domenica 14 giugno 2009

Y, The Last Man - settembre 2005


di: Brian K. Vaughan, testi; Pia Guerra, disegni - Edizione USA: DC/Vertigo, Edizione Italiana: Magic Press

Un giorno scoprite che un’epidemia ha ucciso tutti gli esseri di sesso maschile della terra. Amici e sconosciuti, uomini ed animali… Tutti, tranne voi ed il vostro animale da compagnia…
Questa idea di base, semplice ma decisamente efficace, è l’inizio della saga di Yorick e della sua scimmietta Ampersand: in altre parole di Y, THE LAST MAN, fumetto seriale in corso di pubblicazione negli USA per la DC/Vertigo, ed in Italia per la Magic Press.
Conseguentemente alla tragedia, Yorick diventa l’unica speranza per la ripopolazione del pianeta, e questo lo porta ad essere braccato da una gang di ultra-femministe dal seno amputato, una sorta di amazzoni fondamentaliste, ed a vivere diverse avventure in un’America allucinata, incredula e sconvolta di fronte al disastro. Ma Yorick non è un eroe; a volte fatica persino ad essere un protagonista, finendo col subire le storie che vive, senza riuscire a determinare gli eventi. Non è neppure esattamente il maschio "tipo" (qualsiasi cosa voglia dire questa orribile etichetta…), avendo avuto in passato esperienze legate alla sessualità vissute in modo traumatico (queste esperienze sono praticamente il fulcro del quarto volume della serie, l’ultimo uscito in Italia), e questo rende per certi versi paradossale il suo ruolo di ultima speranza per l’umanità.
Vaughan è un bravo scrittore, capace di destreggiarsi su diversi registri narrativi. Alterna bene ironia e riflessione, azione e situazioni più “intime” e minimaliste, dialoghi secchi e moderni e citazioni letterarie. A proposito di citazioni, in Y THE LAST MAN è indubbio l’influsso di una serie come Preacher, che Vaughan, oltre ad omaggiare espressamente in un albo, evidentemente conosce bene: l’intera serie non ha certo quelle situazioni estreme alle quali ci aveva abituato la coppia Ennis/Dillon, ma ha un sapore “on the road” che ricorda molto il viaggio del “Predicatore” Jesse Custer, raccontandoci il lungo viaggio di Yorick e dei suoi alleati (l’agente 355 e la Dr.sa Alison Mann, bioingegnere esperta nella riproduzione asessuata) in un'America marginale e periferica.
L’analogia non si ferma al viaggio in America, ma arriva alla struttura narrativa. Come in Preacher, che durò 66 numeri più alcuni speciali, anche qui la sensazione è quella di trovarci di fronte ad una serie a termine (anche se non a breve termine: si parla di una sessantina di numeri), in cui lo sviluppo coincide con la risoluzione di un unico filone narrativo principale. Le altre sottotrame per ora apparse (il tentativo di Yorick di ricongiungersi con la fidanzata Elisabeth in Australia, il mistero dell’amuleto di Helene, la nascita del bambino dell’astronauta salvatasi dall’atterraggio di fortuna della Soyuz) risultano tutte funzionali alla trama principale, costituita dal mistero (ed eventuale risoluzione, da cui per ora siamo lontani) della morte di metà popolazione terrestre: per ora è difficile immaginare il dipanarsi di altre vene narrative.
Passando alla parte grafica, anche le tavole di Pia Guerra, dal tratto molto essenziale, per molti versi sono accostabili a quelle del disegnatore di Preacher, Steve Dillon. Ho sentito molte critiche a questa brava disegnatrice: forse non sarà un mostro di talento, ma la sua capacità di “narrare per immagini” è notevole e comunque il suo tratto scarno mi sembra perfettamente funzionale al taglio realistico della storia.
C’è più di un messaggio inquietante in questa serie. E non si tratta solo della incredibile tragedia che si abbatte sul genere umano nel primo episodio della serie, con la morte di tutta la popolazione maschile.
Forse noi uomini, al di là del maschilismo (vero o di facciata che sia) per la maggior parte siamo inconsciamente portati a pensare alle donne come ad esseri più sensibili e ragionevoli di noi… Effettivamente qualche millennio di storia segnato dalla gestione del potere in mani esclusivamente maschili, con pochissime eccezioni, ci porta istintivamente a domandarci cosa sarebbe successo se il potere fosse stato nelle mani delle donne (o se comunque fosse stato diversamente distribuito e gestito), e magari a pensare che le attuali condizioni dell’umanità sarebbero migliori.
La risposta di Vaughan è invece pessimista. L’epidemia che uccide tutti gli esseri viventi dotati del cromosoma Y non diventa per le sopravvissute un’occasione di riscoprisi solidali, ma diventa la scintilla per un’ondata di follia. Anche le donne, sembra dire l’autore, non sono esenti da difetti tipicamente maschili, e le sopravvissute non sembrano interessate a restituire al mondo un futuro migliore: sicuramente pensano a Yorick come all’unica speranza per il pianeta, ma soprattutto si dividono in fazioni che cercano di sfruttare ognuna per propri fini la presenza di un unico uomo sulla terra, in un allucinante gioco di potere per assicurarsi la futura supremazia.
Non so se la risposta di Vaughan sia un tributo pessimista e disincantato alla situazione attuale; sicuramente è uno spunto di riflessione interessante, che costituisce un elemento caratterizzante di una serie che resta comunque godibile al di là di queste considerazioni: il ritmo narrativo incalzante e coinvolgente basta da solo a renderla una lettura consigliabile a tutti.
Francesco “Baro” Barilli