martedì 2 giugno 2009

Trattamento di fine rapporto - giugno 2002




Severance Package
 


"Trattamento di fine
rapporto"


di Greg Rucka - Eduardo Risso


su L'Uomo Ragno n. 71,
nuova serie (343)


Panini Comics



Indubbiamente la testata italiana L'Uomo Ragno sta divenendo uno dei prodotti più interessanti del mercato fumettistico. Dopo anni di stagnazione narrativa, la recente direzione Quesada e l'hype legato all'uscita dell'omonimo film sembrano aver donato nuova linfa al nostro arrampicamuri di quartiere.
Così mentre Straczynski riscrive il mito dell'Uomo Ragno, Jenkins esplora la vita di Peter Parker e la sua ritrovata seconda adolescenza, trasformando la serie in una sit-com alla Friends, infarcita di situazioni comiche e di riflessioni autocritiche sulla vita di un supereroe separato a New York senza un soldo in tasca e con una dannatissima zia petulante da accudire.

Tangled Web invece si inserisce tra le varie ragno-testate come elemento di contorno, dedicata all'approfondimento di temi marginali ed indipendenti, quasi una serie accessoria si potrebbe dire. Ma come spesso accade, proprio qui dove il clima dovrebbe essere più rilassato si respira l'atmosfera elettrica della creazione, quel particolare sapore salino che scende dritto nei polmoni e causa nel lettore impreparato un sussulto di inatteso compiacimento. La storia in questione, Severance Package (Trattamento di fine rapporto), è un piccolo gioiellino narrativo impreziosito dai testi di Greg Rucka e rifinito dalle matite di Eduardo Risso (artista del quale ammetto -ahimè- di aver ignorato l'esistenza fino a questa storia).
Premetto che se siete fan del Ragno attirati dal film o memori delle sue più tradizionali avventure, questa storia vi lascerà con l'amaro in bocca. In essa l'Uomo Ragno non compare affatto. Rappresenta solo un elemento marginale, un pretesto per introdurre la Storia con la S maiuscola, il piccolo grande spettacolo che per questo mese strappa il palcoscenico al supereroe. Chi è Kingpin? E' uno dei grandi cattivoni della Marvel, avversario storico dell'Uomo Ragno e di Devil, signore della malavita di New York.

Personaggio piuttosto banale nella silver age, ha assunto via via valore tanto nella vita del diavolo rosso (fino a divenirne l'arcinemico) quanto in quella del tessiragnatele, di cui è stato un cospicuo avversario per buona parte degli anni '80. Pur non rivestendo un ruolo così determinante, la sua presenza e quella della sua organizzazione alleggia tuttora sulle avventure del Ragno. Wilson Fisk (questo il suo vero nome) è conosciuto oltre che per le sue doti fisiche notevoli che gli hanno permesso di tener testa a diversi superesseri, per le sua indubbia forza psicologica, capace di piegare i suoi avversari e di sottometterli solo con uno sguardo. La sua stessa organizzazione è gestita in modo assolutamente efficiente, perchè ogni suo dipendente sa che con Kingpin nessun errore è ammesso.
Ed è da questo presupposto che prende il via la nostra storia. Tom Cochrane è un uomo medio americano. Una casa in periferia, un bel lavoro, una moglie e due figli. Un uomo sui quaranta, come tanti altri. Tranne che per un piccolo particolare. Tom non lavora per un uomo qualunque. Lavora per Wilson Fisk. E quando dal notiziario delle undici viene a sapere dell'ultima eroica azione dell'Uomo Ragno, di come abbia sventato un traffico illegale di armi, Tom non è felice. Non è fiero di essere americano, non applaude alla nobiltà del supereroe. Perchè Tom sa in quel momento che la sua vita è finita. Questo significa lavorare per Wilson Fisk: non sbagliare. Un'organizzazione efficiente non ammette sbagli, o stai al passo o sei fuori. Solo che la liquidazione non consiste in una rendita vitalizia o in un pacchetto azionario. L'intera storia è sostenuta dal lento avvicinarsi dell'inevitabile conclusione, che grava come una spada di Damocle sulla testa di Tom Cochrane. Si potrebbe vedere in tutta la vicenda una dissacrante critica al sistema americano, alla sua sete di successo che persegue l'efficienza sopra l'efficacia, sacrificando l'individualità e l'umanità in favore di una logica scientifica dell'organizzazione del lavoro. Quanti manager vedono finire le loro brillanti carriere solo perchè miopi azionisti non sanno interpretare gli esogeni flussi e riflussi della borsa?

Ma lasciamo ad altra sede la critica al sistema, in fondo stiamo pur sempre parlando di una storia a fumetti (ma siamo poi così sicuri che il media prescelto debba per forza predeterminare la portata del messaggio?). Fedele alla più recente tendenza dei comics (che a mio avviso sta però diventando una lenta involuzione stilistica, almeno dove se ne abusa), il racconto risulta scevro di didascalie, preferendo un approccio alla vicenda chiaramente cinematografico. I dialoghi divengono quindi il cardine della narrazione, sostenuti dall'espressività e dall'implicita verosimiglianza dei disegni. Proprio dal lato più strettamente artistico, l'uso abbondante e generoso di ombre e chiaroscuri si sposa perfettamente con l'atmosfera drammatica della vicenda, suggerendo e sottolineando la tensione drammatica che si annida nelle dure e silenti espressioni di dolore dei personaggi.


L'atteggiamento sereno e pacato del protagonista fa da contraltare a quello isterico ed
emotivo della moglie, incapace di accettare il destino incombente come lato oscuro della medaglia, contraltare della vita di cui ha goduto fino a quel momento. E' infatti questo che rende Tom un professionista: la capacità di anteporre le esigenze dell'impresa a quelle personali. Un impiegato modello, con l'unico neo di aver sbagliato una sola volta. E Kingpin, si sa, non ammette sbagli. L'unico personaggio comprimario della vicenda, un collega di Tom, risulta un po' monocromatico nella sua giovanile caratterizzazione, ma funziona nel complesso come mero elemento di approfondimento del profilo del protagonista. Il punto caldo della vicenda è ovviamente l'incontro con Kingpin, momento cruciale in cui l'uomo incontra il metaforico ragno pronto a divorarlo, incarnazione stessa di quella ragnatela-organizzazione sociale (animale anch'esso ma di ben più vaste dimensioni) che lo aveva già catturato. La responsabilità, la fedeltà al proprio ruolo, diviene l'argomento di discussione.Fino all'ultimo ci si attende la ribellione, l'ultimo atto di disperata umanità che rivendichi il diritto dell'essere umano alla sopravvivenza, diritto che non può essere oppresso dalla responsabilità, dal desiderio di abnegazione. Ma nel confronto si scontrano i due animali sociali, si contaminano gli intenti. Vinti e vincitori non hanno le chiare connotazioni della storia supereroistica, individuare un buono in senso assoluto è pura presunzione. Le connotazioni morali non appartengono al mondo della criminalità, forse neppure appartengono al mondo del lavoro. Ma anche all'apice dell'organizzazione, al centro della ragnatela, quello che batte è sempre il cuore dell'uomo.

E se l'efficienza diviene un dovere imprescindibile, la responsabilità di contravvenire alle regole dell'organizzazione è la primaria riaffermazione di un'umanità che non può essere sepolta. Perchè in fondo, fatte le opportune distinzioni, anche i criminali sono uomini come tutti. Un'infinità di sfumature di grigio il cui reale colore sfugge alle nostre percezioni inevitabilmente distorte. Una storia riflessiva, intimistica, lontana dai standard supereroistici. Forse stupisce la sua collocazione nella testata più tradizionale del parco Marvel, vera bandiera della casa editrice nel mondo. Sicuramente è il sintomo più evidente che qualcosa sta cambiando, che stiamo prendendo parte ad una profonda crisi del genere che si interroga sul suo senso più profondo, sulla sua capacità di raccontare storie accattivanti e di attrarre nuove generazioni.
Ma allo stesso tempo capace di inseguire un pubblico più adulto e sofisticato, cresciuto con questi eroi ed affezionato ad essi, e probabilmente pronto ad interrogarsi su tematiche di più ampio respiro del banale confronto eroe/criminale. Una storia da leggere, da rileggere, da ricordare. Da fare leggere a chi odia i comics, da regalare a chi vive di soli manga. Una storia che nel suo piccolo insegna che oltre al costume c'è di più.

Nat