giovedì 11 giugno 2009

"T" come "THOR"


Questa storia comincia dal barbiere, nei primi anni ’70, dove scoprii i miei primi fumetti Marvel. Il primo in assoluto lo ricordo con sicurezza: era un numero di Devil disegnato da Gene Colan, dove l’eroe si scontrava con il Coleottero (un criminale che oggi sembrerebbe ridicolo, con quel costume e quelle improbabili ventose idrauliche, ma che all’epoca turbò i miei sogni di bambino).
Ma, in seguito a quella scoperta, il primo fumetto Marvel che comprai e al quale mi appassionai non fu Devil, ma Thor.
L’idea di un medico debole e claudicante che battendo a terra il proprio bastone da passeggio si trasformava nell’immortale dio del tuono mi faceva sognare. Lo confesso: costruii con i mattoncini Lego il mio mjiolnir (il mistico martello di Thor) e lo lanciavo per casa contro immaginari Ulik e Mangog. I mattoncini si dimostrarono meno resistenti dell’uru, materiale di cui era costituito l’originale martello di Thor… Ma anche se dovevo ricostruire la mia arma ogni volta, i miei nemici nulla potevano contro la mia devastane possanza. Tutti meno uno: mia madre, che incomprensibilmente teneva più alle suppellettili di casa che non alla mia autostima (ma l’ho perdonata, in seguito).
Era l’epoca dell’Editoriale Corno. Mi appassionai anche ad altre letture dei supereroi Marvel, ma nessuno aveva per me il carisma del biondo dio del tuono. I disegni di Kirby mi facevano sognare; specie il ponte dell’arcobaleno, che univa la Terra ad Asgard, dimora di Thor e degli altri dei nordici: la bella Sif, amata da Thor, i fidati Balder, Hogun e Volstagg, il perfido fratellastro Loki e soprattutto l’entità suprema, Odino.
Odino era il padre di Thor, e m’insegnò cosa fosse la pedagogia isterica. Ogni due-tre numeri il suo rapporto col figlio oscillava tra un “Benvenuto, Thor, il più possente e nobile ed eroico dei figli che un padre possa immaginare!”, e un “Thor, figlio ingrato!, come osi discutere la mia autorità e legarti al volgo dei mortali?! Ti esilio sulla terra per sempre!” (dove “per sempre” era da intendersi “per due o tre numeri”).
I casi della vita hanno voluto che Thor abbia influenzato (a livello di fumetti) anche la fase adulta della mia vita e la mia personale riscoperta del “mondo fumetto”. Nei primissimi anni ’80, infatti, l’Editoriale Corno entrò in una crisi irreversibile, e i supereroi Marvel sparirono dalle edicole italiane.
Più o meno contemporaneamente avevo abbandonato anche l’altra testata che seguivo con continuità (Alan Ford/Gruppo TNT). Solo alla fine degli anni ’80 una struggente nostalgia dei “bei tempi che furono” mi fece frequentare fiere del fumetto e mercatini dell’antiquariato. Con spese pazzesche (per le quali non so ancora oggi se darmi dell’incosciente o meno) recuperai gran parte del materiale che nel frattempo avevo gettato al macero. Pochi anni dopo arrivarono internet e i forums dedicati al fumetto. Con essi, assieme a buoni amici, scoprii il fumetto “a 360°”, e le mie passioni crebbero, con buona pace del mio bilancio mensile… Ma questa è un’altra storia: magari un giorno vedrò di raccontarla. Per ora torniamo alla fine degli anni ’80/inizi dei ‘90, quando (oltre alle citate fiere), mi riavvicino alle edicole, scoprendo che i supereroi Marvel sono tornati.
Era l’epoca in cui Play Press, Star Comics e altre case editrici si dividevano i diritti della statunitense Marvel, prima dell’avvento della Panini Comics/Marvel Italia.
Il primo fumetto che tornai ad acquistare in edicola fu proprio Thor, disegnato da un autore per me sconosciuto che mi colpì moltissimo: Walter Simonson. Mi appassionai a quel ciclo e recuperai i numeri precedenti, parzialmente pubblicati su Silver Surfer della Play Press.
Col Thor della Play Press mi sembrò di ritrovare un vecchio amico cui la vita aveva riservato non poche disavventure. Mi dannai non poco a capire come fosse cambiato il contesto in cui si muoveva Thor: non c’era più traccia della sua identità mortale (il medico Donald Blake), Odino era morto in uno scontro con Surtur, vi appariva un dio del tuono più amaro, segnato dagli eventi…
Terminato il ciclo di Simonson, la testata ha vissuto alterne vicende, ma qualitativamente non è più riuscita ad arrivare a quei livelli o al periodo di Kirby o Buscema.
Oggi Thor è sparito dalla scena: l’omonima testata italiana al momento raccoglie storie dei Vendicatori e storie asgardiane ambientate nel passato: Thor ed il pantheon degli dei nordici sono scomparsi in seguito al Ragnarok (il destino finale a loro riservato dalla mitologia norvegese). La Marvel ha promesso un rilancio del dio del tuono, e sicuramente mi troverà fra quelli che attendono curiosi il nuovo tentativo editoriale.
Ma la magia, quella … beh, per ritrovarla devo mettere in gioco la nostalgia, che (anche se i mattoncini Lego li ho abbandonati da tempo) mi spinge ancora a prendere fra le mani quei vecchi numeri dell’Editoriale Corno. Colori sgranati, traduzioni approssimative, storie che (con gli occhi dell’attualità) appaiono ingenue, ma quegli albi semidistrutti dal tempo sanno ancora emozionarmi.
Francesco "Baro" Barilli