lunedì 1 giugno 2009

Ultimate X-Men n. 1



Ultimate X-MEN n. 1 


di Mark Millar (testi), Adam Kubert (disegni), 
A. Thibert (ink)

col. spillato, pag. non numerate

Marvel Italia

Lire 4500



Non è vero che l’Ultimate è un universo nuovo; non credo che la Marvel “ricominci da zero”, non l’ha mai fatto e non può bellamente dimenticare quasi 50 anni di continuity: si sa che i suoi universi prima o poi (in genere “prima”) devono in qualche modo intersecarsi, interagire, fare i conti l’uno con l’altro. E’ già successo, succederà ancora, probabilmente con le usuali modalità. Dunque la solita operazione acchiappalettori? Dubito anche di questo, perlomeno qui in Italia. L’acquisto di Ultimate X-Men coinvolgerà prevalentemente chi già conosce il gruppo mutante più qualche curioso e qualche scettico. Ho ancora in mente l’operazione Marvel 2099… (Veramente ho ancora gli albi di quella big thing e non riesco a piazzarli ché nessuno li vuole).

Che le vere novità siano l’affrontare i tabù di sesso e morte – come viene promesso - non sconvolge più di tanto: in fumetteria, proprio a lato del reparto supereroi, ci sono un sacco di bei fumetti che questi tabù li affrontano da anni, in maniere spesso sublimi. In ogni modo senza scomodare padroni e direttori della Marvel, è lo stesso Mark Millar, giovanotto scozzese autore di Ultimate X-Men (e dell’ottimo Authority, della JLA in coppia con Morrison, di Swamp Thing, Vampirella, Judge Dredd e un sacco di altri fumetti) a dichiarare onestamente lo scopo dell’operazione: “UXM è un ottimo punto di partenza per chiunque abbia apprezzato il film sugli Uomini X e vuole saperne di più su questi personaggi.” 
E aggiunge: “Anche finanziariamente è una cosa buona per i nuovi lettori, perché devono solo investire due o tre dollari al mese per seguire la storia, in quanto non ci sono spin-off né titoli interdipendenti. E’ un formato molto attraente per nuovi lettori e sarei veramente sorpreso se UXM non avesse molto, molto successo.”

In effetti lo sarei anch’io, sorpreso. E’ vero, però, che gli autori sotto contratto Marvel non hanno potere assoluto sulle proprie storie, dato che i personaggi sui quali lavorano non sono di loro proprietà. Insomma, può essere un Elseworld, un What if…, ma questi non sono gli X-Men: gli X-Men hanno quasi quattro decenni di continuity sulle spalle e nessuno si può illudere di cancellarli semplicemente facendo ricominciare la storia con altri presupposti. Ovviamente credo ciecamente nella buona fede di Millar, ma nessuna major si accontenta di nuovi lettori che leggano solo una delle sue serie spendendo due o tre dollari al mese. Se l’Ultimate è un universo strutturato (non è, infatti, il medesimo in cui agisce il novello "Ultimate" Spider-Man?), avrà i suoi crossover, i team-up, gli spin-off e tutti gli ammennicoli su cui si regge un universo fumettistico che si presuppone in espansione. Questa è l’ottica dell’industria. Ci saranno ben presto almeno due universi Marvel in evidente contraddizione tra loro e prima o poi qualcuno, pianificando l’ennesima operazione commerciale, dovrà risolvere la contraddizione. Crisis on Infinite Marvel Universes

“Se ti piacciono gli X Men, ti piacerà anche questo fumetto”, continua Millar; “UXM è la ri-creazione del super-team nel 21° secolo, per un pubblico mainstream”. “Scrivo UXM perché voglio essere parte di ciò che salverà la fottuta industria del fumetto.”

Le operazioni commerciali – dichiarate o meno che siano - non necessariamente coincidono con il buon fumetto (nemmeno lo escludono a priori) pertanto credo sia normale avvicinarsi a prodotti del genere con una buona dose di pregiudiziali. Spesso le varie Next Big Things nel mondo del fumetto si sono rivelate vuote, sterili operazioni di restyling pilifero.

Con Nicola, dell’ottimo Comics Planet ci siamo scambiate alcune opinioni sull’operazione Ultimate: siamo entrambi d’accordo che le grandi storie acchiappa-lettori hanno, in fine dei conti, come nucleo di sostanziale cambiamento, un nuovo taglio di capelli, vedi i codini di Zio Ben e la zazzera corta di Jean Grey … per tacere del vecchio Supes, che in quanto a restyling non ha nulla da invidiare a nessuno. Fortuna che su Xavier c’è poco da lavorare in quel senso (ma c’è sempre un orecchino con cui “modernizzare” Colosso).

Anche la linea fisica, aggiungo io, vuole la sua parte: supereroine già magre diventano scheletriche, mentre per i maschi abbiamo muscoli gonfiati all’eccesso e altezze sensibilmente lievitate. Con queste premesse era chiaro che Ultimate X-Men non avesse le carte per diventare il mio fumetto preferito.

Questa first issue fa trascorrere dieci minuti in relax, non appassiona particolarmente e anzi mette in moto quell’inevitabile, fastidioso meccanismo di continuo confronto con i veri X-Men. Certo, le promesse vengono fatte per i numeri successivi: “Un X-Man morirà in battaglia!”, “Qualcuno farà sesso con qualcun altro!”, recitano più o meno gli strilli pubblicitari. Bene, staremo a vedere chi passerà al regno dei più e chi gioirà con le delizie del consesso carnale.

I disegni di Adam Kubert (che personalmente ho sempre considerato il meno dotato tra i membri della Kubert family) sono uguali a quelli della maggior parte dei fumetti supereroistici attuali. Non mi entusiasmano né li giudico pessimi; sono, appunto, i soliti disegni che vanno di moda da qualche anno a questa parte. Ma davvero: devo ancora capire cosa distingue, oggi, i vari disegnatori di superesseri. Colorazione standard, un paio di belle splash page, posterino double-face in omaggio, cosa volere di più?

Orlando Furioso - Autunno 2001