: Un'opinione (competente) esterna è molto importante. Chi non sa disegnare può dire molto sul prodotto finito, ovviamente, e ne ha tutti i titoli, come qualsiasi lettore. Capire le vere difficoltà di chi disegna, quello che si prova davanti a un foglio bianco e il rapporto con gli strumenti (la matita, il pennino o, recentemente, la penna ottica) è un'altra cosa.
Ma ho lavorato e lavoro poco con gli autori di fumetti; di certo, assai meno di quanto mi piacerebbe.

SDF: Hai storicamente tenuto lezioni e trasmissioni alla radio, sempre sul fumetto, e continui ancora oggi.

Andrea Plazzi: A Bologna c'era Radio Città, da cui trasmetteva Luigi Bernardi. Lui smise, io cominciai, intorno al 1980-1982. Dopo varie interruzioni e riprese, negli ultimi dieci anni l'ho fatto abbastanza regolarmente (gli interessati del mondo intero di passaggio da Bologna possono provare a sintonizzarsi sui 94,700 / 96,250 Mhz, oppure allungare l'orecchio allo streaming che trovano agli indirizzi www.radiocittadelcapo.it / www.radiopopolare.it).
Tengo workshop, seminari e corsi di vario tipo (storia del fumetto, editing, traduzione, etc.) presso master universitari, scuole del fumetto, corsi di formazione. Insegnare mi è sempre piaciuto, come pure parlare di fumetto.
E poi in tutti noi c'è una forma di masochismo - di cui è maestro, padre e modello Alfredo Castelli - che ci spinge verso lavori che portano via tempo e sono poco o per nulla pagati, ma molto divertenti. Tutte cose da sconsigliare categoricamente, per poi andare subito a farle.

SDF: Come si arriva a fare il tuo lavoro?

Andrea Plazzi: Non saprei indicare un percorso preciso, anche se qualcosa sta cambiando e una qualche forma di professionalità, intesa come conoscenza del settore, un po' filtra attraverso corsi di formazione e scuole di fumetto.
Le cose più importanti sono passione, disponibilità, apertura e curiosità, che aiutano a superare le difficoltà e le frustrazioni inevitabili. Ripeto: non è un mestiere a cui si arriva per strade istituzionali.
C'è una cosa che consiglio a tutti indistintamente, editor, autori e - in realtà - a chiunque stia cercando di costruirsi un lavoro su misura in un ambiente creativo. Lo consigliava anche Will Eisner: la miglior preparazione culturale possibile, nel senso più ampio. Leggere, abbeverarsi a ogni possibile stimolo visivo e culturale, viaggiare, parlare bene almeno un'altra lingua e capirne una terza. Tutto serve e fa brodo per raggiungere una consapevolezza dura da conquistare e poi difficilissima da gestire: il prodotto culturale - e questo è un vero hit - non è come le patate (o le saponette, citatissime anche loro). E qui lo snobismo non c'entra niente: semplicemente lo si vende diversamente. Adoro le patate e - ti assicuro - faccio uso regolare di vari tipi di saponetta, ma questo lavoro funziona in un altro modo.

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Andrea Plazzi (Bologna, 1962) è laureato in matematica. Nel 1978-1980 è tra i fondatori di "Fumo di China". Dal 1989 traduce comics americani, soprattutto Marvel. Dal 1996 al 2001 pubblica volumi sul cinema e romanzi a fumetti col marchio PuntoZero. Dal 1998 traduce i romanzi a fumetti di Will Eisner e dal 2002 "Gli Archivi di Spirit". Dal 1997 cura le edizioni dei fumetti di Leo Ortolani, su cui ha curato il volume "Cuore di Rat-Man" (Coniglio Editore", 2004).

Interessi: Jack Kirby, John Coltrane, Brian Greene. Ha diverse passioni musicali frustrate ma può contare su pushers di fiducia.