martedì 9 giugno 2009

Supreme Power


Buona la seconda! Una recensione di Supreme Power - 100% Marvel - Panini Comics

Qualche anno fa, il nome di Joe Micheal Straczynski era amato dai fan della fantascienza televisiva per aver dimostrato, con Babylon 5, che si poteva fare sci-fi di qualità in TV senza avere la parola STAR nel titolo, ma pressoché sconosciuto agli appassionati di fumetti. In quel contesto, fu la Top Cow a credere per prima nella possibilità dello sceneggiatore di portare nei fumetti il proprio indiscutibile talento per la scrittura. Le prime opere di JMS videro così la luce, portandolo ben presto all’attenzione di tutti, Marvel compresa, che non perse tempo ad ingaggiarlo facendone uno dei propri scrittori di punta.
Una di quelle due opere prime pubblicate per la Top Cow si intitolava Rising Stars, ed era una storia di quelli che una volta si definivano “supereroi revisionisti”, ma che personalmente preferisco chiamare semplicemente “supereroi realistici”, definizione forse meno ad effetto ma a mio parere più corretta.
In Rising Stars, si ipotizzava un evento astronomico misterioso che dava vita ad una generazione di bambini con super-poteri, e si narrava del loro impatto sulla realtà in maniera, appunto, il più possibile realistica. L’intreccio dei primi numeri era appassionante, arricchito dai bellissimi dialoghi che sono la migliore della armi di Straczynski, e Rising Stars sembrava destinato ad essere un’opera importante, di quelle magari non rivoluzionarie ma dannatamente efficaci e comunque da ricordare.
Purtroppo, il cambio frequente di disegnatori (nessuno dei quali all’altezza) e la progressiva perdita di controllo sulla storia e la sua direzione (recentemente ammessa dallo stesso JMS sul proprio sito ufficiale) hanno tradito le premesse iniziali e hanno fatto di Rising Stars un’occasione mancata.
Nella seconda metà del 2003, la Marvel, nuova casa di Straczynski, gli ha dato in un certo senso l’opportunità di riprendere dall’inizio il discorso di Rising Stars nella serie chiamata Supreme Power.
Supreme Power è una serie che si ricollega ad un’altra grande, seminale opera del fumetto di supereroi revisionisti: la miniserie Squadron Supreme di Mark Gruenwald.
Questa mini, dedicata alle avventure dello Squadrone Supremo nato sulle pagine degli Avengers di Thomas come omaggio alla Justice League della DC, anticipava infatti, sia pure in forma ancora grezza e ingenua, tematiche che avrebbero fatto la fortuna di opere come Watchmen o, in epoca più recente, Identity Crisis, collocando i personaggi in un contesto più realistico in cui avrebbero cercato di cambiare davvero il mondo, invece di limitarsi ad agire da “super-poliziotti”.
Supreme Power si colloca anch’esso in un mondo parallelo al Marvel Universe, diverso da quello di Squadron Supreme, ma com’esso libero da qualsiasi limitazione o restrizione; ne condivide l’impostazione più realistica, ovviamente nel contesto più maturo dei fumetti di oggi; infine, presenta anch’esso personaggi che ricordano molto da vicino i pezzi da novanta della Justice League.
Detto questo, Supreme Power, nei primi dodici numeri (pubblicati in Italia in due 100% Marvel da Panini Comics) sta dimostrando di essere tutto quello che Rising Stars poteva essere e non è stato.
Innanzitutto, c’è un disegnatore regolare di altissimo livello, quel Gary Frank che con Straczynksi aveva già lavorato con grande efficacia in Midnight Nation (l’altra serie con cui JMS debuttò nei fumetti sotto il marchio della Top Cow); in secondo luogo, c’è una storia affrontata con la necessaria calma, senza voler forzare gli avvenimenti ma concentrandosi sui personaggi, sul lato emozionale degli stessi, mostrandone l’umanità in alcuni casi e la disumanità (aliena) in altri.
Hyperion è una delle migliori interpretazioni “realistiche” di Superman che vi possa capitare di leggere. Il suo dramma di alieno/umano, le sue domande sul suo posto nel mondo, ma soprattutto le risposte che dà a queste domande, ne fanno un personaggio molto ben caratterizzato e convincente. Ottima anche l’idea di usare Zarda come suo contraltare. Sono fatti per stare insieme, ma laddove Hyperion è l’alieno che non riesce a fare a meno di sentirsi umano e porsi dubbi, Zarda è l’aliena che ha ben chiara la propria diversità dall’umanità, che per lei sembra rappresentare solo un mezzo, poco più di un gregge di cui nutrirsi per la propria missione di conquista, il che la rende finora il personaggio più diverso dall’archetipo originale (Wonder Woman).
Il Dottor Spectrum e Blur sono ancora in via di definizione, dopo i primi dodici numeri, ma già mostrano dei lati interessanti: il primo è un militare, e come tale si comporta; è umano, ma il suo potere deriva da un cristallo alieno della medesima origine di Hyperion e Zarda, che sembra esercitare su di lui un controllo le cui conseguenze difficilmente potranno essere positive. Il secondo, in un parallelismo con Flash che va al di là dei soli superpoteri, sembra essere l’anello di congiunzione dei due mondi: è dotato di poteri eccezionali e facenti parte direttamente del suo corpo, come gli alieni Hyperion e Zarda, ma allo stesso tempo è terrestre, e umano fino in fondo.
Di Nighthawk e Amphibian (o qualunque sia il suo nome in questa versione) si sa ancora relativamente poco, e bisognerà aspettare i prossimi volumi per vedere come si svilupperanno questi personaggi.
I momenti emozionanti (sia positivamente che negativamente), nei due volumi, sono molti, e alcuni sono davvero notevoli: il dialogo tra Hyperion e Blur, la rabbia dello stesso Hyperion che si scatena, la rinascita di Zarda a prezzo della vita dei suoi servitori sono solo alcune delle scene migliori viste finora.
Il tutto graziato dall’arte di un Gary Frank in splendida forma; tavole spettacolari, personaggi potenti ma al tempo stesso espressivi, inquadrature e scansione “cinematografica” delle tavole degna di colleghi più illustri ma probabilmente non superiori al sottovalutato Gary.
In definitiva, una delle migliori proposte della Marvel attuale, assolutamente da leggere. Niente di particolarmente innovativo, certo, ma una serie fresca, scritta benissimo e disegnata altrettanto bene, che vale sicuramente più di molte altre più reclamizzate o famose.
Insomma, in questo caso, paragonando Rising Stars a Supreme Power, si può sicuramente dire… Buona la seconda!
Dario Beretta