domenica 21 giugno 2009

Wondercity: il college delle avventure - dicembre 2005


Wondercity 1 – Collana Fun 7 - Free Books euro2,90

Giovanni Gualdoni: Soggetto e Sceneggiatura (Il Talento di Roary)
Teresa Radice: soggetto e sceneggiatura (L’Ipnonauta)
Stefano Turconi: matite e chine
Andrea Longhi, Daniele Rudoni, Emanuele Tenderini: colori

Wondercity è stato creato da Giuseppe Gualdoni, Stefano Turconi e Emanuele Tenderini

Sarà scontato, ma non si può non vedere di buon occhio nuove proposte in un mercato statico come quello del fumetto italiano, dove sono davvero pochi gli editori che hanno il coraggio di rischiare e di dare chance a nuovi autori.
Ben venga, quindi, questo Wondercity, un fumetto creato dallo Studio 7 Mondi che, dopo alcune vicissitudini editoriali ha trovato finalmente casa presso la Free Books, che, sotto la guida di Andrea Materia, ha davvero spiccato il volo, segnalandosi come una delle realtà più interessanti di tutto il panorama.
Per una volta partiamo subito dal difetto più evidente del fumetto: l’originalità.
La trama principale infatti verte su Roary, una ragazza dotata di un talento alquanto speciale che viene accettata in un college esclusivo dove le verrà insegnato ad usare i propri poteri. Poteri innati, scuola per giovani dotati…ricorda qualcosa? E’ inutile nascondersi, l’idea di base di Wondercity prende a piene mani dall’universo mutante della Marvel ed in particolare dagli X-Men e dai Nuovi Mutanti. Anche la protagonista stessa, Roary, sembra abbastanza ricalcata sulla prima Kitty Pryde di Chris Claremont, seppure immersa in un contesto decisamente meno drammatico. Ma non si tratta, per fortuna, di una scopiazzatura o di un plagio senza idee, dal momento che la testata dimostra, già in questo primo numero, di possedere una sua personalità.
In particolare è l’ambientazione a colpire maggiormente: il fumetto è infatti ambientato alla fine degli anni ’30 ed i creatori, i bravi Giuseppe Gualdoni e Stefano Turconi, hanno optato per un approccio di tipo steampunk, inserendo elementi tecnologici più avanzati dell’epoca in cui si svolge la storia. Un trucchetto abbastanza usato, ma che dà sempre i suoi buoni frutti e che permette al duo di poter sfruttare al massimo la propria fantasia, così come la scelta, davvero intrigante, di ambientare il tutto in Africa. L’utopistica Wondercity risulta così un misto tra architetture e design anni’40, macchine elettriche, con quel pizzico di esotico e selvaggio.
Questo primo numero si rivela una lettura decisamente piacevole, nonostante, per forza di cose, debba fungere da introduzione della serie: così molte pagine sono dedicate alla presentazione dello status quo e del cast, molto ampio. Ne risente un po’ l’azione e l’approfondimento psicologico dei personaggi, ma il fumetto non si rivela mai noioso ed anzi gli indizi e le sottotrame lasciate qua e là risultano interessanti e fanno venire davvero voglia di leggere il seguito delle avventure di Roary e degli altri studenti del college.
Andando un po’ più nei dettagli tecnici, la sceneggiatura di Giuseppe Gualdoni è sicuramente molto elaborata, con l’uso di molte vignettine e con il ritmo scandito dai tanti dialoghi e, nonostante questo, la lettura risulta parecchio scorrevole senza mai annoiare; stupisce invece la scelta di cambiare le scene senza alcuno stacco o didascalia, una tecnica sicuramente particolare che disorienta un po’ sulle prime pagine, ma che poi diventa parte integrante dell’esperienza delle lettura. Desta invece qualche dubbio la scelta di utilizzare personaggi che parlano in dialetto, piuttosto forzata e fuori luogo (anche se fu uno degli elementi più popolari e divertenti del Corto Maltese deel grande Hugo Pratt).
Di ottimo livello anche il lavoro di Stefano Turconi ai disegni, capace di seguire al meglio la sceneggiatura e di imporre, sin dalla prima pagina, la propria personalità.
Ed è proprio questo uno degli elementi che determineranno il successo di questa coraggiosa testata: lo stile di disegno è infatti molto caratterizzato, parecchio influenzato dai cartoon e dai manga, seguendo quanto fatto dalla Disney ultimamente e non c’è dubbio che un tipo di illustrazione così particolare, nonché così legato alla colorazione al computer (spettacolare, anche se a tratti un po' invasiva), possa risultare indigesto, soprattutto a chi è abituato ad un tipo di disegno più classico. Ma non lo si può certo ritenere un difetto, ovviamente.
Il maggior pregio di Wondercity, oltre alla bontà del duo creativo, è l’essere un prodotto che raggiunge perfettamente il target prescelto, cioè quello prevalentemente adolescenziale: il prodotto è infatti moderno, fresco e frizzante ed i protagonisti sono ben caratterizzati e sembrano poter portare il lettore ad un’identificazione immediata (e non c’è dubbio che questo sia e rimanga l’obiettivo primario da raggiungere per prodotti simili), entrando subito in sintonia con il fumetto. Ma, intelligentemente, Wondercity si rivela una lettura divertente e piacevole anche per un pubblico più adulto.
Un applauso va fatto anche alla cura editoriale, davvero degna di nota, con un’ottima confezione, un apparato redazionale in tema col fumetto, ma non fastidioso ed una deliziosa storiellina bonus finale, scritta da Teresa Radice e disegnata sempre da Stefano Turconi.
Insomma, Wondercity è sicuramente un prodotto ben studiato e ben realizzato, decisamente meritevole di attenzione. Complimenti quindi al duo Gualdoni-Turconi ed allo Studio 7 Mondi per essere riusciti a realizzare un sogno, portando la propria creatura nelle edicole italiane; speriamo davvero che possa rimanerci a lungo…
Albyrinth