martedì 2 giugno 2009

Touch - giugno 2002


Touch
di Mitsuru Adachi

26 volumetti,
conclusa


Star Comics - collana FAN







(...quando toccare non è solo palpare...)
Se mi chiedeste di spiegarvi perchè leggo manga, vi risponderei con una sola parola: "Touch!".
E non mi riferisco ad un invito più o meno esplicito a tastare la mia virilità, bensì a quell'opera a fumetti ormai storica di tale Mitsuru Adachi. Giunta per la prima volta nel bel paese attraverso il tubo catodico, la serie televisiva "Prendi il mondo e vai" ha deliziato pargoli e non di tutte le età con le intense vicende di un trio di protagonisti difficile da scordare.


Non voglio soffermarmi a descrivere quali emozioni provochi in me riascoltare quella sigla così ispirata, una delle migliori produzioni della sempre cara Cristina D'Avena, piuttosto vorrei farvi capire quanto quel cartone sia stato significativo. Fino ad allora i cartoni animati in televisione avevano una distinzione ben segnata: o si trattava di produzioni per maschietti desiderosi di violenza e vicende sportive al limite dell'impossibile, oppure di drammatiche vicende amorose dagli esiti più nefasti rivolti ad un non poi così limitato pubblico femminile.
"Prendi il mondo e vai" comparve negli anni '80 riuscendo nell'arduo compito di unire entrambi i pubblici, facendo scoprire a chi pensava che i cartoni fossero Jeeg robot d'acciaio e poco più che forse non stava semplicemente prendendo a calci i suoi neuroni passando quelle ore davanti alla tv. Nella sua edizione televisiva questa è una storia che ha nobilitato il genere cartoni giapponesi, permettendogli di aspirare ad una significatività che la maggior parte della narrativa di formazione stenta anche solo ad avvicinare.

Nella sua versione originale, ovvero quella cartacea composta di ben 26 volumi, possiamo ritrovare tutta l'atmosfera di quella serie e forse anche qualcosa in più. La vicenda prende il via da una coppia di fratelli gemelli, fantasiosamente nominati Kazuya e Tatsuya che crescono passando tutto il tempo con la loro coetanea vicina di casa, Minami. Il carattere dei due ragazzi è diametralmente opposto: Kazuya è il figlio ideale, educato, puntuale, impeccabile. Tatsuya è improduttivo, inconcludente, svogliato: e proprio per questo cresce all'ombra del fratello. Il baseball è l'elemento di fondo della storia, in quanto sport praticato da Kazuya, attorno al quale ruota la scansione temporale della vicenda. Lo scenario si complica quando ormai giunti alla scuola superiore i tre cercando di chiarire il loro rapporto, essendo ormai chiaro che entrambi i gemelli sono attratti dalla bella Minami.

Ma a chi darà il suo cuore la ragazza più bella della scuola? Al perfetto ragazzo ideale od allo scapestrato fannullone? Prima che la scelta possa compiersi, un evento drammatico ancora ben fisso nella memoria di chi ha seguito la serie televisiva, costringe i protagonisti a rivedere le proprie posizioni. Inizia quindi la fase "calda" del manga: ormai incapaci di tornare indietro, alla semplice ingenuità dell'infanzia, i tre dovranno affrontare il loro futuro equamente divisi tra il sogno di conquistare il Koshien (meta ambita dalle squadre delle superiori, vero trampolino di lancio per il professionismo nel baseball giapponese) e il desiderio di scoprire quali siano i sentimenti di Minami.

Seppur imbastito su di una trama abbastanza ricorrente (il triangolo con due vertici uno opposto all'altro), il pregio di questo manga sta nel dosaggio sapiente di emozioni, veicolate dalle vicende sportive, dagli incontri amorosi, dai timidi discorsi mai completati. Adachi dimostra in questa sua opera una piena padronanza del media fumetto, nobilitandolo al ruolo di "quasi cinema" nell'incisività delle scene. L'uso sapiente dei silenzi, la ripetizione delle vignette, sono espedienti che evocano nello spettatore-lettore un senso del ritmo estraneo al fumetto nel suo uso più volgare. La storia di per sè coinvolgente è impreziosita da quegli sguardi tanto espressivi nella loro semplicità, in quei corpi che trasudano emozioni che non osano esprimere a parole. Tutto il manga è permeato dalla sensazione che mentre si prosegue nella lettura i protagonisti prendano via via forma e spessore, e mentre loro cercano di "toccarsi" reciprocamente, il lettore si avvicina all'alienante esperienza di toccare il personaggio, di fare proprie le sue percezioni.


Ma il tutto non avviene all'americana, tra scontri e supercriminali: ci sono solo tre ragazzi che vanno a scuola, chiacchierano, vivono. Con questo non voglio inneggiare alla superiorità dei manga sui comics: semplicemente riconosco un'innegabile talento agli autori del sol levante che riescono a costruire un fumetto senza roboanti palinsesti, parlando semplicemente di vita quotidiana. Adachi (e Touch) su tutti. Emozionato dall'evolversi della vicenda ricordo che una volta scrissi alla redattrice della testata queste testuali parole: "Touch (e Adachi in generale) non è solo un fumetto, è un modo di essere. Un modo di intendere la vita. Le pause, i silenzi, le scene che strappano un sorriso. I dolori, le tragedie, soffocati dentro persone che escono dalle pagine che le imprigionano per rivivere in noi." Se possibile credo ancora in quelle parole, le riconosco come mie ogni volta che sfoglio questo manga. Ma non vi chiedo di credere a quello che dico: non ne sareste in grado.
Sto parlando di emozioni che vanno talmente oltre la normale percezione che non possono semplicemente essere comunicate a parole, elencate nell'ipotetico attivo di un arido bilancio. Se volete provare qualcosa che cambi inesorabilmente ogni vostro punto di riferimento, che vi spinga a tirare fuori il meglio di voi stessi ed ad impegnarvi anima e corpo in ciò in cui credete, precipitatevi a recuperare gli arretrati di questo manga, sicuri che non ve ne pentirete.

P.S.: se fossi così squallidamente inquadrato da utilizzare un sistema di valutazione, non darei nessuna valutazione a questo manga. qualsiasi voto, per quanto elevato, non sarebbe sufficiente.

Nat